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mercoledì 31 agosto 2011

Grillo, Renzi e Bocca



Bentornati. Avete passato buone vacanze? No? Pazienza, io sì. Oggi abbiamo tre argomenti di cui parlare, quindi sbrighiamoci.

1) Vi ricordate dello scazzo tra Beppe Grillo e Tony Troja? No? Rileggetevi questo mio post.

In breve, Troja ha scritto un articolo dove prendeva in giro i grillini (e dove era linkata la "short version" del suo vecchio video satirico anti-grillo). Nel giro di quattro-ore-quattro,"Staffgrillo" (l'account ufficiale di Grillo su YT) ha fatto rimuovere il video. Per Troja è il primo caso di censura in assoluto: nè i piddini nè i pidiellini (entrambi bersagliati nei suoi video) s'erano mai permessi di censurarlo.
 La motivazione ufficiale per la rimozione, poi, è la "violazione del copyright".
Eppure proprio Grillo era il primo a lamentarsi del copyright, quando veniva usato come scusa per censurare i SUOI video: “La conoscenza deve andare libera. L’umanità va avanti quando la conoscenza è libera. I copyright, i diritti d’autore bloccano la ricerca, bloccano il progresso dell’umanità".
Due pesi e due misure, insomma. Ma ci siamo abituati.


2) Quando la Storia mi da ragione il mio ego si ingrossa sempre.
In questo caso mi riferisco alla corrispondenza d'amorosi (e politici) sensi tra Pippo Civati e Matteo Renzi.
Che, a quanto pare, è finita.
Basta dare una rapida occhiata a questo blog per notare come io abbia sempre detto che Civati sceglieva sempre pessimi cavalli su cui salire. E i fatti mi han dato ragione. Alla nuova Leopolda Renzi non ha neanche invitato Civati, che ha poi dichiarato: "Lo scorso anno, uno degli slogan della convention alla stazione Leopolda era ‘prima il popolo, poi il leader’: ecco, mi pare che adesso Matteo si stia occupando più del leader che del popolo. Ha nuovi compagni."
E anche: "Poche delle cose che Renzi ha detto in quest’ultimo anno: non ho capito la sua freddezza verso l’esito del referendum, nè la sua uscita sui cosiddetti Fantozzi della pubblica amministrazione, così come i suoi attacchi al sindacato ed il suo stare senza sè e senza ma con Marchionne. L’impressione è che Renzi si stia ricollocando da dove era partito, cioè in campo moderato."
 Che dire, musica per le mie orecchie. Meglio tardi che mai.
So che dire "io te l'avevo detto" è fastidioso, Pippo, ma...
Ah, piccola postilla: inutile che cerchiate, su Renzi.it ilPost.it non troverete traccia del "divorzio" tra Renzi e Civati. E dire che un tempo Luca Sofri pubblicava ogni starnuto del sindaco di Firenze...


3) L'affaire Penati. Il PD si è comportato più che bene, lasciando lavorare la magistratura. Anche Penati, che ha appena rinunciato alla prescrizione, si sta comportando benino. Aspettiamo i risultati delle indagini e vediamo. Ciò non toglie che ci sia un'offensiva pesante, da più fronti, nei confronti del PD. Si cerca di farla passare per una "Nuova Tangentopoli", per demolire il PD (attualmente al 28%) e soprattutto per colpire Bersani.
Anche Diego "Zoro" Bianchi ha notato gli eccessi di certa carta stampata. Scrive infatti su facebook: "Il livello di pag. 6 di oggi del Fatto, con il confronto Unità vs Fatto della foto di Penati che esce dalla sede Pd (sull'Unità la foto si ferma prima del simbolo, sul Fatto arriva fino al simbolo), è veramente bassissimo".

Ma non finisce qui: sullo stesso numero del Fatto c'è infatti un'intervista a Giorgio Bocca.
In risposta alle domande di Silvia Truzzi, equilibrate e per niente inquinate dalle opinioni personali della giornalista ("perchè la dirigenza PD è così miope secondo lei?"), il Bocca declama le sue verità: il PD è come il PSI di Craxi. E' un partito di ladri, rubano tutti e Bersani non solo deve fare un passo indietro, deve proprio buttarsi a mare. Non sto esagerando: dice proprio questo. Tra un insegnamento evangelico e l'altro ("Sono sempre più cattolico."), Bocca dice anche di aver taciuto finora "per paura delle querele di Bersani" (evidentemente pensa che scrivendo sul Fatto sia scudato dalle stesse).


 Giorgio Bocca.
Quello che nel 1940 aveva aderito al Manifesto della Razza (quello delle leggi razziali fasciste, sì, esatto). Quello che nel 1942 (a ben 22 anni) scriveva articoli razzistissimi e antisemiti sul giornale "La Provincia Granda", denunciando il complotto dei "Protocolli dei Savi di Sion" (i piani con cui "il popolo ebreo vuole giungere al dominio del mondo" -in realtà un falso storico) dicendo queste parole
: "L’odio di chi vede svelati i suoi piani è enorme, l’odio di chi vede rovinati i propri piani è tremendo. Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli anglosassoni e della Russia; in realtà sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere in un tempo non lontano essere lo schiavo degli ebrei? È certo una buona arma di propaganda presentare gli ebrei come un popolo di esseri ripugnanti o di avari strozzini, ma alle persone intelligenti è sufficiente presentarli come un popolo intelligente, astuto, tenace, deciso a giungere, con qualunque mezzo, al dominio del mondo.
Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù”. Insomma: la causa della guerra era la "congiura ebraica".

Giorgio Bocca, sì.
Quello che si spaccia per (e viene presentato spesso come) l'esemplare principe del Partigiano, e che invece è uno dei famosi (o famigerati) "Partigiani dell'8 settembre". Ossia quelli che solo dopo l'armistizio "passano dall'altra parte" (per convenienza). Facile essere partigiani quando il fascismo sta finendo e tutti gli si rivoltano, nevvero? Più difficile era farlo quando si era un gruppo clandestino sulle montagne.


Quello che ai tempi delle Brigate Rosse li definiva "compagni che sbagliano".[Edit: questa è da verificare.]


Quello che evocava "l'eruzione del Vesuvio" come soluzione ai problemi di Napoli.

Quello che -come anche Zoro ricorda- votò e scrisse a favore di Formentini (Leghista) come sindaco di Milano.

Quello che i primi tempi dell'ascesa della Lega la esaltava costantemente.

Quello che criticava (giustamente) Pansa per il suo revisionismo sui partigiani, ritenendolo "cerchiobottista": lo accusava infatti di accomunare Fascismo e Resistenza, omettendo di ricordare le correità del fascismo con il nazismo, descrivendo mali e beni di entrambi i fronti per arrivare a una assoluzione generale.
Eppure oggi fa lo stesso con PD e PdL: li accomuna entrambi, descrivendo mali e beni di entrambi per arrivare a un'assoluzione generale.


Quello che ora sputa in faccia a centinaia di migliaia di persone oneste.

Questo è Giorgio Bocca.

lunedì 1 agosto 2011

Di sinistra, no. Giornalista, neanche.



Vi ricordate di Ferruccio Sansa? Ne scrissi proprio l'altro giorno su questo blog.

Alle critiche rivoltegli dopo il suo articolo non ha risposto direttamente: ha preferito farsi difendere dell'avvocato d'ufficio, ligure anch'esso: tal Pierfranco Pellizzetti.
Biografia essenziale: ex membro del Partito Liberale Italiano, ex membro del Partito Repubblicano Italiano, ex piccolo imprenditore. Articolista per Micromega, entrò in polemica con l'UAAR per il suo articolo "Ateobus, la sagra delle sciocchezze".

L'imprenditore prestato al giornalismo scrive pertanto quest'articolo: "Sansa non è di sinistra, è giornalista".

Cominciamo proprio dal titolo: "non è di sinistra", e ok, c'ero arrivato da solo. Infatti è grillino (video).
Ma dato il suo clamoroso scivolone sulla panzana dei gattini bonsai in bottiglia, se permettete, avrei dei dubbi anche sul fatto che sia "giornalista".

Anche Pierfranco, come l'amico Ferruccio, decide di "fare outing" solo ora, rivelando anch'egli "intimidazioni" non meglio precisate. Un altro cuordileone che non cita nulla di concreto.
Ci rivela inoltre che Ferruccio Sansa, a volerlo definire politicamente, è al più un “cattolico democratico”. Brrrrr.

Segue poi una sua sapida classificazione dei giornalisti:

"D’altronde nell’informazione circolano tre tipi umani: “i giornalisti/giornalisti” (quelli al servizio della notizia e del lettore), “i giornalisti impiegati” (che timbrano il cartellino quotidiano come tante mezze maniche) e infine “i politicanti sotto mentite spoglie” (referenti privilegiati di una parte o di tutte le parti politiche. Riconoscibili per le interviste a comando, tipo quel vice di Repubblica che a Massimo D’Alema ne ha fatto svariate centinaia)."

 A quanto pare, per il Pellizzetti anche Massimo Giannini de La Repubblica è un dalemiano infiltrato.
Anzi, magari tutta Repubblica è dalemiana, pare di intuire. Pensa se non lo era.
Così facendo, però, Pellizzetti si rovina con le sue stesse mani e si rivela un ben misero avvocato difensore: a ben vedere, Sansa appartiene anch'egli all'ultima categoria dei "politicanti sotto mentite spoglie".
La descrizione coincide: "referenti privilegiati di una parte politica".
Beppe Grillo del resto disse di lui: "Finalmente abbiamo qualche giornalista che è con noi, un giornale che è con noi, e forse avremo qualche trasmissione, qualche radio...noi stiamo agendo come virus, e loro sono i primi ad essere stati contaminati!" (da 5:30 a 6:30, nel video).

Non manca, nell'articolo di Pellizzetti, anche l'ennesima citazione della parola feticcio, "Casta": temevo non l'avrebbe più utilizzata, ma non mi ha deluso.

Ed ecco infine la tesi di fondo finale:

"Restando in Liguria, sfido a trovare differenze rilevanti tra Claudio Burlando e il suo ipotetico antagonista, Claudio Scajola."


Sì, proprio Scajola, il ministro dell'interno ai tempi di Genova 2001 (do you know, Bolzaneto, Scuola Diaz, Carlo Giuliani?), quello che dava del "rompicoglioni" al defunto Marco Biagi, quello della "casa comprata a sua insaputa". Minchia, 'sto Burlando lo conosco poco (quando andavo alle medie la battuta più gettonata sull'allora ministro dei trasporti era "Qual è il gerundio di viaggiare? Burlando!"...sì, ho avuto numerosi traumi), ma a giudicare da quest'articolo dev'essere proprio un fetentone.

Insomma, torniamo al "son tutti uguali"? Pellizzetti taccia i critici del suo articolo di far parte -cito- della "canea burlandiana".

Ma forse, per capire meglio cosa c'è dietro a tutto ciò, bisognerebbe guardare il quadro generale.
Ferruccio Sansa è figlio di Adriano Sansa. Pretore e magistrato, Sansa Senior divenne Sindaco di Genova nel 1993.
A quanto pare, Burlando e i suoi "fecero fuori" Adriano Sansa, evitando di ricandidarlo e proponendo al suo posto un certo Pericu. Il figlio, evidentemente, è ancora un po' incavolato per la cosa.
Che la lotta tra i Sansa e i Burlando sia in realtà una lotta di famiglia?

Chissà. Resta il fatto che più voci insistenti, in rete e non, sostengono che Ferruccio Sansa sarà il candidato sindaco di Genova del MoVimento 5 Stelle nel 2012.
Che dietro queste "denunce" indignate si celi in realtà una campagna elettorale?
Sarebbe un'altra prova che è proprio Sansa ad appartenere alla categoria dei "finti giornalisti - politicanti sotto mentite spoglie" che Pellizzetti tanto stigmatizza...

So che penserete: "che articolo pieno di basse insinuazioni". Concordo con voi: proprio per questo dovrei farmi assumere al Fatto, lì mi troverei a casa.
Burlando s'impara.

domenica 31 luglio 2011

Un Ferruccio Sansa in bottiglia



Il mondo del giornalismo italiano si sta impoverendo.
Ora abbiamo un Giuseppe D'Avanzo in meno.
E un Ferruccio Sansa in più.

Il Sansa ha gli amici giusti e gli sponsor giusti: Beppe Grillo ad esempio lo presenta così alla Woodstock 5 Stelle: "Un genovese doc come me, ha partecipato anche ai nostri V-Day...se tutti i giornalisti fossero così, il Paese potrebbe cambiare in 15 giorni! Finalmente abbiamo qualche giornalista che è con noi, un giornale che è con noi, [Il Fatto Quotidiano, ndM] e forse avremo qualche trasmissione, qualche radio...noi stiamo agendo come virus, e loro sono i primi ad essere stati contaminati!"

Ferruccio Sansa, il fiero "contaminato" dal virus grillino, non perde tempo. Ed ecco quindi un suo fulminante articolo: dapprima intitolato "La scomunica sinistra", poi modificato in "Chi tocca la sinistra muore", evidentemente più incisivo e sensazionalistico.

Nel succitato articolo, in sostanza, Sansa critica le lamentele di Bersani nei confronti della "macchina del fango", dandogli del berlusconiano e del vittimista. Per dimostrare le sue ragioni, paradossalmente, si mette a frignare fa il vittimista egli stesso.

Il tapino è stato ostracizzato nella sua terra per aver "osato" fare inchieste sul bieco centrosinistra il quale, come ribadisce lui, è peggio della destra. La destra, è vero, è più violenta e ti schiaccia direttamente, ma almeno non fa mistero di volerti mettere a tacere e non pretende che la sua arroganza sia "giusta".
La sinistra, invece, userebbe le armi della calunnia, l'insulto, le telefonate a direttori ed editori e si sentirebbe tanto investita di una missione da definire "in malafede" tutti gli altri.

Segue poi una sfilza di salamelecchi a "Il Fatto", che l'ha salvato, che ha la schiena dritta e che gli permette di scrivere quel che vuole. Mica come gli altri giornali dove ha scritto (Il Messaggero, Repubblica, Il Secolo XIX).

Sansa denuncia solo ora queste cose, tra l'altro senza prove e senza nomi: il suo articolo elenca quasi solo dei "si dice", "voci", calunnie a mezzo terzi ecc. Le stesse cose che rimprovera agli altri, ironicamente.

Tra l'altro, lo stesso Sansa scrive: "Ma agli insulti, soprattutto se deliranti, è facile rispondere. Peggio sono le calunnie: non hai un interlocutore cui replicare. Di più: se ribatti dai dignità alle accuse che ti sono rivolte, le ingigantisci, dai loro concretezza. Insomma, devi subire."

Involontariamente, Sansa sta dicendo che lo stesso Bersani non ha tutti i torti a reagire così, anzi.
E per denunciare le calunnie, calunnia egli stesso, in maniera soft, con accuse generiche e fumose.
Se qualcuno nel PD ribattesse, darebbe dignità e concretezza a queste accuse. Ergo, il PD dovrà abbozzare. 

 Subito un tripudio di commenti entusiasti dei soliti principini ("finalmente gliel'hai fatta vedere! era ora che qualcuno glielo dicesse a questi sinistroidi con un ingiustificato senso di superiorità!" "comunisti di merda!"), nonchè paginate sul moderatissimo Libero (ormai gli articoli in tandem tra i due giornali sono sempre di più) e anche il Corriere (con un articolo di quel gran signore di Ernesto Galli Della Loggia).

 Ma vorrei darvi un'ennesima prova della bravura di un giornalista della caratura di Ferruccio Sansa.
Dite, avete sentito mai parlare dei Gatti in bottiglia (o Bonsai Kitten)?
In pratica era un sito farlocco dove, per burla e tramite fotomontaggi, sostenevano di poter vendere dei gattini microscopici, tenuti per quattro mesi dentro delle bottiglie, allo scopo di bloccare la loro crescita.
Il tutto fu smascherato come bufala già nel gennaio 2001.
Ma Ferruccio Sansa, nel febbraio 2002, oltre un anno dopo lo smascheramento della bufala, scrisse un articolo al fulmicotone contro questa "barbarie", questo "museo degli orrori".

Eccovi una foto:






















Come direbbe sarcasticamente Attivissimo, un vero esempio di giornalismo serio, documentato e soprattutto rapido.

Bene, suppongo di avervi dato un numero più che sufficiente di notizie per farvi un'idea su questo figuro.
Bacini.*

(*specie ai micini, rigorosamente in bottiglia)

martedì 31 maggio 2011

Analisi della vittoria



Possiamo ritenerci tutti molto fortunati.
Quella di Milano è stata forse la peggiore campagna elettorale che il centrodestra potesse fare.
Tra le macchine del fango, l'accusare i figli dei magistrati uccisi dai terroristi di essere in combutta con gli assassini dei loro padri, l'utilizzare finti rom, finti punkabbestia cafoni, finti operai costruttori-di-moschee, finte aggressioni, la vergognosa fatwa a reti unificate di un Presidente del Consiglio in flagrante abuso di potere (e in evidente conflitto di interessi)...se avesse vinto la Moratti avrebbero di fatto sdoganato questo modo di fare e non avrebbero esitato a utilizzare sempre più spesso questi mezzucci osceni.

Milano è la fine del peggior tipo di berlusconismo, e la disfatta della Lega al Nord (compresa Novara, città di Cota) ridimensiona di molto la minaccia padana. Tranquilli, insomma: non finiremo in mano ai nazisti dell'Illinois.

Napoli, invece, è la fine del miracolo berlusconiano. Napoli era la grande scommessa di Berlusconi, l'uomo della provvidenza che avrebbe risolto il problema rifiuti. Napoli era la città che stava per diventare preda di Cosentino, il camorrista che mesi fa aveva beffato la legge dello Stato, grazie al vergognoso voto alla Camera per bloccare le indagini e negare l'uso delle intercettazioni che l'avrebbero inchiodato.
Napoli era la città che doveva passare di default alla destra, dopo gli errori di Bassolino e della Iervolino, dopo la faida Cozzolino-Ranieri che ha fatto annullare le primarie, dopo l'annunciato commissariamento del PD campano.
De Magistris , ora posso confermarlo, ha salvato le chiappe alla sinistra e a tutti i napoletani.
Fossi stato napoletano, l'avrei votato anche io. Certo non volentieri, anzi, visto che lo ritengo sostanzialmente un incompetente (e son curioso di sapere come risolverà il problema dei rifiuti a Napoli -quelli che già ci sono, si intente). Il motivo per cui tutto sommato l'avrei votato è ben spiegato in questo post di Francesco Costa.
Ora, se solo Mastella mantenesse la sua promessa, sarei ancor più contento.



Ha perso la Lega di "faranno persino guidare i tram agli stranieri", ha perso la camorra cosentiniana, ha perso il Sallusti di "i figli delle vittime difendono i carnefici", ha perso la Santanchè, ha perso Berlusconi, a tutti i livelli, ha perso la Lega, ha perso il Feltri de "La Mecca dei gay", ha perso la Moratti delle accuse infamanti senza possibilità di replica, ha perso il gruppo dei vari Red Ronnie, Iva Zanicchi, Massimo Boldi, Gigi D'Alessio, ha perso Lettieri che "subisce un autoattentato incendiario al comitato elettorale".
Ha perso Beppe Grillo, sempre più solo, sempre meno ascoltato anche dai suoi (i voti dimostrano che se ne sono fregati dei suoi "son tutti uguali" e hanno votato in massa per De Magistris e Pisapia).
Il Grillo che diceva "Pisapia è un vecchio 60enne, la Moratti vincerà sicuramente" (in un video oggi spammatissimo, accompagnato dalla frase di Grillo stesso: «Su internet quando uno dice una stronzata chiunque lo può sputtanare»). Lo stesso Grillo che rosica abbestia e si lagna della vittoria di Pisapia. Ma sono le farneticazioni di un anziano sempre più isolato, sempre più monologante (generalmente tramite video) e senza contraddittorio, che ripete stancamente le stesse cose, ma che viene ascoltato e seguito solo da pochi fanatici. Grillo come Bin Laden e Berlusconi, insomma.

Ha vinto il centrosinistra. Tutto il centrosinistra. Quindi anche il PD, che per numero di militanti e voti, per mobilitazione e per impegno non è stato secondo a nessuno, anzi. Ha dunque ottimi motivi per gioire.
In questo post viene ben spiegato quali sono stati gli errori che il csx NON ha fatto in questa tornata elettorale.Niente distinguo, niente "appoggio LDM solo se...", niente attention whores, niente sparate sui giornali. Nulla di tutto ciò. Anzi, tutti a lavorare sodo per far vincere De Magistris. Persino D'Alema (che ho molto apprezzato quando ha ammesso che stare lontani dal potere, a Napoli, ci farà solo che bene).

A sinistra siamo, da sempre, abituati alle analisi della sconfitta. Molto più rare sono le analisi della vittoria. Più rare ma molto più utili: non basta sapere cosa non funziona, ma bisogna scoprire anche e soprattutto quello che funziona e capire perchè si viene premiati.
L'analisi della vittoria è quella che al momento manca. Ma è comprensibile, non ci siamo abituati, e ora è anche giusto godersi la vittoria senza troppe pippe mentali.
Ma, come dice Prodi, "mezz'ora di festa e poi si torna al lavoro".

Cito dei miei amici. Il PD, in questa fase, non si accredita come forza trascinante, ma come forza propulsiva: porta voti, tanti, porta organizzazione e radicamento. Ma non crea leaders.
E non c'è niente di male: così si hanno tante ottime personalità che si mettono al servizio della gente e si avvicinano a essi.
Il PD è una macchina elettorale formidabile, capace di galvanizzare gli animi e di essere convincente, specie quando si usano le primarie.
Ecco, parliamo delle primarie. E' chiaro che non bisogna più avere paura delle primarie.
E' chiaro anche che, pur auspicando la fine dei leaderismi, nella società attuale servono delle persone capaci di interpretare la voglia di cambiare del Paese. E' chiaro che il centrosinistra si è di fatto già formato e ha dimostrato di saper essere unito. Manca solo il leader, e Bersani dovrebbe scendere definitivamente in campo, facendosi legittimare dallo strumento più adatto: le primarie.
Non dovrebbe temere il risultato delle votazioni: Romano Prodi in persona l'ha incoronato ("Bersani leader del centrosinistra? Lo è già, e dopo oggi lo sarà anche di più").
Si può giustamente osteggiare la visione leaderistica dei partiti, ma ci sarà tempo per cambiare le cose: facciamo i conti con l'Italia di ora. E ora i leader servono.

Ce la possiamo fare.

sabato 28 maggio 2011

V-incitori e V-inti





Oggi tutti insieme cercheremo di imparare
come fanno ad insultarsi i politici fra loro!
Come fa Bossi?
"Prrrrr!!!"
E Berlusconi?
"Comunisti!!!"
La Russa?
"Lei fa schifo!"
Sgarbi?
"Fascista!!!"
Vendola?
"Vaffanculo!"
D'Alema?
"Vada a farsi fottere!"


E Beppe Grillo?
E Beppe Grillo...?


La sua non è volgarità,
nel caso suo è comicità!
E infatti, dall'inizio,
ad ogni suo comizio,
a fare in culo manda,
la gente che comanda,
e tutti ad applaudirlo, perchè tanto è Beppe Grillo!

Ma Beppe Grillo sai che fa?
Si fa una gran pubblicità!
E il populismo instilla
ai giovani Balilla
che gli van dietro di città in città!

Parli coi grillini:
"NON CAPISCI NIENTE!",

dicono che Grillo, nel PARTITO,
non conti niente!
Ma "uno vale uno" e Beppe Grillo è solo là
per dare loro visibilità!



Ma Beppe Grillo come fa?
Questa è la mia perplessità:
se "uno vale uno"
e lui non è nessuno
ma fa i comunicati,
e dà i certificati,
davvero non comanda?!? Oppure è solo propaganda?!?

Ma Beppe Grillo lo dirà!
Prima o poi, dircelo dovrà:
se sono sue anche quelle,
sia il loro, sia le stelle,
i nostri voti, chi li gestirà?!?
[Segue immagine di Gianroberto Casaleggio, della Casaleggio Associati]



(copyright Antonio Caprari)



Approfondisco un po' il discorso fatto nell'ultimo post, relativo alla storia di Tony Troja.

Andiamo con ordine: vi avevo già raccontato in passato delle divisioni fra le "vere opposizioni", con De Magistris & Sonia Alfano contro Di Pietro & Donadi.
Vi avevo anche parlato della rottura tra Grillo e De Magistris.

E proprio a De Magistris si riferisce Grillo, quando spiega i motivi per cui il M5S non ha sfondato a Napoli: "non ce l'abbiamo fatta, ma lì lo capiamo, sappiamo il perchè: ex amici, rete che non c'è, voto di scambio...".

Il duo Merighi-Troja a questa semplificazione (anche piuttosto offensiva nei confronti dei meridionali) non ci stanno, e rispondono per le rime.
Il video è pieno di "non mi piace", su youtube, perchè come al solito i talebani grillini non perdonano.

Il testo è molto burlesco, ma si pone delle domande legittime e smonta numerose argomentazioni dei grillini: a cominciare dal fatto che loro stessi, probabilmente come lapsus, definiscano "PARTITO" il MoVimento 5 Stelle.
Seconda argomentazione grillina: Grillo non conta nulla, serve solo a dare visibilità ai membri del M5S.
Allora, si chiede giustamente Troja, come mai è Grillo che dà i "certificati" ai candidati del M5S? Perchè deve dare il suo benestare? Perchè è Grillo a fare i comunicati? Con che faccia tosta dicono che non è Grillo a comandare?
Fa riflettere anche il legame di Grillo con la Casaleggio Associati, su cui ci sarebbe da scrivere un libro. [Riassuntino, citando Daniele Luttazzi: "La 'democrazia dal basso' di Grillo non è che marketing partitico in cui sono esperti quelli della Casaleggio Associati, la società che ne segue le mosse. Il modello è la guerrilla advertising del Bivings Group."]

Tony Troja, giustamente, distingue i militanti in buona fede del M5S (ce ne sono, d'altronde persone in buona fede si trovano in tutti i partiti, forse persino l'Udeur...ok, non esageriamo) dai "balilla" esagitati.

"Parlate voi di demolizione quando Grillo dice che tutti i partiti sono uguali e morti? Voi siete i migliori? Da quello che scrivete, come commenti al video, mi sembrate la brutta copia dei berluscones."

A chi gli chiede cosa ne pensi del fatto che De Magistris in Europa non abbia combinato un cazzo, che abbia sfruttato l'immunità e che ora lasci l'Europa per candidarsi a Napoli tradendo l'elettorato, Troja risponde con gran franchezza: anche lui è deluso da Luigi, ma a Napoli preferisce vedere uno come De Magistris piuttosto che uno come Lettieri.

Massimo Merighi, il co-autore delle canzoni di Tony Troja, ci vede lungo: paradossalmente, dice lui, sono più democratici gli attuali partiti. E' un dato di fatto che lui, come chiunque altro, non abbia modo di impedire a Grillo di parlare a nome del MoVimento senza che prima lui lo abbia consultato...e non ha neanche modo di decidere le linee generali. Chi possiede le chiavi di tutto è il padrone di casa.
La cosa, conclude Merighi, si potrebbe risolvere solo se si decidesse di dare una struttura riconosciuta ed una leaership al movimento. Si elegge, che so, Grillo e si fanno i congressi ogni tot, con regole chiare e condivise. Senza queste ipocrisie del portale web...("chi gestisce il portale? e chi dice che la democrazia debba essere aperta solo a chi si registra presso una società di marketing e orientamento del consenso, senza potere negare il consenso neanche al trattamento dei dati personali.?").


 Meglio tardi che mai, insomma.
Alla luce di tutto ciò, c'è solo una cosa che emerge con chiarezza da queste elezioni amministrative.
Già ora, a prescindere dall'esito dei ballottaggi, ci sono dei vincitori e degli sconfitti.
E no, lo sconfitto non è Berlusconi, che già ora sta cercando di riscrivere la storia (fingendo che non gliene freghi niente del risultato delle amministrative, fingendo di non averle mai caricate di valenza nazionale e annunciando che, a prescindere, non si dimetterà).



Ad aver vinto è la politica. E ad aver perso è l'antipolitica.

Il progetto ambizioso di Giuseppe Piero Grillo, in arte Beppe, è sfumato. E' fallito nel momento in cui, anche tra i suoi seguaci, c'è chi inizia a pensare al bene comune e non alla protesta fine a se stessa. E' fallito non appena si è iniziato a ragionare sul fatto che no, in effetti non sono tutti uguali. E' fallito quando la gente ha preferito dare fiducia alla buona politica e ai buoni candidati, anche qualora non li convincessero al 100%.
E' fallito non appena la gente ha smesso di farsi dire cosa pensare ed ha iniziato a ragionare con la propria testa.

E, a prescindere dai risultati di lunedì, è qualcosa che può darci speranza.



PS: uno zibillione di link dove persone molto più in gamba di me spiegano con dovizia di particolari cosa non va in Beppe Grillo e nel M5S. Enjoy.


http://borislimpopo.wordpress.com/materiali/il-cosa-e-il-come-%E2%80%93-daniele-luttazzi/
http://www.7yearwinter.com/2007/10/sputare-in-faccia-agli-stupidi-come-forma-di-nutrimento/
http://www.7yearwinter.com/2008/12/la-chiesa-di-grillology/
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/01/09/lintervista-mai-fatta-a-beppe-grillo/
http://sololastrada.wordpress.com/2011/02/07/grillo-e-la-centrale-nucleare-di-bologna/

http://nonunacosaseria.blogspot.com/2010/11/se-grillo-scopre-il-made-in-italy.html
http://nonunacosaseria.blogspot.com/2010/11/se-grillo-scopre-il-cuneo-fiscale.html
http://nonunacosaseria.blogspot.com/2011/03/se-grillo-scopre-limmigrazione.html
http://nonunacosaseria.blogspot.com/2011/03/se-grillo-scopre-larticolo-71-della.html
http://nonunacosaseria.blogspot.com/2010/06/grillo-demagogia-pure-sulle-pensioni.html
http://nonunacosaseria.blogspot.com/2010/04/due-o-tre-cose-su-g-su-dp-e-sulla-ditta.html
http://nonunacosaseria.blogspot.com/2011/03/fanno-cose-ve...dono-gente.html
http://sergiofrigo.myblog.it/archive/2011/04/22/michele-serra-e-il-grillino-di-milano.html
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/31/e-grillo-rivaluto-il-madia-style-viva-l%e2%80%99inesperienza/89386/
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/12/grillo-piange-il-morto-sbagliato/103888/
http://nonunacosaseria.blogspot.com/2011/05/caro-militante-grillino.html
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/grillo-razzismo-e-bufale/2150945//0

venerdì 27 maggio 2011

Il nome e la cosa: quel rifiuto di farsi chiamare "grillini"



Non lo sopportano proprio.

I militanti del MoVimento 5 Stelle non ci stanno, a farsi chiamare "grillini".
Quando i tg li definiscono così, lo ritengono addirittura un atto di censura, un modo per non fare pubblicità al nome del loro partito. Persino La Russa denuncia ciò, solidarizzando con loro in un patetico tentativo di ingraziarseli.

Ma non è solo questo il punto: a loro proprio non va giù che qualcuno evidenzi il loro cordone ombelicale con Grillo: quante volte avrete discusso con un militante del M5S, dal vivo o su facebook?
Quante volte vi avranno ripetuto fino allo sfinimento che "Noi non abbiamo nessun leader!!!!!1!!!11!!UNO!!!" "Noi non siamo grillini, siamo il movimento 5 stelle!!!!"?
Il fatto che dicano questo senza la benchè minima ironia, pur avendo magari come immagine del profilo su facebook la faccia di Beppe Grillo, la dice lunga.
Loro che si facevano chiamare "Amici di Beppe Grillo" o "Grilli Romani, Milanesi, ecc ecc", loro che come simbolo utilizzavano disegnini e fotomontaggi di Grillo, ora vogliono spacciarsi per indipendenti.

Beppe Grillo, dicono loro, non è il loro leader. Serve solo a "dar loro visibilità". Certo, come no.
Il fatto che ogni candidato del M5S debba essere "approvato" ufficialmente da Grillo è un caso.
E' sempre un caso che per dirimere la vergognosa questione dei candidati grillini in Emilia Romagna (dove i ras grillini tolgono il posto a una grillina che aveva preso un fracco di voti alle primarie, sostituendola con uno che aveva preso molti meno voti) si chieda l'intervento ufficiale di Beppe Grillo.

Ma facciamo finta di niente.
La replica dei Movimentini (Movimentati? cinquestellini? i 5 stelle? gli emmecinqueesse? em faiv es? quellidelmovimentocinquestelle?) generalmente, è questa: "Se voi ci chiamate grillini, allora vi dovremmo chiamare vendoliani o bersaniani, no? Non vi darebbe fastidio?".

Per quanto riguarda quelli di Sinistra Ecologia e Libertà, a onor del vero, sono già in molti a chiamali "vendoliani", e non c'è niente di male: S&L è a tutti gli effetti il comitato elettorale di Nichi Vendola, è come se fosse una grande corrente vendoliana. S&L nasce e finisce con Vendola, almeno per il momento. E' il grande vantaggio e il grande svantaggio di quel partito. Che io provi spesso molta simpatia per i vendoliani non mi impedisce di giudicare S&L per quel che è.

Per quanto riguarda i militanti PD, invece, definirli "bersaniani" è errato. Per due motivi.

-Il primo, inutile dirlo, sono le grandi divisioni del PD. Nel PD ci puoi trovare bersaniani, franceschiniani, mariniani, ex mariniani scissionisti, chiampariniani, civatiani, renziani, dalemiani, veltroniani, persino d'ubaldiani.

-Il secondo, invece, va aldilà di queste divisioni fra fazioni. Anche quando tutti i piddini parlano come un sol uomo, anche quando il Partito Democratico ritrova l'unità, anche in quel caso definire "bersaniani" i suoi membri è improprio.
Perchè il PD ha una cosa che ai grillini manca: la capacità di fare autocritica.
Se i grillini (e, in misura minore, i vendoliani) venerano il loro leader come una divinità incarnata, a prescindere da quel che dice, i piddini sanno essere molto obiettivi nei confronti dei loro capoccia, spesso opponendosi a loro, o criticandoli, anche in maniera aspra.
Anche i rappresentanti di una mozione (dalemiani, veltroniani, bersaniani ecc)  son capacissimi di dire al loro leader di riferimento "ti sbagli", o di essere delusi da lui, o addirittura di cambiare fazione, cambiare idea, e così via.

Basti pensare a come i 5 samurai grillini hanno trattato Tony Troja e Massimo Merighi (fino ad allora osannati perchè critici nei confronti del PD) per aver "osato" fare un video musicale satirico su Grillo.
"Cari Merighi e Troja, quanto vi paga l'IdV per fare questi video?" (sì, l'IdV, un tempo foraggiata da Grillo&Casaleggio Associati, ora non gli serve più: hanno un loro partito autonomo, ormai, e frondisti iddivvini come Sonia Alfano)o anche "Cari Merighi e Troja, non è che vi rode il culo perchè non vi hanno fatto cantare al Woodstock 5 Stelle?" e altre carinerie simili.


Come dice Nonunacosaseria in questo splendido post, "Caro militante grillino, hai mai fatto mente locale sul fatto che un militante piddino – con tutti i suoi limiti e le sue arretratezze culturali – se il segretario del suo partito spara una cazzata non si arrampica sugli specchi per giustificare la gaffe, ma gli fa un culo così e, secondo come, potrebbe anche incazzarsi al punto di chiedere la convocazione di un congresso di partito?"

 Come dice Giovanni Fontana in un altro bel post, "quando arrivano i grillini il livello di qualunque discussione crolla, e soprattutto c’è una difesa assoluta e dogmatica di qualunque cosa faccia Grillo, contro qualunque evidenza." e "gli elettori del PD sono fra gli unici che riconoscono gli errori dei proprî leader. È un po’ il concetto che c’è all’inizio di questa vignetta. Ci si arrabbiano, ci si scornano, e se qualcuno critica Bersani – o al tempo Veltroni, o chiunque altro – la risposta è quasi sempre «hai ragione, ma bisogna considerare anche quest’altro fatto», e quasi mai una difesa a oltranza di posizioni insostenibili".

Spero che il concetto sia chiaro.
Per cui, cari militanti del M5S, non lamentatevi troppo se vi definiscono "grillini": lo siete, sic et simpliciter.
Se volete che non vi definiscano così, dimostrate che non lo siete. Con le parole e coi fatti.
Grazie.


PS: Luca Sofri colpisce ancora.
Stavolta decide di dire la sua sulle elezioni amministrative.
Ovviamente boccia senza appello il PD.
Fassino non viene neanche menzionato: il vincitore delle elezioni torinesi, per Sofri, è Chiamparino. Che è un "frondista", un ribelle, un oppositore della maggioranza. Il fatto che Fassino provenga da questa maggioranza è dimenticato. Così come non si parla più dei toni apocalittici con cui era stata salutata la vittoria di Fassino alle primarie ("votano solo i vecchi"...gli stessi che votano Chiamparino, che evidentemente vanno bene solo quando votano un "vecchio gggiovane": da notare che il torinese renziano rivale di Fassino alle primarie è stato battuto, con buona pace di Sofri e Luca Telese).
Milano, addirittura, è il segno della "sconfitta dell'attuale leadership del partito", con le sue "scelte sciocche, “centriste” e pavide" che "hanno accumulato insoddisfazione e risentimento tra gli elettori di sinistra. Bastava invece trovare un uomo di sinistra e in gamba".
Sono d'accordissimo sull'errore nel fossilizzarsi su candidati centristi. Peccato che Luca Sofri e Pippo Civati fossero i più grandi sostenitori di Boeri, il "candidato centrista" del PD.
Peccato che molti esponenti dell'attuale maggioranza (Cundari, per dire) hanno o avrebbero votato per Pisapia, alle primarie (e l'han detto in tempi non sospetti).
Ma si sa, Luca Sofri non ammetterebbe mai di essersi sbagliato, ed ecco che salta giù dal carro dello sconfitto, sale sul carro del vincitore e attribuisce le colpe della sconfitta del SUO candidato alla "miope dirigenza del partito". Un po' come quando fece ponti d'oro a FLI e a Fini per poi diventare il più feroce dei loro critici, quando non sfondarono.
Fortuna che non sono l'unico ad essere perplesso.

giovedì 19 maggio 2011

E' scoccata l'Ora Icchese? (a.k.a. i miei 2 cent sulle Amministrative)



 Allora.
Lo so che non ve ne frega un cazzo di quel che penso il mio parere è ridondante in mezzo all'accozzaglia di analisi della vittoria (non ci siamo abituati, forse dovremmo chiamarla "analisi della diversamente sconfitta", così ci sentiamo a casa) che son fiorite ultimamente.

Basta un blog, un po' di tempo libero e chiunque può trasformarsi nel Paolo Mieli della situazione.
E PUFF! Siamo tutti opinionisti di spessore.

Ma andiamo con ordine.







Milano.
No, non me l'aspettavo, in effetti. Speravo nel ballottaggio, certo, ma temevo la vittoria della Moratti al primo turno.
"Ma ha fatto un clamoroso autogol con la storia del furto d'auto!". No, non l'ha fatto, secondo me. Dal punto di vista della comunicazione, anzi, ha fatto una cosa geniale: ha insinuato il dubbio.
Da quel momento in poi, tutti gli indecisi si saran fatti qualche domanda sul passato di Pisapia. E non importa che le accuse fossero false: a parte che pochi avrebbero avuto voglia e tempo di verificare, l'importante era mettere la pulce nell'orecchio. Anche perchè l'elettorato di riferimento della Moratti, diciamocelo, è quello che è.

Eppure Pisapia ha vinto con un distacco IMMENSO. Circa 6-7 punti di vantaggio. Se il grillino si fosse alleato con lui avrebbe già superato il 51%. Grazie Beppe, eh.
Non solo: ora come ora, se votassero pressochè gli stessi di questa tornata, Pisapia vincerebbe anche qualora il Terzo Polo si alleasse con la Moratti.

D'altro canto, l'exploit della Moratti, se non ha -secondo me- spostato voti al primo turno, potrebbe -stavolta sì- aver prodotto un autogol al ballottaggio: i terzopolisti hanno pesantemente attaccato la Moratti, avvicinandosi a Pisapia; i Grillini, dal canto loro, dopo ciò forse hanno un po' rivisto la loro politica del "sono tutti uguali", e potrebbero votare per il Csx al ballottaggio.

Ora, quelli in malafede dicono "è una sconfitta del PD e una vittoria di Vendola".
Mh. Allora mi spiegassero, costoro, come mai il PD ha preso più del 28% e S&L poco più del 4%.
La verità è che Milano è (anche e soprattutto) una vittoria del PD. E anche di Boeri (sconfitto alle primarie contro Pisapia), che ha preso uno svario di preferenze.

Quelli che dicono così sono i peggiori nemici delle Primarie, o comunque quelli che non han capito nulla del loro significato.
In questo periodo, in cui i sondaggi sono raramente attendibili, le Primarie sono la migliore forma di sondaggio che si potesse sperare. Un modo per chiedere suggerimenti all'elettorato, per correggersi in corsa.
Le primarie non si fanno per confermare il candidato ufficiale del PD. Quelle sono primarie-farsa, come quelle di Prodi e Veltroni. Il PD non vuole un plebiscito: indicendo le primarie, ovviamente mette in conto la possibilità che il proprio candidato non sia il preferito. Ma anche in quel caso, si impegna per il candidato vincente.
Certi elettori di Pisapia, qualora avesse vinto Boeri, avrebbero fatto lo stesso? Non lo sapremo mai, personalmente spero di sì.

Chi pensa che le primarie siano una resa dei conti o un modo per "fare un dispetto al PD", e che le usa in questo modo, è un triste ometto inqualificabile. E il risultato del primo turno delle amministrative lo conferma.

In tutto ciò, devo ringraziare un esponente del PD Lombardo. L'ho criticato spesso, spessissimo, quasi sempre. E non me ne sono mai pentito. Ma diamo a cesare quel che è di cesare: questa vittoria è anche merito suo. Parlo di Pippo Civati. Grazie Ciwati, anche per questa campagna efficacissima.

Ora, parliamo dei Grillini Milanesi. Il MoVimento 5 Stelle non ha sfondato, a Milano. Neanche dopo il tristissimo tentativo di un hacker grillino infiltrato di far credere che il PD New York sostenesse Mattia Calise, o dopo il patetico endorsement di Adinolfi (e del suo settimanale-per-snob-trentenni, "The Daily Week") al ventenne grillino.

E' arrivato appena al 3%. Una sconfitta, sia per Beppe Grillo e i suoi "son tutti uguali" (e i suoi "Vendola rottinculo -o busòn, se preferite-") sia per Mario Adinolfi, che a quanto pare c'azzecca solo nel poker -e forse neanche lì- e per i talebani giovanilisti che pensa di rappresentare.

D'altronde, è comunque inquietante il fatto che il 3% degli elettori voterebbe come SINDACO DI MILANO un tipo che nel curriculum della sua candidatura si presenta così: "Iscritto al secondo anno di Scienze politiche all’università Statale, è cintura nera di karate e batterista e ama il web. Fedelissimo seguace del comico genevose, sta facendo campagna elettorale soprattutto su internet, Calise ha iniziato a fare politica sui banchi del liceo Macchiavelli di Pioltello dove era rappresentate degli studenti".

Come dice un mio amico, è da prendere a calci nei denti lui e tutti quelli che lo appoggiano e lo votano.

Ora, so che tutti parlano di trionfo di Grillo e del grillismo, ma non ne sarei così sicuro. Col suo dire "Moratti e Pisapia pari sono", Grillo si è inimicato molta gente. I grillini stessi sono indecisi: il loro Leader e Guru dice di astenersi, mentre persino Mattia Calise tenderebbe a votare Pisapia.
Inoltre, se i voti dei grillini mancassero al ballottaggio e garantissero così la vittoria della Moratti, i grillini verrebbero sempre più ostracizzati ed evitati come la peste. E le loro giustificazioni ai tempi della vittoria di Cota in Piemonte non servirebbero più.

Ora speriamo bene per il ballottaggio. Già hanno cominciato a mobilitare i tifosi del Milan con una lettera (tutto vero). Ho appena scoperto che lo slogan del PDL è Forza Milano (ok, i meno maliziosi non la capiranno). E non è uno scherzo.

Bologna.
Grillini al 10%, nella loro roccaforte (speriamo che ora inizino a diventare responsabili). Una vittoria qui e una sconfitta a Milano. Sommate, dimostrano che il risultato grillino a queste elezioni è...BOH? Non la vittoria di cui tutti parlano, di sicuro. Ma sicuramente meglio del Terzo Polo, che con questa politica "dei due forni" (alias "della puttana politica") non solo hanno rotto le palle a me, ma anche agli elettori, che non li hanno premiati granchè. Ininfluenti o inaffidabili, finchè non seguono una linea chiara e precisa, non andranno da nessuna parte. A Milano, per dire, manco riescono ad essere gli aghi della bilancia. Con che faccia poi i loro leader criticano il berlusconismo, se poi si alleano con i rappresentanti locali dell'odiato cavaliere? Se Fini e Bocchino vogliono acquisire credibilità, devono costringere Rutelli e Casini a una svolta. O staccare FLI dall'abbraccio mortale con UdC e Api.
Ma torniamo al dato di Bologna.

Allora, intanto siamo passati al primo turno, ed è già una grossa soddisfazione.
In secundis, nel 2009 il candidato del centrosinistra, Del Bono si era fermato al primo turno al 49% circa (vincendo poi al ballottaggio).
E non dimentichiamo le dimissioni di Del Bono, il Cinzia-Gate e il lungo periodo di commissariamento.
Roba che avrebbe dovuto consegnare la città alla destra. E invece...
Una vittoria, quindi. Inaspettata anche questa.
Al contrario di...

Napoli.
Dunque, dunque, dunque. Ci sarebbero libri da scrivere, su queste elezioni a Napoli.
Iniziamo con Luigi De Magistris.
Vi stupirò, ma io all'inizio lo stimavo.
Anni fa lui e Clementina Forleo erano diventati delle star, ma a differenza della Forleo lui sembrava molto più competente e soprattutto più accorto, meno propenso a lanciare accuse complottiste e a sparare fregnacce.
Col tempo, inutile dirlo, si è rovinato.
A cominciare da quando si è candidato per l'IdV. Ricordo ancora una vecchia puntata di Annozero, dove De Magistris enunciava le sue proposte per risolvere il problema rifiuti: raccolta differenziata, in sostanza. "Ok, quello per evitare che si producano nuovi rifiuti: e per quelli che già ci sono, come fai?", replicò Roberto Castelli, costringendolo a farfugliare risposte inconcludenti e ad usare la supercazzola.
Cioè, DeMagì, in pratica stai facendo sembrare competente uno come CASTELLI. Castelli, santodio.

In seguito, Luigi ha dato svariati motivi per far pesantemente dubitare della sua bravura come politico.
Il modo ipocrita con cui si è fatto beffe del codice etico dell'IdV (che, in quanto rinviato a giudizio, gli imponeva di dimettersi) e il modo con cui poi si è scagliato contro Di Pietro (che ingrato, e dire che Tonino lo aveva difeso, sulla storia del codice etico che "va interpretato caso per caso") non gli han certo fatto onore.
Così come i suoi ultimi proclama elettorali sono stati francamente imbarazzanti.
 Però fino a pochi mesi fa lo vedevo come un buon sindaco di Napoli. Magari con una giunta moderata attorno che gli togliesse le castagne dal fuoco nel risolvere i problemi concreti con un programma sensato.
Però poi si è tirato indietro. Per poi rimettersi in gioco troppo tardi.
Come interpretare la sconfitta di Morcone?
Morcone era una persona seria, preparata, che si è beccata un mucchio di accuse ingiuste da parte di quella sorta di Alberto Tomba in toga.
De Magistris, se vuole vincere al ballottaggio, lo farà coi voti di quelli che fino a ieri ha chiamato "apparato corrotto": ha dato anche ai vendoliani di SEL dei bassoliniani: vecchi clientelari ammuffiti, solo perchè non votavano lui, bensì Morcone. Quando si tratta di maturità. Vedi se riesci a vincere ora, Luigino.

Ovviamente De Magistris, con tutte le sue pecche, è sempre meglio di un Lettieri sponsorizzato da COSENTINO. Un voto contro i cosentiniani è necessario, specie dopo che il PdL è riuscito a salvare Nicola Cosentino in Parlamento.

Chiariamoci: la sconfitta della sinistra a Napoli era annunciata: dopo anni di Bassolino (che ha fatto anche grandi cose e che ora sta vivendo una seconda giovinezza -un po' come il rinato Fassino- ma che per troppo tempo ha fatto associare il suo nome a "Monnezza&Malgoverno") e della Iervolino (anche lei coi suoi alti e bassi), un calo era endemico. Non solo: ricordiamo anche il casino delle primarie del PD.
Hanno avuto un doppio effetto negativo: da un lato hanno dato l'idea di un PD Campano marcio fino al midollo (e chissà che non sia vero?), dall'altro hanno creato molti scontenti.
Come dice infatti Diego "Zoro" Bianchi: "Ma candidare Cozzolino, anche in virtù del fatto che le colpe di quelle primarie nessuno ha più voluto accertarle, sarebbe stato così scandaloso per il Pd? Sarebbe andato meglio o peggio di Morcone?" e poi ancora "Ipotesi: un bel po' di quelli che alle primarie hanno votato Cozzolino, non necessariamente camorristi o cinesi, incazzati per l'annullamento delle primarie hanno preferito votare De Magistris anziché il candidato ufficiale del Pd."

In effetti non gli darei tutti i torti. Quindi suvvia, non possiamo neanche lamentarci più di tanto.
Però dai, magari De Magistris ha intercettato i voti di coloro che mai e poi mai avrebbero votato il csx dopo gli ultimi sfaceli. Quindi chissà, magari ci ha salvato le chiappe.


Torino.
 
Piero Fassino, che dire? Che nell'ultimo tempo, a giudicare da voci di corridoio, molti lo davano per bollito. Tant'è che, si dice, volevano anche sconsigliargli di candidarsi.
Io stesso temevo che a Torino ci fosse un "effetto Rutelli", come ci fu a Roma, ai tempi della conquista di Roma da parte di Alemanno.

Ma quelle stesse persone che lo davano per bollito, in seguito, hanno ammesso di essersi sbagliate.
O meglio: forse bollito lo era effettivamente diventato, nel prolungato soggiorno a Roma. Ma il ritorno a Torino, a detta di tutti, è stato per Fassino un ritorno alle origini: è tornato il Fassino di molti anni fa, quando tutti lo giudicavano una delle risorse più brillanti del centrosinistra italiano. Ha ricominciato da capo, è ripartito da zero, con umiltà.
Ha vinto contro tutti coloro che lo accusavano di essere "vecchio" e di essere stato votato da "elettori vecchi" alle primarie (peccato che gli elettori vecchi contro i quali tuonano siano gli stessi che elessero Chiamparino, che i ggggiovani lucasofriani adorano), contro tutti coloro che lo criticavano per la candidatura di La Ganga, contro tutti quelli che PER ANNI gli rinfacciavano (e chissà per quanto gli rinfacceranno) il famigerato "abbiamo una banca?". Una vittoria della buona politica contro l'antipolitica.
Ora, se solo iniziasse ad esser meno subalterno a Marchionne e meno propenso a proporre politiche sul respingimento degli immigrati libici degne di un Leghista, sarebbe perfetto.





Morale: chi vuol capire capisca, ma queste elezioni dettano la linea al centrosinistra per le future politiche nazionali. L'effetto-grillo alla fine ha semplicemente unito PD e SEL contro il nemico comune, invece di dividerli o di danneggiarli entrambi.
Chissà, forse si può ancora sperare.


venerdì 5 novembre 2010

Uno schifoso giglio sulla costa (a.k.a. Schifidus: garantiamo o giustiziamo?)

Come sanno tutti quelli che mi conoscono, io sono un bipolare. Un indeciso cronico.
Weltroni, se sapesse della mia esistenza, gioirebbe: sono l'incarnazione del suo "ma anche".
Detto questo, io adoro prendere posizioni precise ed evitare di fare il cerchiobottista: mica scrivo sul Corriere, io.
Vi spiego rapidamente il mio disagio: da qualche mese leggo con molto interesse i blog di due giornalisti, Francesco Costa e Alessandro Gilioli.
Sono due personaggi diversissimi: il primo è un membro dei famigerati "iMille" (sì, quelli che poi son diventati i Piombini, coi vari Scalfarotto/Alicata/Civati ecc ecc), iper-garantista. Il secondo è un giornalista de L'Espresso, iper-giustizialista.
Io mi trovo esattamente in mezzo tra le loro due visioni. Ok, diciamo che balzo con disinvoltura da un giacobinismo che scandalizzerebbe Travaglio a un'ascetica attesa del terzo grado di giudizio in versione "se non vedo (la sentenza) non credo" che farebbe invidia a San Tommaso. Da qui il mio problema. (Tenete a mente Costa e Gilioli, li recupero più avanti nel post.)

La pietra dello scandalo, ultimamente, si chiama Renato Schifani. Schifani, sì, quello che aveva il riportino in testa finchè Berlusconi non gli ha ordinato "tagliati 'sto riportino, stai meglio pelato" (e non sto scherzando).
Quello che, quando era capogruppo dei senatori di Forza Italia, coordinava i fischi e i cori vergognosi contro Rita Levi Montalcini, senatrice a vita del Governo Prodi (e anche contro Scalfaro, mi sa).
Quello che è stato fischiato (e accusato di essere mafioso) a Torino e che si è lamentato del fatto, dimenticandosi di essere stato il primo, in passato, a difendere le contestazioni a Prodi (due pesi e due misure, insomma).
Ora, l'unica cosa certa è che Schifani è uno stronzo una pessima persona.
La questione riguarda il suo presunto sodalizio con Cosa Nostra.
Un conto sono le opinioni personali, un altro sono i fatti accertati penalmente rilevanti e le sentenze.
Per dire, se mi chiedete "ma TU, onestamente, dentro di te, pensi che Schifani abbia legami poco chiari con la Mafia?", io rispondo come fece una mia amica alla domanda "hai mai praticato sesso anale?": "Non rispondo". Insomma, ci siamo capiti, strizzatina d'occhio, e così via.

Nel caso specifico, Alessandro Gilioli e l'Espresso svelano che in passato Schifani difese un mafioso e che ce l'ha tenuto nascosto per 27 anni.
Francesco Costa fa un'obiezione sensata: dunque secondo quel ragionamento "una persona imputata o condannata per determinati reati non ha diritto ad avere un avvocato difensore? Oppure all’idea che il reato dell’imputato o condannato si estende automaticamente al suo avvocato, e quindi l’avvocato dell’imputato per truffa è un truffatore, quello dell’imputato per mafia è un mafioso, quello dell’imputato per corruzione è un corrotto, eccetera?"
Insomma: in uno stato di diritto anche un mafioso ha diritto a un avvocato. Questo rende l'avvocato mafioso di default? Insomma: riteniamo giusto che persino i mafiosi abbiano un avvocato? Ok, ma allora poi non possiamo trattarli (gli avvocati che riteniamo giusto esistano) come persone necessariamente disoneste o dalla condotta immorale.

Gilioli ribatte: un tizio che non è trasparente sul suo passato di avvocato di mafia non può ambire a cariche istituzionali.
Ma il punto è questo: essere stato "l'avvocato di una persona accusata di mafia/l'avvocato di un mafioso" è diverso da essere stato "avvocato di mafia".
Il termine "avvocato di mafia"/"avvocato della mafia" che Gilioli continua ad utilizzare ha un significato ben preciso, molto diverso da "un avvocato che ha difeso un mafioso". "Avvocato di mafia" è chi ha con la mafia un rapporto stretto, di collaborazione, che difende i mafiosi IN QUANTO mafiosi, perchè sono suoi sodali.

Gilioli, da bravo giornalista qual è, non può giocare con le parole in questo modo.
Schifani, da avvocato civilista, in un’occasione (quasi trent'anni fa) difese Giovanni Bontate (membro della famiglia Bontate, di cui faceva parte Stefano Bontate, boss mafioso dell'epoca) dal sequestro dei beni (legge Rognoni-Latorre). Ciò ne fa un'avvocato di mafia?
ATTENZIONE: non sto dicendo che non lo sia, dico che non è da questo che si può capirlo.

Marco Travaglio in passato ci fece notare come Schifani, nel 1979 entrò in società (Sicula Brokers) con un tizio che sarebbe stato poi arrestato per mafia. Sarebbe stato arrestato diciannove anni dopo, però.
Con questo che voglio dire? Che 19 anni prima, quando era in affari con Schifani, non era ancora mafioso?
Che, se pure fosse stato mafioso, Schifani non poteva saperlo e quindi è sicuramente innocente?
NO. Quel che voglio dire è che NON POSSIAMO SAPERLO CON CERTEZZA.

DOPPIO EPIC FAIL, inoltre, per Gilioli, che cerca di fare paragoni con la civile America ("un politico americano si sarebbe dimesso, nella stessa situazione!", dimenticando però che lì i pm sono eletti dal popolo, come volevano Ciancimino e Cosa Nostra. Inoltre, per dimostrare che non si parla di aspetti penali, ma di questioni di etica/morale/opportunità/trasparenza, ecco che partorisce la frase del mese:

"Hai presente quando in America, tipo, chiedono a un candidato presidente se si è mai fatto un spinello, se la domenica va in chiesa, se mangia carne di cavallo?"

Ecco. Io eviterei di fare paragoni simili, rimpiangendo di non trovarmi in un paese dove non posso candidarmi se mi piace la carne di cavallo e se la domenica non vado a messa. E dove fumarsi una canna è più grave che apprezzare la pena di morte.

Questo è quanto, gente. Ritengo Schifani un disprezzabile, abietto individuo, indegno di ricoprire la seconda carica dello Stato. Ma non è con scoop simili che ce lo toglieremo dalle palle.

lunedì 11 ottobre 2010

Nobody fucks with the Cricket


Ti chiami Claudio Fava.
Sei uno scrittore e un giornalista fatto e finito, noto per le numerose inchieste sulla mafia [1] e attuale europarlamentare di Sinistra & Libertà. E scrivi su un blog del Fatto Quotidiano.
Nei commenti ai tuoi post sei sempre osannato e ricoperto di elogi, specie se i suddetti post consistono nello sparare sull’odiato PD -cosa che ti rende ammirevole di default per (gl)i (e)lettori, almeno sul Fatto, a giudicare dai vari blog presenti-.
Un giorno, però, decidi di avanzare una timidissima critica verso Beppe Grillo e il suo Movimento 5 Stelle.


Quasi milleseicento commenti.
Il 99% dei commentatori, gli stessi che prima ti ricoprivano di lodi sperticate, ora ti si avventano contro con una violenza inaudita.
In soldoni, ti danno del venduto, del politicastro dell’apparato (La Casta! La Casta!) che viene pagato coi soldi dei contribuenti.
Ma non solo: oltre a dare del servo a un uomo che ha lottato per gran parte della sua vita adulta contro la mafia, osano anche dire che sfrutti il nome di tuo padre (Giuseppe Fava, ucciso dalla mafia), mangiandoci su.
Ecco cosa succede quando pesti i piedi a Beppe Grillo, ciccio. Se giochi al gioco di Grillo, devi accettare le sue regole. I non ortodossi non sono ammessi.

Ed è solo l’inizio. Si parla tanto delle divisioni del PD, ma se Atene piange, Sparta non ride.

QUI c’è la mini-rivolta contro Giulia Innocenzi.
Figlia di un albergatore umbro, studentessa alla Luiss, ex giovane di Alleanza Nazionale, ex Radicale [2], candidata da Pannella alle primarie dei Giovani Democratici (la giovanile del PD) [3]. Dopo la sconfitta e un provino al Grande Fratello 9 [4], è diventata la nuova pupilla di Santoro ad Annozero, e cura anch’essa un blogghino sul sito del Fatto Quotidiano. Anche lì, numerosi articoli al vetriolo contro il partito dalle cui primarie giovanili fu trombata.
Finchè non si scopre che fa parte anche lei del PD. Ergo, è una Nemica.

E non finisce qui. C’eravamo tanto amati…Grillo e Vendola passano dalla luna di miele alla luna di fiele:

Grillo, Gennaio 2010:
“Ho parlato al telefono con Nicki Vendola. Mi ha dato la sua parola che l’acquedotto pugliese, il più grande d’Europa, sarà pubblico nella proprietà e nella gestione (quindi dei cittadini) se lui verrà eletto presidente di Regione. E che, con una sua Giunta, per costruire centrali nucleari in Puglia sarà necessario l’uso dei carri armati da parte del Governo. Vendola ha rilasciato un’intervista per il blog. Il MoVimento a 5 Stelle non si presenta alle elezioni pugliesi e, quindi, mi sento di sostenere Vendola contro il Pdl di Berlusconi e l’alleanza del Pdmenoelle di D’Alema con Casini-Caltagirone che candida Boccia. Vendola sa che in Rete non si può mentire e che le sue parole dovranno trasformarsi in fatti. Domenica 24 gennaio si terranno le Primarie tra Vendola e Boccia, l’”Uomo per me di D’Alema”. Con Vendola i pugliesi hanno una possibilità, con Boccia la certezza della distruzione del territorio e dell’esproprio dell’acqua pubblica. D’Alema si è presentato in Puglia per esercitare la sua nefasta influenza come “fratello maggiore”, lui è come Caino, fratello maggiore di Abele, che ha schierato il Pdmenoelle contro Vendola. Il giudizio negativo di D’Alema per Vendola è il miglior riconoscimento possibile. Una medaglia da appuntare al petto. La battaglia dell’acqua è solo al suo inizio. La vinceranno i cittadini con l’elmetto. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure”.

Vendola, Settembre 2010:
«La risposta di Grillo mi sembra molto semplificata, perché fa politica ma non distingue dentro la politica; e poi la politica fatta con il tono di Savonarola, con l’indice puntato, non dà possibilità al dialogo, è un monologo che a volte è virulento, che coglie dappertutto elementi di complotto e di congiura.
Viviamo in un mondo assediato dai fondamentalismi, che sono l’idea che ci possa essere una risposta ipersemplificata, al limite della superstizione, con il rifiuto del terreno dell’alleanza, della mediazione, della parola compromesso, non di quelli illeciti ma di punti di equilibrio necessari.
Per guardare anche agli elementi di crisi e alle prospettive di futuro, non bastano contumelie o semplificazioni urlate, ci vuole una complessa cultura del cambiamento. La destra ha vinto anche perché ha stimolato una sorta di plebeismo culturale, noi per poter costruire l’alternativa abbiamo bisogno di ingentilire il linguaggi ma anche di irrobustire il pensiero».

Subito dopo inizia l'offensiva del Fatto con l'articolone anti-vendola (inciucista! papista! berluschino! inquinatore!).
Tra l’altro in quell’articolo citano l’affaire Vendola-Don Verzè (fatevi un favore e leggetevelo, è molto interessante e mette le cose sotto una nuova luce...anche se Vendola continua a piacermi, badabèn!), fino ad allora ignorato dal Fatto Quotidiano…almeno finchè Vendola non ha osato dire qualcosa che a Grillo non piaceva (su eolico e termovalorizzatori, ad esempio). Ed ecco che magicamente se ne ricordano.

E per non farla troppo lunga evito di citarvi nel particolare i vari De Magistris contro Di Pietro, Di Pietro contro Barbato, IdV contro SEL, Grillini Non Ortodossi contro Sonia Alfano, le quattro (4!!!) correnti del Popolo Viola in lotta fra loro e in rotta con il “popolo” di Micromega (con Flores D’Arcais che accusa i Viola di esser preda di un “settarismo autoreferenziale”), e così via.

Cosa abbiamo imparato oggi, miei piccoli Puffi?

Che il Grande Movimento Anti-PD Italiano, quello che dovrebbe presentare la candidatura "di rottura" che faccia le scarpe a Bersani che annienti l'"apparato dirigenziale fallimentare del PD"  si presenta ultra-diviso. I Papi Stranieri (Di Pietro, De Magistris, Grillo, Vendola) sono in lotta fra loro e si faranno mancare i rispettivi voti. L’essere “antipiddini” non è, chiaramente, un collante sufficiente a tenere tutti uniti.

Oh, poi se mi convincono di avere più chance di vincere di Bersani, ben venga, eh! Anche perché per Vendola provo molta simpatia e stima, malgrado le mie (saltuarie e schizofreniche) perplessità.

Note:
[1] Ve vojo riccontà ‘n fatto: chi scrive ha presenziato alla presentazione di un libro di Claudio Fava (che stimo e apprezzo) sulla mafia. C’era anche Marco Travaglio, di cui finalmente posso rivelarvi il segreto che tutti volevano svelare: si fuma le Camel Light da 20, quelle blu.
Giunta l’ora delle domande dal pubblico, un par de rigazzetti s’è arzato e s’è messo a fare una filippica a Travaglio per le sue parole su Israele, Sionismo e Palestina. Li guardai: finalmente avevo visto dal vivo i Barnardiani. I seguaci zombie di Paolo Barnard ritengono che quest’ultimo sia l’unica vera voce dell’informazione “scomoda”, e che quelli come Travaglio e financo Milena Gabanelli di Report siano in realtà “al soldo dei potenti” fingendo di essere indipendenti. Questi poteri forti sarebbero, secondo i complottisti più esagitati, il Nuovo Ordine Mondiale (una cabala criminale che mira al controllo del pianeta, i cui membri, stringi stringi, sono “gli ebbbrei” e “le bbbanche”). Ma del Signoraggio e dei pazzi esaltati che ne parlano ci scriverò un post sopra, in futuro. Vi basti sapere che purtroppo il grillismo genera anche mostri simili (che gli si ritorcono contro, incontrollabili), e non voglio fare il banale citando la massima del “più puro che ti epura”, quindi diciamo che ci sono guerre fra poveri, nicchie all’interno della nicchia che rivendicano con orgoglio: “sono PIU’ SCOMODO di te, il mio impegno è PIU’ GROSSO del tuo”. Cooomunque, ho origliato la conversazione dei due ragazzi barnardiansignoraggisti, finito l’incontro. In pratica si lamentavano del fatto che si erano dovuti sorbire un’ora o due di discorsi sulla mafia, quando loro erano lì esclusivamente per berciare contro Travaglio sulle sue idee sulla Palestina.
Eh già. Che noia la mafia. E’ inutile parlare di mafia, già già, specie quando ci sono altri problemi.
QUESTI sono i Barnardiani.
Che poi, alla fin fine, quel che Travaglio pensa di politica estera sono pure affari suoi, dato che esulano dall’argomento dell’incontro: se ne discuta quando è il caso, no? Io difendo il diritto di Travaglio di sparare cazzate e bestialità: quando lo fa, lo critico. Se ne può lamentare solo qualcuno che lo ritenga un guru infallibile che debba sempre pensarla al 100% come lui. Ma io non darei del guru a nessuno, ergo…

[2] Ok, “ex” un par di palle: mi risulta abbia ancora la doppia tessera, dei Radicali e del PD. Magari sbaglio.

[3] Con tanto di video propagandistico, courtesy of Claudio Lazzaro, l’autore di Nazirock

[4] Pare fosse una provocazione. Non che sia riuscita granchè. Un’altra versione sostiene che quel provino fosse valido anche per Che tempo fa e Mattino 5.