giovedì 19 maggio 2011

E' scoccata l'Ora Icchese? (a.k.a. i miei 2 cent sulle Amministrative)



 Allora.
Lo so che non ve ne frega un cazzo di quel che penso il mio parere è ridondante in mezzo all'accozzaglia di analisi della vittoria (non ci siamo abituati, forse dovremmo chiamarla "analisi della diversamente sconfitta", così ci sentiamo a casa) che son fiorite ultimamente.

Basta un blog, un po' di tempo libero e chiunque può trasformarsi nel Paolo Mieli della situazione.
E PUFF! Siamo tutti opinionisti di spessore.

Ma andiamo con ordine.







Milano.
No, non me l'aspettavo, in effetti. Speravo nel ballottaggio, certo, ma temevo la vittoria della Moratti al primo turno.
"Ma ha fatto un clamoroso autogol con la storia del furto d'auto!". No, non l'ha fatto, secondo me. Dal punto di vista della comunicazione, anzi, ha fatto una cosa geniale: ha insinuato il dubbio.
Da quel momento in poi, tutti gli indecisi si saran fatti qualche domanda sul passato di Pisapia. E non importa che le accuse fossero false: a parte che pochi avrebbero avuto voglia e tempo di verificare, l'importante era mettere la pulce nell'orecchio. Anche perchè l'elettorato di riferimento della Moratti, diciamocelo, è quello che è.

Eppure Pisapia ha vinto con un distacco IMMENSO. Circa 6-7 punti di vantaggio. Se il grillino si fosse alleato con lui avrebbe già superato il 51%. Grazie Beppe, eh.
Non solo: ora come ora, se votassero pressochè gli stessi di questa tornata, Pisapia vincerebbe anche qualora il Terzo Polo si alleasse con la Moratti.

D'altro canto, l'exploit della Moratti, se non ha -secondo me- spostato voti al primo turno, potrebbe -stavolta sì- aver prodotto un autogol al ballottaggio: i terzopolisti hanno pesantemente attaccato la Moratti, avvicinandosi a Pisapia; i Grillini, dal canto loro, dopo ciò forse hanno un po' rivisto la loro politica del "sono tutti uguali", e potrebbero votare per il Csx al ballottaggio.

Ora, quelli in malafede dicono "è una sconfitta del PD e una vittoria di Vendola".
Mh. Allora mi spiegassero, costoro, come mai il PD ha preso più del 28% e S&L poco più del 4%.
La verità è che Milano è (anche e soprattutto) una vittoria del PD. E anche di Boeri (sconfitto alle primarie contro Pisapia), che ha preso uno svario di preferenze.

Quelli che dicono così sono i peggiori nemici delle Primarie, o comunque quelli che non han capito nulla del loro significato.
In questo periodo, in cui i sondaggi sono raramente attendibili, le Primarie sono la migliore forma di sondaggio che si potesse sperare. Un modo per chiedere suggerimenti all'elettorato, per correggersi in corsa.
Le primarie non si fanno per confermare il candidato ufficiale del PD. Quelle sono primarie-farsa, come quelle di Prodi e Veltroni. Il PD non vuole un plebiscito: indicendo le primarie, ovviamente mette in conto la possibilità che il proprio candidato non sia il preferito. Ma anche in quel caso, si impegna per il candidato vincente.
Certi elettori di Pisapia, qualora avesse vinto Boeri, avrebbero fatto lo stesso? Non lo sapremo mai, personalmente spero di sì.

Chi pensa che le primarie siano una resa dei conti o un modo per "fare un dispetto al PD", e che le usa in questo modo, è un triste ometto inqualificabile. E il risultato del primo turno delle amministrative lo conferma.

In tutto ciò, devo ringraziare un esponente del PD Lombardo. L'ho criticato spesso, spessissimo, quasi sempre. E non me ne sono mai pentito. Ma diamo a cesare quel che è di cesare: questa vittoria è anche merito suo. Parlo di Pippo Civati. Grazie Ciwati, anche per questa campagna efficacissima.

Ora, parliamo dei Grillini Milanesi. Il MoVimento 5 Stelle non ha sfondato, a Milano. Neanche dopo il tristissimo tentativo di un hacker grillino infiltrato di far credere che il PD New York sostenesse Mattia Calise, o dopo il patetico endorsement di Adinolfi (e del suo settimanale-per-snob-trentenni, "The Daily Week") al ventenne grillino.

E' arrivato appena al 3%. Una sconfitta, sia per Beppe Grillo e i suoi "son tutti uguali" (e i suoi "Vendola rottinculo -o busòn, se preferite-") sia per Mario Adinolfi, che a quanto pare c'azzecca solo nel poker -e forse neanche lì- e per i talebani giovanilisti che pensa di rappresentare.

D'altronde, è comunque inquietante il fatto che il 3% degli elettori voterebbe come SINDACO DI MILANO un tipo che nel curriculum della sua candidatura si presenta così: "Iscritto al secondo anno di Scienze politiche all’università Statale, è cintura nera di karate e batterista e ama il web. Fedelissimo seguace del comico genevose, sta facendo campagna elettorale soprattutto su internet, Calise ha iniziato a fare politica sui banchi del liceo Macchiavelli di Pioltello dove era rappresentate degli studenti".

Come dice un mio amico, è da prendere a calci nei denti lui e tutti quelli che lo appoggiano e lo votano.

Ora, so che tutti parlano di trionfo di Grillo e del grillismo, ma non ne sarei così sicuro. Col suo dire "Moratti e Pisapia pari sono", Grillo si è inimicato molta gente. I grillini stessi sono indecisi: il loro Leader e Guru dice di astenersi, mentre persino Mattia Calise tenderebbe a votare Pisapia.
Inoltre, se i voti dei grillini mancassero al ballottaggio e garantissero così la vittoria della Moratti, i grillini verrebbero sempre più ostracizzati ed evitati come la peste. E le loro giustificazioni ai tempi della vittoria di Cota in Piemonte non servirebbero più.

Ora speriamo bene per il ballottaggio. Già hanno cominciato a mobilitare i tifosi del Milan con una lettera (tutto vero). Ho appena scoperto che lo slogan del PDL è Forza Milano (ok, i meno maliziosi non la capiranno). E non è uno scherzo.

Bologna.
Grillini al 10%, nella loro roccaforte (speriamo che ora inizino a diventare responsabili). Una vittoria qui e una sconfitta a Milano. Sommate, dimostrano che il risultato grillino a queste elezioni è...BOH? Non la vittoria di cui tutti parlano, di sicuro. Ma sicuramente meglio del Terzo Polo, che con questa politica "dei due forni" (alias "della puttana politica") non solo hanno rotto le palle a me, ma anche agli elettori, che non li hanno premiati granchè. Ininfluenti o inaffidabili, finchè non seguono una linea chiara e precisa, non andranno da nessuna parte. A Milano, per dire, manco riescono ad essere gli aghi della bilancia. Con che faccia poi i loro leader criticano il berlusconismo, se poi si alleano con i rappresentanti locali dell'odiato cavaliere? Se Fini e Bocchino vogliono acquisire credibilità, devono costringere Rutelli e Casini a una svolta. O staccare FLI dall'abbraccio mortale con UdC e Api.
Ma torniamo al dato di Bologna.

Allora, intanto siamo passati al primo turno, ed è già una grossa soddisfazione.
In secundis, nel 2009 il candidato del centrosinistra, Del Bono si era fermato al primo turno al 49% circa (vincendo poi al ballottaggio).
E non dimentichiamo le dimissioni di Del Bono, il Cinzia-Gate e il lungo periodo di commissariamento.
Roba che avrebbe dovuto consegnare la città alla destra. E invece...
Una vittoria, quindi. Inaspettata anche questa.
Al contrario di...

Napoli.
Dunque, dunque, dunque. Ci sarebbero libri da scrivere, su queste elezioni a Napoli.
Iniziamo con Luigi De Magistris.
Vi stupirò, ma io all'inizio lo stimavo.
Anni fa lui e Clementina Forleo erano diventati delle star, ma a differenza della Forleo lui sembrava molto più competente e soprattutto più accorto, meno propenso a lanciare accuse complottiste e a sparare fregnacce.
Col tempo, inutile dirlo, si è rovinato.
A cominciare da quando si è candidato per l'IdV. Ricordo ancora una vecchia puntata di Annozero, dove De Magistris enunciava le sue proposte per risolvere il problema rifiuti: raccolta differenziata, in sostanza. "Ok, quello per evitare che si producano nuovi rifiuti: e per quelli che già ci sono, come fai?", replicò Roberto Castelli, costringendolo a farfugliare risposte inconcludenti e ad usare la supercazzola.
Cioè, DeMagì, in pratica stai facendo sembrare competente uno come CASTELLI. Castelli, santodio.

In seguito, Luigi ha dato svariati motivi per far pesantemente dubitare della sua bravura come politico.
Il modo ipocrita con cui si è fatto beffe del codice etico dell'IdV (che, in quanto rinviato a giudizio, gli imponeva di dimettersi) e il modo con cui poi si è scagliato contro Di Pietro (che ingrato, e dire che Tonino lo aveva difeso, sulla storia del codice etico che "va interpretato caso per caso") non gli han certo fatto onore.
Così come i suoi ultimi proclama elettorali sono stati francamente imbarazzanti.
 Però fino a pochi mesi fa lo vedevo come un buon sindaco di Napoli. Magari con una giunta moderata attorno che gli togliesse le castagne dal fuoco nel risolvere i problemi concreti con un programma sensato.
Però poi si è tirato indietro. Per poi rimettersi in gioco troppo tardi.
Come interpretare la sconfitta di Morcone?
Morcone era una persona seria, preparata, che si è beccata un mucchio di accuse ingiuste da parte di quella sorta di Alberto Tomba in toga.
De Magistris, se vuole vincere al ballottaggio, lo farà coi voti di quelli che fino a ieri ha chiamato "apparato corrotto": ha dato anche ai vendoliani di SEL dei bassoliniani: vecchi clientelari ammuffiti, solo perchè non votavano lui, bensì Morcone. Quando si tratta di maturità. Vedi se riesci a vincere ora, Luigino.

Ovviamente De Magistris, con tutte le sue pecche, è sempre meglio di un Lettieri sponsorizzato da COSENTINO. Un voto contro i cosentiniani è necessario, specie dopo che il PdL è riuscito a salvare Nicola Cosentino in Parlamento.

Chiariamoci: la sconfitta della sinistra a Napoli era annunciata: dopo anni di Bassolino (che ha fatto anche grandi cose e che ora sta vivendo una seconda giovinezza -un po' come il rinato Fassino- ma che per troppo tempo ha fatto associare il suo nome a "Monnezza&Malgoverno") e della Iervolino (anche lei coi suoi alti e bassi), un calo era endemico. Non solo: ricordiamo anche il casino delle primarie del PD.
Hanno avuto un doppio effetto negativo: da un lato hanno dato l'idea di un PD Campano marcio fino al midollo (e chissà che non sia vero?), dall'altro hanno creato molti scontenti.
Come dice infatti Diego "Zoro" Bianchi: "Ma candidare Cozzolino, anche in virtù del fatto che le colpe di quelle primarie nessuno ha più voluto accertarle, sarebbe stato così scandaloso per il Pd? Sarebbe andato meglio o peggio di Morcone?" e poi ancora "Ipotesi: un bel po' di quelli che alle primarie hanno votato Cozzolino, non necessariamente camorristi o cinesi, incazzati per l'annullamento delle primarie hanno preferito votare De Magistris anziché il candidato ufficiale del Pd."

In effetti non gli darei tutti i torti. Quindi suvvia, non possiamo neanche lamentarci più di tanto.
Però dai, magari De Magistris ha intercettato i voti di coloro che mai e poi mai avrebbero votato il csx dopo gli ultimi sfaceli. Quindi chissà, magari ci ha salvato le chiappe.


Torino.
 
Piero Fassino, che dire? Che nell'ultimo tempo, a giudicare da voci di corridoio, molti lo davano per bollito. Tant'è che, si dice, volevano anche sconsigliargli di candidarsi.
Io stesso temevo che a Torino ci fosse un "effetto Rutelli", come ci fu a Roma, ai tempi della conquista di Roma da parte di Alemanno.

Ma quelle stesse persone che lo davano per bollito, in seguito, hanno ammesso di essersi sbagliate.
O meglio: forse bollito lo era effettivamente diventato, nel prolungato soggiorno a Roma. Ma il ritorno a Torino, a detta di tutti, è stato per Fassino un ritorno alle origini: è tornato il Fassino di molti anni fa, quando tutti lo giudicavano una delle risorse più brillanti del centrosinistra italiano. Ha ricominciato da capo, è ripartito da zero, con umiltà.
Ha vinto contro tutti coloro che lo accusavano di essere "vecchio" e di essere stato votato da "elettori vecchi" alle primarie (peccato che gli elettori vecchi contro i quali tuonano siano gli stessi che elessero Chiamparino, che i ggggiovani lucasofriani adorano), contro tutti coloro che lo criticavano per la candidatura di La Ganga, contro tutti quelli che PER ANNI gli rinfacciavano (e chissà per quanto gli rinfacceranno) il famigerato "abbiamo una banca?". Una vittoria della buona politica contro l'antipolitica.
Ora, se solo iniziasse ad esser meno subalterno a Marchionne e meno propenso a proporre politiche sul respingimento degli immigrati libici degne di un Leghista, sarebbe perfetto.





Morale: chi vuol capire capisca, ma queste elezioni dettano la linea al centrosinistra per le future politiche nazionali. L'effetto-grillo alla fine ha semplicemente unito PD e SEL contro il nemico comune, invece di dividerli o di danneggiarli entrambi.
Chissà, forse si può ancora sperare.


domenica 17 aprile 2011

Stefano Feltri, nomen-omen


Si chiama Stefano Feltri, ma non è parente di Vittorio.
Classe '84, si è laureato alla Bocconi e ha collaborato per il Foglio di Giuliano Ferrara e per il dalemianissimo Riformista (gli ex-dalemiani pentiti sono i più inviperiti nei confronti di Baffetto, basti pensare a Velardi). Attualmente è il responsabile economia del Fatto Quotidiano, e per l'occasione ha sostituito gli occhiali da sole fighetti (con cui si faceva le foto su Facebook nelle sue vacanzette da figlio di papà arricchito) con dei più sobri occhiali da vista.

Il Fatto è un giornale particolare. Il suo è un tipo di informazione ruspante e urlata, ma spesso efficace. Riesce talvolta a fiutare le notizie in anticipo rispetto a giornali ben più blasonati.
Il problema è che troppe volte i fatti sono sostituiti dalle opinioni. Punti di vista spacciati per verità assolute. L'esatto contrario del buon giornalismo, insomma.
Molti di coloro che ci scrivono, quando non hanno notizie particolari da dare, preferiscono sbattere su tastiera le loro personali antipatie e frustrazioni (un po' come sto facendo io ora in questo blog, solo che non mi faccio pagare, non ho risonanza nazionale e non sposto opinioni di zombie-fan dal livello d'attenzione di un gerbillo). Gran parte dei loro sforzi, generalmente, si concentra sul trovare sempre nuovi e avvincenti modi per sparare sul PD.
Minchia, sparare sul PD. Trovare un difetto al PD. Criticare il PD. Fare battute sarcastiche sul PD. Che faticaccia, eh? Difficilissimo, già già.
Parafrasando Bucknasty (ho solo sostituito "Fabio Fazio" con "il PD"), <<Nonostante criticare il PD richieda lo stesso coraggio intellettuale di sfilare con una bandiera arcobaleno durante un gay pride, lo status quo giornalistico non riesce a non venire nei pantaloni ogni volta che succede>>.

Ora, questo Stefano Feltri è andato al Festival del Giornalismo di Perugia e s'è sentito il discorso di Fausto Raciti, attuale capoccia dei Giovani Democratici (i giovani del PD). Le proposte su economia, lavoro e precariato di Fausto l'han fatto incazzare e pertanto ha preso la parola, dando le sue contro-ricette. Raciti gli ha risposto grossomodo che per lui "Il Fatto Quotidiano è un giornale di destra" e questo deve aver fatto particolarmente rosicare Feltri. Abbastanza da fargli scrivere questo articolo.

Il titolone, d'effetto, è esemplificativo della linea editoriale che alcuni, al Fatto, seguono pedissequamente:
"Vedi Raciti e smetti di votare Pd"
E' un altro caso di opinione spacciata per fatto: l'autore ammicca al suo pubblico di riferimento, suggerendogli già dal titolo la conclusione a cui deve arrivare. E generalmente il suddetto pubblico di riferimento la dà subito per buona: in fondo, l'ha detto xxxxxxx, quindi SARA' VERO per forza, no? Del resto, raramente costoro leggono per intero gli articoli dei loro beniamini. Casomai leggono il titolo e le prime righe, tanto per farsi un'idea. Leggere comporta tempo, attenzione, impegno e materia grigia. Tutte cose che spesso scarseggiano

Ora: io sto nei Giovani Democratici e Fausto Raciti è il mio attuale segretario nazionale. 
Lo dico per correttezza. Il fatto che ora lo difenda esula del tutto dalla mia opinione personale sul mio operato, che terrò per me: se lo lodassi, sembrerei un lecchino, mentre se lo criticassi sembrerebbe che io voglia tirare l'acqua al mulino di qualche corrente con-corrente.
Ecco, anche se io fossi un detrattore di Raciti, l'onestà intellettuale mi obbligherebbe a dire, con un sorriso a mezza bocca: "Heh. Il titolo pure pure ci può stare, sono le motivazioni con cui lo critica ad essere sbagliate".

Si potrebbe dire che più che prendere le difese di Raciti, mi abbia dato fortemente al cazzo il modo in cui abbia apostrofato la giovanile dove milito io e molti miei amici: "un’entità misconosciuta, i Giovani democratici che per chi non lo sapesse sono i giovani del Partito democratico (ebbene sì, esistono)".
Mi sembra giusto: i giovani, si sa, vanno bene solo quando sono "i propri". I giovani non controllabili diventano "giovani vecchi" e "vecchi dentro". Ti pare poi che ci sono dei giovani nel PD? Pazzesco!
E invece siamo la giovanile più grande d'Italia, gne gne gne.

Allora, quelli di Raciti sulla scuola pubblica sono "slogan" (mica come le concretissime proposte dei Grillini, ovviamente). Il pubblico in sala è "scarso". Raciti vuole "alzare le tasse" (=tassare le rendite finanziarie), "assumere tutti i precari della scuola" e tutelare il "sacro totem dell'articolo 18". Si intuisce che Feltri sia un "ichiniano": peccato per lui che non sia Ichino il responsabile economia del PD, bensì Stefano Fassina.

Insomma, Raciti diventa Il Male (e con lui tutto il PD) solo perchè le sue proposte non piacciono a Stefano Feltri. Il quale, a quanto pare, NON vuole tassare le rendite finanziarie, NON vuole assumere i precari ed è CONTRO la tutela dell’art.18.

Stefano Feltr, tra omissioni e falsità, trascura il fatto che il Parlamento Europeo abbia approvato la proposta del PSE di introdurre una tassa sulle rendite finanziarie
Ma per il bocconiano Stefano Feltri, tassare i ricchi e i furbi è "roba da Ottocento". 

Curiosità: per criticare Raciti (e il PD), anche nei commenti, Feltri cita le proprie controproposte. Che sono le stesse proposte ufficiali del PD. Allora si decida: da un lato vuole convincere la gente a non votare PD, dall'altro usa le parole dello stesso Bersani per esporre le proprie tesi anti-PD.
Una volta che glielo si fa notare, nei commenti, Stefano Feltri sbuffa "eh, Raciti dice cose che il suo partito non condivide".
 Bene. Ora ti devi decidere, Stefano Feltri. Tu critichi le idee di Raciti. Raciti, dici tu, ha idee diverse dal PD.
Pertanto, a rigor di logica, Raciti non dovrebbe farti smettere di votare PD, ma casomai dovrebbe convincerti a votarlo ancor di più, dato che PD e Raciti hanno idee diverse sull'economia (e, a quanto pare, tu condividi quelle ufficiali del PD).
Ma...aspetta un attimo. Hai anche appena confermato che il PD ha delle idee e delle proposte sull'economia? Ma non era lui il primo a scrivere articoloni sul PD che non aveva proposte?
Quindi ha mentito? Buono a sapersi.

Se Stefano Feltri critica la posizione di Raciti sull’articolo 18 ma se ne infischia di parlare delle proposte del PD, di chi sarà la colpa se il PD perderà voti? Di Raciti o di Feltri?
Ma in questo il Feltri Bis è in buona compagnia, visto il silenzio stampa del Corriere della Sera di Ferruccio De Bortoli sulle proposte di Stefano Fassina.

Tra l'altro, nel suo articolo “Pd: poche idee sull’economia e confuse”, Feltri criticava quelle stesse proposte del PD che oggi rimprovera a Raciti di non seguire (recando così un danno al suo partito). Buffo, nevvero?
Insomma, il problema di Raciti è che ricorda un dirigenti PCI, difende l’articolo 18 e critica Ichino e l’ultraliberismo. Ce ne faremo una ragione.

Ad ogni modo, quando il Pd non ha il coraggio di criticare gli assetti neoliberali dettati dall'Europa tutti a dargli addosso. Quando Raciti rende una posizione netta in favore del lavoro e della scuola pubblica, non va bene lo stesso.
Vabbè, daremo per buone le lezioni di economia ultraliberista, lavoro e precariato a cura di un tizio sufficientemente ricco da potersi permettere la Bocconi e i suoi diecimila euro di tasse annuali.
D'altronde la formazione di Feltri (la Bocconi e l'Aspen Istitute) è quella tipica di un economista della destra liberista.

Ma vabbè, lo scopo di Feltri è raggiunto: convincere altra gente che il PD è il Male e farla votare in massa il MoVimento dei Grillini. Giusto? Stefano Feltri otterrà i suoi 15 minuti di gloria? Avrà frotte di fan che lo incenseranno come un novello Travaglio?

E invece no. Feltrino fa sì il boom dei commenti (più di 120, mentre ultimamente languivano), ma per la maggior parte sono critici nei suoi confronti. A quanto pare, anche al Fatto Quotidiano, la gente preparata e competente c'è. Ed è più che capace di vedere il suo bluff.

Stefano suda freddo, tant'è che si sente in dovere di correre ai ripari e pubblicare un nuovo post, esclusivamente per rispondere ai commenti.
Ritenta, sarai più fortunato.

giovedì 10 marzo 2011

Primarie e Giovani? Solo se vincono i nostri.





C'era una volta Luca Sofri. Figlio di Adriano Sofri, marito di Daria Bignardi. Un uomo dotato di un ego spropositato e di un cervello acuto. Sì, come D'Alema, diciamo.
Costui, a un certo punto, decise di diventare il capo occulto-ma-indiscusso, lo spin doctor, il talent scout e l'opinion leader di un movimento d'opinione. In buona sostanza, voleva gestire il Partito Democratico, o perlomeno indirizzarlo nelle strade a lui più utili per vincere.

Così, un cupo giorno di Maggio di 4 anni fa, presentò la sua lista personale di padri costituenti del PD.
I nomi?
Pippo Civati, Matteo Renzi, Mario Adinolfi, Marta Meo, Cristiana Alicata, Pierluigi Diaco(!!!), Alessandro Mazzoli, Gianni Cuperlo, Ivan Scalfarotto.
Già da questa lista (a parte Scalfarotto e Cuperlo, che son bravini), potete capire quanto sia affidabile un tizio che voleva metterci DIACO (no, dico, DIACO! Ce l'avete presente? No? Cercate su google e youtube, così imparate a usare internet, tiè!) nel Comitato Centrale.
Eppure, nonostante questo, continua ad essere seguitissimo.
La maggior parte di questi, unita alle varie Concia, Alicata, Chiamparino ecc, formarono i famigerati Piombini.

E i piombini, sulla carta, auspicano cose sacrosante: la laicità (con Renzi e le sue posizioni filoclericali e baciapile sul caso Englaro e sull'omosessualità), politiche di sinistra (con Chiamparino che sostiene che Marchionne "merita un tappeto rosso") (e con la Concia e la Alicata che si fanno abbindolare dai nazi di Casa Pound solo perchè sostengono a parole di essere laici e non-omofobi, glissando sui loro crimini e addirittura parlando di "mito dell'antifascismo"), la questione morale (con vari membri della loro "Altra E-Mozione" che lodano e rimpiangono Bettino Craxi), una vera opposizione (con Renzi che ammicca a Berlusconi peggio di quanto abbia mai fatto D'Alema in 15 anni).

Un'altra cosa sostengono, costoro:
1) le Primarie aperte a tutti, in nome della democrazia

2)il ricambio generazionale: più peso ai Giovani.

Ma solo quando fa comodo a loro. Prendiamo i commenti dei frequentatori del blog di Ciwati (no, da lui non sentirete queste frasi: lui ama buttare il sasso e nascondere la mano, da buon paraculo qual è):

Esempio 1: Fassino vince le primarie a Torino, contro il loro volere. Ecco che gli amanti delle "primarie sempre e comunque, primarie per tutti, democrazia uber alles" dicono cose come "facciamo votare solo gli under 40 alle primarie!".

Esempio 2: un manifesto di un corso di formazione dei Giovani Democratici di Brescia presenta il volto di Bersani versione Obama: i ggggiovani vanno bene, ma solo quando dicono quel che piace a noi. Altrimenti ecco che "I giovani non sono una risorsa, sono un problema." e "i giovani mancano di esperienza, qui si è passato il limite!".

Insomma, i gggiovani ci piacciono. Ma solo se la pensano come noi. Solo se sono controllabili.

PS: durante la presentazione del suo libro, Renzi ha pubblicato un video ("il blob della rottamazione") con un montaggio di quello che per lui è stato "il peggio dei talk show politici degli ultimi anni".

Certo, se fosse stato intellettualmente onesto, tra i video montati avrebbe dovuto mettere anche questo video dove fa una figura ben misera. Ma non l'ha fatto. STRANO!

mercoledì 23 febbraio 2011

Odio gli Indifferenti


Sì, ok, hanno fatto conoscere le parole di Gramsci ai milioni di telespettatori che guardavano SanRemo in prima serata, zombivecchi compresi. E solo per questo vanno apprezzati.

Sì, ok, è da tromboni radical-chic criticare gli sketch di una coppia di comici che fanno il loro mestiere come se fossero due intellettuali

Sì, ok, la sinistra è sempre stata autoironica, per cui è improprio che qualcuno a sinistra si lamenti della satira anti-PD, specie se in vari punti non hanno tutti i torti.

Sì, coloro che li han considerati EROI quando han fatto la satira su Berlusconi in prima serata e che poi li han considerati CRIMINALI per averla fatta su Santoro e Saviano il giorno dopo sono ridicoli.

Sì, a chi li critica per la "satira dozzinale" va ricordato che non sono attori satirici professionisti, e quindi non è che ci fosse molto da aspettarsi.

Sì, con tutte le pressioni sulla par condicio, sull'essere bipartisan, poteva andarci peggio. Potevamo sentire Giovinezza e Bella Ciao, per esempio. E poi, ma sì, Luca e Paolo han mostrato le ipocrisie dell'equidistanza, specie quando alla fine Luca ha sbottato.

Sì, c'è chi dice che in realtà i due geni incompresi hanno utilizzato due livelli: quello della satira pecoreccia da Bagaglino a livello superficiale, che però nascondeva una satira più profonda.

Ma per l'appunto...giacchè non han mai fatto satira politica, perchè mai decidere di cominciare a farla proprio a Sanremo? Per carità, avran voluto fare un salto di qualità e si sono convinti di fare chissà che cosa, di essere diventati "scomodi".

Però va bene tutto, davvero. Accetto tutte le obiezioni del caso, tutti gli elogi ai due e quel che volete, accetto anche l'accusa di essere radical-chic e poco autoironico, 'sticazzi: ma lasciate che vi spieghi cosa ha capito il Grande Pubblico della Prima Serata di Sanremo su Raiuno.

-Berlusconi e Fini pari sono. Tutti sputtanatori, nessuno sputtanato. Anche Fini cerca di sputtanare Berlusconi. Anzi, probabilmente c'è lui dietro la "macchina del fango" di Ruby e della D'Addario. Ha ragione Berlusconi: c'è il grande complotto antiberlusconiano di cui Fini, il traditore, è a capo.
(Già il termine "sputtanare" per definire l'atteggiamento di Fini nei confronti di Berlusconi implica un giudizio. Chi sputtana? Il calunniatore, il diffamatore, colui che infanga, il falso amico, l'ex amico, il traditore, l'INFAME...)

-Fini e Berlusconi fanno tanto ridere.

-La sinistra è divisa e litigiosa, senza leader nè programma, totalmente incapace di essere una valida alternativa: l'unico collante che hanno a sinistra è Berlusconi stesso.

-Santoro si lagna, ma sta in tv da 150 anni. E poi dicono che Berlusconi è un censore, tsk! L'editto bulgaro? Non esiste. Non è mai esistito.

-Berlusconi in fondo è solo un povero sfigato innocuo. E su di lui si possono sempre far battute. Mica come su Saviano e gli altri eroi della sinistra. loro sono intoccabili.

-Saviano non fa altro che dire che a Napoli c'è solo la Camorra, e crede di essere l'unico capace di sconfiggere la mafia. Ed è pelato.

-Alla fine, benchè gli altri siano uguali e/o peggiori a lui, il solo e l'unico a pagare per le colpe sue e per le colpe altrui, ahimè, sarà il povero Silvio Berlusconi, il 6 Aprile.

QUESTO è il messaggio che è passato ai milioni di telespettatori. Ed ora continuate pure a ridere e a canticchiare le loro canzoncine.

Signori, eccovi una puntata di "come banalizzare e normalizzare una situazione davanti a 10 milioni di persone". In nome del motto “qualsiasi cosa faccia Berlusconi, puoi sempre, sempre, SEMPRE abbassare l’asticella”.
La verità è che tutto ciò non fa ridere, manco per il cazzo. E non dovrebbe far ridere nessuno.
In Inghilterra, Cina, Stati Uniti, Spagna, Francia e Germania ridono, certo. Ma è ovvio: non è di loro stessi che stanno parlando. Anzi, loro ridono (e sono stupiti) proprio del fatto che nessuno in Italia faccia o dica più nulla, che ignori tutto ciò, che al peggio si limiti a riderne. Nessuno reagisce più, perchè nulla ci tocca più: è tutto innocuo, per noi furbi, ci si può scherzare su e auto-consolarsi, auto-assolversi. E Luca e Paolo, che hanno citato proprio l'odio di Gramsci per gli "indifferenti", dovrebbero ricordarselo.

PS: però "E allora Mambo", il film con Luca e Paolo, mi è piaciuto davvero tantissimo. Per la cronaca, eh.

Il bacio del Cuffaro Ragno



"Voglio dire soltanto che qui, questa sera, siccome ho sentito pazientemente e ho ascoltato per tre ore tutte le buffonate che avete costruito, chiedo due minuti in silenzio. Credo di avere il diritto di farlo. C'è in atto una volgare aggressione alla classe dirigente migliore che abbia la Democrazia Cristiana in Sicilia. Questa volgare aggressione l'avete costruita sapientemente perché avete bisogno di delegittimare le persone migliori che abbiamo, perché questa Sicilia vada sempre più in fondo. Perché quello di stasera è giornalismo mafioso. Il giornalismo mafioso che è stato fatto fa più male alla Sicilia, che dieci anni di delitti. Questo è quello che avete fatto stasera e non ve ne rendete conto. Se siete servi di qualcuno, se servite a qualcosa, addebitate alle vostre coscienze [Falcone sorride]. Le vostre coscienze devono rispondere del danno che avete fatto alla Sicilia."
-Totò Cuffaro, Samarcanda/Maurizio Costanzo Show, 1991, puntata sull'omicidio di Libero Grassi, in presenza di Giovanni Falcone.-
Qui in formato video.

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Nella vita reale, ma anche nelle fiction, nei film, nei fumetti, nei videogiochi, capita spesso di incontrarlo. Il Nemico Perfetto. Il nemico che riesce ad affascinarti. Il cattivo che ruba la scena al buono. Il cattivo che ha stile. I MafioCristiani, nella Prima Repubblica in particolar modo, avevano questa caratteristica.
Giulio Andreotti è l'esempio classico, in materia. E poi, in un confronto pubblico o privato, i democristi ti si mangiavano, altrochè. Non c'era nessuno che sapesse batterli nel loro terreno: la polemica, la battutina velenosa, i tempi comici, la retorica e la dialettica, l'autoironia, il cinismo beffardo.

Tutt'ora, i maggiori oratori politici sono gli ex-democristiani, non certo gli ex-comunisti, salvo rarissime eccezioni. Anzi, diciamolo chiaro e tondo: a sinistra NON SANNO PARLARE. Per questo il primo democristiano toscano bambacione e ambizioso può spacciarsi abilmente per l'Obama bianco.

E poi una cosa va loro riconosciuta: hanno avuto il potere per 50 fottutissimi anni. Ma non hanno mai distrutto l'ordinamento giuridico italiano per salvarsi le chiappe. Mai. Mica come quell'altro.
Certo, da qui a elogiarli come fa Telese, semplicemente perchè hanno fatto il loro dovere (farsi processare e accettare il verdetto), ce ne vuole.

sabato 29 gennaio 2011

E guerra sia! (a.k.a. meno male che Silvio c'è e che Sergio ci fa)



Come sto?
Meglio, meglio, sì.
Meglio di quanto non stessi quando scrissi questo post, di sicuro.
Per cominciare, devo ringraziare due signori: Sergio Marchionne e Silvio Berlusconi. Devo ringraziarli perchè sono riusciti a farmi mettere ogni cosa nella giusta prospettiva. Il Presidente ci riesce da sempre, a onor del vero: l'Uomo col Maglione è una new entry, invece, ma è già partito col piede giusto.

Ho ancora tutti i dubbi che avevo il 17 Dicembre, sia chiaro. Anzi, ne ho anche qualcuno di più. Ma ogni volta mister Vecchio Pezzo Di Merda (©) mi rende quasi digeribili i peggiori compromessi e i patti coi peggiori diavoli. Quasi. L'alternativa è sempre peggiore, e vista la totale impermeabilità delle coscienze italiane, verrebbe quasi da appoggiare ogni squallida manovra di palazzo. Quasi.

Ma passiamo ad altro.
Veltroni torna a far parlare di sè in un nuovo Lingotto, l'ultimo della trilogia. Bersani, molto intelligentemente, si presenta, gli fa "pat pat" sulla capoccetta, gli dice "dai su, bravo lo stesso" e l'amore trionfa. Se avesse fatto la stessa cosa con Renzi e Civati ("sì, sì, bravo, Renzi, bravo, sono d'accordo...ciao!") ci sarebbero state meno chiacchiere inutili e meno fuffa tafazzista sui giornali, ma tant'è. Ma la notiziona è che Stefano Fassina smonta punto per punto le proposte veltroniane del terzo Lingotto. Argomentando pure in maniera encomiabile. Come dice Federico di EggsOfWar, "La notizia è che Veltroni ha fatto il suo movimento ed il suo evento per dire sostanzialmente le stesse cose che ha già detto il Partito Democratico, con qualche differenza residua (e dicendo cose un po’ campate in aria)."
Le controproposte economiche di Stefano FassinA pare siano molto apprezzate, anche da insospettabili sostenitori "rottamatori" o "vendoliani". Dirò di più: molti si lamentano che il documento di Fassina (ritenuto "agile e concreto") sia privato e "riservato" e non sia pubblicizzato nè discusso in pubblico.

Suggerisco chiunque sia interessato al bene del partito di stamparsi bene in testa questi commenti:

<<Drammatico come un partito che da questo documento sembra avere molte idee, spesso articolate e sensate, appaia all’elettorato come privo di idee e di proposte.>>

<<Veramente molto interessante il documento scritto da Fassina, se le posizioni economiche del Pd fossero realmente queste e venissero evidenziate pubblicamente Vendola perderebbe gran parte del suo appeal. Poi tutto il pezzo finale, con la stoccata "pensiero liberale ispirato all’individualismo metodologico è inadeguato ad affrontare le sfide drammaticamente scarnificate dalla crisi: la libera interazione tra agenti economici razionali, impegnati a massimizzare funzioni di utilità individuali, non conduce ad un equilibrio generale soddisfacente e allo sviluppo integrale della persona. La politica non può, quindi, rimanere ancillare all’economia. " E' grandioso. Se solo si riuscisse a farlo venir fuori...
Andre (ex elettore del Pd, passato a SEL)
>>

Meditate, gente, meditate...e cercate di fare in modo che Stefano Fassina abbia sempre più spazio nel partito. Ok, è praticamente il pupillo di Bersani, quindi direi che è tenuto eccome in considerazione. Però pubblicizzarlo un po' di più non sarebbe male. Leggetevi pure questo suo articolo, và, fatemelo come favore personale. Ci avete cliccato sopra? Bene, è un file pdf. Lo so, potevo dirvelo prima. Sono uno stronzetto: divertitevi ad aspettare le ore mentre il vostro pc lo carica. Però è un bell'articolo, ribadisco.
(E poi, a proposito di Fiat, Mirafiori ecc, dopo il referendum e lo straordinario numero dei "no", vogliamo chiedere a Bonanni e a tutta la CISL e UIL se hanno ancora la faccia tosta di ritenersi rappresentativi dei lavoratori, viste le proporzioni nonostante il loro endorsement a Marchionne? Chi rappresentano?)

Ora veniamo all'annosa questione delle primarie: che opinione ho a riguardo?
Vi lascio qui i pareri di alcuni blogger che ne parlano prima in generale e poi citando in particolare la querelle napoletana, come va valutata e anche cosa comporta.
Mettete questi 6 pareri insieme, con tutte le loro diversità e contraddizioni, mescolate ben bene e ottenete grosso modo il mio pensiero attuale.


E ora torniamo alla guerra fra poveri, il mio pettegolezzo preferito. Il fondatore di TheWeek ("il settimanale degli italiani nati dopo il 1 Gennaio 1970") Mario Adinolfi, giocatore fallito incallito di poker che ha cambiato più fazioni di quante mutande abbia cambiato io in un anno, ha dato del "frocetto" e "servetto gay" ad Alfonso Signorini. Cristiana Alicata ha chiesto la sua espulsione dal Partito Democratico. Per non essere da meno, Adinolfi tira fuori tutto il rancore represso e il suo antico rosicare, cercando di buttare nel mezzo lodiato (da lui) Diego "Zoro" Bianchi (breve cronistoria: ad Adinolfi sta sulle palle Zoro, Zoro lo smonta o lo ignora, fine), reo di aver usato la parola "frocio" in uno dei suoi ultimi video di Tolleranza Zoro: "una geniale amica di partito ha chiesto la mia espulsione dal Pd perché ho detto "frocetto" a Signorini in una riga di uno stato di Facebook, andrò al Processo Democratico chiamando in correità Zoro che per Signorini usa direttamente la parola frocio nel programma cult di Raitre, ma lui è tanto divertente".
Nell'attesa che i due (Alicata e Adinolfi intendo, mica il povero Zoro, che adoro) si annientino a vicenda espellendosi l'un l'altro dalla Via Lattea, vi saluto.

I fumetti insegnano.


Nel gennaio del 2001, Lex Luthor riuscì a farsi eleggere Presidente degli Stati Uniti d'America. Già quand'era a capo della multinazionale LexCorp era intoccabile, figurarsi ora che era diventato l'uomo più potente e influente del pianeta. Nessuno poteva svelare le sue trame criminali, nessuno (neanche Superman) poteva smascherarlo nè incastrarlo. Nessuno poteva fermarlo. Tranne se stesso.





Così, senza alcuna ragione particolare, si inietta viagra kryptonite liquida nel sangue, si droga con le iniezioni al pisello di Don Verzè col siero di Bane, si mette una ridicola armatura e scapoccia del tutto, attaccando Superman e Batman e mostrandosi come un pazzo sbavante e con gli occhi fuori dalle orbite davanti alle telecamere (per giunta confessando tutte le sue malefatte).



Ottobre 1997. Norman Osborn, spietato industriale creduto morto, torna a New York, diventando comproprietario del giornale Daily Bugle. Rivela di aver finto la sua morte per salvarsi dalle toghe rosse dai suoi numerosi rivali industriali e politici, tra cui quell'orribile Uomo Ragno. E tutti gli credono (senza neanche chiedergli chi diavolo sia sepolto al suo posto). Tra minacce, corruzione e influenza politica, Norman è ora uno dei cittadini più stimati, rispettati e potenti di New York.
Nessuno sospetta che sia il supercriminale Goblin: del resto tutto il mondo ha visto Goblin (un impostore travestito, in realtà) minacciare Osborn. L'Uomo Ragno non ha modo di batterlo: non ha le prove e, soprattutto, è considerato un fuorilegge, a differenza di Osborn. Oltretutto c'è una taglia sulla sua testa: Osborn si è fatto filmare di nascosto mentre un esasperato Spidey lo pestava a sangue. E dal filmato era "palese" che un onesto cittadino (nonchè filantropo) era stato picchiato barbaramente da un criminale mascherato che si spacciava per eroe. Nessuno poteva fermare Norman. Tranne se stesso.



Così, senza motivo, Norman decide di diventare onnipotente con un improbabile rituale magico che lo rende invece totalmente pazzo. Si mette un ridicolo costume, si fa catturare e spedire dritto dritto in manicomio. A onor del vero i suoi lo fecero fuggire prima che venisse smascherato, ma dopo un po' ricominciò a impazzire e a fare bunga bunga con troie dalla scarsa igiene intima ad ammazzare dipendenti a casaccio della Oscorp (pare gli piacesse farlo, tutto qua) e giornalisti vari, fino a farsi beccare e spedire in cella.

Cosa ci insegna questa storia? Che ci sono criminali così intoccabili che neanche Batman, Superman e l'Uomo Ragno messi insieme possono battere.
 (A parte Devil, ecco, che lui ha battuto Kingpin senza che lui scapocciasse. Ma di fatto l'ha fatto cadere mettendolo contro Fini e Casini i terroristi dell'Hydra.)
Ma questi criminali sono i peggiori nemici di se stessi. E prima o poi...
Mi spiace, Lex e Norman. Venite in Italia. E' sicuro qui. Per ora.