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venerdì 27 maggio 2011
Il nome e la cosa: quel rifiuto di farsi chiamare "grillini"
Non lo sopportano proprio.
I militanti del MoVimento 5 Stelle non ci stanno, a farsi chiamare "grillini".
Quando i tg li definiscono così, lo ritengono addirittura un atto di censura, un modo per non fare pubblicità al nome del loro partito. Persino La Russa denuncia ciò, solidarizzando con loro in un patetico tentativo di ingraziarseli.
Ma non è solo questo il punto: a loro proprio non va giù che qualcuno evidenzi il loro cordone ombelicale con Grillo: quante volte avrete discusso con un militante del M5S, dal vivo o su facebook?
Quante volte vi avranno ripetuto fino allo sfinimento che "Noi non abbiamo nessun leader!!!!!1!!!11!!UNO!!!" "Noi non siamo grillini, siamo il movimento 5 stelle!!!!"?
Il fatto che dicano questo senza la benchè minima ironia, pur avendo magari come immagine del profilo su facebook la faccia di Beppe Grillo, la dice lunga.
Loro che si facevano chiamare "Amici di Beppe Grillo" o "Grilli Romani, Milanesi, ecc ecc", loro che come simbolo utilizzavano disegnini e fotomontaggi di Grillo, ora vogliono spacciarsi per indipendenti.
Beppe Grillo, dicono loro, non è il loro leader. Serve solo a "dar loro visibilità". Certo, come no.
Il fatto che ogni candidato del M5S debba essere "approvato" ufficialmente da Grillo è un caso.
E' sempre un caso che per dirimere la vergognosa questione dei candidati grillini in Emilia Romagna (dove i ras grillini tolgono il posto a una grillina che aveva preso un fracco di voti alle primarie, sostituendola con uno che aveva preso molti meno voti) si chieda l'intervento ufficiale di Beppe Grillo.
Ma facciamo finta di niente.
La replica dei Movimentini (Movimentati? cinquestellini? i 5 stelle? gli emmecinqueesse? em faiv es? quellidelmovimentocinquestelle?) generalmente, è questa: "Se voi ci chiamate grillini, allora vi dovremmo chiamare vendoliani o bersaniani, no? Non vi darebbe fastidio?".
Per quanto riguarda quelli di Sinistra Ecologia e Libertà, a onor del vero, sono già in molti a chiamali "vendoliani", e non c'è niente di male: S&L è a tutti gli effetti il comitato elettorale di Nichi Vendola, è come se fosse una grande corrente vendoliana. S&L nasce e finisce con Vendola, almeno per il momento. E' il grande vantaggio e il grande svantaggio di quel partito. Che io provi spesso molta simpatia per i vendoliani non mi impedisce di giudicare S&L per quel che è.
Per quanto riguarda i militanti PD, invece, definirli "bersaniani" è errato. Per due motivi.
-Il primo, inutile dirlo, sono le grandi divisioni del PD. Nel PD ci puoi trovare bersaniani, franceschiniani, mariniani, ex mariniani scissionisti, chiampariniani, civatiani, renziani, dalemiani, veltroniani, persino d'ubaldiani.
-Il secondo, invece, va aldilà di queste divisioni fra fazioni. Anche quando tutti i piddini parlano come un sol uomo, anche quando il Partito Democratico ritrova l'unità, anche in quel caso definire "bersaniani" i suoi membri è improprio.
Perchè il PD ha una cosa che ai grillini manca: la capacità di fare autocritica.
Se i grillini (e, in misura minore, i vendoliani) venerano il loro leader come una divinità incarnata, a prescindere da quel che dice, i piddini sanno essere molto obiettivi nei confronti dei loro capoccia, spesso opponendosi a loro, o criticandoli, anche in maniera aspra.
Anche i rappresentanti di una mozione (dalemiani, veltroniani, bersaniani ecc) son capacissimi di dire al loro leader di riferimento "ti sbagli", o di essere delusi da lui, o addirittura di cambiare fazione, cambiare idea, e così via.
Basti pensare a come i 5 samurai grillini hanno trattato Tony Troja e Massimo Merighi (fino ad allora osannati perchè critici nei confronti del PD) per aver "osato" fare un video musicale satirico su Grillo.
"Cari Merighi e Troja, quanto vi paga l'IdV per fare questi video?" (sì, l'IdV, un tempo foraggiata da Grillo&Casaleggio Associati, ora non gli serve più: hanno un loro partito autonomo, ormai, e frondisti iddivvini come Sonia Alfano)o anche "Cari Merighi e Troja, non è che vi rode il culo perchè non vi hanno fatto cantare al Woodstock 5 Stelle?" e altre carinerie simili.
Come dice Nonunacosaseria in questo splendido post, "Caro militante grillino, hai mai fatto mente locale sul fatto che un militante piddino – con tutti i suoi limiti e le sue arretratezze culturali – se il segretario del suo partito spara una cazzata non si arrampica sugli specchi per giustificare la gaffe, ma gli fa un culo così e, secondo come, potrebbe anche incazzarsi al punto di chiedere la convocazione di un congresso di partito?"
Come dice Giovanni Fontana in un altro bel post, "quando arrivano i grillini il livello di qualunque discussione crolla, e soprattutto c’è una difesa assoluta e dogmatica di qualunque cosa faccia Grillo, contro qualunque evidenza." e "gli elettori del PD sono fra gli unici che riconoscono gli errori dei proprî leader. È un po’ il concetto che c’è all’inizio di questa vignetta. Ci si arrabbiano, ci si scornano, e se qualcuno critica Bersani – o al tempo Veltroni, o chiunque altro – la risposta è quasi sempre «hai ragione, ma bisogna considerare anche quest’altro fatto», e quasi mai una difesa a oltranza di posizioni insostenibili".
Spero che il concetto sia chiaro.
Per cui, cari militanti del M5S, non lamentatevi troppo se vi definiscono "grillini": lo siete, sic et simpliciter.
Se volete che non vi definiscano così, dimostrate che non lo siete. Con le parole e coi fatti.
Grazie.
PS: Luca Sofri colpisce ancora.
Stavolta decide di dire la sua sulle elezioni amministrative.
Ovviamente boccia senza appello il PD.
Fassino non viene neanche menzionato: il vincitore delle elezioni torinesi, per Sofri, è Chiamparino. Che è un "frondista", un ribelle, un oppositore della maggioranza. Il fatto che Fassino provenga da questa maggioranza è dimenticato. Così come non si parla più dei toni apocalittici con cui era stata salutata la vittoria di Fassino alle primarie ("votano solo i vecchi"...gli stessi che votano Chiamparino, che evidentemente vanno bene solo quando votano un "vecchio gggiovane": da notare che il torinese renziano rivale di Fassino alle primarie è stato battuto, con buona pace di Sofri e Luca Telese).
Milano, addirittura, è il segno della "sconfitta dell'attuale leadership del partito", con le sue "scelte sciocche, “centriste” e pavide" che "hanno accumulato insoddisfazione e risentimento tra gli elettori di sinistra. Bastava invece trovare un uomo di sinistra e in gamba".
Sono d'accordissimo sull'errore nel fossilizzarsi su candidati centristi. Peccato che Luca Sofri e Pippo Civati fossero i più grandi sostenitori di Boeri, il "candidato centrista" del PD.
Peccato che molti esponenti dell'attuale maggioranza (Cundari, per dire) hanno o avrebbero votato per Pisapia, alle primarie (e l'han detto in tempi non sospetti).
Ma si sa, Luca Sofri non ammetterebbe mai di essersi sbagliato, ed ecco che salta giù dal carro dello sconfitto, sale sul carro del vincitore e attribuisce le colpe della sconfitta del SUO candidato alla "miope dirigenza del partito". Un po' come quando fece ponti d'oro a FLI e a Fini per poi diventare il più feroce dei loro critici, quando non sfondarono.
Fortuna che non sono l'unico ad essere perplesso.
giovedì 19 maggio 2011
E' scoccata l'Ora Icchese? (a.k.a. i miei 2 cent sulle Amministrative)
Allora.
Lo so che Basta un blog, un po' di tempo libero e chiunque può trasformarsi nel Paolo Mieli della situazione.
E PUFF! Siamo tutti opinionisti di spessore.
Ma andiamo con ordine.
Milano.
No, non me l'aspettavo, in effetti. Speravo nel ballottaggio, certo, ma temevo la vittoria della Moratti al primo turno.
"Ma ha fatto un clamoroso autogol con la storia del furto d'auto!". No, non l'ha fatto, secondo me. Dal punto di vista della comunicazione, anzi, ha fatto una cosa geniale: ha insinuato il dubbio.
Da quel momento in poi, tutti gli indecisi si saran fatti qualche domanda sul passato di Pisapia. E non importa che le accuse fossero false: a parte che pochi avrebbero avuto voglia e tempo di verificare, l'importante era mettere la pulce nell'orecchio. Anche perchè l'elettorato di riferimento della Moratti, diciamocelo, è quello che è.
Eppure Pisapia ha vinto con un distacco IMMENSO. Circa 6-7 punti di vantaggio. Se il grillino si fosse alleato con lui avrebbe già superato il 51%. Grazie Beppe, eh.
Non solo: ora come ora, se votassero pressochè gli stessi di questa tornata, Pisapia vincerebbe anche qualora il Terzo Polo si alleasse con la Moratti.
D'altro canto, l'exploit della Moratti, se non ha -secondo me- spostato voti al primo turno, potrebbe -stavolta sì- aver prodotto un autogol al ballottaggio: i terzopolisti hanno pesantemente attaccato la Moratti, avvicinandosi a Pisapia; i Grillini, dal canto loro, dopo ciò forse hanno un po' rivisto la loro politica del "sono tutti uguali", e potrebbero votare per il Csx al ballottaggio.
Ora, quelli in malafede dicono "è una sconfitta del PD e una vittoria di Vendola".
Mh. Allora mi spiegassero, costoro, come mai il PD ha preso più del 28% e S&L poco più del 4%.
La verità è che Milano è (anche e soprattutto) una vittoria del PD. E anche di Boeri (sconfitto alle primarie contro Pisapia), che ha preso uno svario di preferenze.
Quelli che dicono così sono i peggiori nemici delle Primarie, o comunque quelli che non han capito nulla del loro significato.
In questo periodo, in cui i sondaggi sono raramente attendibili, le Primarie sono la migliore forma di sondaggio che si potesse sperare. Un modo per chiedere suggerimenti all'elettorato, per correggersi in corsa.
Le primarie non si fanno per confermare il candidato ufficiale del PD. Quelle sono primarie-farsa, come quelle di Prodi e Veltroni. Il PD non vuole un plebiscito: indicendo le primarie, ovviamente mette in conto la possibilità che il proprio candidato non sia il preferito. Ma anche in quel caso, si impegna per il candidato vincente.
Certi elettori di Pisapia, qualora avesse vinto Boeri, avrebbero fatto lo stesso? Non lo sapremo mai, personalmente spero di sì.
Chi pensa che le primarie siano una resa dei conti o un modo per "fare un dispetto al PD", e che le usa in questo modo, è un triste ometto inqualificabile. E il risultato del primo turno delle amministrative lo conferma.
In tutto ciò, devo ringraziare un esponente del PD Lombardo. L'ho criticato spesso, spessissimo, quasi sempre. E non me ne sono mai pentito. Ma diamo a cesare quel che è di cesare: questa vittoria è anche merito suo. Parlo di Pippo Civati. Grazie Ciwati, anche per questa campagna efficacissima.
Ora, parliamo dei Grillini Milanesi. Il MoVimento 5 Stelle non ha sfondato, a Milano. Neanche dopo il tristissimo tentativo di un hacker grillino infiltrato di far credere che il PD New York sostenesse Mattia Calise, o dopo il patetico endorsement di Adinolfi (e del suo settimanale-per-snob-trentenni, "The Daily Week") al ventenne grillino.
E' arrivato appena al 3%. Una sconfitta, sia per Beppe Grillo e i suoi "son tutti uguali" (e i suoi "Vendola rottinculo -o busòn, se preferite-") sia per Mario Adinolfi, che a quanto pare c'azzecca solo nel poker -e forse neanche lì- e per i talebani giovanilisti che pensa di rappresentare.
D'altronde, è comunque inquietante il fatto che il 3% degli elettori voterebbe come SINDACO DI MILANO un tipo che nel curriculum della sua candidatura si presenta così: "Iscritto al secondo anno di Scienze politiche all’università Statale, è cintura nera di karate e batterista e ama il web. Fedelissimo seguace del comico genevose, sta facendo campagna elettorale soprattutto su internet, Calise ha iniziato a fare politica sui banchi del liceo Macchiavelli di Pioltello dove era rappresentate degli studenti".
Come dice un mio amico, è da prendere a calci nei denti lui e tutti quelli che lo appoggiano e lo votano.
Ora, so che tutti parlano di trionfo di Grillo e del grillismo, ma non ne sarei così sicuro. Col suo dire "Moratti e Pisapia pari sono", Grillo si è inimicato molta gente. I grillini stessi sono indecisi: il loro Leader e Guru dice di astenersi, mentre persino Mattia Calise tenderebbe a votare Pisapia.
Inoltre, se i voti dei grillini mancassero al ballottaggio e garantissero così la vittoria della Moratti, i grillini verrebbero sempre più ostracizzati ed evitati come la peste. E le loro giustificazioni ai tempi della vittoria di Cota in Piemonte non servirebbero più.
Ora speriamo bene per il ballottaggio. Già hanno cominciato a mobilitare i tifosi del Milan con una lettera (tutto vero). Ho appena scoperto che lo slogan del PDL è Forza Milano (ok, i meno maliziosi non la capiranno). E non è uno scherzo.
Bologna.
Grillini al 10%, nella loro roccaforte (speriamo che ora inizino a diventare responsabili). Una vittoria qui e una sconfitta a Milano. Sommate, dimostrano che il risultato grillino a queste elezioni è...BOH? Non la vittoria di cui tutti parlano, di sicuro. Ma sicuramente meglio del Terzo Polo, che con questa politica "dei due forni" (alias "della puttana politica") non solo hanno rotto le palle a me, ma anche agli elettori, che non li hanno premiati granchè. Ininfluenti o inaffidabili, finchè non seguono una linea chiara e precisa, non andranno da nessuna parte. A Milano, per dire, manco riescono ad essere gli aghi della bilancia. Con che faccia poi i loro leader criticano il berlusconismo, se poi si alleano con i rappresentanti locali dell'odiato cavaliere? Se Fini e Bocchino vogliono acquisire credibilità, devono costringere Rutelli e Casini a una svolta. O staccare FLI dall'abbraccio mortale con UdC e Api.
Ma torniamo al dato di Bologna.
Allora, intanto siamo passati al primo turno, ed è già una grossa soddisfazione.
In secundis, nel 2009 il candidato del centrosinistra, Del Bono si era fermato al primo turno al 49% circa (vincendo poi al ballottaggio).
E non dimentichiamo le dimissioni di Del Bono, il Cinzia-Gate e il lungo periodo di commissariamento.
Roba che avrebbe dovuto consegnare la città alla destra. E invece...
Una vittoria, quindi. Inaspettata anche questa.
Al contrario di...
Napoli.
Dunque, dunque, dunque. Ci sarebbero libri da scrivere, su queste elezioni a Napoli.
Iniziamo con Luigi De Magistris.
Vi stupirò, ma io all'inizio lo stimavo.
Anni fa lui e Clementina Forleo erano diventati delle star, ma a differenza della Forleo lui sembrava molto più competente e soprattutto più accorto, meno propenso a lanciare accuse complottiste e a sparare fregnacce.
Col tempo, inutile dirlo, si è rovinato.
A cominciare da quando si è candidato per l'IdV. Ricordo ancora una vecchia puntata di Annozero, dove De Magistris enunciava le sue proposte per risolvere il problema rifiuti: raccolta differenziata, in sostanza. "Ok, quello per evitare che si producano nuovi rifiuti: e per quelli che già ci sono, come fai?", replicò Roberto Castelli, costringendolo a farfugliare risposte inconcludenti e ad usare la supercazzola.
Cioè, DeMagì, in pratica stai facendo sembrare competente uno come CASTELLI. Castelli, santodio.
In seguito, Luigi ha dato svariati motivi per far pesantemente dubitare della sua bravura come politico.
Il modo ipocrita con cui si è fatto beffe del codice etico dell'IdV (che, in quanto rinviato a giudizio, gli imponeva di dimettersi) e il modo con cui poi si è scagliato contro Di Pietro (che ingrato, e dire che Tonino lo aveva difeso, sulla storia del codice etico che "va interpretato caso per caso") non gli han certo fatto onore.
Così come i suoi ultimi proclama elettorali sono stati francamente imbarazzanti.
Però fino a pochi mesi fa lo vedevo come un buon sindaco di Napoli. Magari con una giunta moderata attorno che gli togliesse le castagne dal fuoco nel risolvere i problemi concreti con un programma sensato.
Però poi si è tirato indietro. Per poi rimettersi in gioco troppo tardi.
Come interpretare la sconfitta di Morcone?
Morcone era una persona seria, preparata, che si è beccata un mucchio di accuse ingiuste da parte di quella sorta di Alberto Tomba in toga.
De Magistris, se vuole vincere al ballottaggio, lo farà coi voti di quelli che fino a ieri ha chiamato "apparato corrotto": ha dato anche ai vendoliani di SEL dei bassoliniani: vecchi clientelari ammuffiti, solo perchè non votavano lui, bensì Morcone. Quando si tratta di maturità. Vedi se riesci a vincere ora, Luigino.
Ovviamente De Magistris, con tutte le sue pecche, è sempre meglio di un Lettieri sponsorizzato da COSENTINO. Un voto contro i cosentiniani è necessario, specie dopo che il PdL è riuscito a salvare Nicola Cosentino in Parlamento.
Chiariamoci: la sconfitta della sinistra a Napoli era annunciata: dopo anni di Bassolino (che ha fatto anche grandi cose e che ora sta vivendo una seconda giovinezza -un po' come il rinato Fassino- ma che per troppo tempo ha fatto associare il suo nome a "Monnezza&Malgoverno") e della Iervolino (anche lei coi suoi alti e bassi), un calo era endemico. Non solo: ricordiamo anche il casino delle primarie del PD.
Hanno avuto un doppio effetto negativo: da un lato hanno dato l'idea di un PD Campano marcio fino al midollo (e chissà che non sia vero?), dall'altro hanno creato molti scontenti.
Come dice infatti Diego "Zoro" Bianchi: "Ma candidare Cozzolino, anche in virtù del fatto che le colpe di quelle primarie nessuno ha più voluto accertarle, sarebbe stato così scandaloso per il Pd? Sarebbe andato meglio o peggio di Morcone?" e poi ancora "Ipotesi: un bel po' di quelli che alle primarie hanno votato Cozzolino, non necessariamente camorristi o cinesi, incazzati per l'annullamento delle primarie hanno preferito votare De Magistris anziché il candidato ufficiale del Pd."
In effetti non gli darei tutti i torti. Quindi suvvia, non possiamo neanche lamentarci più di tanto.
Però dai, magari De Magistris ha intercettato i voti di coloro che mai e poi mai avrebbero votato il csx dopo gli ultimi sfaceli. Quindi chissà, magari ci ha salvato le chiappe.
Torino.
Piero Fassino, che dire? Che nell'ultimo tempo, a giudicare da voci di corridoio, molti lo davano per bollito. Tant'è che, si dice, volevano anche sconsigliargli di candidarsi.
Io stesso temevo che a Torino ci fosse un "effetto Rutelli", come ci fu a Roma, ai tempi della conquista di Roma da parte di Alemanno.
Ma quelle stesse persone che lo davano per bollito, in seguito, hanno ammesso di essersi sbagliate.
O meglio: forse bollito lo era effettivamente diventato, nel prolungato soggiorno a Roma. Ma il ritorno a Torino, a detta di tutti, è stato per Fassino un ritorno alle origini: è tornato il Fassino di molti anni fa, quando tutti lo giudicavano una delle risorse più brillanti del centrosinistra italiano. Ha ricominciato da capo, è ripartito da zero, con umiltà.
Ha vinto contro tutti coloro che lo accusavano di essere "vecchio" e di essere stato votato da "elettori vecchi" alle primarie (peccato che gli elettori vecchi contro i quali tuonano siano gli stessi che elessero Chiamparino, che i ggggiovani lucasofriani adorano), contro tutti coloro che lo criticavano per la candidatura di La Ganga, contro tutti quelli che PER ANNI gli rinfacciavano (e chissà per quanto gli rinfacceranno) il famigerato "abbiamo una banca?". Una vittoria della buona politica contro l'antipolitica.
Ora, se solo iniziasse ad esser meno subalterno a Marchionne e meno propenso a proporre politiche sul respingimento degli immigrati libici degne di un Leghista, sarebbe perfetto.
Morale: chi vuol capire capisca, ma queste elezioni dettano la linea al centrosinistra per le future politiche nazionali. L'effetto-grillo alla fine ha semplicemente unito PD e SEL contro il nemico comune, invece di dividerli o di danneggiarli entrambi.
Chissà, forse si può ancora sperare.
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giovedì 10 marzo 2011
Primarie e Giovani? Solo se vincono i nostri.
C'era una volta Luca Sofri. Figlio di Adriano Sofri, marito di Daria Bignardi. Un uomo dotato di un ego spropositato e di un cervello acuto. Sì, come D'Alema, diciamo.
Costui, a un certo punto, decise di diventare il capo occulto-ma-indiscusso, lo spin doctor, il talent scout e l'opinion leader di un movimento d'opinione. In buona sostanza, voleva gestire il Partito Democratico, o perlomeno indirizzarlo nelle strade a lui più utili per vincere.
Così, un cupo giorno di Maggio di 4 anni fa, presentò la sua lista personale di padri costituenti del PD.
I nomi?
Pippo Civati, Matteo Renzi, Mario Adinolfi, Marta Meo, Cristiana Alicata, Pierluigi Diaco(!!!), Alessandro Mazzoli, Gianni Cuperlo, Ivan Scalfarotto.
Già da questa lista (a parte Scalfarotto e Cuperlo, che son bravini), potete capire quanto sia affidabile un tizio che voleva metterci DIACO (no, dico, DIACO! Ce l'avete presente? No? Cercate su google e youtube, così imparate a usare internet, tiè!) nel Comitato Centrale.
Eppure, nonostante questo, continua ad essere seguitissimo.
La maggior parte di questi, unita alle varie Concia, Alicata, Chiamparino ecc, formarono i famigerati Piombini.
E i piombini, sulla carta, auspicano cose sacrosante: la laicità (con Renzi e le sue posizioni filoclericali e baciapile sul caso Englaro e sull'omosessualità), politiche di sinistra (con Chiamparino che sostiene che Marchionne "merita un tappeto rosso") (e con la Concia e la Alicata che si fanno abbindolare dai nazi di Casa Pound solo perchè sostengono a parole di essere laici e non-omofobi, glissando sui loro crimini e addirittura parlando di "mito dell'antifascismo"), la questione morale (con vari membri della loro "Altra E-Mozione" che lodano e rimpiangono Bettino Craxi), una vera opposizione (con Renzi che ammicca a Berlusconi peggio di quanto abbia mai fatto D'Alema in 15 anni).
Un'altra cosa sostengono, costoro:
1) le Primarie aperte a tutti, in nome della democrazia
2)il ricambio generazionale: più peso ai Giovani.
Ma solo quando fa comodo a loro. Prendiamo i commenti dei frequentatori del blog di Ciwati (no, da lui non sentirete queste frasi: lui ama buttare il sasso e nascondere la mano, da buon paraculo qual è):
Esempio 1: Fassino vince le primarie a Torino, contro il loro volere. Ecco che gli amanti delle "primarie sempre e comunque, primarie per tutti, democrazia uber alles" dicono cose come "facciamo votare solo gli under 40 alle primarie!".
Esempio 2: un manifesto di un corso di formazione dei Giovani Democratici di Brescia presenta il volto di Bersani versione Obama: i ggggiovani vanno bene, ma solo quando dicono quel che piace a noi. Altrimenti ecco che "I giovani non sono una risorsa, sono un problema." e "i giovani mancano di esperienza, qui si è passato il limite!".
Insomma, i gggiovani ci piacciono. Ma solo se la pensano come noi. Solo se sono controllabili.
PS: durante la presentazione del suo libro, Renzi ha pubblicato un video ("il blob della rottamazione") con un montaggio di quello che per lui è stato "il peggio dei talk show politici degli ultimi anni".
Certo, se fosse stato intellettualmente onesto, tra i video montati avrebbe dovuto mettere anche questo video dove fa una figura ben misera. Ma non l'ha fatto. STRANO!
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martedì 28 dicembre 2010
La Linea Cundari, la Guerra dei Valori, Marchionniani Mannari e altre menate
In risposta alle reazioni suscitate dalla famigerata intervista di Bersani del 17 dicembre, Cundari sostanzialmente se la prende con Veltroni e smonta il giochino ai weltronian-bipolaristi (dice, in pratica: "se siete tali allora dovreste essere i primi a cercare di creare una coalizione che annienti Berlusconi, a costo di sacrificare le primarie"). Non essendo io nè veltroniano nè affamato di bipolarismo, posso quindi esprimere le mie perplessità in pace, per fortuna.
Ma non è per questo che vi ho linkato quell'articolo lassù.
L'ho fatto perchè in tale post, il Cundari ci offre anche la sua personale definizione di centrosinistra: <<dicesi “centrosinistra” quella larga coalizione di partiti la quale, in un sistema elettorale maggioritario, impedisce che vinca sempre e matematicamente il centrodestra senza nemmeno bisogno di fare la campagna elettorale, come accaduto nel 2008>>.
Sono molto soddisfatto. Di più, sono sollevato. Questa frase è ILLUMINANTE. Mi ha rivelato varie cose e mi ha finalmente tolto molti dubbi.
Partiamo da una constatazione facilmente verificabile: Berlusconi e Lega sono Berlusconi e Lega. Dare loro la patente di "centrodestra" è quasi un complimento. FLI e UDC sono invece, palesemente, due partiti di centrodestra. Ok, qualcuno obietterà che l'UDC è "centro centro", ma trovatemi voi la differenza tra un Totò Cuffaro, un Buttiglione (no, dico, Buttiglione!!!) e un qualunque pidiellino di cdx.
In base a questa constatazione e alla definizione di centrosinistra di Cundari, le ipotesi sono tre:
A) il PD è un partito di centrosinistra che, pertanto, deve impedire la vittoria del centrodestra. E quindi non si alleerà con FLI e UDC, in quanto partiti di centrodestra.
B) il PD non è un partito di centrosinistra, quindi può allearsi con UDC e FLI.
C) il PD è un partito di centrosinistra e si allea con UDC e FLI per portargli sfiga e far loro perdere le elezioni, compiendo quindi la sua missione storica.
Questo se prendiamo per buone le parole di Cundari, s'intende. Ma forse c'è un'altra strada.
D) Opzione da realpolitik: siccome un governo tecnico non si è riusciti ad ottenerlo il 14 Dicembre, facciamo la grosse koalition alle elezioni (sinistra, centrosinistra, centrocentro, centrodestra), battiamo Berlusconi e Bossi e de facto abbiamo insediato in Parlamento il favoleggiato Governo Tecnico. Solo che lo abbiamo ottenuto tramite elezioni (ah ah ah! v'abbiamo fregati, pidielleghisti!) e non lo chiamiamo ufficialmente "Governo Tecnico": facciamo le riforme necessarie per salvare capra e cavoli nel nostro sventurato paese, modifichiamo finalmente 'sta benedetta legge elettorale e poi facciamo una crisi pilotata per andare nuovamente ad elezioni, stavolta ognun per sè (ossia, centrosinistra da una parte, centrodestra dall'altra e centro per conto suo, o magari unito al centrodestra, se si riesce ad eliminare definitivamente il sodalizio Berlusconiani-Leghisti). E in questo caso vinca il migliore.
Ecco, vista così si potrebbe anche ingoiare il rospo. A patto che sia davvero un governo a tempo.
L'opzione "A" resta la mia preferita, certo. Vedremo come andrà.
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I guai dell'Italia dei Valori, intanto, non sono affatto finiti.
A quanto pare
Massimo Donadi difende il partito e Tonino, dando sostanzialmente delle "serpi in seno" al duetto LdM-Alfano e dicendo un'altra frasetta (qui linkata) che mai avrei immaginato potesse dire uno dei "duri e puri dell'unica opposizione": evidentemente, alla scoperta della solita massima del "c'è sempre uno più puro che ti epura", Donadi e Antonio son tornati lucidi.
De Magistris ha ragionissima nelle sue accuse. Peccato che anche lui dovrebbe farsi un bell'esame di coscienza. Ha un bel coraggio a fare il puro quando lui stesso, ricordiamolo, si fa beffe del codice etico del suo partito, evitando di dimettersi quando viene rinviato a giudizio. Che ingrato: Di Pietro l'aveva pure difeso (insieme alla Alfano).
Non sono un fan di Di Pietro, Barbato e Donadi, ma se al loro posto abbiamo gente come Luigi De Magistris e soprattutto quella pericolosa invasata di Sonia Alfano non stiamo messi meglio.
Poi per carità, la colpa è comunque di Tonino che ha creato un mostro.
Un po’ come fece Grillo coi vari Barnard e Signoraggisti. Creature che ti sfuggono di mano e che si rivelano peggiori del loro creatore.
E poi sì, è vero, Scilipoti e Razzi stavano nell’Idv da oltre un lustro, come il duetto di neo-puri denuncia.
Ma non mi pare che in questo lustro la coppietta ipocrita si sia stracciata le vesti, lamentandosene.
E dire che di spazio, tempo e modo per farlo ce n'era in quantità industriale. Troppo comodo farlo ora, col senno di poi, auto-attribuendosi una patente di faro morale del tutto ingiustificata.
Sempre per lo stesso motivo, c'è maretta anche fra Di Pietro e Paolo Flores D'Arcais. Il primo elenca i peccati di Flores D'Arcais (accidia, superbia, invidia). Il secondo sputtana Di Pietro e il suo vizietto di manipolare i sondaggi online.
Ennesimo caso di ipocrisia: Flores d’Arcais si accorge SOLO ORA che se propone un sondaggio su Di Pietro, questo viene bombardato dai fans di Tonino? Cioè, fino ad ora della Casaleggio Associati e dei suoi metodi di marketing (fin dai tempi delle primarie del PD) non ne sapevano niente da quelle parti?
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Passiamo ora a un altro tema caldo: l'affaire Marchionne. Sì, proprio quello che, insieme agli altri manager Fiat, sta mettendo in atto una vera e propria disgregrazione volontaria e autoritaria dei diritti di ogni lavoratore senza che il governo dica una parola.
Sull'accordo Fiat-Mirafiori, le varie anime del PD sono divise. Ed è giusto così, è una bella cosa. E questo blogger spiega divinamente il perchè.
Piero Fassino dice che se fosse un operaio voterebbe "sì": aggiungo io, graziarcazzo che un operaio voterebbe sì...non è che gli si lasci alternative. Oltretutto l'accordo dice chiaro e tondo che chi non firma impegnandosi a non scioperare non entra. E' come dire "se mi puntassero una pistola mi farei rapinare".
Chiamparino, quello che molti vedrebbero come il nuovo guru del PD, quello che molti gggiovanirottamatori vorrebbero candidare contro Bersani alla guida della coalizione (peccato che la sua candidatura andrebbe contro lo stesso Statuto che i gggiovanirottamatori in altre occasioni difendono a spada tratta...ma si sa, le leggi si applicano per i nemici e si interpretano per gli amici e blablabla...), è ancora più drastico nel suo sostenere Marchionne, il "grande innovatore". Lo è sempre stato, da mesi, e poche ore fa ha confermato il suo invito agli operai a votare "sì". C'è da dire che non solo i vari Chiamparino, Ichino e Renzi, ma molti dei loro sostenitori (i "post-ideologici nati dopo il 1970") hanno una posizione subalterna a Marchionne.
Cristiana Alicata, per esempio, fa un discorso sulla meritocrazia degno del peggior Brunetta, ficcando insieme tante cose giuste, tante obiezioni sacrosante, tanti luoghi comuni, in un turbine indistinto: "la colpa non è di Marchionne, è dei sindacati", dice la pasionaria dal contratto metalmeccanico (proprio con Mamma Fiat), "e la colpa è anche della sinistra che difende i privilegi di chi ha un contratto a tempo inderminato, che difende l'operaio che non lavora, i malati immaginari, che va contro gli imprenditori solo perchè li considera padroni".
La paladina dei diritti civili omosessuali (e solo di quelli?) approfondisce la questione analizzando il testo completo degli accordi pomiglianmirafioriani, dando in pratica ragione a Piero Fassino.
Poi, per carità, come mi dicono dalla regia, Marchionne fa il suo mestiere: fa aumentare il valore azionario dei titoli Fiat e si impegna nei confronti del consiglio di amministrazione a ripartire più utili nell'attuale esercizio. Poco conta, per lui, che questo sia realizzato a discapito delle "maestranze". E non penso voglia dare uno "scossone" ad alcunchè: semplicemente non vuole pagare la crisi.
Gli attuali dirigenti sindacali (a parte la Camusso, sulla quale non mi esprimo perchè finora ha fatto troppo poco per poterla inquadrare) non sono in grado di avvertire la sfida del mondo del lavoro posta da questo secolo...e in alcuni casi non hanno neanche la cultura personale del proprio ruolo. Altra grande colpa è dell'attuale burattino ministro del lavoro.
D'altro canto, però, uccidere il sindacato e la contrattazione sindacale (perchè è QUESTO che succederà, e chi è a favore dell'accordo con Marchionne lo sa benissimo) non è una soluzione adeguata, anzi.
Ce li dovremmo ricordare, eventi passati analoghi: anch'essi erano stati salutati come cambiamenti difficili da digerire, ma che avrebbero portato a un'Italia futura migliore. E poi abbiamo visto come sono peggiorate le condizioni di lavoro in Italia, con la Legge Biagi e l'abolizione dell'Articolo 18.
La Alicata non ha del tutto torto, ma vede solo parte del problema, che è ben più grande di come lo vede lei: il proposito (non dichiarato) di Marchionne è quello di aumentare la produttività a discapito dei lavoratori e concentrare gli investimenti altrove. Il problema riguarda innanzitutto la politica e il modo con cui si interpretano le relazioni industriali nel 2010/2011.
In tutto ciò Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro del PD, dice le cose giuste al momento giusto.
E mette anche a tacere le polemiche sulla posizione del PD, dettando la linea.
Fassina dice inoltre l'unica cosa sensata da dire: bisogna salvaguardare il contratto nazionale. "La questione Fiat pone un problema vero: l’esigenza da parte delle aziende di veder rispettate le regole che vengono sottoscritte nei contratti. Ma questo però non può avvenire a discapito dei diritti. Il nostro è un punto politico: l’esigenza di competizione che hanno le aziende non si gioca sul piano delle garanzie costituzionali."...che è quello che sosterrebbe chiunque abbia un minimo di cultura giuridica e memoria storica.
Chi non si pone su questa linea è in malafede.
PS: parole di speranza dalla Toscana. No, non è Renzi, è il mio amato Enrico Rossi.
PPS: quoto un mio amico, che torna sulla lontana querelle "PD vs resto-della-sinistra":
<<Beh se la sinistra avesse avuto un pò più di sostanza politica, se si fosse modernizzata, se non avesse passato gli ultimi quindici anni a recitare la parte della spina nel culo del centro sinistra, se avesse avuto un programma e un progetto, se avesse avuto una classe dirigente presentabile e un elettorato un pò più coraggioso (che magari avrebbe votato Vendola come segretario e non Ferrero), forse sarebbe sopravvissuta. E magari, proprio con questo PD, si sarebbe anche rafforzata in un moderno, laico partito di sinistra di ispirazione socialista europea.>>
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venerdì 3 dicembre 2010
Piccola buffona (a.k.a. le regole valgono solo per gli altri)
Si chiama Federica Fabbretti e fa la fisioterapista.
Fan di Luigi De Magistris, da qualche anno milita nel movimento delle Agende Rosse di Salvatore Borsellino (fratello di Paolo) e fino a poco tempo fa viveva nel totale anonimato.
Finchè non riesce a trovare l'occasione per avere il suo minutino di gloria, complice un ignaro Piero Fassino.
Che accade?
Semplice: sul web inizia a spopolare un video (sponsorizzato immantinente dal Fatto Quotidiano, of course) dove Fassino, circondato da una folla imbufalita di agendine rosse invasate (che lo accusano di "non dire in tv che Berlusconi corrompe magistrati"), sbrocca e se ne va.
Federica può quindi urlare la sua indignazione per "i politici lontani dalla gente e dal paese reale", che "è spocchioso e non guarda le persone negli occhi", che "Di Pietro invece è fico perchè sa parlare coi giovani, sa farsi capire e sa dire le cose in faccia (= urlare mafiosofascistapiduista)". E, soprattutto, che lei la Costituzione Italiana ce l'ha "nel cuore".
Il che sarebbe bello e incoraggiante in qualsiasi altra situazione...se non fosse che ormai blaterare di Costituzione (e Pertini/Berlinguer/questionemorale/eccecc) è diventato una moda, perchè "fa figo", anche se i suoi recenti fan non l'hanno neanche letta (o capita).
Fassino, per carità, si è rivelato totalmente incapace di gestire una situazione del genere. Gli è mancata la capacità di reggere alle provocazioni e di saper reagire e gestire la situazione. Lungi da me l'idea di difenderlo (seppure le accuse mossegli fossero pretestuose e quello fosse un palese trappolone).
Come dice un mio amico, quel video "Ci mostra la vera, attuale spaccatura tra sinistra e mondo reale, che non si concretizza soltanto in leader più o meno capaci, ma in cittadini indignati che non riescono a concretizzare la loro rabbia e passione in una spinta politica seria e non contraddittoria.
Fassino sbaglia nel rispondere, ma quei ragazzi sbagliano a domandare. Si comportano come una folla inferocita, come gente che ha già capito tutto, senza usare la possibilità che hanno di parlargli per un vero dialogo costruttivo sui problemi e le strategie da contrapporre."
Ma torniamo a noi: la Fabbretti ormai è famosa, specie per aver sparato contro il malvagio PD e i suoi nefandi dirigenti. Salvatore Borsellino elogia "Federica la piccola/grande" con una storia strappalacrime.
Pertanto, da fisioterapista attivista, viene subito promossa sul campo a "giornalista" del Fatto Quotidiano, nella sua versione online.
In realtà scrive a quattro mani con Martina Di Gianfelice, sua amichetta delle agendine rosse: che vi devo dire, evidentemente da sola non ce la faceva a scrivere.
"Ok, l'abbiamo capito, ti sta sulle palle a pelle". E invece no. Semplicemente, non ho mai tollerato la disonestà intellettuale e i doppiopesismi. Ma andiamo con ordine.
Carlo Vulpio, giornalista, critica De Magistris, idolo della Fabbretti, reo di aver votato a favore del ritorno del nucleare in Europa (semplificando molto). "Federica la piccola" tuona contro Vulpio: "che schifo!", "tu pugnali De Magistris alle spalle!", "De Magistris è una speranza per l'Italia, è dalla nostra parte! Farà anche degli errori, ma in buona fede!". Se si critica una persona onesta come De Magistris, aggiunge, allora tanto vale lasciare l'Italia alle varie Iva Zanicchi.
Cioè, in pratica usa la stessa giustificazione traballante di chi si lamenta delle critiche al PD ("così si aiuta Berlusconi"). Solo che se lo fa lei va bene.
E ora passiamo al fatto che mi ha convinto a scrivere questo post: vi ricordate della storia di Luigi De Magistris rinviato a giudizio? Vi ricordate del famigerato codice etico dell'IdV, che imporrebbe a De Magistris di autosospendersi dal partito (e/o di dimettersi da europarlamentare)?
Ne ho già parlato in passato, in questo blog. Ho menzionato le motivazioni balorde e insensate portate da Di Pietro e De Magistris per far sì che LdM, in via eccezionale, non si dimettesse. Ho citato le sacrosante critiche a questo ragionamento incoerente, portate avanti con coerenza da Travaglio e dalla Forleo. Così come la difesa complottistica di Sonia Alfano.
Ora tocca a Federica Fabbretti: cosa si inventerà per difendere il suo beniamino?
E' presto detto:
1) la Piccola (scusate se cito solo lei trascurado la Gianfelice: aggiungete mentalmente anche il suo nome, tiè) si fida di lui perchè ha "gli amici giusti" (Travaglio e la Forleo) e "i nemici giusti" (Berlusconi e co.). Peccato che Travaglio e la Forleo sono proprio coloro che han chiesto a DeMagistris di essere onesto e di dimettersi.
2) Segue la struggente storia del primo incontro tra Federica e Martina, il tenero particolare di DeMagistris appisolato su un sedile del pulmino, l'occhio della madre, gli stivali dei soldati, la carrozzella del bambino ecc ecc. Mi hanno convinto: è troppo puccioso. Difendiamolo.
3) E' stato rinviato a giudizio per "abuso di atti d'ufficio", e in pratica le due tizie dicono che è un reato del menga e quindi 'sticazzi. Suggerisco di aggiungere questo criterio al Codice Etico dell'IdV.
4) Eh sì, in uno Stato ideale si sarebbe dovuto dimettere, ma l'Italia non è uno Stato ideale. Questa giustificazione è puro genio. In pratica, siccome personaggi ben peggiori son rimasti impuniti, allora manco lui dovrebbe essere punito. Uno degli argomenti più berlusconiani mai visti. Finalmente Bassolino, Loiero e De Luca possono rivendersi quest'argomentazione forte contro il grillino di turno.
5)Qui c'è la poesia pura: il rinvio a giudizio è stato disposto da un pubblico ministero e accolto da un giudice. Sia Berlusconi che De Magistris se ne sbattono. Qual è la differenza tra i due, allora, si chiedono le piccole?
Semplice: FINORA De Magistris risulta incensurato, è stato FINORA sempre assolto e non ha neanche dovuto pagare dei giudici per arrivare a questo risultato.
Le geniette non capiscono che semmai di queste cose si tiene conto per le ATTENUANTI, non per formulare il giudizio. 'Sticazzi se una persona ha il passato immacolato.
6)"Non è corretto aggirare il codice etico quando fa comodo, ma il codice etico va adattato alle situazioni e ai casi". Spiegatemela, mi sembra tanto una supercazzola (ciao, Mario...).
7)"Chi decide la linea di demarcazione nei vari casi tra legge burocratica e giustizia?" Le due non lo sanno: sanno solo che far autosospendere o dimettere DeMagistris "non sarebbe giustizia". Oh, ci fidiamo, eh?
8)Qui si raggiunge l'inarrivabile: De Magistris viene paragonato a Orwell e Gramsci. Cito testualmente:
<<Antonio Gramsci finì sotto processo durante il regime mussoliniano. Nessuno, dei sostenitori di Gramsci, si sarebbe mai sognato di chiedergli le dimissioni.
George Orwell diceva: “nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”. A volte, se sei in Italia, diventa anche un atto potenzialmente portatore di rinvii a giudizio, se non di vere e proprie condanne. Che ne dite, facciamo autosospendere anche George Orwell?>>
Buffo che abbiano menzionato proprio loro due:
-che Gramsci preferì finire in carcere piuttosto che espatriare (come gli veniva fortemente consigliato).
-Orwell era anche e soprattutto quello che nella Fattoria degli Animali diceva: "tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri". Brave, avete fatto autogol. EPIC FAIL.
Sono uguali a coloro che dichiarano di disprezzare. Anzi, sono peggio, perchè sono pure ipocriti e incoerenti.
Cavilli, distinguo, arrampicate sugli specchi, tirare in ballo presunti complotti come scusa per non seguire la legge, doppiopesismo a favore di chi pare a loro, regole che si applicano per i nemici e si interpretano per gli amici...
Per una che sosteneva di avere la Costituzione nel cuore (ma che non vuol rispettare neanche il codice etico di un partito), s'è rivelata una delusione bell'e buona.
Chissà quanto è "vicina alla gente e al paese reale" lei, ora.
POST SCRIPTUM: I COMMENTI
A)Vincenzo De Luca era rinviato a giudizio per fatti del tutto discutibili, ma per Il Falso Quotidiano era già un delinquente, un corrotto, un pericoloso criminale, un Totò Riina.
De Magistris viene rinviato a giudizio dalla stessa procura di Salerno, ma è onesto e puro, quindi è innocente, quindi non deve dimettersi e anzi deve violare il codice etico del suo partito, che lui stesso ha sottoscritto.
Esempio calzante. Il codice etico dell'IdV probabilmente è sbagliato, e forse non è detto che un politico debba SEMPRE dimettersi se rinviato a giudizio. Ma mica gliel'ho imposto io, 'sto codice etico.
B)c’era bisogno di cotanto panegirico per difendere De Magistris? le persone basta guardarle negli occhi e quelli di Antonio Borghesi hanno un non so che di viscido ,tipo serpente
C)Può bastare guardare negli occhi una persona per capire se è una persona per bene.
AHAHAHAHAHAHAHHAHAHAH!!! Genio!
Secondo 'sti due tizi, De Magistris ha ragione e Borghesi, collega dell'IdV che lo critica, ha torto. Perchè? PERCHE' HA LETTO LA VERITA' NEI LORO OCCHI.
Lombroso was right.
E ora fissiamo tutti attentamente gli occhi di Travaglio (che a differenza di Borghesi non può essere accusato di essere un ex leghista) e della Forleo, su!
E su questa nota, chiudo. Ognuno si faccia la sua idea. Anzi no, fatevi la mia idea, ve lo ordino.
Buonsempre.
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