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mercoledì 4 aprile 2012

Decarlisessuali nel pallone e principesse indie-rockmantiche: quel che gli altri non dicono



DISCLAIMER (a.k.a. Excusatio Non Petita): Sono parte in causa in questa storia? Sì. Sono emotivamente coinvolto? Sì. Qualcuno potrebbe rispondere a questo post menzionando (o mostrando le prove di) una mia condotta passata ben poco degna di un uomo civile e democratico? Sì. Mi interesserà? No. Ho fatto pervenire le mie scuse, e comunque non devo giustificarmi con chi giudica da frasi decontestualizzate. Solo con chi mi è caro. Quindi, voi-sapete-chi, potete anche tentare il killeraggio mediatico sui social o il passa parola orale, ma vi assicuro che è tempo perso. Infine: sono obiettivo? Giudicate voi. Ma d'altronde, ragazzi, questa storia interessa davvero poca, pochissima gente. Quindi, chiunque ne parli -grossomodo- lo fa perché è coinvolto.
Quel che scrivo è obiettivo e privo di bava alla bocca, quindi? Non meno di ogni cosa scritta dalla De Carli. Non meno di qualsiasi cosa scritta sulla De Carli, da ammiratori (suoi) o detrattori (dei GD o della stessa De Carli, post-trauma&delusione). Quindi...

PROLOGO: LE RAGIONI DI UN MEGAPIPPONE (o anche "UN MEGAPIPPONE PER PORRE FINE A TUTTI I MEGAPIPPONI")

Che ingrati, dalle stelle alle stalle. Vatte a fidà degli amici!
Il caso Martina Alice De Carli ormai è scoppiato. Gode di una pubblicità eccessiva, che non merita? Ma senz'altro! Sarebbe bello dimenticarsene e pensare ad altro?  Certamente.
Resta il fatto che ormai se ne parla, che cani e porci la menzionano, che Il Corriere di oggi  ieri fa una ricostruzione del caso (sbagliata e disinformante, tra l'altro) a pagina 19 (sì, sul cartaceo!!!), che ogni blogger sfigato del reame tenta di dire la sua a riguardo per ottenere i suoi 15 minuti di social-celebrità.
Chiudere gli occhi, tapparsi le orecchie, urlare e circondarsi solo di persone che non sanno di questa storia (persone che restano la maggioranza, ma che si chiederanno comunque perchè tu stia urlando con gli occhi chiusi e le mani sulle orecchie) servirà a qualcosa? Cancellerà automaticamente tutti i fuffa-discorsi che si stanno facendo sul tema? No. Quindi prendiamo atto della realtà e scriviamo qualcosina pure noi.
Possibilmente qualcosa di definitivo, che metta il punto sulla vicenda.

LE ORIGINI DI MARTINA

Eh beh...








Tutto comincia con questa tizia: Martina Alice De Carli. Si autodefinisce una "principessa dal cuore indie-rockmantic" (woah! la regina dei calembour-che-neanche-sono-calembour!) oltre che "giornalista, editorial stylist", sfoggia foto di una bionda dagli occhi azzurri. Scrive prima per TrentaMag, poi per l'Avanti Online, come fashion blogger, specializzata in Dolce&Gabbana e Coco Chanel. E' attiva da anni, aveva anche un blog sul Cannocchiale (anzi, a dirla tutta ne aveva tre) e un profilo su MySpace.
Con un passato da (sedicente) simpatizzante dei Radicali, la persona nota come "Martina Alice De Carli" viene sedotta dal grande sogno veltroniano del primissimo PD. Martina, pare, crede fermamente nel Partito Democratico di Walter Veltroni, e forse ha sofferto profondamente quando il "si può fare" s'infrange sugli scogli della dura realtà: Vartere si dimette e alle primarie il Partito cambia radicalmente marcia, allorchè con circa tre milioni di voti Pierluigi Bersani viene eletto nuovo segretario.
Da allora qualcosa comincia a cambiare.
Martina si comporta in maniera sempre più bizzosa e isterica: cancella amici, li minaccia privatamente, sparla di loro con altre persone, li fa contattare da suoi presunti "cugini" e "amici" che scrivono col suo stesso stile (palesemente fake: qui al commento numero 2 c'è una testimonianza a riguardo)...

IL CERCHIO MAGICO DEI RENZISESSUALI

Sò probbblemi, in effetti.









Infine, la metamorfosi è completa: Martina De Carli trova un nuovo sogno in cui credere: il Big Bang di Matteo Renzi. Più che per gli elogi a Renzi, tuttavia, De Carli si fa notare per i continui tweet, status di facebook e commenti rancorosi nei confronti del PD, di Bersani, della Geloni (citata continuamente e ossessivamente da lei e ribattezzata "Pierchiara Geloni") e dei cosiddetti "Giuovani Democratici". Una serie di attacchi continui che vanno sul personale, eccessivi, senza pretesti, con una bava alla bocca difficile da giustificare.
Tutto questo però, basta per attirare l'attenzione e l'ammirazione di un gruppo ben preciso di persone.
Si tratta di coloro che, pur avendo abbandonato Veltroni (troppo rinunciatario, incoerente e ormai privo di credibilità) non hanno mai smesso di credere nel Veltronismo. Quelli che ora ne vedono come massimo erede Matteo Renzi, sebbene non disdegnerebbero un Passera, un Profumo o una Fornero al suo posto. Quelli che non si perdono un numero di QdR Magazine ("qualcosa di riformista"), che leggono Europa di Menichini, che seguono "Citofonare Adinolfi". Quelli che dietro ogni cosa vedono la longa manu dei cosiddetti "Dalebani". Quelli che osannano Pietro Ichino e amano sfottere e delegittimare Stefano Fassina (e non mi riferisco alla riuscita imitazione di Fassina: quella, almeno, è innocua e divertente).
Tra direttori e giornalisti di Europa, parenti di direttori di celebri TG nazionali, sondaggisti di Termometro Politico e autori della famigerata lettera dei ventenni a Mario Monti (quella che bolla come "egoismo dei protetti, ingordigia dei privilegiati" qualsiasi timida critica alla riduzione dei diritti in nome della flessibilità), Martina De Carli si crea un bel gruppetto di amici: tutti quelli che contano, per avere visibilità. Su twitter si raduna la piccola cerchia di amichetti: tra un "retweet", una citazione-promozione nel #FF (il Follow Friday), una serie di botta e risposta, un reciproco darsi pacche sulle spalle e declamare le lodi dell'altro, si crea la sua fortuna.

I GIUOVANI DALEMASESSUALI: COME E' ANDATA DAVVERO

Convergenze parallele (e baci della morte. Reciproci.)












Infine, il Congresso dei GD: i giuovani renziani, non riuscendo a trovare un candidato segretario unitario e credibile, decidono di puntare su uno dei due candidati che già sono in lizza: il prescelto è anch'egli, come il segretario uscente, più vicino a Fassina che a Ichino, e decisamente poco renziano e molto bersaniano. Ma i piccoli lib-dem decidono di entrare in massa nel suo gruppo, e di cambiarlo dall'interno, a colpi di emendamenti e ordini del giorno. Falliscono anche in questo. E il loro candidato, ad ogni modo, perde. In un'organizzazione di oltre 40mila persone che costituisce il vero futuro del Partito Democratico, la stragrande maggioranza è su posizioni diametralmente opposte a quelle di codesta minoranza libbberal-blairiana. Monta la frustrazione. Qualcosa va fatto, e subito.
Martina può così sfogare la sua acida verve in un articolo satirico: "Noi Giuovani Democratici e Dalemasessuali".
I GD, denuncia la De Carli, osano difendere Bersani dalle critiche, osano preferire "Bella Ciao" a "Mi fido di te", osano non fidarsi di Renzi e preferirgli Fassina, sono brutti, con le occhiaione e le giacche stropicciate, si riproducono solo fra loro "per non imbastardire la mozione", le giovani democratiche pensano più all’articolo 18 che al tacco 12 (un peccato mortale, me ne rendo conto) e non si depilano le ascelle, preferiscono la nuova gestione dell'Unità rispetto a quando c'era Concita De Gregorio (oh, altro peccato mortale, immagino).
Capisco che per la De Carli sia un insulto difendere l'Articolo 18 e non preferirgli il tacco 12, cantare "bella ciao" ed essere di sinistra, ma in gran parte delle cose che scrive, sinceramente, non vedo cosa ci sia di male.
L'articolo per certi versi è anche molto acuto nel citare con arguzia molti tic e cliché sulla giovanile (l'adorazione per Reichlin, la lettura quotidiana dell'articolo di Cundari, l'ossessione fideistica nei confronti di Massimo D'Alema). Il tono rancoroso che traspare dall'articolo, però, unito ad altre offese più o meno velate, lo squalificano. Poteva venir fuori una cosa divertente, e invece...
A sbellicarsi e a darsi di gomito, ovviamente, sono invece i giovani ronzini renzini: finalmente hanno la loro rivincita. Loro perderanno pure, staranno pure sugli zebedei al loro stesso elettorato di riferimento (quello a cui stanno antipatici i "vecchi novecenteschi" e i "dalebani", ma a cui stanno ancor più antipatici loro), ma almeno possono prendere per il culo chi vince.
Insomma, a naso si tratta semplicemente di una corrente di pensiero (coi suoi miti, i suoi tormentoni) che prende in giro miti e tormentoni della corrente di pensiero sua diretta concorrente. Legittimo, eh.
A spammare in ogni dove l'articolo (principalmente su Facebook), sono gli stessi "Giuovani Dalemasessuali" presi di mira dalla De Carli: da un centinaio scarso (la cerchia dei lib-dem) si arriva così a quasi duemila condivisioni. Ironicamente sono i GD stessi a diffondere così tanto l'articolo che li insulta: la maggior parte per rispondere provocatoriamente e orgogliosamente "tutto vero, siamo così, e quindi?", altri per riderci sopra con autoironia, altri ancora per esprimere il loro sdegno o il loro dissenso nei confronti della generalizzazione. Pare che alcuni -peraltro neanche dei GD- eccedano nelle critiche. Martina De Carli, prontamente, denuncia le presunte offese misogine al suo gruppo di cavalier serventi, che non se lo fanno ripetere due volte: su twitter e sui blog fervono i messaggi di solidarietà alla principessina bionda, e pensosi articoli che col ditino alzato esprimono severe parole di monito verso questi "giovani vecchi, poco democratici e poco autoironici" che non tollerano la satira e che la De Carli avrebbe fatto infuriare. Il tutto senza neanche verificare, chiaramente. Sul Fatto Quotidiano (ancora una volta...cartaceo!) gongolano, dimenticandosi del fatto che i loro lettori, nei commenti, rispondono in maniera ben più feroce e abominevole (con tanto di minacce di morte) nei confronti di chiunque osi anche solo sfiorare uno dei loro leader (Grillo e Travaglio su tutti). Sull'Avanti Online di Nencini (non quello di Lavitola, attenzione!), il direttore Giampiero Marrazzo (fratello del Piero Marrazzo presidente della regione Lazio) criticava "la censura dei finti intellettuali di sinistra radical chic" ed altre fregnacce.

"Ardite forme di spin: scrivere un pezzo del tutto irrilevante, passare la giornata a scrivere quanto sia stato criticato e insultato. Per ognuno che chiede «ma chi t'avrebbe insultato? dove?», ce ne son 5 che ci cascano, ti tuittano solidarietà, magari persino ti leggono." (Guia Soncini)

Ironia della sorte, le cose stanno nella maniera totalmente opposta: i GD c'hanno perlopiù riso su, rispondendo alla pernacchia con una contro-pernacchia, creando una pagina facebook sui Dalemasessuali che in poche ore supera i 200 fan. Un altro post su un blog GD, risponde con garbo, autoironia e sarcasmo, e spiega alla perfezione le ragioni dei cosiddetti "dalemasessuali". Allo stesso tempo, invece, sono i GD (anzi, principalmente "le" GD) ad essere offesi e pesantemente insultati: c'è chi riceve offese personali nelle mail su facebook da parte di "amiche" (al 99,9% fake: uno di essi, "Camilla Novelli", è accertato; l'altra, "Carolina Ferraris", è sparita dal web insieme a tutti gli altri account fasulli) della De Carli, c'è chi subisce atti di troll-stalking sulle bacheche pubbliche, volano anche insulti ai parenti...tutte cose per cui i simpatici bloggher d'area e i giornalisti non spenderanno nemmeno mezzo rigo di post: ormai la verità ufficiale è che la De Carli ha fatto satira e che i GD le hanno dato della troia. Fine.
Oltre al danno, insomma, la beffa.

LO SCOOP DI BETMAN, LA FINE DI MARTINA 

Mi raccomando, eh, ci conto.







 Poi, l'inaspettato. Come Caligola fu ucciso dai suoi stessi Pretoriani, così la De Carli viene "eliminata" da uno dei componenti del suo "cerchio magico": Stefano "Betman" Esposito, giornalista freelance, libbberal-adinolfiano. Anch'egli vittima del fascino di Martina, dopo aver scoperto la verità su di lei un delusissimo Betman ("sembrava così bella, così intelligente...") pubblica un articolo destinato a fare scalpore, che rivela come stanno realmente le cose: Martina Alice De Carli non esiste!
In realtà l'articolo in questione dice ben altro. Per cominciare, l'unica cosa certa è che la vera persona dietro "Martina Alice De Carli" nessuno l'ha vista effettivamente dal vivo. Forse è effettivamente donna, forse ha effettivamente quel nome, ma di sicuro non ha la faccia che ha mostrato pubblicamente: tutte le foto che pubblicava su Twitter e Facebook le aveva fregate a una ragazza (modella?) islandese.
Insomma: uomo o donna che sia, che si chiami Martina o meno, di certo non è la sventola bionda e con gli occhi azzurri che attirò tanti cavalieri bianchi salva donzelle di internet.
Dall'articolo di Esposito traspare evidente il suo disappunto: la De Carli, a quanto pare, nel privato delle chat ha fatto invaghire di sé molti maschietti (quasi tutti quelli dell'area gggiovane 2.0 ichinian-renziana ex weltroniana), abusando della buona fede di molti. Gli stessi che sfottevano Fassina per come parla strano (e per come assomiglia a un personaggio di Kiss Me Licia) e che poi speravano che la De Carli finalmente accettasse il loro invito a ballare al Borghetta Style.

Betman rivela anche lo stuolo di fake (i profili facebook fasulli, sempre controllati dalla stessa persona) che s'era creata: fake che tra l'altro comunicavano fra loro. In pratica si parlava e rispondeva da sola, si faceva i complimenti da sola e si ringraziava arrossendo. Roba da far paura. Molti di questi account, tra l'altro, servivano appositamente a mettere i "mi piace" ai suoi articoli (falsificando anche il livello di gradimento di quel che scriveva, ovvio: di fake accertati ce ne sono ALMENO 10!!!).

La frase meno offensiva che ha scritto Martina Carolina Ferraris, ci crediate o no.

Da testimone oculare (e dotato di prove) posso anche confermare una cosa: Martina ha utilizzato i suoi fake per insultare in maniera continuata, isterica e orribile alcune Giovani Democratiche (con insulti che spaziavano dal loro aspetto fisico alla loro condotta morale e sessuale, ai loro parenti), e ipocritamente poi interveniva col suo account ufficiale ("Martina Alice De Carli") per redarguire le sue amiche e invitarle a fare come lei, ossia non insultare le GD e limitarsi a compatirle. Faccia tosta, già.
La stessa faccia tosta che l'ha spinta (tramite account finto) ad insultare una ragazza su facebook accusandola di non mettere mai le foto della sua vera faccia: in pratica, accusava altri di quel che lei stessa faceva (e, cosa ancor più grave, fregando foto altrui all'insaputa della persona la cui faccia è stata rubata).
Altro COLOSSALE esempio di faccia tosta è il fatto che lei era già salita agli onori delle cronache quando un articolo del Fatto Quotidiano l'aveva menzionata per essersi lamentata di chi le fregava le foto su facebok postandole a nome loro.

E quindi anche tu mi hai rubato la foto per poi pubblicarla con il nome tuo? Complimenti! Buona vita, furbetto del quartierino. (cit.: Martina Alice De Carli, furbetta del quartierino)

L'OTTO SETTEMBRE DEI DECARLISESSUALI: CRONACHE DAL POST-DECARLISMO

Guarda, a memoria era quella a cui mandavi struggenti messaggi di solidarietà, quindi sì, conosco.
Oh, magari mi confondo, eh.



















Comincia tuttavia la gara a smarcarsi: così come dopo il '43 in Italia tutti si dichiararono "antifascisti da sempre", ora tutti i "decarlisessuali" si affannano a negare, minimizzare, dissociarsi, quando non sparire nell'anonimato.
"Sono sotto shock", singhiozzano donne che in nome del girl power da suffragette c'avevano fatto amicizia. "Sono stato un cretino a iscrivermi alla P2", risponde Maurizio Costanzo.
"Beh, in effetti è chiaro: era troppo bella per essere così esperta della sinistra dalebana", scrive un sedicente RenzianVeltronianMiglioristaMoroteoDuePuntoZero. Un tweet della Volpe replica che, tanto, l'uva era acerba.
Stefano Menichini di Europa si congratula con Betman per lo scoop. Glissando sul fatto che lui stesso, direttore di un giornale, non s'è mai minimamente insospettito (tant'è che Esposito, che è freelance e mica direttore, c'è arrivato prima) e ha sempre ricoperto Martina Alice di complimenti e botta e risposta "complici" (oltre che a suggerirla come #FF, ovvio). Menichini con la De Carli, Rutelli con Lusi...insomma, tutti ottimi giudici di carattere, in casa Margherita.

ASCESA E CADUTA DI POPOLINO: CONFESSIONE E SMENTITA

Mentre ci si affanna a ribadire estraneità ai fatti con frasi tipo "non conosco nessun Mills" "è un mariuolo" "sono sempre stato antifascista, anche quando scrivevo il Manifesto della Razza" "non sono mai stato comunista, neanche quand'ero nel PCI" "non ho mai avuto rapporti sessuali con Monica Lewinski" "non c'ho mai provato con Martina De Carli e non le ho mai espresso solidarietà", ecco che arriva l'inaspettato.

Esiste come termine, eh. Controllate su gùgol, ché qui non si dà della meretrice a nessuno/a.
Ma voi siete ggggiovani 2.0, lo saprete già. Sennò vi ritiro la patente giovanile.
Interviene a un certo punto Paolo "Popolino" Cosseddu, noto per essere l'analista e l'ingrossa-autostima di Ciwati (nell'articolo linkato un interessante aneddoto che ben spiega l'autoreferenzialità del consigliere di Monza e del suo "avvocato difensore" sardo). E' noto anche per gestire il sito civatiano "Prossima Italia" in maniera dispotica, tanto da aver scatenato una guerra tra ciwatiani (qui la parte due, qui la quentintarantiniana parte tre, anch'esse perfette per capire il tipo).
Insomma, Paolino Popolino sostiene di essere lui la vera Martina De Carli. Il tutto in un articolo zeppo d'autostima, dove l'autore si da mille pacche sulle spalle da solo: era al tempo della campagna dei post-it di Repubblica nel 2003 che non vedevo qualcuno così orgoglioso di gridare al mondo "io sono un coglione".
Cosseddu confessa candidamente di aver fregato l'identità altrui rubando le foto dell'islandese (sai, si chiama furto d'identità, è reato), e per evitare grane legali ammette ancor più candidamente un altro reato: nessuno oserà denunciarlo, dice, perché possiede "l’archivio di tutti i tentativi di tacchinaggio più o meno molesto che un’enorme quantità di uomini, molti dei quali impegnati, mi ha fatto nel corso dell’esistenza virtuale di Martina". Insomma, un ricatto bello e buono, con tanto di citazione di Andreotti e minaccetta mafiosa.
Ad esso si aggiunge un racconto fumoso e contraddittorio su come avrebbe fatto tutto lui, utilizzando la sua ragazza per "un paio di telefonate alle quali non poteva non rispondere". Tutto un palese tentativo di gonfiare l'hype in cerca di visibilità: si sa, ha visto che due testate notoriamente sfigate come L'AvantiOnline e TheWeek hanno fatto un sacco di visualizzazioni con questa storia, e anche un blog parimenti sfigato ha il diritto al suo quarto d'ora di celebrità. "Mi si nota di più se ignoro il dibattito del momento o se fingo di esserne l'artefice?" fa un po' il paio con il "Mi si nota di più se non parlo del tema del lavoro a differenza di tutte le altre anime del PD o se annuncio di andare alla manifestazione della FIOM proprio ora che Orfini e Fassina non ci vanno?" del suo sodale e leader Pippo. Il tentativo di attentionwhoring del Cosseddu, tuttavia, è stato sostanzialmente ignorato dai più: ritenta, sarai più fortunato.

Ce l'hai con me? Eh? Ce l'hai con me?







 Subito Giuseppe "Pippo" Civati viene tirato in ballo, ed è in grande imbarazzo: Popolino/DeCarli rischia di essere il suo Lusi personale. Già l'endorsement di Luca Sofri è stato un po' il suo bacio della morte per la sua futura candidatura a segretario del PD (sempre che non si tiri indietro come tutte le altre volte: io ho modelli più gggiovani e più credibili di lui -e più simpatici, e meno permalosi, ecc ecc- ma fosse la volta buona che dalle belle parole passa ai fatti?). Ora ci mancava solo questo: che credibilità può avere come futuro possibile Segretario del PD uno che come principale collaboratore ha un tizio che si spaccia per una modella islandese, raccoglie informazioni private sotto falso nome e ricatta e minaccia a destra e a manca pur di non esser denunciato? E il tutto sotto il suo naso, peraltro?
Insomma, Ciwati si sbizzarrisce nel classico "non sapevo, non potevo immaginare, è stato fatto #amiainsaputa" e cose così. Dispiaciuto per il gesto del suo amico (anzi, ex-amico, dato che usa il tempo passato: "era"), Giuseppe dice che da lui una cosa del genere non se la sarebbe mai aspettata (salvo perdonarlo, nell'update, una volta saputa la verità).

Arriva poi, dopo pochissime ore, la smentita: in quelle poche ore in cui ha indossato la maschera della De Carli, s'è beccato gli insulti di tutti i #DeCarliSessuali, i/le groupies adoranti che la vedevano o come la collega suffraggetta per l'emancipazione femminile a colpi di borsette griffate e repliche di Sex And The City, o come l'amica del cuore che stavano salvando dai problemi di anoressia, o come l'affascinante anima gemella che erano riusciti a conquistare. Troppo per poter reggere: e forse, chissà, è entrato in contatto con qualcuno che si sarebbe pulito le terga con le sue ridicole minaccette sul "grande archivio". O il cui desiderio di vederlo mangiare la polvere superava la paura di essere sputtanato dalle presunte conversazioni salvate.
In breve, Popolino Bue se la fa sotto, ritratta e confessa di essersi inventato tutto: no, non è lui Martina De Carli. Il tutto sarebbe frutto di un suo esperimento sociologico nonché un modo per "dare una lezione" a Marco Esposito di TheWeek, reo di aver detto che MADC non esiste, quando l'unica cosa certa è che ha usato foto altrui (cosa che non implica che "Martina" non sia effettivamente "Martina").




Insomma: sono Martina? No, sono una modella islandese! No, sono Popolino! No, sono una marionetta!

La scena più bella però è quando, su Twitter, arriva Luca Sofri che tira per le orecchiette Popolino e Ciwati e gli fa grossomodo: "Basta cazzate, tornate a cambiare il mondo". E Civati -che mi immagino con sguardo basso e aria mogia- che risponde "hai ragione...". C'è tutto un mondo, dietro questo scambio di tweet. Aspetto con ansia anche io che "tornino" a cambiare il mondo (quindi lo stanno già cambiando, vè? con calembour e post stizziti? fico!), e non invidio Sofri nel suo aver preso atto che un altro dei suoi cavalli vincenti si sta gettando a braccia aperte nel mondo dell'irrilevanza politica.

Guarda che papà ti sculaccia, eh.














COSA ABBIAMO IMPARATO OGGI?

Ora, tre conclusioni se ne possono trarre, da tutta questa noiosa pantomima.

La prima è che il Direttore dell'Avanti Online, Giampiero Marrazzo, deve dare delle spiegazioni. Aveva promesso di farlo ("Domani avrai le tue risposte", scriveva l'altro ieri). Ancora non l'ha fatto.
Il direttore è responsabile di aver scelto i suoi collaboratori senza prima verificare (o verificando e tacendo): non è la prima volta che alcuni articolisti utilizzano pseudonimi o celano il proprio volto, ma mai fregando il volto di un'ignara vittima, mai andando oltre il loro ruolo di giornalisti (con minacce, offese personali e inganni). Dopo una notizia del genere, in molti paesi, il direttore responsabile si dimetterebbe.
Il fatto che stia glissando e che non stia dando risposte è preoccupante, e confido di postare presto un update di smentita.

La seconda è collegata alla prima: trovo osceno e orrendo che, in tutta questa storia, tutti quanti -ma proprio TUTTI- si siano dimenticati di una delle sue principali vittime, ossia la ragazza islandese che s'è vista rubare la faccia. Tra offese, diffamazioni, insulti e furti d'identità, questa storia non è per niente da ridere, dato che ci sono di mezzo reati civili e penali.
E il fatto che molti amici di Paolo Cosseddu gli dicessero "sei un mito" mentre -quando si spacciava per Martina- non solo confermava tali reati, ma ne aggiungeva altri alla lista (ricatto, minacce), è un altro esempio della brutta aria che tira: il potere d'azione dato dai social network sta dando alla testa. E, soprattutto, si sta sdoganando un atteggiamento totalmente privo di qualsiasi morale o etica professionale. Consola solo sapere che, dopo questo fatto, "Popolino" è praticamente un uomo finito, almeno politicamente parlando: se anche il "Prossima Italia" suo e di Civati affonderà, questo dipende solo da come agirà Pippo, se riuscirà a fare qualcosa di concreto che faccia dimenticare il modo in cui il suo collaboratore principale (e animatore della piattaforma Prossima Italia) passa il suo tempo libero.

Ma no, infatti! E' che ti disegnano così!

Siamo già a due persone potenzialmente rovinate da questa storia, insomma. E ora arriviamo al punto conclusivo della vicenda: ce ne frega qualcosa di chi è davvero Martina De Carli? No.
Non deve fregare a nessuno? Beh, a qualche Giudice del Civile e del Penale fregherà eccome. Alla Polizia Postale, pure. A chi ha subito offese anonime, idem.
Io, personalmente, non ho bisogno di sapere chi sia Martina Alice De Carli, perché lo so già: è una persona capace di fregare foto altrui e accusare altri di far quello che lei fa regolarmente. E' una persona che si nasconde dietro fattezze gradevoli e attraenti. E' una persona che ha bisogno di crearsi degli ulteriori account finti per farsi i complimenti da sola, darsi ragione e mettere i "mi piace" ai suoi stessi articoli. E' una persona piena di odio, livore e rancore, al punto da scadere spesso nell'isteria scomposta. E' una persona che impiega questa isteria utilizzando gli account finti per dire quel che lei ufficialmente non può dire. E' una persona capace di usare con grande maestria paraculaggine e vittimismo, esperta nell'affermare di essere vittima del veleno che in realtà propina agli altri. E', in definitiva, una persona disprezzabile. Una persona che forse ha dei problemi, e forse ha bisogno di aiuto. Un aiuto vero, quello che groupie, yes-men, suffragette, spasimanti e cavalieri non possono darle.

I Gi(u)ovani Democratici (Dalemasessuali e non) dovrebbero sentirsi "gabbati" dal fatto che era un troll-fake? E perché mai? La sua faccia (e forse la sua identità) erano false, ma i suoi pensieri e le sue idee...oh, quelle erano verissime. Il fatto che a dire quelle cose era una persona sostanzialmente fasulla è una nota di demerito per quella persona, non certo per i GD.
I detrattori della De Carli han fatto una crociata contro i mulini a vento? Direi di no: si è risposto a delle opinioni fin troppo concrete. Casomai bisognerebbe dire qualcosina in più sui sostenitori della De Carli, che han fatto una crociata con l'aiuto dei mulini a vento.
Già, perché coloro che davvero sono usciti sconfitti da questa storia sono proprio i "decarlisessuali". Quelli che facevano gli amiconi con lei, quelli che ci provavano con lei perché finalmente avevano trovato la donna dei loro sogni: bella, antidalemiana e liberista. Quelli che, come dice Stefano Cappellini, "le hanno offerto al buio e ad minchiam vibrante solidarietà". Loro credevano in lei, loro si fidavano di lei, e quindi loro sono quelli più sconvolti da tale rivelazione, quelli che si sono sentiti più presi in giro, e in definitiva quelli più danneggiati..

La De Carli era Renziana, liberal-ichiniana, odiava Bersani e odiava i Giovani Democratici. Stesso profilo psicologico del suo stuolo di fan adoranti. Ora sappiamo che UNA renziana anti-GD era una persona che rubava identità altrui e usava profili falsi per ingannare la gente, darsi ragione da sola ed offendere sul personale (e pesantemente) il prossimo, sicura dell'anonimato, convinta di farla franca. E sappiamo che gli ALTRI renziani anti-GD erano persone che si son fidate ciecamente di una tizia del genere, applaudendola e avallando tutti i suoi comportamenti, salvo trincerarsi ora dietro il "non potevamo sapere, non potevamo immaginare". La contraddizione -e la vergogna- è tutta interna alla causa stessa dei renziani anti-GD. Perché si sa, idee e persone camminano insieme (o almeno, questo dicono sempre i renziani quando si difendono dalle accuse di leaderismo e personalismo della politica): ed ora quelle persone, i giovani pensatori, sono in grande imbarazzo, in piena crisi di credibilità. E, di conseguenza, sono in crisi le idee di cui si fanno portatori. E starà a loro, nei mesi a seguire, cercare di smontare il cliché che vedrà associato a quel tipo di pensieri una ben precisa idea di persona. Un lavoro per nulla facile.

Perché parliamoci chiaro: parlando anche solo per me, io Martinalice non la apprezzavo già prima. Avevo una pessima opinione di lei in tempi decisamente non sospetti. Questa scoperta non mi fa cambiare questa opinione più di tanto: semmai mi fa aumentare di poco il disprezzo (perché tale persona si rivela ancor più vigliacca). E allo stesso tempo lenisce quello stesso disprezzo, perché ad esso si aggiunge un briciolo di compassione (se tutto è come penso si tratta comunque di una persona che ha dei problemi).
Sono quelli che l'hanno apprezzata e idolatrata, quelli che la vedevano davvero come un punto di vista, magari anche un modello irraggiungibile a cui aspirare, una assieme alla quale fare lotta politica, una con cui avere una storia...sono queste persone qui, a doversi fare qualche domanda.
E qui, finalmente, chiudo.

PS: la faccia del manifesto "Ti presento i miei" a inizio post è quella di Ása Steinarsdóttir (©). L'immagine -comunque geniale- non l'ho creata io (bensì -così pare, salvo smentite- alcuni ex-amici della De Carli) e son disposto a toglierla qualora mi venisse fatto presente. Certo, non è il massimo che gli stessi ex-sostenitori-ora-detrattori della rubafacce commettano lo stesso errore della rockmantica, prendendo a prestito foto altrui senza chiedere il permesso.

lunedì 1 agosto 2011

Di sinistra, no. Giornalista, neanche.



Vi ricordate di Ferruccio Sansa? Ne scrissi proprio l'altro giorno su questo blog.

Alle critiche rivoltegli dopo il suo articolo non ha risposto direttamente: ha preferito farsi difendere dell'avvocato d'ufficio, ligure anch'esso: tal Pierfranco Pellizzetti.
Biografia essenziale: ex membro del Partito Liberale Italiano, ex membro del Partito Repubblicano Italiano, ex piccolo imprenditore. Articolista per Micromega, entrò in polemica con l'UAAR per il suo articolo "Ateobus, la sagra delle sciocchezze".

L'imprenditore prestato al giornalismo scrive pertanto quest'articolo: "Sansa non è di sinistra, è giornalista".

Cominciamo proprio dal titolo: "non è di sinistra", e ok, c'ero arrivato da solo. Infatti è grillino (video).
Ma dato il suo clamoroso scivolone sulla panzana dei gattini bonsai in bottiglia, se permettete, avrei dei dubbi anche sul fatto che sia "giornalista".

Anche Pierfranco, come l'amico Ferruccio, decide di "fare outing" solo ora, rivelando anch'egli "intimidazioni" non meglio precisate. Un altro cuordileone che non cita nulla di concreto.
Ci rivela inoltre che Ferruccio Sansa, a volerlo definire politicamente, è al più un “cattolico democratico”. Brrrrr.

Segue poi una sua sapida classificazione dei giornalisti:

"D’altronde nell’informazione circolano tre tipi umani: “i giornalisti/giornalisti” (quelli al servizio della notizia e del lettore), “i giornalisti impiegati” (che timbrano il cartellino quotidiano come tante mezze maniche) e infine “i politicanti sotto mentite spoglie” (referenti privilegiati di una parte o di tutte le parti politiche. Riconoscibili per le interviste a comando, tipo quel vice di Repubblica che a Massimo D’Alema ne ha fatto svariate centinaia)."

 A quanto pare, per il Pellizzetti anche Massimo Giannini de La Repubblica è un dalemiano infiltrato.
Anzi, magari tutta Repubblica è dalemiana, pare di intuire. Pensa se non lo era.
Così facendo, però, Pellizzetti si rovina con le sue stesse mani e si rivela un ben misero avvocato difensore: a ben vedere, Sansa appartiene anch'egli all'ultima categoria dei "politicanti sotto mentite spoglie".
La descrizione coincide: "referenti privilegiati di una parte politica".
Beppe Grillo del resto disse di lui: "Finalmente abbiamo qualche giornalista che è con noi, un giornale che è con noi, e forse avremo qualche trasmissione, qualche radio...noi stiamo agendo come virus, e loro sono i primi ad essere stati contaminati!" (da 5:30 a 6:30, nel video).

Non manca, nell'articolo di Pellizzetti, anche l'ennesima citazione della parola feticcio, "Casta": temevo non l'avrebbe più utilizzata, ma non mi ha deluso.

Ed ecco infine la tesi di fondo finale:

"Restando in Liguria, sfido a trovare differenze rilevanti tra Claudio Burlando e il suo ipotetico antagonista, Claudio Scajola."


Sì, proprio Scajola, il ministro dell'interno ai tempi di Genova 2001 (do you know, Bolzaneto, Scuola Diaz, Carlo Giuliani?), quello che dava del "rompicoglioni" al defunto Marco Biagi, quello della "casa comprata a sua insaputa". Minchia, 'sto Burlando lo conosco poco (quando andavo alle medie la battuta più gettonata sull'allora ministro dei trasporti era "Qual è il gerundio di viaggiare? Burlando!"...sì, ho avuto numerosi traumi), ma a giudicare da quest'articolo dev'essere proprio un fetentone.

Insomma, torniamo al "son tutti uguali"? Pellizzetti taccia i critici del suo articolo di far parte -cito- della "canea burlandiana".

Ma forse, per capire meglio cosa c'è dietro a tutto ciò, bisognerebbe guardare il quadro generale.
Ferruccio Sansa è figlio di Adriano Sansa. Pretore e magistrato, Sansa Senior divenne Sindaco di Genova nel 1993.
A quanto pare, Burlando e i suoi "fecero fuori" Adriano Sansa, evitando di ricandidarlo e proponendo al suo posto un certo Pericu. Il figlio, evidentemente, è ancora un po' incavolato per la cosa.
Che la lotta tra i Sansa e i Burlando sia in realtà una lotta di famiglia?

Chissà. Resta il fatto che più voci insistenti, in rete e non, sostengono che Ferruccio Sansa sarà il candidato sindaco di Genova del MoVimento 5 Stelle nel 2012.
Che dietro queste "denunce" indignate si celi in realtà una campagna elettorale?
Sarebbe un'altra prova che è proprio Sansa ad appartenere alla categoria dei "finti giornalisti - politicanti sotto mentite spoglie" che Pellizzetti tanto stigmatizza...

So che penserete: "che articolo pieno di basse insinuazioni". Concordo con voi: proprio per questo dovrei farmi assumere al Fatto, lì mi troverei a casa.
Burlando s'impara.

venerdì 10 dicembre 2010

Reductio Ad Alemum (ossia, Grilletti e Fattoni Quotidiani corrono ai ripari)

(Nella foto, D'Alema e i Dalemiani)

Come ben sapete, il Fronte Anti PD (gemellato col Fronte Anti Bersani interno al PD) ultimamente è allo sbando, roso dalle guerre di bande e dai regolamenti di conti interni.
Grillo, Vendola, Di Pietro, De Magistris, Sonia Alfano, Travaglio, FedericaFabbrettidelleAgendeRosse, Giulia Innocenzi, Renzi, Civati, la Alicata...nel corso dei mesi vi ho raccontato tutte le loro magagne e le loro divisioni. Mi manca giusto...mmmh, boh, forse Marta Meo, ma del resto Marta Meo non se la fila nessuno.

Poi vabbè, del paradosso di Berlusconi salvato da (ex) deputati dell'IdV (poverini, "subiscono pressioni e stanno soffrendo", dice Don Tonino, con toni giustificatori che non avrebbe MAI usato con nessuno del PD) sapete già tutto.
Così come penso sappiate della caduta in disgrazia del Popolo Viola, con il loro capetto Gianfranco Mascia che chiede l'aiuto e il sostegno dei tanto vituperati partiti.

Come può salvarsi questo movimento antipiddino dalla possibile fine di Berlusconi (nella quale sarebbe determinante il tanto vituperato PD)? Come possono salvarsi dalle millemila notizie delle loro crisi interne (peggiori di quelle del PD)? Come possono distogliere l'attenzione dal fatto che sono proprio Renzi e alcuni deputati iddivvini a dare boccate d'ossigeno al Cavaliere Inesistente?

Suvvia, la soluzione è semplice e ve l'ho già suggerita nello scorso post: si giocano la carta-D'Alema.
D'Alema, si sa, è "il male". "Il Maligno, il Demonio". E' "colui che ha distrutto la sinistra". E' "colui che salva sempre la vita al Cavaliere inciuciandoci per ottenere in cambio chissà cosa". Se la gente vota in massa Berlusconi è "grazie a D'Alema". Se qualcosa va male, se Veltroni fa una cazzata, se il rubinetto del bagno perde, se non hanno trovato una cura per il cancro, se Babbo Natale non esiste, è colpa di D'Alema.
E così via. I luoghi comuni si sprecano.
Se vuoi fare un articolo critico contro la Sinistra, ficcaci dentro D'Alema, la crostata, le scarpe eleganti, il risotto da Vespa, la barca, la banca, usa le magiche parole "inciucio" e "bicamerale" e otterrai il plauso dei fan adoranti. Se qualcuno, anche se del tuo stesso partito, non è d'accordo con te, digli che difende "l'apparato", denunzialo in quanto presunto "dalemiano", e potrai ritirarti dallo scontro come vincitore indiscusso. Se qualcuno fa una cosa imperdonabile, ricorda che non è D'Alema, che D'Alema ha fatto/fa/farà/avrebbe fatto di peggio, e sarà perdonato in nome del comune antidalemismo.

Quale modo migliore per distogliere l'attenzione dalle loro puttanate se non ricordare ai cittadini che "ai tempi di Adamo ed Eva, la sinistra (con D'Alema) ha fatto questo e quello, non ha fatto quest'altro"?
Ed ecco che arriva una "formidabile" puntata di Exit, programma di La7 condotto nel totale anonimato da una giornalista sportiva prestata al giornalismo politico: Ilaria D'Amico, una velina mancata che parla di politica credendo di parlare di calcio.

Gli ingredienti ci sono tutti: Luca Telese, comunista quasi-pentito che scrive libri elogiativi della gioventù nazifascia anni '60 e che scrisse per Il Giornale di Silvio Berlusconi queste cose qui elencate nel link, salvo poi approdare al Fatto, dove può sempre parlar male della sinistra, ma stavolta senza sembrare berlusconiano, senonaltro. LaTorre, dalemiano macchiato dalla storia dei suggerimenti a Bocchino, per mostrare il lato oscuro del dalemismo: un politico con cui è praticamente impossibile simpatizzare.
Antonino Monteleone, giornalista freelance calabrese e iscritto al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo (ops, ma dai?), la cui pagina facebook lo identifica subito come "uno dei buoni" (ossia antidalemiani): gli piacciono il Fatto, Annozero, Gioacchino Genchi, le Agende Rosse, il Movimento 5 Stelle, Di Pietro, Travaglio, Grillo, De Magistris...e Angela Napoli (pidiellina, poi finiana) e Francesco Cossiga (!!!!!).
Non manca neanche, nel servizio di Exit, il celeberrimo video di Violante che "confessa", sul quale gli antipiddì si fanno da mesi le pippe a due mani, spammandolo ovunque come un video di Gemmadelsud.

Il giornalista rampante (grillino in incognito) insegue Massimo D'Alema e lo inonda di domande che definirei attualissime, se poste 15 anni fa. Più che domande, sono sentenze: il tizio ha già capito tutto, voleva solo spiegare a D'Alema che aveva capito quanto fosse spregevole/inciucista/ecc ecc. Voleva solo comunicargli il suo biasimo.
Subito Telese giubila, considerandolo un "documento inestimabile" e un momento di "vero giornalismo", aggiungendo poi che nessuno voterebbe mai D'Alema dopo aver visto questo video, perchè è palesemente misantropo. A parte che non mi pare sia candidato e che i criteri di simpatia non mi sembrano motivi seri per valutare un politico, in questo mondo berlusconiano mi aspetto di tutto, specie da un tizio che ha mangiato per anni con Berlusconi, lavorando al di lui giornale e assorbendone lo stile.

Ed ecco che gli Antipiddini possono tirare un sospiro di sollievo: l'attenzione è stata distolta da loro, per un po' di tempo tutti parleranno di nuovo di D'Alema, di quanto è stronzo, quanto è corrotto, quanto è maneggione, di quanto questo centrosinistra sia inadeguato a governare, di quanto alla fine sia peggio questo csx di Berlusconi e allora a 'sto punto teniamoci Silvio, che tra lui e la sinistra-capro-espiatorio noi giornalisti ci possiamo campare per altri anni. E nessuno parlerà del bluff dei duri e puri.

Ora arriva la parte lunga e noiosa: chi non ha tempo può scendere a questa fermata, smettere di leggere il post o leggersi il resto quando ha tempo. E' comunque un pezzo illuminante, quindi magari vi fate pure un favore, specie se siete tra i grullini grilletti che si fanno le pippe col video di Violante.

Ma parliamo del presunto inciucio della bicamerale sul conflitto di interessi.
Anzi, non ne parlo io.
Ne parlerà Francesco Costa, che penso sia al di fuori e al di sopra di ogni sospetto, essendo uno de "I Mille", essendo un difensore di Renzi, essendo un oppositore di D'Alema ed essendo anche dotato di disonestà intellettuale quando si tratta di attaccare Bersani (avete letto il mio post precedente, giusto?). E siccome io lo ritengo intellettualmente disonesto anti-Bersani, magari gli antibersaniani e antidalemiani che mi leggono lo riterranno intellettualmente onesto, giusto? Beh, ecco cosa vi dice lui:
  1. Ha barattato il conflitto di interessi con le riforme istituzionali? Sentiamo. Quando sarebbe accaduta questa cosa?
    Commento di francescocosta del 6 September 2010 alle ore 08:20
  2. beh, la bicamerale?
    Commento di gabriele del 6 September 2010 alle ore 09:39
  3. Sono tutto orecchi. Cos’è successo durante la bicamerale? Te lo chiedo perché secondo me non lo sai, visto che hai detto una cosa che non è vera (non che sia solo colpa tua: è la cazzata che ripetono da anni Travaglio e co.)
    Commento di francescocosta del 6 September 2010 alle ore 10:03
  4. beh avrò pessima memoria. Ricordo Violante che confessa in Parlamento l’accordo per lasciare intonse le TV a B. in cambio di qualcosa che credevo appunto fosse l’accordo per le “riforme condivise” tanto care a D’Alema. Ho la memoria schifata e vedo mostri ovunque, probabilmente. Sbaglierò, ma sbaglio da solo, senza l’aiuto di Travalgio, non ti preoccupare
    Commento di gabriele del 6 September 2010 alle ore 13:56
  5. Violante non “confessa” nessun accordo: i DS erano accusati di voler utilizzare il loro potere politico (erano al governo) per colpire le aziende del premier, e Violante rispose che il centrosinistra non ha mai voluto colpire o toccare le aziende del premier (e giustamente: sarebbe stato un bell’abuso, anche perché un governo non può decidere di colpire deliberatamente un’azienda).
    La storia del conflitto di interessi e di come è naufragato ha niente a che vedere con quel video, che una certa pubblicistica pelosamente interessata fa girare come la prova madre. Non ci fu alcuna rinuncia a fare la legge sul conflitto di interessi “in cambio” della bicamerale. La legge ordinaria sul conflitto di interessi fu approvata alla camera nel marzo del 1998. Nel frattempo la bicamerale stava introducendo nella Costituzione la questione dell’incompatibilità tra cariche di governo e titolari di concessioni pubbliche, affidando i ricorsi alla Corte costituzionale (e non al parlamento, com’è adesso) per rendere la norma non aggirabile. Una cosa talmente indigesta per Berlusconi che lui all’improvviso fa saltare tutto e vota contro: se la bicamerale è stata questo grande inciucio, non si capisce perché Berlusconi abbia fatto di tutto per demolirla. A bicamerale fallita, la legge ordinaria già approvata alla camera arriva al senato, e lì nonostante un ostruzionismo bestiale del centrodestra il centrosinistra la modifica in senso ancora più restrittivo, inserendo nel testo la questione dell’incompatibilità che era saltata col fallimento della bicamerale. La legge passa al senato. Poi il governo D’Alema cade, e nei restanti due anni di legislatura il centrosinistra non porta la legge alla camera, dove avrebbe potuto trovare l’approvazione definitiva. Io ho scritto più volte che il centrosinistra ha compiuto un madornale e colpevole errore nel non approvare la legge sul conflitto di interessi, ma chiunque conosca i fatti sa benissimo che la bicamerale non solo non c’entra nulla, ma anzi andò vicinissimo a farlo.
    Commento di francescocosta del 6 September 2010 alle ore 14:07
  6. ” Violante non “confessa” nessun accordo: i DS erano accusati di voler utilizzare il loro potere politico (erano al governo) per colpire le aziende del premier, e Violante rispose che il centrosinistra non ha mai voluto colpire o toccare le aziende del premier (e giustamente: sarebbe stato un bell’abuso, anche perché un governo non può decidere di colpire deliberatamente un’azienda). ”
    1. Violante dice, testualmente, ” abbiamo dichiarato ELEGGIBILE Berlusconi NONOSTANTE le concessioni” Riconoscendo quindi che il problema c’era e PERLOMENO si poteva battagliare su questo. Cosa che il il cs non ha fatto.
    2. Inoltre. il ” non toccare le aziende di Berlusconi” si inseriva in un quadro in cui c’era la sentenza della Corte sulle proprietà televisive. Quindi,il fatto che il cs non abbia fatto niente al riguardo non può essere interpretato come uno scrupolo ” sacrosanto” a non voler essere ” punitive”, sempre che non si voglia dire che la Corte seguiva principi ” punitivi”. Quindi, Violante sta praticamente dicendo che sono stati ” buoni”. Ma buoni a non seguire le regole di legge, non buoni a non seguire presunti intenti puntivi.
    Commento di mariaj del 6 September 2010 alle ore 14:40
  7. Su Berlusconi e le concessioni c’è una discussione in corso nei commenti di un altro post, che mostra quanto la tesi inciucista sia sballata: Berlusconi accusava il centrosinistra di aver fatto un regime, Violante rispondeva che se fosse stato un regime certo non l’avrebbero dichiarato eleggibile. E ovviamente, ancora una volta, questo non ha a che fare né con la bicamerale né col conflitto di interessi.
    Commento di francescocosta del 6 September 2010 alle ore 14:48

Passiamo alla tesi dell'inciucio in un altro spazio-commenti (con LUNGO E NOIOSO BOTTA E RISPOSTA) di un post di Francesco Costa, stavolta grazie a Luca Simonetti:

  1. Piti, Berlusconi non è né in proprio, né in qualità di legale rappresentante di società, “vincolato con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica, che importino l’obbligo di adempimenti specifici, l’osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o la autorizzazione è sottoposta”. Quindi era ed è tuttora eleggibile.
    Se vai in giro a fare affermazioni così nette su cose del genere, sarebbe consigliabile informarsi prima, non trovi?
    Commento di Luca Simonetti del 2 September 2010 alle ore 17:39
  2. ” Quindi era ed è tuttora eleggibile.
    Se vai in giro a fare affermazioni così nette su cose del genere, sarebbe consigliabile informarsi prima, non trovi?”
    Ma certo.Per esempio, forse Piti si è informato (male, of course) presso uno che ad occhio e croce non ha nessun titolo,il Costituzionalista Pace. che scrive questo
    “… mentre le cause di incompatibilità si preoccupano -per finalità di “moralizzazione” della funzione pubblica- di evitare conflitti di interessi tra due cariche pubbliche ovvero tra una carica pubblica e una carica privata, le cause di ineleggibilità -come ripetutamente statuito dalla Corte costituzionale- perseguono lo scopo di evitare “un’indebita influenza sulla libera manifestazione di volontà dell’elettore” ovvero “una capacità di influenza incompatibile con le regole del sistema democratico”.
    e anche questo
    “E mentre io sostenevo -e tuttora sostengo- che l’art. 10, già così com’è scritto, nel combimato disposto del primo e del terzo comma, implicava ed implica l’immediata ineleggibilità di coloro che hanno la proprietà d’imprese private titolari di concessioni amministrative di notevole entità economica…per determinare, nelle successive elezioni, l’ineleggibilità di Berlusconi.
    http://www.associazionedeicostituzionalisti.it/dibattiti/conflitto/pace.html
    che dire, non si sarà ” informato ” anche il costituzionalista Pace.
    Commento di Mariaj del 2 September 2010 alle ore 18:30
  3. Allora piti, informandosi presso il costituzionalista Pace, avrà notato che quella che lui espone è l’opinione sua e di Capotosti, mentre ad es. già Amato sosteneva che l’art. 10 andasse emendato aggiungendo l’inciso “e coloro che indirettamente controllano…”. E magari piti avrà anche provato a domandarsi, se davvero l’art. 10 fosse GIA’ applicabile a Berlusconi nel suo testo attuale (e non solo nell’idea di due o tre rispettabili giuristi), a che servirebbe continuare a parlare da vent’anni di nuove norme sul conflitto d’interessi: basterebbe andare davanti a un normalissimo tribunale e il Berlusca sarebbe privato di cariche parlamentari e governative, no?
    Commento di Luca Simonetti del 3 September 2010 alle ore 08:04
  4. Ma naturalmente le cose NON sono così semplici. La norma così com’è ora si applica solo ai detentori di concessioni e ai legali rappresentanti di società titolari di concessioni, e non anche ai soci (diretti o indiretti) di queste ultime: e trattandosi di legge che limita i diritti politici, è senza dubbio norma che non può essere interpretata estensivamente. Poi potrà piacere o meno che si ritengano incompatibili Piersilvio Berlusconi o Fedele Confalonieri e non anche il Berlusca(a me non piace), ma a bocce ferme così è.
    Commento di Luca Simonetti del 3 September 2010 alle ore 08:24
  5. Luca, tu non hai detto a Piti che la sua era solo un ” opinione”, e che c’è ANCHE un’interpretazione di quella legge per cui Berlusconi invece eleggibile lo è. No, tu hai detto che lui dovrebbe informarsi meglio, solo per costatare che ha torto, mentre invece la questione è PERLOMENO controversa.
    Come facevo notare io, quando ho scritto che quando si è presentata in Parlamento la questione di legittimità dell’elezione di Berlusconi, il cs ha preferito accodarsi all’ “interpretazione” di quella legge secondo cui Berlusconi era il ” mero” proprietario, mentre chi cadeva nel onflitto d’interessi era Confalonieri.
    ” a che servirebbe continuare a parlare da vent’anni di nuove norme sul conflitto d’interessi:”
    Perchè in tutti questi anni si è finto che quella norma non si aplicasse a Berlusconi, preferendo pensare che la legge sarebbe ” incompleta” o ” non chiara” nel mettere nero su bianco che si applica anche ai proprietari.Come imporrebbe anche la logica e come pensa anche Amato, infatti lui non dice che la legge non si dovrebbe riferire a Berlusconi, scrive che sarebbe meglio metterlo per iscritto per bene.
    Comunque, io sono molto critica verso il cs per la mancanza di una legge per il conflitto di interessi. Però. Però, aldilà dele varie ” furbate” autolesioniste di D’Alema, i ” sottili” distinguo di Amato, etc, c’è la questione, che non viene forse abbastanza sottolineata, che, in pratica, per come ha ” impostato” le cose Berlusconi è diventato praticamente IMPOSSIBILE fare una seria legge sul conflitto di interessi. Basti pensare che un eventuale cessione della sua azienda per opportunità politica, cosa prevista in tanti paesi, viene presentata come ” esproprio”. E basti pensare che si parla della sua presunta ” lesione” del suo diritto di essere eletto, mentre appunto la legge costutuzionale prevede molto bene come ci siano dei soggetti per cui è prevista l’ineleggibilità.Il tutto, bisognerebbe ricordalo, con un parlamento che lo spalleggia con grandi numeri. Numeri spesso di maggioranza, o numeri tali da rendere inutile qualunque tentativo.
    ” basterebbe andare davanti a un normalissimo tribunale e il Berlusca sarebbe privato di cariche parlamentari e governative, no?
    ” normalissimo tribunale”? IL tribunale ” normalissimo” sarebbe titolato ad occuparsi di queste cose? Non dovrebbe essere , eventualmente, la Corte Costituzionale? E non perchè lo segnalo io, o tu, ma pechè si è creata una qualche diatriba. E , come abbiamo visto, la diatriba non c’è stata, perchè a suo tempo il Cs, nella giunta che se ne occupava, non sollevò obiezioni, preferendo votare col cdd.
    Commento di Mariaj del 3 September 2010 alle ore 08:45
  6. Ok, prendo atto del fatto che se uno (piti) – dopo che un altro (Costa) lo ha invitato a tirar fuori la sentenza che dichiarerebbe il Berlusca ineleggibile – cita una legge che secondo lui esclude il Berlusca dall’eleggibilità e un altro ancora (io) gli fa notare che la legge non lo esclude affatto (btw, e per tua info: la legge non parla né di proprietà né di “mera” proprietà di un’azienda, parla di titolarità di concessioni; la questione della proprietà è emersa successivamente, nei lunghi dibattiti in corso su una NUOVA legge sul conflitto d’interessi, che è questione diversa de iure condendo) in realtà stava solo dicendo che la cosa è controversa. Mi permetto di rilevare che in effetti la cosa è “controversa” più o meno quanto è “controversa” l’esistenza dell’AIDS (cioè, il 99,9% degli esperti la pensano in un modo e lo 0,1% in un altro) e assai meno di quanto sia “controversa” la natura dell’11/9 o l’effettivo arrivo dell’Apollo 11 sulla Luna; ed è per questo, e non per presunte viltà del cs, che non si è mai arrivati a sentenze sul punto (o pensi davvero che se ci fosse stata anche una sola possibilità di levarsi dalle scatole il B. per via giudiziaria, nessuno l’avrebbe seguita sta via?).
    Su cosa volesse dire Amato ti lascio farneticare da solo, mi scuserai.
    Se vuoi sapere, infine, qual è il giudice competente sui ricorsi elettorali, ti informa lo stesso DPR 361/1957: leggitelo.
    Saluti.
    Commento di Luca Simonetti del 3 September 2010 alle ore 10:17
  7. Luca, in breve, e in più commenti, per non essere pesante, perchè se un soggetto scrive
    ” o pensi davvero che se ci fosse stata anche una sola possibilità di levarsi dalle scatole il B. per via giudiziaria, nessuno l’avrebbe seguita sta via?).”
    la cosa mi suscita ilarità ( e sconcerto )e mi lascia col dubbio se chi ha scritto una cosa del genere sia un soggetto che vive normalmente su Marte o se è un indossatore abituale di fette grosse quache centimetro di salame sugli occhi. Ad ogni modo, non mi spinge proprio a rispondere per bene.
    Ma comunque. Che la sentenza non ci sia, l’ho scritto anch’io. Ciò che c’è stata è una delibera della giunta per le elezioni che ha decretato che Berlusconi è eliggibile. Trattasi di un organo POLITICO, la cui certificazione di costituzionalità può supporsi uguale a quella di altre leggi emesse da organi politici e successivamente BOCCIATE dalla Corte. Devo elencarle? Chiunque poteva esprimere l’opinione che Lodo Alfano, etc, fossero anticostituzionali, o che violavana qualche principo costituzionale. Cosa riconosciuta in seguito dai giudici costituzionali. Per cui, no, una sentenza giuridica vera e propria non c’era, ma si può legittimamente ritenere che Berlusconi violi la legge. Opinione? Forse. Ma è un’opinione condivisa da altri costituzionalisti.
    Commento di mariajo del 3 September 2010 alle ore 15:17
  8. ” btw, e per tua info: la legge non parla né di proprietà né di “mera” proprietà di un’azienda, parla di titolarità di concessioni; la questione della proprietà è emersa successivamente, nei lunghi dibattiti in corso su una NUOVA legge sul conflitto d’interessi,”
    Io non ho sritto che la LEGGE parla di ” mera ” proprietà. IO ho scritto che è stata la giunta, a fare questi distinguo.
    ” il cs ha preferito accodarsi all’ “interpretazione” di quella legge secondo cui Berlusconi era il ” mero” proprietario, mentre chi cadeva nel onflitto d’interessi era Confalonieri.” L’hai scritto anche tu.
    ” interpretazione “. Si capisce questa parola? Ecco come la interpretarono
    ” La Giunta delle elezioni della Camera dei deputati, nel 1994, confermò l’elezione di Silvio Berlusconi (fondatore e azionista di maggioranza di Mediaset, società che controlla RTI, titolare delle concessioni televisive di Canale Cinque, Rete Quattro e Italia Uno) poiché la norma citata andrebbe riferita «alla concessione ad personam e quindi, se non c’è titolarità della persona fisica, non si pone alcun problema di eleggibilità, pur in presenza di eventuali partecipazioni azionarie”
    Commento di mariajo del 3 September 2010 alle ore 15:25
  9. ” Mi permetto di rilevare che in effetti la cosa è “controversa” più o meno quanto è “controversa” l’esistenza dell’AIDS (cioè, il 99,9% degli esperti la pensano in un modo e lo 0,1% in un altro)”
    Questa è un’affermazione talmente ridicola ed è talmente vergognoso tirare in ballo l’Aids ( a ca**o di cane ) che te la lascio così com’è.
    Commento di mariajo del 3 September 2010 alle ore 15:29
  10. ” non per presunte viltà del cs, che non si è mai arrivati a sentenze sul punto”
    PRESUNTE viltà?
    http://www.youtube.com/watch?v=GJUamGyaANY
    ( secondo 30 circa )
    Commento di mariajo del 3 September 2010 alle ore 15:53
  11. Permettimi, mariajo: me ne frega talmente poco che tu mi “risponda per bene” o meno, che non te lo puoi neanche immaginare. C’è una legge che dice A, e piti e tu volete che dica B: va benone (c’è la famosa norma costituzionale invocata da Costa a proteggervi), ma non cominciate buttandola là come fosse una cosa così evidente che solo i cretini non la vedono, per poi alla prima contestazione svicolare sulla difesa postmoderna “è un’opinione come la tua”. No, non è un’opinione coma la mia: la norma non si applica al Berlusca (perché il furbastro non era né titolare in proprio di concessione né legale rapp.te di Mediaset, ed è un peccato perché la norma in oggetto non si può interpretare per estensione né per analogia), nessuno ha mai seriamente preteso di applicarla al Berlusca, nessuno l’ha mai applicata al Berlusca, end of the story. Mi dispiace che tu e piti non siate d’accordo, ma è così lo stesso. Quanto al resto, manco te risponno.
    Commento di Luca Simonetti del 3 September 2010 alle ore 16:16
  12. Luca, penso non ci sia bisogno che ti dica quanto a ME, freghi qualcosa dell’opinione di chi risponde in modo piccato e offensivo ad un commento, il mio, che voleva essere ed era garbato e rispettoso e si vede rispondere che ” si farnetica”. Ti sei qualificato da solo, come si dice.
    ” la norma non si applica al Berlusca (perché il furbastro non era né titolare in proprio di concessione né legale rapp.te di Mediaset,”
    In un commento ho citato Pace che spiga per filo e per segno perchè , invece, quella norma si applicherebbe a Berlusconi per via del ” combinato disposto” tra primo e quarto comma.
    Da wikipedia ( la cito solo per esporre i punti controversi, non per assumerla come Bibbia.
    ” Tuttavia, secondo alcuni, l’interpretazione di cui sopra sarebbe in contrasto con lo spirito e la lettera della legge. Se infatti Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, ne è il rappresentante legale, a chi si riferisce il sintagma «in proprio»? L’azionista di maggioranza è colui che gode del diritto di proprietà e trae i profitti dalle attività dell’azienda. Inoltre la Giunta, nella sua motivazione, introduce il concetto di titolarità del contratto, che non figura nella legge: l’essere «vincolati con lo Stato» non dipende solo dalla rappresentanza legale, ma anche dai vincoli conseguenti alla proprietà. Si noti che le concessioni televisive sono date all’azienda, non alla persona fisica: dunque il vincolo con lo Stato consiste nella proprietà o nella direzione dell’azienda concessionaria. Infine, che in proprio valga ‘in proprio nome’, con curiosa ellissi del sostantivo, è interpretazione chiaramente confutata dai primi due significati della locuzione: «non essendo alle dipendenze di nessuno» e «di proprietà personale»; la terza accezione, di basso uso, «personalmente, di persona», è limitata all’espressione «rispondere in proprio di qualcosa», in cui è sottintesa l’idea del mettere a rischio le proprie sostanze nell’assumersi una responsabilità ”
    Questa opinione è condivisa da molti. In mancaza di una delibera definitiva da un organo NON politico, la tua sicurezza è solo tua e non prova niente. C’è da prendere atto che c’è la delibera della giunta in questo senso, NON che l’opinione della giunta e men che mai la TUA, di opinione, sia insindacabile o inequivocabile.
    Commento di mariaj del 3 September 2010 alle ore 17:24
  13. Se è per questo di pronunce della Giunta ce ne sono state due, non una ed entrambe hanno rigettato i ricorsi per manifesta infondatezza. Ma naturalmente è solo il frutto di un inciucio, eh, e gli argomenti in contrario sono solo “cavilli”, ovviamente. Lasciamo perdere il combinato disposto e il valore del parere di Pace (quella sì è un’opinione quanto la mia, visto che almeno qualche argomento l’ha addotto, a differenza di altri qua sopra), perché il punto vero è: se il problema è controverso, tu e piti che l’avete menzionato a fare come se fosse oro colato? E poi che palle ste continue lezioni di galateo da e a perfetti sconosciuti : a parte che non ho capito chi ti ha conferito il titolo di arbiter elegantiarum, ma inoltre nella fattispecie – non che me ne freghi nulla, sia chiaro – a me i tuoi primi due commenti sono sembrati belli sarcastici. Arisaluti.
    Commento di Luca Simonetti del 3 September 2010 alle ore 17:59
  14. Luca, quanto siano state ” genuine” quelle pronunce delle giunte lo si evince bene da quella dichiarazione di Violante nel filmato che ho linkato.Ma di che parliamo? Facciamo i finti tonti? Questi l’hanno scritto, e l’hanno dichiarato IN PARLAMENTO che non hanno avuto il coraggio. Tranne poi in seguito ricredersi e dichiarare che la legge del 57 rendeva, effettivamente, Berlusconi ineleggibile. E qui facciamo finta che quelle votazioni fossero basate su pure questioni di diritto? E a proposito di ” inciuci”, D’Alema asserisce che nella prima votazione il Cs votò A SFAVORE dell’eliggibilità di Berlusconi. Paolo Sylos Labini gli risponde ricordando i FATTI.
    http://www.democrazialegalita.it/sylos/Sylos_lettera%20di%20dAlema%20su%20BICAMERALE_replica=24OTTOBRE2001.htm
    Secondo te, perchè D’Alema vuole , diciamo, ” scombinare” i suoi ricordi? Sarà mica per pararsi quella certa parte del corpo dall’accusa di avere appunto ” inciuciato”?
    In seguito, è subentrato quel clima di cui parlavo prima, per cui ora Berlusconi è diventato ” intoccabile”
    Riguardo alle questioni di ” etichetta”, senti, un conto è il sarcamso e un altro offendere gli altri. Poi, io non voglio fare il dispensantore delle patenti di eleganza, ma rispondevo a TE che mi rispondevi tutto piccato e offensivo. Ti ho scritto : non ti frega niente di ciò che penso io ? Bene, avessi solo idea di quanto me rimbalza ciò che pensi tu.
    Commento di mariaj del 3 September 2010 alle ore 18:39
  15. Ok, Mr o Ms Educazione, prendo atto del fatto che se tu mi scrivi che “la cosa mi suscita ilarità ( e sconcerto )e mi lascia col dubbio se chi ha scritto una cosa del genere sia un soggetto che vive normalmente su Marte o se è un indossatore abituale di fette grosse quache centimetro di salame sugli occhi. Ad ogni modo, non mi spinge proprio a rispondere per bene” fai un commento “garbato e rispettoso” o al massimo dell’innocuo sarcasmo, mentre se io ti rispondo che me ne frega poco se mi rispondi per bene sono “piccato e offensivo” e “mi qualifico da solo”, e su questa vena puerile non ti rispondo più, tanto chi vuole capire ha capito da un pezzo.
    Invece provo a rispondere per l’ultima volta sul merito, che è più interessante anche perché è sintomatico di come “ragiona” certa parte della “sinistra” (le virgolette sono intenzionali) italiana – che è poi l’argomento del post di Costa.
    Allora, le legge citata da piti menziona solo il titolare in proprio di concessione pubblica o il legale rappresentante dell’impresa che detiene la concessione. Berlusconi nel 1994 non rientrava nell’una né nell’altra definizione, visto che era socio della società che controllava la società titolare della concessione, cioè Mediaset. Nota che la legge avrebbe potuto prevedere anche il suo caso: avrebbe potuto, per es., parlare dei soci di controllo della società* titolare della concessione; anche questo non sarebbe bastato a escludere il B., ma perlomeno la legge avrebbe fatto un passo verso il B., sui due che sarebbe necessario fare per escluderlo. Ma naturalmente chi non sia del tutto prevenuto o ignorante di diritto
    sa che una simile scelta del legislatore è stata del tutto volontaria (non è cioè il frutto di una semplice svista, che sarebbe legittimo emendare in via interpretativa), e la ragione di questa scelta è enunciata espressamente nei lavori preparatori: dato che alcune società concessionarie pubbliche hanno centinaia o migliaia di soci, si è voluto evitare di privare tutta questa massa di gente di un diritto fondamentale, anche perché di norma la mera titolarità di azioni non fornisce alcun potere di controllo sulla scoietà stessa (mentre questo potere, per il ben noto fenomeno della c.d. scissione fra proprietà e controllo, ce l’ha di norma l’amministrazione. di qui la menzione del legale rappresentante).
    *Non, beninteso, dei proprietari della società, che non esistono.
    Commento di Luca Simonetti del 4 September 2010 alle ore 13:03
  16. Non c’è dubbio che l’entrata in politica del B. abbia messo in crisi questa norma, come tante altre, ed è per questo che una riforma legislativa sarebbe stata opportuna (come tanti giuristi hanno auspicato); ed è su questo piano che il csx ha indubbiamente delle responsabilità. Ma che la norma vigente non servisse affatto ad escludere il B. è certo: non solo il 99% e oltre dei giuristi che si sono occupati della questione (incluso Amato, se ti leggi il suo intervento) hanno sempre concluso in questo senso, non solo lo vuole l’interpretazione letterale e quella teleologica del testo, non solo l’interpretazione contraria sarebbe inammissibile perché estenderebbe impropriamente una norma di stretta interpretazione, ma anche perché, dulcis in fundo, il soggetto chiamato a applicare la legge (la Giunta) per ben due volte, e con due maggioranze diverse, ha rigettato il ricorso e dichiarato il B. eleggibile.
    Nota ulteriormente che il punto ha in ogni caso poca rilevanza politica (checché ne dica Pace, che al riguardo richiama modifiche alla costituzione materiale che in altre circostanze è il primo a denegare): infatti, anche se fosse stato ineleggibile, B. avrebbe potuto comunque assumere cariche governative, per le quali (inclusa quella di PdC) notoriamente non è prevista la necessità di essere parlamentare.
    Ma a questo punto che succede? Succede che alcuni cominciano a dire che, siccome il punto è controverso (in realtà, ripeto, è “controverso” nel senso che una sparuta minoranza di giuristi, con quella che noi avvocati definiamo “opinione autorevole ma isolata”, dice che la norma va interpetata diversamente: cosa che accade per quasi ogni questione di diritto, dove purtroppo la “verità” non è matematica, ma non impedisce minimamente di andare avanti tranquillamente applicando l’opinione maggioritaria) e siccome la Giunta non è un giudice ma un organo politico, in realtà B. è ineleggibile e se la Giunta ha deciso diversamente è solo frutto di inciuci.
    Ora se il primo passaggio è familiare a chiunque abbia mai avuto a che fare coi complottismi o la c.d. “controinformazione” su internet (dall’utilità dei vaccini contro la febbre stagionale alle Torri gemelle) – vale a dire, si usa il testo più isolato esistente per contrapporlo alla “verità ufficiale” con il conseguente simpatico cortocircuito logico che siccome è isolato allora vuol dire che è onesto – il secondo è più interessante. Si parte qui dal presupposto che, siccome la Giunta è di origine politica (anche se si tratta di un organismo para-giudiziario), le sue decisioni siano di necessità dettate da opportunità politica e non dalla giustizia, cioè dall’applicazione della legge elettorale. Ma questo presupposto è del tutto indimostrato: la Giunta in realtà ha applicato, entrambe le volte, la legge esattamente nel senso indicato dalla dottrina assolutamente maggioritaria (e ce lo dicono i VERBALI). Non mi sembra proprio, francamente, che invocare le amnesie di D’Alema o i discorsi di Violante forniscano alcun appiglio alla tesi dell’inciucio (che btw è alquanto in anticipo sui tempi, già nel 1996 ma ancor più nel 1994); ma cmq prego, accomodati e dimostralo.
    Quando la “sinistra” si sarà liberata di questi grotteschi riflessi condizionati, per cui *per prima cosa* si mette in dubbio la buona fede di chi non è d’accordo con noi senza manco studiare seriamente il problema, avremo fatto un passo avanti, ma di quelli seri, per tornare ad essere una vera sinistra.
    Commento di Luca Simonetti del 4 September 2010 alle ore 13:28

giovedì 9 dicembre 2010

"Con questa società civile non vinceremo mai!"



Di Matteo Renzi questi giorni si parla così tanto che sarei banale a farlo anch'io.
Ma oggi mi sento banale.
Affrontiamo la questione da un altro punto di vista: soffermiamoci sulle reazioni al recente exploit della visita ad Arcore, non soffermiamoci su di lui (MESSAGGIO SUBLIMINALE: è quello che ha posizioni reazionarie su Beppe Englaro e sulle manifestazioni anti-omofobia, quello che è favorevole alle aperture dei negozi il primo maggio e che appoggia il diktat l'accordo marchionnesco di Pomigliano FINE MESSAGGIO SUBLIMINALE).

Passiamo alle reazioni: Cristiana Alicata (spietata con la Bindi, manco fosse la Binetti, e intransigente con chiunque non condivida al 100% la sua posizione sui temi etici) "va oltre" il clericalismo bigotto e le amnesie sui temi etici dell'alleato Renzi, perdonandolo (c'è chi può e chi non può: lui può) e chiedendosi che male c'è se un sindaco incontra il premier. Si attira una pioggia di critiche, anche e soprattutto da parte dei suoi ("a Veltroni, Bersani e Bassolino li abbiamo fustigati per molto meno!"), a parte qualche giapponese che invita al non essere tafazziani, perchè "Renzi è uno di noi! Mica è Bersani!": perciò "basta criticare Renzi per ogni singolo passo falso" (già, perchè con Bersani non han mai fatto lo stesso...).

Pippo Civati, vice-rottamatore, si para le chiappe: lui ad Arcore non ci sarebbe andato, ecco.
E poi l'ha fatto per motivi seri, uffi. E poi pure Bersani ci sarebbe andato anche a piedi, GNE GNE GNE.

Siamo salvi, siamo giustificati: la frase di Bersani viene spammata dal wikileaks personale dei Rottamateurs.
Civati, la Alicata, persino Francesco Costa, blogger che normalmente apprezzo.
Tutti a replicare con l'argomentazione infantile dell'"ha cominciato lui!" citando il frammento di frase incriminato di Pigi. Ed ecco che la Caporetto dei rottamatori si trasforma nell'ennesima occasione per sparare sul Nemico Segretario.

Il Post.it, trasformatosi nel Foglio o in Renzi.it, spamma a manetta le giustificazioni di Renzi, tra blogger compiacenti e millemila rassegne stampa. Ma è comprensibile: i sofriani hanno promosso e pubblicizzato i rottamatori, tra mille link. Basti pensare a cos'era diventato il sito del Post ai tempi della Leopolda. Pareva fosse morto Kennedy o che avessero trovato la cura per il cancro, a giudicare dal battage giornalistico-pubblicitario.

Peccato che tutti abbiano citato solo la frasetta incriminata di Bersani e non la frase intera.
A parte che già leggendola a me sembrava una semplice provocazione-metafora (io Bersani che si fa la processione ad Arcore a piedi manco fosse Santiago De Compostela non ce lo vedo), ma si sa, io non ho l'obiettività e l'intelligenza (politica e non) dei lorsignori da me citati poco fa.
Ma per avere la conferma non serve manco leggersi tutto l'articolo ('sta gente avrà semplicemente cliccato sul tasto "trova", avrà digitato "arcore" e premuto "invio").
BASTEREBBE LEGGERSI IL FOTTUTO INDIRIZZO URL (dell'articolo postato sul sito di Repubblica, mica quello del Corriere, come abilmente fatto da Francesco Costa).
Cosa dice?
"bersani_le_riforme_si_fanno_in_parlamento_e_sulla_crisi_inevitabile_senza_interventi-3227537/"

No, 3227537 non c'entra una ceppa. E neanche la crisi inevitabile senza interventi.
Oh? Ma dai? Bersani che dice chiaro e tondo "le riforme si fanno in parlamento". Ops!
"Il segretario del Pd Pierluigi Bersani, a Parma per il convegno degli industriali, è intervenuto sulle riforme istituzionali, sostenendo che il luogo adatto a discuterne è il Parlamento, non i giornali o le televisioni."

Tra l'altro, cari miei, non solo Renzi è andato da Berlusconi, (contro il quale noialtri scenderemo in piazza l'11 Dicembre), legittimandolo (un po' come fece Veltroni poco prima della caduta del Governo Prodi II).
C'è andato per chiedere un trattamento speciale per Firenze tramite il decreto mille-proroghe (come minimo è ingenuo: la finanziaria/legge-di-stabilità l'hanno approvata il 7 dicembre, e...sorpresa sorpresa, non c'è nessun milleproroghe), approvato da una maggioranza dimissionaria.
INOLTRE un presunto incontro Bersani-Berlusconi annunciato pubblicamente è ben diverso da un incontro PRIVATO Berlusconi-Renzi tenuto SEGRETO.
Perchè il caro Matteo ben si è guardato dal parlare dell'incontro, salvo quando è stato pizzicato e sputtanato pubblicamente.

Ma come al solito divago: il momento clou (annunciato dal titolo di questo post) arriva ORA:

Francesco Costa (again) fa un'analisi piuttosto interessante, inceppandosi però nel finale.
Anch'io, come lui, trovo divertente vedere alcuni antidalemiani della prima ora riscoprirsi pragmatici sostenitori della realpolitik. Così come alcuni pragmatici "in nome della responsabilità, a costo dell'impopolarità" che si lamentano del gesto pragmatico-ma-irresponsabile-e-inopportuno del Renzi.

Però nel finale fa una riflessione curiosa: "Questo è il Partito Democratico. I suoi dirigenti sono quello che sono. Ma non potrebbero permettersi un sacco di cose, se il suo elettorato avesse qualche maturità e autonomia di pensiero in più."

Ed ecco che Costa cade nello stesso paradosso da lui citato, prendendo una posizione che mai nella vita avrebbe preso, in altre situazioni. Ci arrivo tra poco.
Prima però menziono un altro curioso articolo citato dal Costa, partorito da Fabio Chiusi (IlNichilista).
Costui cita le reazioni scomposte dei fan (o meglio, ex fan) di Renzi alla scoperta dell'"inciucione di Arcore".

Subito IlNichilista si gioca la carta-d'alema. L'argomentazione-d'alema (reductio-ad-alemum) è tipo il jolly, lo tiri in ballo quando sei alle strette, è come lanciare la bombetta fumogena ninja, è come gridare al nemico ("girati! guarda dietro di te! una scimmia con tre teste!"), è come rispondere a una critica argomentata con una cazzata benaltrista.
"Ohi, gli inciuci si fanno in Parlamento, mica dentro la villa di Berlusconi!" oppure "Oh, Renzi non è D'Alema! Non mi pare soffra ancora di dalemite acuta!".
E tutto riacquista un senso. Ci siamo fatti le strizzatine d'occhio, le pacche sulla schiena, i colpetti affettuosi al fianco mediante il gomito: non siamo D'Alema, il bene trionfa ancora una volta.

Renzi viene quindi elogiato: ha rottamato l'ideologismo! Ah, dannato ideologismo, che tanti danni hai fatto a questo pianeta! Sia benvenuta et esaltata la mancanza di qualsivoglia ideologia!

Non solo: Egli non ha sbagliato, Egli è nel giusto, sbaglia chi lo critica. Semmai non ha fatto abbastanza.
Ed ecco che dice Fabio Nichilista Chiusi: certi strati della popolazione hanno perso la capacità critica, con le loro condanne, i loro moralismi, i loro ditini alzati.
Quindi, caro Renzi, devi (cito testualmente) "dire ai tuoi elettori che, in parte, vanno rottamati pure loro".

I più grandi critici di D'Alema diventano dalemiani. E usano l'argomentazione più dalemiana possibile: "La gente non ci ha capito, sono loro che sbagliano. Noi siamo i migliori, sono loro che devono cambiare. Gli elettori sono stupidi, sono IMMATURI e vanno guidati dal demiurgo."
Insomma, "con questi elettori non vinceremo mai", stravolgendo Moretti.
Ora sono gli elettori che vanno rottamati.

La cosa bella è che io potrei anche essere d'accordo con Costa e Chiusi, in questo caso: è il mio lato dalemiano che parla (sì, ho anche un lato dalemiano, io...e voi no, tiè), ma in effetti il modo chiuso di ragionare di certi elettori e una loro sostanziale immaturità (quando non diventano proprio beceri talebani urlatori di slogan) a volte mi fa cascare le palle e mi fa pensare che non sia un caso se vince sempre il Berlusca.

Peccato che questi fantomatici elettori (ora tanto demonizzati dai rottamatori) sono GLI STESSI che si cerca di inseguire con le primarie, con il populismo spicciolo renziano (e non), con le varie iniziative leopoldiane che gridano “LORO sono collusi/vecchi/inciucisti, NOI SIAMO DIVERSI!”.

Renzi s’è semplicemente impiccato col filo della ragnatela che lui stesso ha sapientemente tessuto questi mesi.
Dixi.