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venerdì 3 dicembre 2010
Piccola buffona (a.k.a. le regole valgono solo per gli altri)
Si chiama Federica Fabbretti e fa la fisioterapista.
Fan di Luigi De Magistris, da qualche anno milita nel movimento delle Agende Rosse di Salvatore Borsellino (fratello di Paolo) e fino a poco tempo fa viveva nel totale anonimato.
Finchè non riesce a trovare l'occasione per avere il suo minutino di gloria, complice un ignaro Piero Fassino.
Che accade?
Semplice: sul web inizia a spopolare un video (sponsorizzato immantinente dal Fatto Quotidiano, of course) dove Fassino, circondato da una folla imbufalita di agendine rosse invasate (che lo accusano di "non dire in tv che Berlusconi corrompe magistrati"), sbrocca e se ne va.
Federica può quindi urlare la sua indignazione per "i politici lontani dalla gente e dal paese reale", che "è spocchioso e non guarda le persone negli occhi", che "Di Pietro invece è fico perchè sa parlare coi giovani, sa farsi capire e sa dire le cose in faccia (= urlare mafiosofascistapiduista)". E, soprattutto, che lei la Costituzione Italiana ce l'ha "nel cuore".
Il che sarebbe bello e incoraggiante in qualsiasi altra situazione...se non fosse che ormai blaterare di Costituzione (e Pertini/Berlinguer/questionemorale/eccecc) è diventato una moda, perchè "fa figo", anche se i suoi recenti fan non l'hanno neanche letta (o capita).
Fassino, per carità, si è rivelato totalmente incapace di gestire una situazione del genere. Gli è mancata la capacità di reggere alle provocazioni e di saper reagire e gestire la situazione. Lungi da me l'idea di difenderlo (seppure le accuse mossegli fossero pretestuose e quello fosse un palese trappolone).
Come dice un mio amico, quel video "Ci mostra la vera, attuale spaccatura tra sinistra e mondo reale, che non si concretizza soltanto in leader più o meno capaci, ma in cittadini indignati che non riescono a concretizzare la loro rabbia e passione in una spinta politica seria e non contraddittoria.
Fassino sbaglia nel rispondere, ma quei ragazzi sbagliano a domandare. Si comportano come una folla inferocita, come gente che ha già capito tutto, senza usare la possibilità che hanno di parlargli per un vero dialogo costruttivo sui problemi e le strategie da contrapporre."
Ma torniamo a noi: la Fabbretti ormai è famosa, specie per aver sparato contro il malvagio PD e i suoi nefandi dirigenti. Salvatore Borsellino elogia "Federica la piccola/grande" con una storia strappalacrime.
Pertanto, da fisioterapista attivista, viene subito promossa sul campo a "giornalista" del Fatto Quotidiano, nella sua versione online.
In realtà scrive a quattro mani con Martina Di Gianfelice, sua amichetta delle agendine rosse: che vi devo dire, evidentemente da sola non ce la faceva a scrivere.
"Ok, l'abbiamo capito, ti sta sulle palle a pelle". E invece no. Semplicemente, non ho mai tollerato la disonestà intellettuale e i doppiopesismi. Ma andiamo con ordine.
Carlo Vulpio, giornalista, critica De Magistris, idolo della Fabbretti, reo di aver votato a favore del ritorno del nucleare in Europa (semplificando molto). "Federica la piccola" tuona contro Vulpio: "che schifo!", "tu pugnali De Magistris alle spalle!", "De Magistris è una speranza per l'Italia, è dalla nostra parte! Farà anche degli errori, ma in buona fede!". Se si critica una persona onesta come De Magistris, aggiunge, allora tanto vale lasciare l'Italia alle varie Iva Zanicchi.
Cioè, in pratica usa la stessa giustificazione traballante di chi si lamenta delle critiche al PD ("così si aiuta Berlusconi"). Solo che se lo fa lei va bene.
E ora passiamo al fatto che mi ha convinto a scrivere questo post: vi ricordate della storia di Luigi De Magistris rinviato a giudizio? Vi ricordate del famigerato codice etico dell'IdV, che imporrebbe a De Magistris di autosospendersi dal partito (e/o di dimettersi da europarlamentare)?
Ne ho già parlato in passato, in questo blog. Ho menzionato le motivazioni balorde e insensate portate da Di Pietro e De Magistris per far sì che LdM, in via eccezionale, non si dimettesse. Ho citato le sacrosante critiche a questo ragionamento incoerente, portate avanti con coerenza da Travaglio e dalla Forleo. Così come la difesa complottistica di Sonia Alfano.
Ora tocca a Federica Fabbretti: cosa si inventerà per difendere il suo beniamino?
E' presto detto:
1) la Piccola (scusate se cito solo lei trascurado la Gianfelice: aggiungete mentalmente anche il suo nome, tiè) si fida di lui perchè ha "gli amici giusti" (Travaglio e la Forleo) e "i nemici giusti" (Berlusconi e co.). Peccato che Travaglio e la Forleo sono proprio coloro che han chiesto a DeMagistris di essere onesto e di dimettersi.
2) Segue la struggente storia del primo incontro tra Federica e Martina, il tenero particolare di DeMagistris appisolato su un sedile del pulmino, l'occhio della madre, gli stivali dei soldati, la carrozzella del bambino ecc ecc. Mi hanno convinto: è troppo puccioso. Difendiamolo.
3) E' stato rinviato a giudizio per "abuso di atti d'ufficio", e in pratica le due tizie dicono che è un reato del menga e quindi 'sticazzi. Suggerisco di aggiungere questo criterio al Codice Etico dell'IdV.
4) Eh sì, in uno Stato ideale si sarebbe dovuto dimettere, ma l'Italia non è uno Stato ideale. Questa giustificazione è puro genio. In pratica, siccome personaggi ben peggiori son rimasti impuniti, allora manco lui dovrebbe essere punito. Uno degli argomenti più berlusconiani mai visti. Finalmente Bassolino, Loiero e De Luca possono rivendersi quest'argomentazione forte contro il grillino di turno.
5)Qui c'è la poesia pura: il rinvio a giudizio è stato disposto da un pubblico ministero e accolto da un giudice. Sia Berlusconi che De Magistris se ne sbattono. Qual è la differenza tra i due, allora, si chiedono le piccole?
Semplice: FINORA De Magistris risulta incensurato, è stato FINORA sempre assolto e non ha neanche dovuto pagare dei giudici per arrivare a questo risultato.
Le geniette non capiscono che semmai di queste cose si tiene conto per le ATTENUANTI, non per formulare il giudizio. 'Sticazzi se una persona ha il passato immacolato.
6)"Non è corretto aggirare il codice etico quando fa comodo, ma il codice etico va adattato alle situazioni e ai casi". Spiegatemela, mi sembra tanto una supercazzola (ciao, Mario...).
7)"Chi decide la linea di demarcazione nei vari casi tra legge burocratica e giustizia?" Le due non lo sanno: sanno solo che far autosospendere o dimettere DeMagistris "non sarebbe giustizia". Oh, ci fidiamo, eh?
8)Qui si raggiunge l'inarrivabile: De Magistris viene paragonato a Orwell e Gramsci. Cito testualmente:
<<Antonio Gramsci finì sotto processo durante il regime mussoliniano. Nessuno, dei sostenitori di Gramsci, si sarebbe mai sognato di chiedergli le dimissioni.
George Orwell diceva: “nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”. A volte, se sei in Italia, diventa anche un atto potenzialmente portatore di rinvii a giudizio, se non di vere e proprie condanne. Che ne dite, facciamo autosospendere anche George Orwell?>>
Buffo che abbiano menzionato proprio loro due:
-che Gramsci preferì finire in carcere piuttosto che espatriare (come gli veniva fortemente consigliato).
-Orwell era anche e soprattutto quello che nella Fattoria degli Animali diceva: "tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri". Brave, avete fatto autogol. EPIC FAIL.
Sono uguali a coloro che dichiarano di disprezzare. Anzi, sono peggio, perchè sono pure ipocriti e incoerenti.
Cavilli, distinguo, arrampicate sugli specchi, tirare in ballo presunti complotti come scusa per non seguire la legge, doppiopesismo a favore di chi pare a loro, regole che si applicano per i nemici e si interpretano per gli amici...
Per una che sosteneva di avere la Costituzione nel cuore (ma che non vuol rispettare neanche il codice etico di un partito), s'è rivelata una delusione bell'e buona.
Chissà quanto è "vicina alla gente e al paese reale" lei, ora.
POST SCRIPTUM: I COMMENTI
A)Vincenzo De Luca era rinviato a giudizio per fatti del tutto discutibili, ma per Il Falso Quotidiano era già un delinquente, un corrotto, un pericoloso criminale, un Totò Riina.
De Magistris viene rinviato a giudizio dalla stessa procura di Salerno, ma è onesto e puro, quindi è innocente, quindi non deve dimettersi e anzi deve violare il codice etico del suo partito, che lui stesso ha sottoscritto.
Esempio calzante. Il codice etico dell'IdV probabilmente è sbagliato, e forse non è detto che un politico debba SEMPRE dimettersi se rinviato a giudizio. Ma mica gliel'ho imposto io, 'sto codice etico.
B)c’era bisogno di cotanto panegirico per difendere De Magistris? le persone basta guardarle negli occhi e quelli di Antonio Borghesi hanno un non so che di viscido ,tipo serpente
C)Può bastare guardare negli occhi una persona per capire se è una persona per bene.
AHAHAHAHAHAHAHHAHAHAH!!! Genio!
Secondo 'sti due tizi, De Magistris ha ragione e Borghesi, collega dell'IdV che lo critica, ha torto. Perchè? PERCHE' HA LETTO LA VERITA' NEI LORO OCCHI.
Lombroso was right.
E ora fissiamo tutti attentamente gli occhi di Travaglio (che a differenza di Borghesi non può essere accusato di essere un ex leghista) e della Forleo, su!
E su questa nota, chiudo. Ognuno si faccia la sua idea. Anzi no, fatevi la mia idea, ve lo ordino.
Buonsempre.
martedì 16 novembre 2010
Alzo timidamente il ditino
Sono state fatte delle primarie a Milano, qualcuno ha vinto e qualcuno ha perso.
Il candidato di Vendola ha battuto il candidato del PD. Embè? Mi sembra pacifico.
Ribadisco: le primarie servono anche a questo. Le primarie sono un modo per chiedere "suggerimenti" ai cittadini, a renderli partecipi delle decisioni del partito e per permettere loro di "correggerle" in corsa.
E sono stati quelli del PD ha usare per primi le primarie (scusate per l'allitterazioni/figura etimologica/comecavolosichiama). Non mi pare che Vendola o Di Pietro siano stati eletti mediante primarie aperte a tutti, all'interno del loro partito (nel caso di Vendola è più che normale: non ci sono correnti eretiche, S&L è di per sè una corrente unitaria).
Quindi le primarie, quale ne sia l'esito, sono un'invenzione del PD, una sua conquista.
Già il fatto stesso di fare le primarie implica che si metta in conto la possibilità di perdere.
Altrimenti stiamo parlando di primarie farsa, un po' come quella che elesse Walt segretario del PD.
E una volta finite le primarie, il candidato vincente viene legittimato a guidare la coalizione. E solo così può essere sostenuto convintamente da tutti gli altri ex-candidati.
Capisco che prendere a schiaffi il PD sempre e comunque sia uno sport apprezzato e poco faticoso, ma suvvia: se non si fanno le primarie, il PD ha paura. Se si fanno le primarie, DEVONO essere per forza vinte dal PD (e quindi sono primarie farsa). Si decidessero.
L'UNICA cosa che mi preoccupa (e che deve preoccupare TUTTI, vendoliani compresi) è la scarsissima affluenza. Raccolgo una testimonianza di un amico(il forumista Tom Strong): "Quattro anni fa il seggio delle primarie del centro sinistra era una sede dei DS, e c'era la fila per entrare. Quest'anno la sede era una galleria d'arte, e non c'era nessuna fila. Pisapia ha vinto con poco più di 25.000 voti. In una città di 1.300.000 abitanti. Le primarie se le sono filate solo quelli di sinistra che minimamente si interessano di politica. Che sono un'elite esigua. Questo dopo che per settimane sui giornali e nelle affissioni ha furoreggiato la campagna elettorale."
Questo è un dato che deve far riflettere, più delle pugnette su Vendola che lancia un'OPA sul PD.
Nel frattempo, distratti dal tiro al PD, non vorrei che vi perdeste queste perle: nell'IdV volano stracci.
Luigi De Magistris è stato rinviato a giudizio. Marco Travaglio, coerentemente con la sua visione eticopoliticomorale, gli intima di dimettersi. De Magistris gli risponde con la supercazzola: “Devo avere paura? Mi devo fermare se trovo un giudice che mi dà torto? Devo arrestare la mia lotta politica se incrocio un giudice pavido o corrotto? Che faccio, se incontro l’ingiustizia del sistema mi debbo sospendere e attendere gli eventi? No, caro Marco, ho già pagato troppo. Ne ho parlato con Di Pietro e abbiamo convenuto che applicare in modo formalista e burocratico il codice etico che si riferisce ad altri contesti e vicende significa proprio fare da sponda a quel sistema che si vuole abbattere”.
Sempre per tornare alla massima secondo la quale la legge (o in ogni caso la propria intransigenza) si applica per i nemici e si interpreta per gli amici (e per se stessi): in alcuni casi, secondo Di Pietro e De Magistris, il codice etico è "formalista e burocratico" e quindi non va applicato. Ovviamente sono Luigino e Tonino a decidere quali sarebbero queste fantomatiche circostanze. Si sa, le regole son relative e valgono sempre per gli altri.
Sonia Alfano insorge e si lagna del "fuoco amico" contro lei e De Magistris: i due sarebbero "scomodi" e "qualcuno" (nello specifico Antonio Borghesi, di cui la Alfano cita con nonchalance il curriculum, strizzando l'occhiolino al lettore quando scrive "deputato IdV ex leghista" -in grassetto, non fosse mai che qualcuno si distrae). "La prossima sarò io?", si chiede la Sonia.
Bene. Se le dava tanto fastidio un ex leghista nell'IdV, perchè l'han fatto entrare nel partito? E soprattutto, diventa un "ex leghista" solo ora che la attacca? Prima, quando stava zitto e buono, andava bene?
E a che serve avere un codice etico se poi puoi aggirarlo con le eccezioni?
Inoltre la Alfano fa i dovuti distinguo tra Americo Porfidia (dimessosi, come dice Borghesi, quando venne iscritto nel registro degli indagati) e De Magistris ("Porfidia è iscritto nel registro degli indagati per favoreggiamento della camorra! E' indegno citarlo come esempio!" o qualcosa del genere). Ma un conto è essere solo iscritti nel registro degli indagati, un altro è essere proprio rinviati a giudizio.
Pensiamo anche al governo:
La battuta del giorno (ok, di ieri) è di Maurizio Lupi, ciellino del PdL: "Con quale criterio Fini prenderà delle decisioni alla Camera dei deputati? Come presidente della Camera o come leader politico? Chi deciderà nelle prossime settimane se affrontare le discussioni sulla mozione di sfiducia o di fiducia al governo? Chi decide ha l'oggettività dell'interesse dei cittadini? L'intera Camera è parziale o imparziale?" Ma LOL!
E ora, lo spettacolo.
Ben fatta la puntata di ieri di Vieni via con me: azzeccata l'idea dell'elenco dei valori di sinistra e di destra, incarnati rispettivamente da Bersani e da Fini. Un elenco di cosa dovrebbe essere, idealmente, riconoscersi in uno degli schieramenti. Al di là di luoghi comuni e di tatticismi politici.
-La sinistra è l’idea che se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli puoi fare davvero un mondo migliore per tutti.
-Ci sono beni che non si possono affidare al mercato: la salute, l’istruzione, la sicurezza.
-Il lavoro non è tutto ma questo può dirlo chi il lavoro ce l’ha.
-Se devo morire attaccato per mesi a mille tubi, non può deciderlo il Parlamento perchè un uomo resta uomo con la sua dignità anche nel momento della sofferenza e del distacco.
-La laicità è un modo per difendere la fede di ciascuno e garantire le convinzioni di ciascuno.
Stampa estera: Newsweek finalmente parla del mio grande nemico. Striscia La Notizia.
"Due uomini di mezz'età in piedi sotto i riflettori, uno fa penzolare da una cintura una treccia d'aglio dalla forma vagamente fallica. Una ragazza striscia sul pavimento, indosso ha un costume di paillette, la scollatura a V profondissima e un perizoma. Prende la treccia d'aglio in mano e se la strofina sul viso mentre l'altro conduttore - si legge sul settimanale - le dice 'dai, girati, fammi dare un'occhiata', e le tocca il sedere. Questo è il prime time in Italia. Una parata di temi pruriginosi, un'espressione del marciume evidente proprio ai vertici del governo, un riflesso del problema più profondo della società rispetto al ruolo delle donne. Una storia senza fine di modelle minorenni, escort a pagamento, ballerine del ventre marocchine che se la spassano con un 74enne presidente del Consiglio"
Vorrei argomentare, ma in sostanza a me Striscia la Notizia sta sul cazzo. Ecco.
E non per fare lo snob: da piccolino io Drive In e la Striscia con il cartone di Occhetto/Conte Dacula me li guardavo pure, tiè.PS: tò, mi trovo d'accordo con Cyvati. Direi sarcasticamente "oggi piove", ma in effetti sta piovendo da giorni, qui a Roma. Una sola precisazione: la linea c'è. E la linea (cito Marco2 dei commenti) è cambiare la legge elettorale, per evitare che il paese "torni nelle mani della P2".
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venerdì 5 novembre 2010
Uno schifoso giglio sulla costa (a.k.a. Schifidus: garantiamo o giustiziamo?)
Come sanno tutti quelli che mi conoscono, io sono un bipolare. Un indeciso cronico.
Weltroni, se sapesse della mia esistenza, gioirebbe: sono l'incarnazione del suo "ma anche".
Detto questo, io adoro prendere posizioni precise ed evitare di fare il cerchiobottista: mica scrivo sul Corriere, io.
Vi spiego rapidamente il mio disagio: da qualche mese leggo con molto interesse i blog di due giornalisti, Francesco Costa e Alessandro Gilioli.
Sono due personaggi diversissimi: il primo è un membro dei famigerati "iMille" (sì, quelli che poi son diventati i Piombini, coi vari Scalfarotto/Alicata/Civati ecc ecc), iper-garantista. Il secondo è un giornalista de L'Espresso, iper-giustizialista.
Io mi trovo esattamente in mezzo tra le loro due visioni. Ok, diciamo che balzo con disinvoltura da un giacobinismo che scandalizzerebbe Travaglio a un'ascetica attesa del terzo grado di giudizio in versione "se non vedo (la sentenza) non credo" che farebbe invidia a San Tommaso. Da qui il mio problema. (Tenete a mente Costa e Gilioli, li recupero più avanti nel post.)
La pietra dello scandalo, ultimamente, si chiama Renato Schifani. Schifani, sì, quello che aveva il riportino in testa finchè Berlusconi non gli ha ordinato "tagliati 'sto riportino, stai meglio pelato" (e non sto scherzando).
Quello che, quando era capogruppo dei senatori di Forza Italia, coordinava i fischi e i cori vergognosi contro Rita Levi Montalcini, senatrice a vita del Governo Prodi (e anche contro Scalfaro, mi sa).
Quello che è stato fischiato (e accusato di essere mafioso) a Torino e che si è lamentato del fatto, dimenticandosi di essere stato il primo, in passato, a difendere le contestazioni a Prodi (due pesi e due misure, insomma).
Ora, l'unica cosa certa è che Schifani èuno stronzo una pessima persona.
La questione riguarda il suo presunto sodalizio con Cosa Nostra.
Un conto sono le opinioni personali, un altro sono i fatti accertati penalmente rilevanti e le sentenze.
Per dire, se mi chiedete "ma TU, onestamente, dentro di te, pensi che Schifani abbia legami poco chiari con la Mafia?", io rispondo come fece una mia amica alla domanda "hai mai praticato sesso anale?": "Non rispondo". Insomma, ci siamo capiti, strizzatina d'occhio, e così via.
Nel caso specifico, Alessandro Gilioli e l'Espresso svelano che in passato Schifani difese un mafioso e che ce l'ha tenuto nascosto per 27 anni.
Francesco Costa fa un'obiezione sensata: dunque secondo quel ragionamento "una persona imputata o condannata per determinati reati non ha diritto ad avere un avvocato difensore? Oppure all’idea che il reato dell’imputato o condannato si estende automaticamente al suo avvocato, e quindi l’avvocato dell’imputato per truffa è un truffatore, quello dell’imputato per mafia è un mafioso, quello dell’imputato per corruzione è un corrotto, eccetera?"
Insomma: in uno stato di diritto anche un mafioso ha diritto a un avvocato. Questo rende l'avvocato mafioso di default? Insomma: riteniamo giusto che persino i mafiosi abbiano un avvocato? Ok, ma allora poi non possiamo trattarli (gli avvocati che riteniamo giusto esistano) come persone necessariamente disoneste o dalla condotta immorale.
Gilioli ribatte: un tizio che non è trasparente sul suo passato di avvocato di mafia non può ambire a cariche istituzionali.
Ma il punto è questo: essere stato "l'avvocato di una persona accusata di mafia/l'avvocato di un mafioso" è diverso da essere stato "avvocato di mafia".
Il termine "avvocato di mafia"/"avvocato della mafia" che Gilioli continua ad utilizzare ha un significato ben preciso, molto diverso da "un avvocato che ha difeso un mafioso". "Avvocato di mafia" è chi ha con la mafia un rapporto stretto, di collaborazione, che difende i mafiosi IN QUANTO mafiosi, perchè sono suoi sodali.
Gilioli, da bravo giornalista qual è, non può giocare con le parole in questo modo.
Schifani, da avvocato civilista, in un’occasione (quasi trent'anni fa) difese Giovanni Bontate (membro della famiglia Bontate, di cui faceva parte Stefano Bontate, boss mafioso dell'epoca) dal sequestro dei beni (legge Rognoni-Latorre). Ciò ne fa un'avvocato di mafia?
ATTENZIONE: non sto dicendo che non lo sia, dico che non è da questo che si può capirlo.
Marco Travaglio in passato ci fece notare come Schifani, nel 1979 entrò in società (Sicula Brokers) con un tizio che sarebbe stato poi arrestato per mafia. Sarebbe stato arrestato diciannove anni dopo, però.
Con questo che voglio dire? Che 19 anni prima, quando era in affari con Schifani, non era ancora mafioso?
Che, se pure fosse stato mafioso, Schifani non poteva saperlo e quindi è sicuramente innocente?
NO. Quel che voglio dire è che NON POSSIAMO SAPERLO CON CERTEZZA.
DOPPIO EPIC FAIL, inoltre, per Gilioli, che cerca di fare paragoni con la civile America ("un politico americano si sarebbe dimesso, nella stessa situazione!", dimenticando però che lì i pm sono eletti dal popolo, come volevano Ciancimino e Cosa Nostra. Inoltre, per dimostrare che non si parla di aspetti penali, ma di questioni di etica/morale/opportunità/trasparenza, ecco che partorisce la frase del mese:
"Hai presente quando in America, tipo, chiedono a un candidato presidente se si è mai fatto un spinello, se la domenica va in chiesa, se mangia carne di cavallo?"
Ecco. Io eviterei di fare paragoni simili, rimpiangendo di non trovarmi in un paese dove non posso candidarmi se mi piace la carne di cavallo e se la domenica non vado a messa. E dove fumarsi una canna è più grave che apprezzare la pena di morte.
Questo è quanto, gente. Ritengo Schifani un disprezzabile, abietto individuo, indegno di ricoprire la seconda carica dello Stato. Ma non è con scoop simili che ce lo toglieremo dalle palle.
Weltroni, se sapesse della mia esistenza, gioirebbe: sono l'incarnazione del suo "ma anche".
Detto questo, io adoro prendere posizioni precise ed evitare di fare il cerchiobottista: mica scrivo sul Corriere, io.
Vi spiego rapidamente il mio disagio: da qualche mese leggo con molto interesse i blog di due giornalisti, Francesco Costa e Alessandro Gilioli.
Sono due personaggi diversissimi: il primo è un membro dei famigerati "iMille" (sì, quelli che poi son diventati i Piombini, coi vari Scalfarotto/Alicata/Civati ecc ecc), iper-garantista. Il secondo è un giornalista de L'Espresso, iper-giustizialista.
Io mi trovo esattamente in mezzo tra le loro due visioni. Ok, diciamo che balzo con disinvoltura da un giacobinismo che scandalizzerebbe Travaglio a un'ascetica attesa del terzo grado di giudizio in versione "se non vedo (la sentenza) non credo" che farebbe invidia a San Tommaso. Da qui il mio problema. (Tenete a mente Costa e Gilioli, li recupero più avanti nel post.)
La pietra dello scandalo, ultimamente, si chiama Renato Schifani. Schifani, sì, quello che aveva il riportino in testa finchè Berlusconi non gli ha ordinato "tagliati 'sto riportino, stai meglio pelato" (e non sto scherzando).
Quello che, quando era capogruppo dei senatori di Forza Italia, coordinava i fischi e i cori vergognosi contro Rita Levi Montalcini, senatrice a vita del Governo Prodi (e anche contro Scalfaro, mi sa).
Quello che è stato fischiato (e accusato di essere mafioso) a Torino e che si è lamentato del fatto, dimenticandosi di essere stato il primo, in passato, a difendere le contestazioni a Prodi (due pesi e due misure, insomma).
Ora, l'unica cosa certa è che Schifani è
La questione riguarda il suo presunto sodalizio con Cosa Nostra.
Un conto sono le opinioni personali, un altro sono i fatti accertati penalmente rilevanti e le sentenze.
Per dire, se mi chiedete "ma TU, onestamente, dentro di te, pensi che Schifani abbia legami poco chiari con la Mafia?", io rispondo come fece una mia amica alla domanda "hai mai praticato sesso anale?": "Non rispondo". Insomma, ci siamo capiti, strizzatina d'occhio, e così via.
Nel caso specifico, Alessandro Gilioli e l'Espresso svelano che in passato Schifani difese un mafioso e che ce l'ha tenuto nascosto per 27 anni.
Francesco Costa fa un'obiezione sensata: dunque secondo quel ragionamento "una persona imputata o condannata per determinati reati non ha diritto ad avere un avvocato difensore? Oppure all’idea che il reato dell’imputato o condannato si estende automaticamente al suo avvocato, e quindi l’avvocato dell’imputato per truffa è un truffatore, quello dell’imputato per mafia è un mafioso, quello dell’imputato per corruzione è un corrotto, eccetera?"
Insomma: in uno stato di diritto anche un mafioso ha diritto a un avvocato. Questo rende l'avvocato mafioso di default? Insomma: riteniamo giusto che persino i mafiosi abbiano un avvocato? Ok, ma allora poi non possiamo trattarli (gli avvocati che riteniamo giusto esistano) come persone necessariamente disoneste o dalla condotta immorale.
Gilioli ribatte: un tizio che non è trasparente sul suo passato di avvocato di mafia non può ambire a cariche istituzionali.
Ma il punto è questo: essere stato "l'avvocato di una persona accusata di mafia/l'avvocato di un mafioso" è diverso da essere stato "avvocato di mafia".
Il termine "avvocato di mafia"/"avvocato della mafia" che Gilioli continua ad utilizzare ha un significato ben preciso, molto diverso da "un avvocato che ha difeso un mafioso". "Avvocato di mafia" è chi ha con la mafia un rapporto stretto, di collaborazione, che difende i mafiosi IN QUANTO mafiosi, perchè sono suoi sodali.
Gilioli, da bravo giornalista qual è, non può giocare con le parole in questo modo.
Schifani, da avvocato civilista, in un’occasione (quasi trent'anni fa) difese Giovanni Bontate (membro della famiglia Bontate, di cui faceva parte Stefano Bontate, boss mafioso dell'epoca) dal sequestro dei beni (legge Rognoni-Latorre). Ciò ne fa un'avvocato di mafia?
ATTENZIONE: non sto dicendo che non lo sia, dico che non è da questo che si può capirlo.
Marco Travaglio in passato ci fece notare come Schifani, nel 1979 entrò in società (Sicula Brokers) con un tizio che sarebbe stato poi arrestato per mafia. Sarebbe stato arrestato diciannove anni dopo, però.
Con questo che voglio dire? Che 19 anni prima, quando era in affari con Schifani, non era ancora mafioso?
Che, se pure fosse stato mafioso, Schifani non poteva saperlo e quindi è sicuramente innocente?
NO. Quel che voglio dire è che NON POSSIAMO SAPERLO CON CERTEZZA.
DOPPIO EPIC FAIL, inoltre, per Gilioli, che cerca di fare paragoni con la civile America ("un politico americano si sarebbe dimesso, nella stessa situazione!", dimenticando però che lì i pm sono eletti dal popolo, come volevano Ciancimino e Cosa Nostra. Inoltre, per dimostrare che non si parla di aspetti penali, ma di questioni di etica/morale/opportunità/trasparenza, ecco che partorisce la frase del mese:
"Hai presente quando in America, tipo, chiedono a un candidato presidente se si è mai fatto un spinello, se la domenica va in chiesa, se mangia carne di cavallo?"
Ecco. Io eviterei di fare paragoni simili, rimpiangendo di non trovarmi in un paese dove non posso candidarmi se mi piace la carne di cavallo e se la domenica non vado a messa. E dove fumarsi una canna è più grave che apprezzare la pena di morte.
Questo è quanto, gente. Ritengo Schifani un disprezzabile, abietto individuo, indegno di ricoprire la seconda carica dello Stato. Ma non è con scoop simili che ce lo toglieremo dalle palle.
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