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venerdì 6 aprile 2012

E Pippo Pippo non lo sa...

Sembrava una così brava persona...

Dopo la figuraccia del CossedduGate di cui parlavo nel post precedente, Pippo "l'ho detto prima io" Civati cerca di ricostruirsi un'immagine politica credibile. Legittimo, e anche giusto.
Lo fa con un post (due, se contiamo la versione per ilPost) dove, come suo solito, elenca le cose che -a suo dire- aveva detto per primo, come una Cassandra inascoltata.
Un post autoelogiativo e pieno di strizzatine d'occhio, pieno di "noi abbiamo detto questo" (noi chi? e a chi?) e "loro ci hanno risposto picche" (loro chi? quando gli è stato detto? quando hanno risposto?).

Caro Ciwati, chi avrebbe mai detto che la Lega era un interlocutore? Bersani ha anzi sempre fatto notare le ipocrisie e le ruberie della Lega di lotta e di governo, quella che tuona contro "Roma Ladrona" e poi magna insieme al resto della cricca (un esempio, ne ho preso uno a caso, basta saper usare google). Se si parla del fatto del parlare a chi vota Lega, quella è un'idea condivisa da tutte le anime del centrosinistra: da sempre si cerca di convincere chi ha votato qualcun altro (il progetto di Veltroni nel quale Civati credette non era proprio questo? Strappare gli imprenditori brianzoli a Bossi e Berlusconi?), altrimenti ci terremmo le nostre percentuali e bòn. Che poi io, da non politico, con gli elettori medi della Lega non ci prenderei manco un caffè, ma questo è un altro paio di maniche.
Chi è che non si è preparato al voto? Bersani, Vendola e Di Pietro lo erano già, i casini con lo spread che han reso il governo di emergenza una necessità sono arrivati dopo.
Il resto, per carità, sono tante belle parole e tanti buoni propositi, molti dei quali banalmente condivisibili.

Pippo Civati & Paolo Cosseddu/Popolino/il fake del fake


Ma soprattutto, Pippo, è un mal comune, che ci vuoi fare?

C'è stato chi, inascoltato, diceva che Veltroni era un venditore di fumo, che avrebbe portato il PD a sbattere contro il guard-rail.

C'è stato chi diceva che Chiamparino era un rinunciatario, che Marino non aveva sufficientemente seguito, che l'alleanza in nome del nuovismo fine a se stesso ma senza punti fermi non avrebbe portato a risultati solidi.

C'è stato chi diceva che di Matteo Renzi non ci si poteva fidare, che era un immenso bluff, che un'alleanza basata solo sul tema della rottamazione ma con divisioni enormi su QUALSIASI altro tema non avrebbe avuto futuro.

C'è stato chi diceva che "l'archi-star della società civilissima" Stefano Boeri non era il candidato ideale per le primarie di Milano, che forse era meglio qualcun altro per affrontare Pisapia (se non sostenere da subito Pisapia). E' più o meno il periodo in cui con Boeri ci prendevi il Cynar insieme.


C'è stato chi diceva di voler semplicemente riformare le Primarie (non togliere: ri-for-ma-re) per evitare casini, come puntualmente sono avvenuti a Napoli, Genova e Palermo, si è subito gridato allo scandalo ("Primarie libere e aperte per tutti! Primarie sempre e comunque!"). E noi si voleva semplicemente renderle meno schizofreniche.


C'è stato chi diceva che gli alfieri del rinnovamento fine a se stesso non erano affidabili, come s'è visto con Davide Faraone, prima accusato di voto di scambio, poi (dicono i giuovani riformisti) sostenitore di Leoluca Orlando (di cui diceva peste e corna) quando il risultato delle primarie non gli è piaciuto (ok, almeno lì Civati non s'è esposto).

C'è stato chi diceva che accusare i GD Catania di fare spot (in realtà innocui video per cazzeggio personale) che utilizzavano linguaggi associabili al gergo mafioso era una critica ingiusta e immotivata, soprattutto se proveniva da uno che fa un'iniziativa sui giovani del sud chiamandola "Quei bravi ragazzi"., che è un riferimento alla mafia (americana, però, che a noi gggiovani 2.0 l'America piace tanto) molto più di quanto non possa esserlo la citazione di un video-meme di internet con un panda.

C'è chi diceva che Paolo Cosseddu non era un tipo affidabile, e lo dicevano anche altri civatiani (ad esempio qui, e il resto nei link citati nel mio post precedente), ben prima che facesse il cretino con la storia del fake del fake del fake e dei ricattini andreottiani. Uno che sta danneggiando te e tutto il tuo gruppetto di Prossima Italia, per giunta censurando chiunque timidamente glielo faccia notare.

C'è chi diceva che prima di mandare messaggi di solidarietà a Martina Fake De Carli, bisognava intanto verificare se questi insulti ci fossero stati. E magari verificare di non essere amico di un fake che trolleggiava e insultava a destra e a manca.

Però a che serve, ora, dire "io l'avevo detto"?
E soprattutto, noi potremmo anche pensare che tu sia credibile, a proporti come alternativa.
Basta che ci sia coerenza, però. Per mesi, mesi e mesi ci hai martellato con la storia del riunire la direzione nazionale. Cito solo gli ultimi post più recenti: bisogna "aprire un dibattito nell'assemblea nazionale", quindi "basta discutere sui giornali, bisogna farlo nelle sedi preposte, magari in direzione", (bravo), che non si riunisce da 5 mesi e all'ultima assemblea non s'è votato nulla. Tocca "fare un congresso o perlomeno una direzione, che non si riunisce da 6 mesi". Infine, la direzione nazionale viene convocata. E' il momento della verità. Ci ammonisci sull'unanimismo ipocrita che ne verrà fuori (citando il lungimirante Popolino -sì, quello che gioca a fingersi un fake- assurto a guida, faro e vate). Dai, Pippo! Siamo carichissimi, siamo tutti con te! Stupiscici!!!
Ed ecco che alla fine fai il tuo discorso: un innocuo e tranquillissimo intervento sulla Lombardia.
TUTTO QUI? Dopo tutto questo hype???
Sia chiaro: da consigliere regionale quale sei, fare un intervento legato al tuo territorio di influenza è giustissimo, ed è quello che i dirigenti locali dovrebbero fare. Ma per uno che si è ritagliato un ruolo da (presunta) guida politica e da (presunto) opinion-leader e king-maker, è piuttosto deboluccio.

 Non è che così facendo tu riesca a farti la nomea dell'affidabile, né a smentire chi ti accusa di "gonfiare l’hype, organizzare mille iniziative e poi non partecipare o sostenere poco convinto e molto scettico il primo che passa affermando di essere il suo running mate senza che se ne accorga".

E anche il tuo ex-sodale Matteo Renzi non contribuisce a toglierci quest'impressione, allorché dopo essersi spacciato come colui che avrebbe spaccato il mondo, sparigliato i giochi, sfidato mediante primarie la leadership del PD, dell'intero centrosinistra e dell'Italia stessa...ha annunciato che nel 2014 si ricandiderà sindaco a Firenze. La Mozione Gnegnè e la Politica dei Quaquaraqua non ci appassionano, siamo fatti così.

"In politica alle volte ci si prende e a volte no, l’importante è quello che si costruisce. I grilli parlanti non servono." (Marquinho)

martedì 31 maggio 2011

Analisi della vittoria



Possiamo ritenerci tutti molto fortunati.
Quella di Milano è stata forse la peggiore campagna elettorale che il centrodestra potesse fare.
Tra le macchine del fango, l'accusare i figli dei magistrati uccisi dai terroristi di essere in combutta con gli assassini dei loro padri, l'utilizzare finti rom, finti punkabbestia cafoni, finti operai costruttori-di-moschee, finte aggressioni, la vergognosa fatwa a reti unificate di un Presidente del Consiglio in flagrante abuso di potere (e in evidente conflitto di interessi)...se avesse vinto la Moratti avrebbero di fatto sdoganato questo modo di fare e non avrebbero esitato a utilizzare sempre più spesso questi mezzucci osceni.

Milano è la fine del peggior tipo di berlusconismo, e la disfatta della Lega al Nord (compresa Novara, città di Cota) ridimensiona di molto la minaccia padana. Tranquilli, insomma: non finiremo in mano ai nazisti dell'Illinois.

Napoli, invece, è la fine del miracolo berlusconiano. Napoli era la grande scommessa di Berlusconi, l'uomo della provvidenza che avrebbe risolto il problema rifiuti. Napoli era la città che stava per diventare preda di Cosentino, il camorrista che mesi fa aveva beffato la legge dello Stato, grazie al vergognoso voto alla Camera per bloccare le indagini e negare l'uso delle intercettazioni che l'avrebbero inchiodato.
Napoli era la città che doveva passare di default alla destra, dopo gli errori di Bassolino e della Iervolino, dopo la faida Cozzolino-Ranieri che ha fatto annullare le primarie, dopo l'annunciato commissariamento del PD campano.
De Magistris , ora posso confermarlo, ha salvato le chiappe alla sinistra e a tutti i napoletani.
Fossi stato napoletano, l'avrei votato anche io. Certo non volentieri, anzi, visto che lo ritengo sostanzialmente un incompetente (e son curioso di sapere come risolverà il problema dei rifiuti a Napoli -quelli che già ci sono, si intente). Il motivo per cui tutto sommato l'avrei votato è ben spiegato in questo post di Francesco Costa.
Ora, se solo Mastella mantenesse la sua promessa, sarei ancor più contento.



Ha perso la Lega di "faranno persino guidare i tram agli stranieri", ha perso la camorra cosentiniana, ha perso il Sallusti di "i figli delle vittime difendono i carnefici", ha perso la Santanchè, ha perso Berlusconi, a tutti i livelli, ha perso la Lega, ha perso il Feltri de "La Mecca dei gay", ha perso la Moratti delle accuse infamanti senza possibilità di replica, ha perso il gruppo dei vari Red Ronnie, Iva Zanicchi, Massimo Boldi, Gigi D'Alessio, ha perso Lettieri che "subisce un autoattentato incendiario al comitato elettorale".
Ha perso Beppe Grillo, sempre più solo, sempre meno ascoltato anche dai suoi (i voti dimostrano che se ne sono fregati dei suoi "son tutti uguali" e hanno votato in massa per De Magistris e Pisapia).
Il Grillo che diceva "Pisapia è un vecchio 60enne, la Moratti vincerà sicuramente" (in un video oggi spammatissimo, accompagnato dalla frase di Grillo stesso: «Su internet quando uno dice una stronzata chiunque lo può sputtanare»). Lo stesso Grillo che rosica abbestia e si lagna della vittoria di Pisapia. Ma sono le farneticazioni di un anziano sempre più isolato, sempre più monologante (generalmente tramite video) e senza contraddittorio, che ripete stancamente le stesse cose, ma che viene ascoltato e seguito solo da pochi fanatici. Grillo come Bin Laden e Berlusconi, insomma.

Ha vinto il centrosinistra. Tutto il centrosinistra. Quindi anche il PD, che per numero di militanti e voti, per mobilitazione e per impegno non è stato secondo a nessuno, anzi. Ha dunque ottimi motivi per gioire.
In questo post viene ben spiegato quali sono stati gli errori che il csx NON ha fatto in questa tornata elettorale.Niente distinguo, niente "appoggio LDM solo se...", niente attention whores, niente sparate sui giornali. Nulla di tutto ciò. Anzi, tutti a lavorare sodo per far vincere De Magistris. Persino D'Alema (che ho molto apprezzato quando ha ammesso che stare lontani dal potere, a Napoli, ci farà solo che bene).

A sinistra siamo, da sempre, abituati alle analisi della sconfitta. Molto più rare sono le analisi della vittoria. Più rare ma molto più utili: non basta sapere cosa non funziona, ma bisogna scoprire anche e soprattutto quello che funziona e capire perchè si viene premiati.
L'analisi della vittoria è quella che al momento manca. Ma è comprensibile, non ci siamo abituati, e ora è anche giusto godersi la vittoria senza troppe pippe mentali.
Ma, come dice Prodi, "mezz'ora di festa e poi si torna al lavoro".

Cito dei miei amici. Il PD, in questa fase, non si accredita come forza trascinante, ma come forza propulsiva: porta voti, tanti, porta organizzazione e radicamento. Ma non crea leaders.
E non c'è niente di male: così si hanno tante ottime personalità che si mettono al servizio della gente e si avvicinano a essi.
Il PD è una macchina elettorale formidabile, capace di galvanizzare gli animi e di essere convincente, specie quando si usano le primarie.
Ecco, parliamo delle primarie. E' chiaro che non bisogna più avere paura delle primarie.
E' chiaro anche che, pur auspicando la fine dei leaderismi, nella società attuale servono delle persone capaci di interpretare la voglia di cambiare del Paese. E' chiaro che il centrosinistra si è di fatto già formato e ha dimostrato di saper essere unito. Manca solo il leader, e Bersani dovrebbe scendere definitivamente in campo, facendosi legittimare dallo strumento più adatto: le primarie.
Non dovrebbe temere il risultato delle votazioni: Romano Prodi in persona l'ha incoronato ("Bersani leader del centrosinistra? Lo è già, e dopo oggi lo sarà anche di più").
Si può giustamente osteggiare la visione leaderistica dei partiti, ma ci sarà tempo per cambiare le cose: facciamo i conti con l'Italia di ora. E ora i leader servono.

Ce la possiamo fare.

giovedì 19 maggio 2011

E' scoccata l'Ora Icchese? (a.k.a. i miei 2 cent sulle Amministrative)



 Allora.
Lo so che non ve ne frega un cazzo di quel che penso il mio parere è ridondante in mezzo all'accozzaglia di analisi della vittoria (non ci siamo abituati, forse dovremmo chiamarla "analisi della diversamente sconfitta", così ci sentiamo a casa) che son fiorite ultimamente.

Basta un blog, un po' di tempo libero e chiunque può trasformarsi nel Paolo Mieli della situazione.
E PUFF! Siamo tutti opinionisti di spessore.

Ma andiamo con ordine.







Milano.
No, non me l'aspettavo, in effetti. Speravo nel ballottaggio, certo, ma temevo la vittoria della Moratti al primo turno.
"Ma ha fatto un clamoroso autogol con la storia del furto d'auto!". No, non l'ha fatto, secondo me. Dal punto di vista della comunicazione, anzi, ha fatto una cosa geniale: ha insinuato il dubbio.
Da quel momento in poi, tutti gli indecisi si saran fatti qualche domanda sul passato di Pisapia. E non importa che le accuse fossero false: a parte che pochi avrebbero avuto voglia e tempo di verificare, l'importante era mettere la pulce nell'orecchio. Anche perchè l'elettorato di riferimento della Moratti, diciamocelo, è quello che è.

Eppure Pisapia ha vinto con un distacco IMMENSO. Circa 6-7 punti di vantaggio. Se il grillino si fosse alleato con lui avrebbe già superato il 51%. Grazie Beppe, eh.
Non solo: ora come ora, se votassero pressochè gli stessi di questa tornata, Pisapia vincerebbe anche qualora il Terzo Polo si alleasse con la Moratti.

D'altro canto, l'exploit della Moratti, se non ha -secondo me- spostato voti al primo turno, potrebbe -stavolta sì- aver prodotto un autogol al ballottaggio: i terzopolisti hanno pesantemente attaccato la Moratti, avvicinandosi a Pisapia; i Grillini, dal canto loro, dopo ciò forse hanno un po' rivisto la loro politica del "sono tutti uguali", e potrebbero votare per il Csx al ballottaggio.

Ora, quelli in malafede dicono "è una sconfitta del PD e una vittoria di Vendola".
Mh. Allora mi spiegassero, costoro, come mai il PD ha preso più del 28% e S&L poco più del 4%.
La verità è che Milano è (anche e soprattutto) una vittoria del PD. E anche di Boeri (sconfitto alle primarie contro Pisapia), che ha preso uno svario di preferenze.

Quelli che dicono così sono i peggiori nemici delle Primarie, o comunque quelli che non han capito nulla del loro significato.
In questo periodo, in cui i sondaggi sono raramente attendibili, le Primarie sono la migliore forma di sondaggio che si potesse sperare. Un modo per chiedere suggerimenti all'elettorato, per correggersi in corsa.
Le primarie non si fanno per confermare il candidato ufficiale del PD. Quelle sono primarie-farsa, come quelle di Prodi e Veltroni. Il PD non vuole un plebiscito: indicendo le primarie, ovviamente mette in conto la possibilità che il proprio candidato non sia il preferito. Ma anche in quel caso, si impegna per il candidato vincente.
Certi elettori di Pisapia, qualora avesse vinto Boeri, avrebbero fatto lo stesso? Non lo sapremo mai, personalmente spero di sì.

Chi pensa che le primarie siano una resa dei conti o un modo per "fare un dispetto al PD", e che le usa in questo modo, è un triste ometto inqualificabile. E il risultato del primo turno delle amministrative lo conferma.

In tutto ciò, devo ringraziare un esponente del PD Lombardo. L'ho criticato spesso, spessissimo, quasi sempre. E non me ne sono mai pentito. Ma diamo a cesare quel che è di cesare: questa vittoria è anche merito suo. Parlo di Pippo Civati. Grazie Ciwati, anche per questa campagna efficacissima.

Ora, parliamo dei Grillini Milanesi. Il MoVimento 5 Stelle non ha sfondato, a Milano. Neanche dopo il tristissimo tentativo di un hacker grillino infiltrato di far credere che il PD New York sostenesse Mattia Calise, o dopo il patetico endorsement di Adinolfi (e del suo settimanale-per-snob-trentenni, "The Daily Week") al ventenne grillino.

E' arrivato appena al 3%. Una sconfitta, sia per Beppe Grillo e i suoi "son tutti uguali" (e i suoi "Vendola rottinculo -o busòn, se preferite-") sia per Mario Adinolfi, che a quanto pare c'azzecca solo nel poker -e forse neanche lì- e per i talebani giovanilisti che pensa di rappresentare.

D'altronde, è comunque inquietante il fatto che il 3% degli elettori voterebbe come SINDACO DI MILANO un tipo che nel curriculum della sua candidatura si presenta così: "Iscritto al secondo anno di Scienze politiche all’università Statale, è cintura nera di karate e batterista e ama il web. Fedelissimo seguace del comico genevose, sta facendo campagna elettorale soprattutto su internet, Calise ha iniziato a fare politica sui banchi del liceo Macchiavelli di Pioltello dove era rappresentate degli studenti".

Come dice un mio amico, è da prendere a calci nei denti lui e tutti quelli che lo appoggiano e lo votano.

Ora, so che tutti parlano di trionfo di Grillo e del grillismo, ma non ne sarei così sicuro. Col suo dire "Moratti e Pisapia pari sono", Grillo si è inimicato molta gente. I grillini stessi sono indecisi: il loro Leader e Guru dice di astenersi, mentre persino Mattia Calise tenderebbe a votare Pisapia.
Inoltre, se i voti dei grillini mancassero al ballottaggio e garantissero così la vittoria della Moratti, i grillini verrebbero sempre più ostracizzati ed evitati come la peste. E le loro giustificazioni ai tempi della vittoria di Cota in Piemonte non servirebbero più.

Ora speriamo bene per il ballottaggio. Già hanno cominciato a mobilitare i tifosi del Milan con una lettera (tutto vero). Ho appena scoperto che lo slogan del PDL è Forza Milano (ok, i meno maliziosi non la capiranno). E non è uno scherzo.

Bologna.
Grillini al 10%, nella loro roccaforte (speriamo che ora inizino a diventare responsabili). Una vittoria qui e una sconfitta a Milano. Sommate, dimostrano che il risultato grillino a queste elezioni è...BOH? Non la vittoria di cui tutti parlano, di sicuro. Ma sicuramente meglio del Terzo Polo, che con questa politica "dei due forni" (alias "della puttana politica") non solo hanno rotto le palle a me, ma anche agli elettori, che non li hanno premiati granchè. Ininfluenti o inaffidabili, finchè non seguono una linea chiara e precisa, non andranno da nessuna parte. A Milano, per dire, manco riescono ad essere gli aghi della bilancia. Con che faccia poi i loro leader criticano il berlusconismo, se poi si alleano con i rappresentanti locali dell'odiato cavaliere? Se Fini e Bocchino vogliono acquisire credibilità, devono costringere Rutelli e Casini a una svolta. O staccare FLI dall'abbraccio mortale con UdC e Api.
Ma torniamo al dato di Bologna.

Allora, intanto siamo passati al primo turno, ed è già una grossa soddisfazione.
In secundis, nel 2009 il candidato del centrosinistra, Del Bono si era fermato al primo turno al 49% circa (vincendo poi al ballottaggio).
E non dimentichiamo le dimissioni di Del Bono, il Cinzia-Gate e il lungo periodo di commissariamento.
Roba che avrebbe dovuto consegnare la città alla destra. E invece...
Una vittoria, quindi. Inaspettata anche questa.
Al contrario di...

Napoli.
Dunque, dunque, dunque. Ci sarebbero libri da scrivere, su queste elezioni a Napoli.
Iniziamo con Luigi De Magistris.
Vi stupirò, ma io all'inizio lo stimavo.
Anni fa lui e Clementina Forleo erano diventati delle star, ma a differenza della Forleo lui sembrava molto più competente e soprattutto più accorto, meno propenso a lanciare accuse complottiste e a sparare fregnacce.
Col tempo, inutile dirlo, si è rovinato.
A cominciare da quando si è candidato per l'IdV. Ricordo ancora una vecchia puntata di Annozero, dove De Magistris enunciava le sue proposte per risolvere il problema rifiuti: raccolta differenziata, in sostanza. "Ok, quello per evitare che si producano nuovi rifiuti: e per quelli che già ci sono, come fai?", replicò Roberto Castelli, costringendolo a farfugliare risposte inconcludenti e ad usare la supercazzola.
Cioè, DeMagì, in pratica stai facendo sembrare competente uno come CASTELLI. Castelli, santodio.

In seguito, Luigi ha dato svariati motivi per far pesantemente dubitare della sua bravura come politico.
Il modo ipocrita con cui si è fatto beffe del codice etico dell'IdV (che, in quanto rinviato a giudizio, gli imponeva di dimettersi) e il modo con cui poi si è scagliato contro Di Pietro (che ingrato, e dire che Tonino lo aveva difeso, sulla storia del codice etico che "va interpretato caso per caso") non gli han certo fatto onore.
Così come i suoi ultimi proclama elettorali sono stati francamente imbarazzanti.
 Però fino a pochi mesi fa lo vedevo come un buon sindaco di Napoli. Magari con una giunta moderata attorno che gli togliesse le castagne dal fuoco nel risolvere i problemi concreti con un programma sensato.
Però poi si è tirato indietro. Per poi rimettersi in gioco troppo tardi.
Come interpretare la sconfitta di Morcone?
Morcone era una persona seria, preparata, che si è beccata un mucchio di accuse ingiuste da parte di quella sorta di Alberto Tomba in toga.
De Magistris, se vuole vincere al ballottaggio, lo farà coi voti di quelli che fino a ieri ha chiamato "apparato corrotto": ha dato anche ai vendoliani di SEL dei bassoliniani: vecchi clientelari ammuffiti, solo perchè non votavano lui, bensì Morcone. Quando si tratta di maturità. Vedi se riesci a vincere ora, Luigino.

Ovviamente De Magistris, con tutte le sue pecche, è sempre meglio di un Lettieri sponsorizzato da COSENTINO. Un voto contro i cosentiniani è necessario, specie dopo che il PdL è riuscito a salvare Nicola Cosentino in Parlamento.

Chiariamoci: la sconfitta della sinistra a Napoli era annunciata: dopo anni di Bassolino (che ha fatto anche grandi cose e che ora sta vivendo una seconda giovinezza -un po' come il rinato Fassino- ma che per troppo tempo ha fatto associare il suo nome a "Monnezza&Malgoverno") e della Iervolino (anche lei coi suoi alti e bassi), un calo era endemico. Non solo: ricordiamo anche il casino delle primarie del PD.
Hanno avuto un doppio effetto negativo: da un lato hanno dato l'idea di un PD Campano marcio fino al midollo (e chissà che non sia vero?), dall'altro hanno creato molti scontenti.
Come dice infatti Diego "Zoro" Bianchi: "Ma candidare Cozzolino, anche in virtù del fatto che le colpe di quelle primarie nessuno ha più voluto accertarle, sarebbe stato così scandaloso per il Pd? Sarebbe andato meglio o peggio di Morcone?" e poi ancora "Ipotesi: un bel po' di quelli che alle primarie hanno votato Cozzolino, non necessariamente camorristi o cinesi, incazzati per l'annullamento delle primarie hanno preferito votare De Magistris anziché il candidato ufficiale del Pd."

In effetti non gli darei tutti i torti. Quindi suvvia, non possiamo neanche lamentarci più di tanto.
Però dai, magari De Magistris ha intercettato i voti di coloro che mai e poi mai avrebbero votato il csx dopo gli ultimi sfaceli. Quindi chissà, magari ci ha salvato le chiappe.


Torino.
 
Piero Fassino, che dire? Che nell'ultimo tempo, a giudicare da voci di corridoio, molti lo davano per bollito. Tant'è che, si dice, volevano anche sconsigliargli di candidarsi.
Io stesso temevo che a Torino ci fosse un "effetto Rutelli", come ci fu a Roma, ai tempi della conquista di Roma da parte di Alemanno.

Ma quelle stesse persone che lo davano per bollito, in seguito, hanno ammesso di essersi sbagliate.
O meglio: forse bollito lo era effettivamente diventato, nel prolungato soggiorno a Roma. Ma il ritorno a Torino, a detta di tutti, è stato per Fassino un ritorno alle origini: è tornato il Fassino di molti anni fa, quando tutti lo giudicavano una delle risorse più brillanti del centrosinistra italiano. Ha ricominciato da capo, è ripartito da zero, con umiltà.
Ha vinto contro tutti coloro che lo accusavano di essere "vecchio" e di essere stato votato da "elettori vecchi" alle primarie (peccato che gli elettori vecchi contro i quali tuonano siano gli stessi che elessero Chiamparino, che i ggggiovani lucasofriani adorano), contro tutti coloro che lo criticavano per la candidatura di La Ganga, contro tutti quelli che PER ANNI gli rinfacciavano (e chissà per quanto gli rinfacceranno) il famigerato "abbiamo una banca?". Una vittoria della buona politica contro l'antipolitica.
Ora, se solo iniziasse ad esser meno subalterno a Marchionne e meno propenso a proporre politiche sul respingimento degli immigrati libici degne di un Leghista, sarebbe perfetto.





Morale: chi vuol capire capisca, ma queste elezioni dettano la linea al centrosinistra per le future politiche nazionali. L'effetto-grillo alla fine ha semplicemente unito PD e SEL contro il nemico comune, invece di dividerli o di danneggiarli entrambi.
Chissà, forse si può ancora sperare.


martedì 16 novembre 2010

Alzo timidamente il ditino


Scusate, dove sta il problema?
Sono state fatte delle primarie a Milano, qualcuno ha vinto e qualcuno ha perso.

Il candidato di Vendola ha battuto il candidato del PD. Embè? Mi sembra pacifico.
Ribadisco: le primarie servono anche a questo. Le primarie sono un modo per chiedere "suggerimenti" ai cittadini, a renderli partecipi delle decisioni del partito e per permettere loro di "correggerle" in corsa.
E sono stati quelli del PD ha usare per primi le primarie (scusate per l'allitterazioni/figura etimologica/comecavolosichiama). Non mi pare che Vendola o Di Pietro siano stati eletti mediante primarie aperte a tutti, all'interno del loro partito (nel caso di Vendola è più che normale: non ci sono correnti eretiche, S&L è di per sè una corrente unitaria).
Quindi le primarie, quale ne sia l'esito, sono un'invenzione del PD, una sua conquista.

Già il fatto stesso di fare le primarie implica che si metta in conto la possibilità di perdere.
Altrimenti stiamo parlando di primarie farsa, un po' come quella che elesse Walt segretario del PD.
E una volta finite le primarie, il candidato vincente viene legittimato a guidare la coalizione. E solo così può essere sostenuto convintamente da tutti gli altri ex-candidati.
Capisco che prendere a schiaffi il PD sempre e comunque sia uno sport apprezzato e poco faticoso, ma suvvia: se non si fanno le primarie, il PD ha paura. Se si fanno le primarie, DEVONO essere per forza vinte dal PD (e quindi sono primarie farsa). Si decidessero.

L'UNICA cosa che mi preoccupa (e che deve preoccupare TUTTI, vendoliani compresi) è la scarsissima affluenza. Raccolgo una testimonianza di un amico(il forumista Tom Strong): "Quattro anni fa il seggio delle primarie del centro sinistra era una sede dei DS, e c'era la fila per entrare. Quest'anno la sede era una galleria d'arte, e non c'era nessuna fila. Pisapia ha vinto con poco più di 25.000 voti.  In una città di 1.300.000 abitanti. Le primarie se le sono filate solo quelli di sinistra che minimamente si interessano di politica. Che sono un'elite esigua. Questo dopo che per settimane sui giornali e nelle affissioni ha furoreggiato la campagna elettorale."
Questo è un dato che deve far riflettere, più delle pugnette su Vendola che lancia un'OPA sul PD.



Nel frattempo, distratti dal tiro al PD, non vorrei che vi perdeste queste perle: nell'IdV volano stracci.
Luigi De Magistris è stato rinviato a giudizio. Marco Travaglio, coerentemente con la sua visione eticopoliticomorale, gli intima di dimettersi. De Magistris gli risponde con la supercazzola: “Devo avere paura? Mi devo fermare se trovo un giudice che mi dà torto? Devo arrestare la mia lotta politica se incrocio un giudice pavido o corrotto? Che faccio, se incontro l’ingiustizia del sistema mi debbo sospendere e attendere gli eventi? No, caro Marco, ho già pagato troppo. Ne ho parlato con Di Pietro e abbiamo convenuto che applicare in modo formalista e burocratico il codice etico che si riferisce ad altri contesti e vicende significa proprio fare da sponda a quel sistema che si vuole abbattere”.
Sempre per tornare alla massima secondo la quale la legge (o in ogni caso la propria intransigenza) si applica per i nemici e si interpreta per gli amici (e per se stessi): in alcuni casi, secondo Di Pietro e De Magistris, il codice etico è "formalista e burocratico" e quindi non va applicato. Ovviamente sono Luigino e Tonino a decidere quali sarebbero queste fantomatiche circostanze. Si sa, le regole son relative e valgono sempre per gli altri.




Sonia Alfano insorge e si lagna del "fuoco amico" contro lei e De Magistris: i due sarebbero "scomodi" e "qualcuno" (nello specifico Antonio Borghesi, di cui la Alfano cita con nonchalance il curriculum, strizzando l'occhiolino al lettore quando scrive "deputato IdV ex leghista" -in grassetto, non fosse mai che qualcuno si distrae). "La prossima sarò io?", si chiede la Sonia.
Bene. Se le dava tanto fastidio un ex leghista nell'IdV, perchè l'han fatto entrare nel partito? E soprattutto, diventa un "ex leghista" solo ora che la attacca? Prima, quando stava zitto e buono, andava bene?
E a che serve avere un codice etico se poi puoi aggirarlo con le eccezioni?

Inoltre la Alfano fa i dovuti distinguo tra Americo Porfidia (dimessosi, come dice Borghesi, quando venne iscritto nel registro degli indagati) e De Magistris ("Porfidia è iscritto nel registro degli indagati per favoreggiamento della camorra! E' indegno citarlo come esempio!" o qualcosa del genere). Ma un conto è essere solo iscritti nel registro degli indagati, un altro è essere proprio rinviati a giudizio.



Pensiamo anche al governo:
La battuta del giorno (ok, di ieri) è di Maurizio Lupi, ciellino del PdL: "Con quale criterio Fini prenderà delle decisioni alla Camera dei deputati? Come presidente della Camera o come leader politico? Chi deciderà nelle prossime settimane se affrontare le discussioni sulla mozione di sfiducia o di fiducia al governo? Chi decide ha l'oggettività dell'interesse dei cittadini? L'intera Camera è parziale o imparziale?"  Ma LOL!




E ora, lo spettacolo.
Ben fatta la puntata di ieri di Vieni via con me: azzeccata l'idea dell'elenco dei valori di sinistra e di destra, incarnati rispettivamente da Bersani e da Fini. Un elenco di cosa dovrebbe essere, idealmente, riconoscersi in uno degli schieramenti. Al di là di luoghi comuni e di tatticismi politici.
Bersani ha detto "qualcosa di sinistra", ed è già una gran cosa, ora come ora. Il modo in cui l'ha detto, certo, lascia ancora a desiderare: deve lavorare sull'intonazione, sulle pause...è poco mediatico, come personaggio, il che può essere un bene o un male, a seconda dei punti di vista. Lo sguardo fisso sul foglio non va. Dovrebbe prendere qualche lezioncina per essere più accattivante, solo un tantinello.
Ma per il contenuto, applausi. Qualche stralcio:

-La sinistra è l’idea che se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli puoi fare davvero un mondo migliore per tutti.
-Ci sono beni che non si possono affidare al mercato: la salute, l’istruzione, la sicurezza.
-Il lavoro non è tutto ma questo può dirlo chi il lavoro ce l’ha.
-Se devo morire attaccato per mesi a mille tubi, non può deciderlo il Parlamento perchè un uomo resta uomo con la sua dignità anche nel momento della sofferenza e del distacco.
-La laicità è un modo per difendere la fede di ciascuno e garantire le convinzioni di ciascuno.


Stampa estera: Newsweek finalmente parla del mio grande nemico. Striscia La Notizia.
"Due uomini di mezz'età in piedi sotto i riflettori, uno fa penzolare da una cintura una treccia d'aglio dalla forma vagamente fallica. Una ragazza striscia sul pavimento, indosso ha un costume di paillette, la scollatura a V profondissima e un perizoma. Prende la treccia d'aglio in mano e se la strofina sul viso mentre l'altro conduttore - si legge sul settimanale - le dice 'dai, girati, fammi dare un'occhiata', e le tocca il sedere. Questo è il prime time in Italia. Una parata di temi pruriginosi, un'espressione del marciume evidente proprio ai vertici del governo, un riflesso del problema più profondo della società rispetto al ruolo delle donne. Una storia senza fine di modelle minorenni, escort a pagamento, ballerine del ventre marocchine che se la spassano con un 74enne presidente del Consiglio"

Vorrei argomentare, ma in sostanza a me Striscia la Notizia sta sul cazzo. Ecco.
E non per fare lo snob: da piccolino io Drive In e la Striscia con il cartone di Occhetto/Conte Dacula me li guardavo pure, tiè.






PS: tò, mi trovo d'accordo con Cyvati. Direi sarcasticamente "oggi piove", ma in effetti sta piovendo da giorni, qui a Roma. Una sola precisazione: la linea c'è. E la linea (cito Marco2 dei commenti) è cambiare la legge elettorale, per evitare che il paese "torni nelle mani della P2".

lunedì 15 novembre 2010

Sapessi com'è strano, seguire le primarie a Milano


Non vivo a Milano, quindi non ho molto da dire sulle primarie meneghine del csx.
Ha vinto Pisapia, il candidato di Vendola ex rifondarolo.
E ha perso Boeri, il candidato sponsorizzato dal PD, in particolar modo dai rottamatori (i piombini millini lucasofrini del Post e soprattutto l'ormai pluricitato -da me- Pippo Civati). I detrattori di Boeri sostengono che sia "un architetto che ha in mano mezza Milano". Insomma, una sorta di Letizia Moratti maschio e di sinistra. Tant'è che il sostegno a costui (con tanto di finta pubblicità del Cynar con Cyvati, che fa tanto gauche caviar) ha fatto storcere il naso a molti ciwatini della prima ora.

Cose da non fare: riempire i giornali dei prossimi giorni con articoloni polemici sul PD che non viene più seguito da nessuno, che sceglie candidati invisi alla società civile e così via. Ma ovviamente lo faranno tutti.
Altra cosa da non fare: non votare Pisapia per ripicca. Le primarie, per alcuni, sono accettabili e apprezzabili solo se vince il loro candidato. Basti pensare alla vittoria di Bersani alle primarie, spesso sminuita o dimenticata: d'altronde, se si vuole presentare Bersani come l'ammuffito apparato colluso e corrotto, ricordare che è stato scelto anche dalla società civile è controproducente.

ALTRO:
Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio, ha scritto l'altro giorno un articolo lucidissimo (sono serio) sull'attuale crisi di Berlusconi, elencando tutti gli errori di Berlusconi in 17 anni di vita politica. E lo scrive solo ora.
La metafora dei topi che abbandonano la nave che affonda l'avrete sentita fino alla noia, ma è sempre azzeccata.

Berlusconi, invece, auspica che si vada al voto solo per la Camera (dove non c'è la maggioranza) lasciando il Senato così com'è. Fammi capire, Silviuccio: dunque nel 2008 Prodi è stato un coglione, dato che avrebbe potuto tenersi la Camera e far votare solo per il Senato, giusto?

Ah, fatevi un favore, leggetevi anche quest'articolo di Eugenio Scalfari. Leggetelo, anche se siete tra quelli (a sinistra!!!) a cui viene l'orticaria a leggere Scalfari e il suo "giornale-partito".