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lunedì 5 marzo 2012
Chi ha perso le primarie di Palermo
Ah, l'analisi del voto! Ah, il dibattito del giorno dopo! Nel Paese dove tutti si sentono allenatori della Nazionale o segretari del PD, vuoi che non parliamo delle primarie di Palermo? Sì, vuoi. Ma parliamone lo stesso.
Nel corso dell'impietoso spoglio, man mano che diventava sempre più dolorosamente chiaro che 67 palermitani di troppo avevano ritenuto una buona idea votare per Cetto La Qualunque piuttosto che per la moglie di Borsellino, su twitter tutti si spacciavano per geniali battutisti scrivendo tutti grossomodo la stessa identica battuta su Putin che vince le primarie di Palermo, sui voti degli italiani all'estero, il seggio della Florida (nota ar Popolo de Twitter: prima di lamentarvi di Crozza che vi frega le battute, riflettete se non sia più probabile che tali battute, semplicemente, erano così banali e scontate che potevano venire in mente a chiunque, senza bisogno di doverle cercare su Twitter o Spinoza).
Tra i soliti clichè, ovviamente, c'era anche il tiro al Bersani, inutile dirlo. Uuh, ma Bersani perde sempre le primarie! Uuh, ma Bersani porta sfiga pure ai gatti neri! Uuh, ma persino Putin perderebbe se lo sostenesse Bersani! E così via. Avete ragione, cari amici del "Ma quando mai Bersani ha vinto un'elezione?". Bersani è solo stato eletto a stragrande maggioranza dalla società civile alle Primarie Nazionali. E' solo il segretario di quello che al momento è il primo partito in Italia, che veleggia verso il 30% e oltre. Mi avete convinto, deve dimettersi.
Bersani sosteneva la Borsellino. Vendola sosteneva la Borsellino. Di Pietro sosteneva la Borsellino. Ne decuco, quindi, che anche Vendola e Di Pietro debbano dimettersi per il risultato?
Si cita sempre questa storia, che Vendola vincerà perchè batte sempre Bersani alle primarie. Cosa peraltro non vera: la maggior parte dei candidati ritenuti "vendoliani" con Vendola non han mai preso neanche un caffè, e tra l'altro sempre ieri Cialente è stato riconfermato alle primarie per il sindaco de L'Aquila. Eh, già, Cialente, il sindaco uscente (fa pure rima) sostenuto dal PD. Il Vecchio, il Palazzo, l'Apparato, la candidatura piombata da Roma, il tizio attaccato alla poltrona che non vuole lasciare spazio ad altri, il candidato di Bersani. Ecco, lui ha battuto "senza fatica" (cito i giornali) il candidato di SEL (di Vendola, quindi).
Buffo poi che gli haters del PD (quelli che bramano le primarie per danneggiarlo) non si rendano conto che il PD alle varie elezioni, amministrative e non, abbiano preso percentuali di quasi dieci volte superiori a quelle di SEL. Ma già, questo avviene solo nelle elezioni vere. Quelle che contano.
Ora, poniamo che abbia perso Bersani. Ma hanno perso pure Vendola e DiPietro, se è per questo. Quindi, chi ha vinto? Andiamo con ordine.
Se tutto il centrosinistra che conta ha perso, i casi sono tre: o ha vinto "un altro centrosinistra", o ha vinto "il nuovo anti-establishment", o ha vinto "il centrodestra". Quartum non datur.
I fautori dell'"altro centrosinistra" (e quale altro centrosinistra ci può essere? I veltronian-liberali di Renzi!) dicono che a perdere le primarie non è Bersani, ma "la foto di Vasto", ossia l'alleanza PD-SEL-IDV. Certo che questa società civile non sa proprio quel che vuole, se a ogni amministrativa cambia idea su quel che vuole. Insomma, solo ieri ha cambiato idea due volte, premiando e bocciando contemporaneamente i candidati di Bersani. A Genova e Milano la societàcccivile era ancora più a sinistra di Vasto (e decisamente lontana dalle idee politiche renziane), per dire. Non è che forse ogni amministrativa va valutata singolarmente per il messaggio locale e non nazionale? Ma no, figuriamoci!
Allora, chi ha vinto? Renzi? Direi di no: Faraone è arrivato terzo. Ha ottenuto un ottimo risultato, dite? Beh, sì: non era sostenuto da nessuno. Se non dai renziani. I renziani giocavano per vincere, poche palle: hanno pure mandato il renziano avanzo di Mediaset, Giorgio Gori, a fare da spin doctor per l'occhialuto rottamatore palermitano. E' inutile che ora facciano gli umili con la storia del "bravi lo stesso", "l'importante è partecipare", "siamo i vincitori morali": Renzi e i suoi si candidano ad essere la nuova classe dirigente del partito e del Paese. Il sindaco di Firenze è spacciato da alcuni come vincitore sicuro di ogni primaria, da quella per il Segretario del PD a quella per il candidato Presidente del Consiglio. Viene visto come il Nuovo che dovrebbe spazzar via la vecchia dirigenza e gli apparati, dovrebbe rottamarli tutti...e non solo non sa fiutare il nuovo, fissandosi sulla Borsellino senza minimamente immaginare l'affermazione del giovane Ferrandelli, ma arriva persino terzo, risultando ancor meno convincente e credibile della segreteria che tanto critica: Atene piange, ma Sparta non solo non ride, ma è pure più antipatica. Performance fiacca e loffia, che neanche le accuse di "finanziamenti scorretti alla campagna della Borsellino" son riuscite a far decollare. Un ennesimo bluff dei renziani, che d'altronde han ricevuto già troppi endorsement dannosi (da Adinolfi a Sofri all'Alicata).
Aggiungiamo che i rottamatori perdono doppiamente: vince infatti il candidato che sostiene l'alleanza con Raffaele Lombardo e il suo MPA. La stessa alleanza che Mila Spicola (agguerrita sostenitrice di Faraone e detrattrice della Borsellino fino ai limiti della diffamazione) ha sempre vantato di criticare in tempi non sospetti, prima di tutti. Ad essere bocciato non è solo il candidato Rottamatore, ma anche il suo programma.
Ha perso, infine, la candidata outsider di cui neanche mi ricordo il nome. A quanto pare usare come argomentazione politica il fatto di essere donna e il bullarsi di essere outsider non son cose che appassionano particolarmente il popolo delle primarie, nè risultano valide motivazioni per essere votati. Aggiungiamo l'endorsement a sorpresa della renziana (ma stavolta non faraoniana) Cristiana Alicata (il bacio della morte, insomma) e la sconfitta è totale.
Chi ha vinto le primarie, insomma? Dicono dalla regia che il vincitore si chiama Ferrandelli, tizio che nessuno conosce ma che tutti dicono essere "vicino alla gente" (per atto di fede, evidentemente). Sostenuto da una fronda dell'IdV e da alcune associazioni. Candidato, tra l'altro, di quella pessima fascio-demagoga di Sonia Alfano, e di alcuni membri del Movimento dei Forconi.
I gggiovani, la società civile (chissà perchè, tutti i candidati ritengono di essere i più rappresentativi della società civile, qualunque cosa questo termine significhi), il nuovonuovopiùnuovodirenzi, l'Antipolitica, chiamiamoli come ci pare. Mi divertono molto i giovani "più puri dei puri" che sostengono Ferrandelli, specie quando difendono le sue scelte politiche arrampicandosi sugli specchi. Quella che si vanta di essere l'antipolitica, quelli "contro la vecchia politica e contro i partiti", alla fine hanno scelto proprio il candidato più partitocratico di tutti, il più politicista, il più abile stratega maneggione, il più esperto delle manovrine di palazzo. Non disdegna di avere sostenitori che pagano sconosciuti per votare per lui (stando alle voci), pare non disdegnare neanche i voti falsi (numero di schede segnate superiore al numero di elettori che si son presentati al seggio, schede di colore diverso) e, dulcis in fundo, è a favore del sostegno al Governo Lombardo, sommo fautore delle Grandi Alleanze.
Come dite? Ma non era D'Alema, quello fissato con le grandi alleanze? Quindi ha vinto la linea di D'Alema (con la quale peraltro sono in disaccordo), giusto? Ma D'Alema non è l'eminenza grigia dietro Bersani? Quindi in realtà ha vinto Bersani, no? Ah, aspettate, state dicendo che D'Alema non è più favorevole alle grandi alleanze col centro perchè ha corretto la rotta, ascoltando la base e la società civile? Allora queste primarie dicono che la scelta vincente era proprio la sua idea iniziale, al contrario, e non quella suggerita da "base" e "fautori della società civile": col senno di poi forse le dovrebbe seguire di meno, le sirene della società civile? Ma tutti questi sono discorsi oziosi: servivano solo per farvi capire quali fesserie uscirebbero fuori dal dare una valenza nazionale alle primarie di Palermo.
Non mi soffermo neanche su quelli che dicono "non solo perde la foto di Vasto, ma con Ferrandelli vince il governo Monti", perchè non possiedo lauree in psichiatria e non posso far nulla coi casi disperati.
A quanto pare ha vinto Raffaele Lombardo. Di nuovo.
Chi ha perso davvero, insomma? Beh, per cominciare hanno perso -per l'ennesima volta- i fini politologi, i sondaggisti e gli editorialisti. Quelli che hanno sbagliato ogni previsione e analisi pre-voto e che ora, con somma arroganza e faccia tosta, sono pronti a spiegarci (e a spiegare al PD) perchè Bersani ha sbagliato. Il tutto, ripeto, quando non avevano minimamente previsto Ferrandelli e l'avevano totalmente sottovalutato quando non ignorato.
I prossimi giorni ci diranno chi o cosa è davvero Ferrandelli (che, pure, s'è rivelato più signore di molti capiscioni del PD, da Tonini a Gentiloni a Parisi a Letta). Oggi prevale la delusione e lo sconforto. Se fosse vera la metà delle cose che si dicono a riguardo, in qualche modo ha vinto comunque il centro-centrodestra. Sì, il centrodestra vince le primarie del centrosinistra. A perdere, quindi, sono anche i palermitani, perlomeno quelli del centrosinistra. E la colpa è anche di uno strumento che ha permesso che il LORO candidato fosse scelto anche e soprattutto coi voti degli ALTRI. Quando elettori del centrodestra e dell'MPA votano i candidati del centrosinistra, capisci che la sfida è un po' troppo aperta e le regole decisamente poco strette.
Avete capito, insomma, chi è lo sconfitto più importante di queste primarie?
Sì, le primarie stesse. E con loro, i sostenitori delle "primarie sempre e comunque".
Questa volta la corda s'è spezzata e lo strumento delle schizofreniche primarie del centrosinistra aperte a tutti ha mostrato la corda. Motivo in più per ribadire che il PD merita "miti fondativi" migliori delle primarie, e che, se proprio primarie devono esserci, il candidato del PD sia unico. Non tanto perchè rischia di vincere il candidato extra-PD (dato che il PD spesso vince), ma perchè con più PD in lotta fra loro, sembriamo dei tafazzisti bipolari.
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mercoledì 22 febbraio 2012
Le Alicatilinarie (sulle Primarie PD Lazio e il "voto di opinione")
E insomma alla fine si son fatte, le primarie per scegliere il Segretario del PD Lazio.
Primarie che hanno seguito un copione ormai collaudato: gli addetti ai livori si sono subito attivati, spacciandole come la lotta tra Bene e Male. Proprio il modo migliore per trovare l'unità e la concordia, insomma: se perdi, con che faccia puoi sostenere lealmente le forze dell'oscurità? Se vinci, come speri che l'Oscuro Sire ti segua senza rancore? Dettagli.
Al grido di "salviamo il Lazio", i presunti rappresentanti della società civile hanno imbracciato le armi contro i presunti rappresentanti dell'apparato.
Chiunque viva nel Lazio sa benissimo a cosa mi sto riferendo: alla lista di Bachelet.
Ora, io non ho niente contro Giovanni Bachelet. Seriamente, prima che si ufficializzassero le candidature al Congresso c'è stato anche un momento in cui flirtai con l'idea di votarlo. Questo, certo, prima che scendessero in campo le Forze del Bene a dirmi quanto sarei stato stronzo qualora non l'avessi scelto (a prescindere se avessi votato Gasbarra, Leonori o Pacciotti), rendendomelo così invotabile.
Conosco però diverse amiche e amici che stimo e apprezzo, che l'hanno votato e che erano anche in lista con lui. E poi diciamolo, lui ha anche preso la sconfitta con un briciolo di dignità e signorilità.
Ok, forse un difetto ce l'ha: non è riuscito o non ha voluto mettere un freno ad alcuni suoi luogotenenti "più realisti del re", che hanno totalmente plasmato candidato e campagna a loro immagine e somiglianza.
Mi riferisco ovviamente a Cristiana Alicata, che decisamente non ha preso bene la sconfitta: la lista di Bachelet da lei sponsorizzata è infatti arrivata terza, confermando i risultati del congresso.
-Uno dei suoi primi commenti a caldo: "Vince chi perde le elezioni dal 2008. Bene cosi'. Clap clap".
Ora, se pure le cose stessero così, io fossi nell'Alicata mi farei qualche domanda: non riuscite a sconfiggere gente che -si dice- perde costantemente da quattro anni. Quindi questo cosa dice di voi? Che non riuscite a vincere neanche contro degli eterni perdenti? Rifletterei anche sull'eventualità che la presenza dell'Alicata abbia fatto perdere più voti a Bachelet di quanti gliene abbia portati, ma non voglio essere troppo cattivo.
-Altra argomentazione: hanno votato in pochi, hanno votato di meno! Perbacco, ha votato "un terzo dei votanti del 2009"! Insomma, se avessero votato di più, allora sì che la società civile avrebbe abbattutto i Dinosauri dell'Apparato. Ovviamente all'Alicata non passa per l'anticamera del cervello il sospetto che forse, FORSE eh, la gente semplicemente...non fosse interessata?
Diciamocelo, fare paragoni col 2009 è ridicolo: lì si sceglieva il Segretario Nazionale del PD, quello che dava (o dovrebbe dare, si spera) la linea al più grande partito progressista italiano, all'unico sfidante serio e credibile al centrodestra dei fascioleghisti berlusconiani. Era una cosa un tantinello più importante.
Voglio dire, all'uomo della strada che non fa parte del PD e magari neanche è sicuro di votarlo, cosa gliene importa di votare il segretario che si occuperà di gestire il partito democratico regionale, dovendo spenderci pure due euro per farlo?
Ma, ad ogni modo,hanno votato più di centomila persone. Per una cosa come la scelta del segretario del PD Lazio, non mi sembra affatto male, anzi. Io direi che si tratta di un successone.
Lei ribatte "200mila votanti in meno che non avete avvisato". O magari, 200mila votanti a cui stavolta non gliene fregava nulla, a differenza di quando s'è votato per Bersani.
Ah, tra l'altro, cara Alicata, se volevate più votanti potevate fare votare gli iscritti al PD Laziale non residenti nel Lazio, invece di impedirgli di votare alle primarie (col caso curioso che svariati iscritti al PD Lazio -se non residenti nella regione- non han potuto votare per quello che sarebbe dovuto diventare il loro segretario regionale, a differenza degli iscritti di Casa Pound, magari).
-Altra risposta: "Non hanno informato che c'erano le primarie". A me pare che manifesti ce ne fossero in giro, che articoli sul giornale ne abbiano scritti a riguardo. Sai com'è, forse (ma solo FORSE, eh) erano tutti un po' occupati a spalare la neve, problemino di sicuro più immediato della scelta del segretario regionale.
Ma soprattutto c'eravate VOI, il popolo della rete! Non siete sempre fra quelli che dicono che internet è il futuro? Non siete per l'Italia 2.0, la banda larga per tutti, addirittura per il voto solo su internet? Prendetevela con la Rete, allora: evidentemente non funziona per spostare voti. O forse, ciò che è un successo nel Web non lo è altrettanto nel mondo reale (pensate al film di Boris, e qui rosico perchè m'è piaciuto pure un sacco). O magari prendetevela con voi stessi, che non sapete sfruttare le potenzialità di Internet, se è vero quel che dite da tempo.
-Altra risposta: "Eeeeh, ma Gasbarra era sostenuto da tutte le correnti, dalemiani e veltroniani!".
Certo, Bachelet (peraltro celebre deputato della Camera) non era sostenuto da nessuna corrente. Se escludiamo i Bindiani. I Ciwatiani. I Renziani leopoldini. I Veltroniani-senza-Veltroni. I Lucasofriani de IlPost. Pure Gad Lerner e Concita De Gregorio si sono prodigati in appelli pubblici a suo favore. Poi, che questo sia stato controproducente è un altro paio di maniche. (Personalmente so per certo anche di Dalemiani e Bersaniani che han votato Leonori e Bachelet, tra l'altro).
-Altra grossa denuncia: "Ad Anzio ha votato anche gente di cento destra". Ma và? Ma dai? Chi l'avrebbe mai detto? Alle Primarie del PD, così come sono fatte (cioè male), può votare anche gente di centrodestra. Che sorpresa, eh? E invece non possono votare manco gli iscritti PD/GD del Lazio (se non residenti). Bravi, eh.
Ma soprattutto, cosa vorrebbe dire questa frase? Che sicuramente i primaristi di destra hanno votato per Gasbarra, vè? O per la Leonori, o chessò, per i Pacciottiani. Di certo non per Bachelet, immagino sia il tuo suggerimento. A voler seguire il tuo ragionamento, farei notare come Latina e Rieti (storiche e fascistissime roccaforti del centrodestra) siano i luoghi dove la tua lista è andata meglio. Ma fortunatamente c'è chi non ragiona in questo modo.
-E ancora: "In alcuni seggi/zone siamo prima lista". Questo mi ha fatto sorridere: m'ha un po' ricordato le primarie nazionali, con Scalfarotto che si bullava, ammettendo che sì, avevano preso delle sveglie un po' ovunque, ma che non era da sottovalutare il risultato di Cambridge e Riace, dove la Mozione Marino era arrivata prima.
-Infine la Alicata separa il grano dal loglio: la sua lista ha vinto in "zone dove il voto clientelare non attecchisce" . Lei prende il "voto d'opinione", gli altri (tutti gli altri) prendono il voto clientelare. E ovviamente per lei il voto vero è quello al centro (dove il peraltro parlamentare Bachelet è radicato). Nelle zone popolari, nelle periferie o nelle zone ad alta disoccupazione invece, il voto non può che essere dopato, corrotto, gonfiato dalle truppe cammellate. Facciamo così: impediamo il voto ai disoccupati o a chi viene dalla periferia, così risolviamo il problema, che ne pensi?
Per Cristiana Alicata, a quanto pare, la democrazia è tale solo se vince chi piace a lei. Solo lei può conoscere la società civile e quel che essa pensa. Anche la società civile è tale solo se premia chi vuole lei. Sennò qualcuno ha per forza barato e il risultato non è da rispettare.
Ma soprattutto, cara Alicata, non dici (non dite) sempre che i Dinosauri dell'Apparato sono ormai finiti, degli eterni sconfitti che nessuno vuole più votare, delle reliquie da rottamare? Come mai voi GggiovaniRottamatori2.0 non riuscite a batterli, allora? Non siete forse i migliori?
Forse anche per l'Alicata, insomma, vale la frase di Brecht: "se il popolo ha dato torto al Comitato Centrale, sciogliamo il popolo".
Non posso non citare questo splendido post, perchè pur riferendosi a un'altra persona (Ivan Scalfarotto) e a un'altra situazione (il Congresso per eleggere il segretario), la forma mentis è tristemente la stessa:
Ma soprattutto, cara Alicata, non dici (non dite) sempre che i Dinosauri dell'Apparato sono ormai finiti, degli eterni sconfitti che nessuno vuole più votare, delle reliquie da rottamare? Come mai voi GggiovaniRottamatori2.0 non riuscite a batterli, allora? Non siete forse i migliori?
Forse anche per l'Alicata, insomma, vale la frase di Brecht: "se il popolo ha dato torto al Comitato Centrale, sciogliamo il popolo".
Non posso non citare questo splendido post, perchè pur riferendosi a un'altra persona (Ivan Scalfarotto) e a un'altra situazione (il Congresso per eleggere il segretario), la forma mentis è tristemente la stessa:
"Il risultato dei congressi di circolo, scrive Scalfarotto, “scava un fossato tra iscritti e «società civile»”. Chiaro? Tu casalinga, tu operaio, tu insegnante elementare, tu pensionata, che vi siete presentati al congresso del vostro circolo a votare Pd. Voi non siete “società civile”. Voi siete “iscritti”. Siete apparato. Non dovete votare chi preferite. Dovete votare Marino. Altrimenti vuol dire che scavate un fossato nei confronti della società civile (e a questo punto, se neanche un semplice iscritto di base è società civile, vorrei capire che cazzo è questa società civile).
Il capolavoro è il paragrafo finale:
Non si spiegherebbe sennò come un candidato innovativo come Ignazio Marino possa arrivare facilmente al 34% dei voti nel centro di Milano, mentre a Torremaggiore, in provincia di Foggia, su 312 votanti 305 abbiano scelto Bersani, conuna percentuale che avrebbe fatto invidia all’Honecker dei tempi migliori.
Ma come?! Casalinga, operaio, insegnante, pensionata?! Non solo siete “iscritti” e non “società civile”. Siete pure terroni. Siete dei terroni di merda, lì a Torremaggiore, incapaci di capire, come avviene invece “nel centro di Milano” (nel centro, eh, perché da San Siro in poi si inizia già a puzzare), qual è il candidato più “innovativo”. Ma come, non avete ancora capito, iscritti terroni apparato che non siete altro? Non dovete votare chi preferite. Dovete votare chi interpreta meglio i bisogni della società civile, cioè di Scalfarotto. Non dovete votare il candidato migliore, quello che vi rappresenta di più. Dovete votare il più innovativo. Altrimenti non siete democratici. Siete il politburo della DDR."
Alla fine, la risposta migliore è sempre la stessa: questo video di Diego "Zoro" Bianchi, soprattutto dal minuto 2:54 (o anche 4:02) fino a 4:19. Frase emblematica: "Oh, ma quanto je state sur cazzo ar Popolo delle Primarie? E tutti i simpatizzanti...simpatizzavano per noi!".
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giovedì 8 settembre 2011
Luca, soffri
Come scrivevo nel post precedente,
Ha invece deciso di "scendere in campo" Luca Sofri in persona, stavolta, commentando il fatto sul suo blog personale.
Gli ultimi avvenimenti, oltre ad aver scombinato i piani del Sofri, l'hanno evidentemente scosso.
Ma andiamo con ordine.
Sofri Junior, in versione "Litfiba tornate insieme", dice sostanzialmente che non gliene frega niente delle motivazioni per cui i due "si sono lasciati". Questo perchè "la casa brucia" e non ci sono motivi validi per "buttare un idrante" - buffo, Renzi mi è sempre sembrato più piromane che pompiere...
Sofrino è anche convinto che "se si votasse tra un mese Renzi prenderebbe più voti di qualunque candidato, di destra o di sinistra". Su quali basi ne sia convinto non si sa: devono averglielo giurato gli stessi imprenditori brianzoli ex-forzisti dei quali si fida tanto la Alicata.
Senonaltro, il direttore de IlPost si dimostra (inizialmente) critico verso le convergenze tra Renzi e Montezemolo. A meno che -dice- Montezemolo non "si limiti" a sostenere Renzi economicamente nella campagna elettorale -dove gli aiuti, dice, son sempre ben accetti-.
Ma certo, facciamoci finanziare da Montezemolo, da Profumo, magari pure da Satana.
Un politico che si fa pagare la campagna elettorale da un potente imprenditore rappresentante di un'ancor più potente lobby. Fantastico. Di certo la suddetta lobby non gli chiederà nulla in cambio. Di sicuro il politico in questione non cederà ad alcun ricatto della lobby, eviterà di avvantaggiarla ed anzi, se necessario, scalfirà anche qualche sua rendita di posizione. Come no. E poi parliamo di conflitti di interessi altrui.
Ma torniamo al post di Sofri...
Tra i meriti (attuali o potenziali futuri) di Civati, per Sofri, c'è invece il suo rappresentare "la voglia di cambiamento", che alle amministrative di maggio ha prevalso "sull’establishment bersaniano".
Ok, capisco che Luca non sia nuovo a riscritture della storia -politica e non- così come sia solito montare su "cavalli fortunati" solo per poi perdere e cercare di convincere tutti che ad essere sconfitti siano stati gli altri. Ma a tutto c'è un limite.
Cioè, Ciwati era quello che prendeva i Cynar con Boeri per sostenerne la candidatura!!!
Vi ricordate Boeri? E' quello che è stato sconfitto da mister "voglia di cambiamento" Pisapia. E ora invece Sofri vuole presentarlo come "l'establishment bersaniano" che Civati potrebbe sconfiggere.
Un po' come a Milano, dove il "renzian-rottamatore" Gariglio viene battuto da Fassino (= l'establishment bersaniano) e Luca Sofri si limita a dire che non avrebbe mai vinto senza l'appoggio del "frondista vecchio-ma-rottamatore" Chiamparino.
Insomma, per Sofri l'alleanza Renzi-Civati deve risorgere, altrimenti i due saranno "imperdonabili". Next step? Farsi aiutare da Profumo. E infine candidarsi alle primarie, smettendo di divergere sui contenuti.
Insomma, stanno chiedendo a mio nonno di
Fine.
L'intero ragionamento di Sofri, in realtà, contiene un errore grosso come una casa già dall'inizio del suo post, a prescindere dalle considerazioni di merito.
Uno dei più grandi difetti della sinistra, infatti, è proprio l'unanimismo di facciata e la conseguente accozzaglia di numerose idee diversissime fra di loro. Accozzaglia che porta poi a mal di pancia e litigi nel momento meno opportuno. E che si sarebbero potuti evitare se lo scontro di idee ci fosse stato prima, e fosse stato sincero.
Maggioranza e minoranza del PD hanno entrambe colpe, in tal senso: la prima, quando teme il dissenso della minoranza al punto da cercare un finto unanimismo che, alla prova del tempo, mostra la corda. La seconda quando non riesce ad accettare che ci sia una maggioranza eletta democraticamente che ha tutto il diritto di dettare la linea. Ma qui si torna al problema base: se ci fossero scontri veri e aperti PRIMA, il risultato di tali scontri sarebbe accettato in maniera meno traumatica.
E' giusto che se Renzi e Civati hanno idee politiche diverse, due diversissime idee di società, si debbano separare. Ed è sciocco sperare che si uniscano insieme "a prescindere" dai contenuti, che sono la cosa che più dovrebbe interessare a un PD serio.
Contenuti e idee che non si limitino alla retorica del "nuovo vs vecchio": tema che evidentemente non basta come collante per unire nè per costruire, se il sodalizio Renzi-Ciwati è durato così poco.
Non basta la forma nè i buoni propositi, se poi la sostanza -la "ciccia"- non c'è.
C'è da chiedersi poi quanto sia "di sinistra" sperare nell'arrivo di Profumo (che poi, perchè lui sì e Montezemolo no? A 'sto punto...).
In un post successivo, Luca Sofri si lamenta che, secondo il perfido statuto del PD, il candidato del PD alle primarie di coalizione sia il segretario (cioè Bersani).
Caro Sofri, ti rivelerò una cosa: io alle primarie votai Bersani, ma come segretario, non necessariamente come candidato premier. Ero d'accordissimo sul fatto che candidato premier e segretario potessero/dovessero essere due cose diverse (ora ho cambiato idea e Bersani, non foss'altro che per esclusione, mi sembra il candidato migliore al momento, ma poco importa).
E difatti ritenevo e ritengo che lo statuto del PD sia da riformare, da modificare. Anche perchè al momento è leggermente schizofrenico (basti pensare alla doppia elezione del segretario, tramite congresso e primarie...cosa sono le primarie, la RIVINCITA? Allora facciamo pure la bella? Al meglio di tre?). Questo, ovviamente, perchè la norma del "segretario = candidato premier" era stata cucita addosso a Walter Veltroni, con la sua idea di "Sindaco d'Italia".
Ma questo lo sai già: lo sappiamo tutti che lo statuto è così. Potevi lamentartene, allora. Tu e tanti altri avete avuto tante occasioni per chiedere a gran voce la modifica -parziale o totale- dello statuto.
Non l'avete fatto. Avete scelto di non farlo. E ora vi lamentate?
Così come le primarie per il candidato del PD ci sono già state. Ha vinto Bersani.
Profumo, Renzi, Chiamparino o chi per loro hanno avuto le loro chances di battere Bersani in un confronto onesto. Hanno deciso di non farlo. Peggio per loro.
Ma poi, gli stessi "sofrini" sono gli stessi che in altre occasioni hanno difeso strenuamente lo Statuto (lamentandone le violazioni) in quanto "unica 'Costituzione' del PD": basti pensare a Cristiana Alicata, che ora invece vuole la modifica dello statuto perchè Bersani non le piace.
Come al solito, il rispetto delle regole vale solo per le regole che ci piacciono.
Sempre la Alicata è convinta che si potrebbe evitare di far volare molti voti PD verso Vendola candidando un Renzi...qui la blogger è leggermente confusa (che novità!): i programmi, le idee e i contenuti di Vendola e Renzi sono radicalmente diversi. Tant'è che le attuali critiche a Bersani sono proprio per il suo spostarsi su posizioni troppo "veterocomuniste" e "vendoliane"...
Quindi chi sarebbe mai il democratico che non potendo votare Renzi, vota Vendola? Uno che non conosce Renzi (o non conosce Vendola)? O forse uno che voterebbe chiunque, a prescindere dal programma, pur di non votare Bersani? Quindi si tratta di democratici assai confusi, o uniti solo dall'essere "Anti-Bersani".
O, come mi piace chiamarli, "quelli che hanno perso le primarie contro Bersani".
So che non è mai bello ricominciare da capo, Sofri. Ma dovrai farlo. Accettalo.
PS: a tutti quelli che dicono "Ah, ma stanno già violando lo statuto, nel Art. 22 par. 3 ("Non è ricandidabile da parte del Partito Democratico per la carica di componente del Parlamento nazionale ed europeo chi ha ricoperto detta carica per la durata di tre mandati."), faccio notare che si iniziano a contare i mandati a partire dalla nascita di PD e statuto (2007). Anche perchè sennò non sarebbe stato candidabile NESSUNO dei big del partito, ma proprio nessuno, neanche i popolar-centristi e i veltroniani.
Fino a prova contraria, la legge vale dal momento in cui è approvata, e non è retroattiva.
Inoltre, esistono anche i paragrafi/commi 8 e 9 ("Eventuali deroghe alle disposizioni di cui ai commi precedenti, ad esclusione dei comma 2 e 4, devono essere deliberate dalla Direzione nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti, su proposta motivata dell’Assemblea del livello territoriale corrispondente all’organo istituzionale per il quale la deroga viene richiesta. Per le cariche istituzionali europee, la proposta viene formulata dalla medesima Direzione nazionale."/"La deroga può essere concessa soltanto sulla base di una relazione che evidenzi in maniera analitica il contributo fondamentale che, in virtù dall’esperienza politico-istituzionale, delle competenze e della capacità di lavoro, il soggetto per il quale viene richiesta la deroga potrà dare nel successivo mandato all’attività del Partito Democratico attraverso l’esercizio della specifica carica in questione. La deroga può essere concessa, su richiesta esclusiva degli interessati, per un numero di casi non superiore, nella stessa elezione, al 10% degli eletti del Partito Democratico nella corrispondente tornata elettorale precedente.").
sabato 18 giugno 2011
Antidoto al buonumore post-referendum.
Era troppo pensare di poter finalmente gioire per un periodo di tempo superiore alla mezza giornata, me ne rendo conto.
Il giorno stesso della miracolosa vittoria dei Referendum, la sera, arriva il solito demente che mi fa quasi pentire di aver votato due "Sì" ai referendum sull'acqua.
Tal Luca Faenzi, dei comitati referendari. Un simil grillino che mal tollerava Bersani già dai tempi in cui scalava i tetti per raggiungere i precari, tanto per dirvi quale sia la caratura dell'individuo.Al Tg3 gli viene posta una domanda sensata: ora che molte regioni del sud pagheranno di più l'acqua e l'energia, quali soluzioni alternative si possono trovare? Il tipetto (visibilmente ubriaco e strafatto), invece di rispondere e argomentare, ha dato sfoggio della sua totale INCOMPETENZA in materia, eludendo la domanda e stampandosi un sorriso forzatissimo, s'è messo a straparlare urlando.
"Noi siamo quelli che abbiamo vintooo!" (sic!) "non ci rappresenta nessunooooo! ABBIAMO VINTO NOOOIIIII! E ce lo state negando vooiiii avendo in studio Bersaaaniiii e gli altri amici vostraaaaa e gli amici degli amiciiiii!".
Viene da chiedersi se è giusto che su temi delicatissimi come la gestione dell'acqua e delle fonti di energia debbano essere prese decisioni da questi incapaci semplicisti.
E poi via al luogo comune di Bersani che "sale sul carro del vincitore prendendosi tutto il merito" (quando lui ha più volte ribadito che si è solo messo al servizio). Luogo comune megafonato anche da berlusconiani infiltrati (vedi Bechis, vicedirettore di Libero) con la scusa del "giù le mani dal referendum".
In risposta a tutti loro riporto le parole di un giornalista dell'Espresso, un antidalemiano di ferro, Alessandro Gilioli:
"Se io faccio una battaglia per un obiettivo importante e qualcuno che prima era freddo o contrario poi invece aderisce, io ne dovrei essere contento, anziché indignarmi. Anzi, il nostro compito etico e civile è proprio sbatterci ogni giorno per portare dalla nostra parte chi non lo è, per convincere chi convinto non è: con la battaglia delle idee, della ragione, delle parole.
Si chiama politica, è quella cosa che bisogna usare per provare a migliorare la realtà che ci circonda. Se un domani l’Udc diventasse favorevole al testamento biologico e al diritto dei gay a sposarsi, io non sputerei certo nell’occhio dell’Udc: sarei molto contento del fatto che sono venuti sulle mie posizioni (okay, era un esempio assurdo, ma per capirci).
A me fanno un po’ pena quelli che invece, rivendicando la presunta primogenitura di una battaglia, fanno poi gli schizzinosi quando altri passano dalla loro parte. Sembra quasi che siano più interessati alla loro ragione sociale che non alle battaglie che conducono, o dicono di condurre."
Quanto all'impegno del PD nel referendum, è riconosciuto persino in un articolo del Fatto Quotidiano, dove si rende giustizia all'impegno dei Giovani Democratici nei due sì al referendum, con iniziative e raccolte firme partite più di un anno fa, quando non ci credeva ancora nessuno, neanche molti "senior" del PD.
Ma qualcuno, a quanto pare, vuol sempre rovinare i momenti di gioia per tirare acqua al proprio mulino.
Diciamo le cose come stanno: la differenza tra quelli come me e quelli come loro è che per quelli-come-me han vinto TUTTI. Ha vinto chiunque abbia partecipato, anche nel suo piccolo, anche quelli che prima non erano per 4 Sì e poi han cambiato idea (e ringraziamo il cielo che ci è concesso di cambiare idea), in generale tutti quelli che han votato e fatto votare. Questa vittoria è di tutti. "Altri", invece, si lamentano perchè speravano che la vittoria fosse SOLO loro (a costo di mantenerla come battaglia di minoranza e perdente). Dimostrando così che, probabilmente, delle battaglie che facevano non gliene fregava niente: forse gli importava solo di farsi notare.
Questa è la differenza tra chi pensa a tutti e al bene comune...e chi spera invece di usare battaglie comuni solo per il proprio orticello. Quelli che rosicano quando devono dividere il merito, quelli che vogliono giocare da soli portandosi via il pallone. PA-TE-TI-CI.
Notizia flash: in quel 96% del 57% dei votanti al referendum ci sono ANCHE i partiti. E anche io, e con me innumerevoli altri. Forse siete VOI che volete mettere il cappello su questi referendum ignorando tutti gli altri.
Beh, sappiate una cosa: godetevi la sbornia, perchè non durerà. Quegli elettori di certo non li rappresentate NEANCHE VOI.
Passiamo al resto. Pippo Civati, come va? Bersani è stato saggio e ha sposato la causa civatiana per tempo, mentre gli idoli di Ciwati (Renzi e Chiamparino) han votato per i due no e han preso ricche sberle dal popolo del referendum. Chi è da biasimare quindi? Chi è da criticare? Bersani, ovviamente. A cui si dice chiaramente "non fare lo stronzo". Dura la vita dell'orfano di padrini politici, eh?
Sempre sui risultati del referendum. Chiamparino era per 2 no 2 (no, dico, DUE!!!) sull'acqua. Il 96% del 57% degli Italiani gli ha risposto picche (o anche "suca"). Per tutta risposta, quindi, la lungimirante Cristiana Alicata, all'interno di un post-civetta che ufficialmente parlava di Europride, lo promuove subito come leader vincente del centrosinistra.
Questo perchè -assicura lei- un paio di imprenditori brianzoli non-più-berlusconiani (hanno smesso pochi giorni fa, quando la barca affondava) le giurano che lo voterebbero pure loro.
Senz'altro questi imprenditori ex-berlusconiani son più rappresentativi del 57% degli Italiani col diritto di voto. Certo.
Ma non fateglielo notare: chiunque critichi Renzi, Chiamparino o Marchionne è un potenziale terrorista, per lei. Giuro, non me lo sono inventato io, l'ha proprio detto. Chi è contro i suoi beniamini è schiavo di "una brutta e pericolosa ideologia, stantia e preconcetta senza studio e critica, che l'ultima volta sfociò nelle brigate rosse".
Parla lei, quella che prendeva le birre coi democraticissimi picchiatori-sprangatori-cinghiatori-accoltellatori di Casa Pound. Allora c'è da giurarci, mi fido.
La Alicata e i suoi, però, al momento son troppo occupati per potersi inventare nuove e fantasiose giustificazioni per incoronare MarChiampaRenzi leader.
Son troppo occupati perchè c'è un nuovo scandalo che devono assolutamente denunziare con veemenza.
Corre voce, si dice, che Concita De Gregorio, direttrice dell'Unità (alias "la maestrina con la penna rossa") venga presto defenestrata dall'Unità e sostituita da Claudio Sardo, giornalista del Messaggero e co-autore del libro-intervista a Bersani ("Per una Buona Ragione").
La sostituzione della De Gregorio era una voce che girava da un po', a dire il vero (complice anche il fatto che L'Unità, checchè se ne dica, non naviga affatto in buone acque, specie per la concorrenza spietata di Repubblica e del Fatto Quotidiano, la cui nascita ha causato un travaso inarrestabile di lettori).
Questo non ha però impedito di far nascere le più astruse teorie del complotto: ad esempio si pensa che Massimo D'Alema abbia lanciato un editto bulgaro perchè l'ottimo (a mio parere) Francesco Piccolo ha scritto un articolo critico nei confronti del baffuto lìder.
Ora, quindi, io dovrei credere che D'Alema sia il tipo che lascia tranquillamente sull'Unità gente come Travaglio, Colombo e Padellaro, che per anni han scritto cose BEN PIU' PESANTI sul suo conto, mentre caccia addirittura la direttora per un articolino piccino picciò?
Francamente (ops!) mi sembra eccessivo anche per lui.
Ma si sa, le sane argomentazioni razionali nulla possono contro il furore emotivo-complottistico: ecco così millemila post con su scritto "CON TE", manco fosse morta, o che sospettano che sia stata cacciata perchè "troppo libera", "troppo scomoda" e "troppo a favore delle primarie, sarebbe sgradita al Terzo Polo".
Si dice anche che Concita non può essere cacciata perchè "è il simbolo delle ultime vittorie del PD" (quello si chiama culo: se è per questo, in base a questo ragionamento è stata anche e soprattutto il simbolo delle prime sconfitte clamorose del PD, da Veltroni in poi).
A parte che al momento Soru e De Gregorio smentiscono (peraltro dando dei "rimestatori nel fango" a tutti quelli che han strombazzato la storia, aliciwatiani compresi), ma mi sorge un dubbio.
A tutte queste verginelle che si stracciano le vesti, chiedo: ma voi dove eravate quando Veltroni (mediante Soru) cacciò Colombo e Padellaro (e di lì a poco Travaglio) dall'Unità, imponendo al loro posto Concita De Gregorio (solo "in quanto donna", per giunta, alla faccia della meritocrazia)?
No, perchè non ricordo particolari alzate di scudi, allora.
Quando glielo faccio notare, mi si risponde "eh vabbè, ma Padellaro faceva un giornale ottuso".
Capisco: è uno scandalo solo se cacciano un direttore che ci piace. Possibilmente un direttore "amico".
Se il segretario caccia un direttore che non ci piace, invece, ecco che scatta il clima di omertà.
Fate come volete, ma evitate di fare le verginelle doppiopesiste, ipocrite e incoerenti: o una cosa è sbagliata sempre o non è sbagliata mai. Decidetevi. E, in caso, fateci sapere.
L'Unità è sempre stato un giornale ambiguo: bisognava DA TEMPO sciogliere l'equivoco del giornale "di partito MA ANCHE no". Invece, a quanto pare, c'è chi se ne ricorda solo ora, solo perchè gli levano l'amichetto.
Bah.
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giovedì 10 marzo 2011
Primarie e Giovani? Solo se vincono i nostri.
C'era una volta Luca Sofri. Figlio di Adriano Sofri, marito di Daria Bignardi. Un uomo dotato di un ego spropositato e di un cervello acuto. Sì, come D'Alema, diciamo.
Costui, a un certo punto, decise di diventare il capo occulto-ma-indiscusso, lo spin doctor, il talent scout e l'opinion leader di un movimento d'opinione. In buona sostanza, voleva gestire il Partito Democratico, o perlomeno indirizzarlo nelle strade a lui più utili per vincere.
Così, un cupo giorno di Maggio di 4 anni fa, presentò la sua lista personale di padri costituenti del PD.
I nomi?
Pippo Civati, Matteo Renzi, Mario Adinolfi, Marta Meo, Cristiana Alicata, Pierluigi Diaco(!!!), Alessandro Mazzoli, Gianni Cuperlo, Ivan Scalfarotto.
Già da questa lista (a parte Scalfarotto e Cuperlo, che son bravini), potete capire quanto sia affidabile un tizio che voleva metterci DIACO (no, dico, DIACO! Ce l'avete presente? No? Cercate su google e youtube, così imparate a usare internet, tiè!) nel Comitato Centrale.
Eppure, nonostante questo, continua ad essere seguitissimo.
La maggior parte di questi, unita alle varie Concia, Alicata, Chiamparino ecc, formarono i famigerati Piombini.
E i piombini, sulla carta, auspicano cose sacrosante: la laicità (con Renzi e le sue posizioni filoclericali e baciapile sul caso Englaro e sull'omosessualità), politiche di sinistra (con Chiamparino che sostiene che Marchionne "merita un tappeto rosso") (e con la Concia e la Alicata che si fanno abbindolare dai nazi di Casa Pound solo perchè sostengono a parole di essere laici e non-omofobi, glissando sui loro crimini e addirittura parlando di "mito dell'antifascismo"), la questione morale (con vari membri della loro "Altra E-Mozione" che lodano e rimpiangono Bettino Craxi), una vera opposizione (con Renzi che ammicca a Berlusconi peggio di quanto abbia mai fatto D'Alema in 15 anni).
Un'altra cosa sostengono, costoro:
1) le Primarie aperte a tutti, in nome della democrazia
2)il ricambio generazionale: più peso ai Giovani.
Ma solo quando fa comodo a loro. Prendiamo i commenti dei frequentatori del blog di Ciwati (no, da lui non sentirete queste frasi: lui ama buttare il sasso e nascondere la mano, da buon paraculo qual è):
Esempio 1: Fassino vince le primarie a Torino, contro il loro volere. Ecco che gli amanti delle "primarie sempre e comunque, primarie per tutti, democrazia uber alles" dicono cose come "facciamo votare solo gli under 40 alle primarie!".
Esempio 2: un manifesto di un corso di formazione dei Giovani Democratici di Brescia presenta il volto di Bersani versione Obama: i ggggiovani vanno bene, ma solo quando dicono quel che piace a noi. Altrimenti ecco che "I giovani non sono una risorsa, sono un problema." e "i giovani mancano di esperienza, qui si è passato il limite!".
Insomma, i gggiovani ci piacciono. Ma solo se la pensano come noi. Solo se sono controllabili.
PS: durante la presentazione del suo libro, Renzi ha pubblicato un video ("il blob della rottamazione") con un montaggio di quello che per lui è stato "il peggio dei talk show politici degli ultimi anni".
Certo, se fosse stato intellettualmente onesto, tra i video montati avrebbe dovuto mettere anche questo video dove fa una figura ben misera. Ma non l'ha fatto. STRANO!
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sabato 29 gennaio 2011
E guerra sia! (a.k.a. meno male che Silvio c'è e che Sergio ci fa)
Come sto?
Meglio, meglio, sì.
Meglio di quanto non stessi quando scrissi questo post, di sicuro.
Per cominciare, devo ringraziare due signori: Sergio Marchionne e Silvio Berlusconi. Devo ringraziarli perchè sono riusciti a farmi mettere ogni cosa nella giusta prospettiva. Il Presidente ci riesce da sempre, a onor del vero: l'Uomo col Maglione è una new entry, invece, ma è già partito col piede giusto.
Ho ancora tutti i dubbi che avevo il 17 Dicembre, sia chiaro. Anzi, ne ho anche qualcuno di più. Ma ogni volta mister Vecchio Pezzo Di Merda (©) mi rende quasi digeribili i peggiori compromessi e i patti coi peggiori diavoli. Quasi. L'alternativa è sempre peggiore, e vista la totale impermeabilità delle coscienze italiane, verrebbe quasi da appoggiare ogni squallida manovra di palazzo. Quasi.
Ma passiamo ad altro.
Veltroni torna a far parlare di sè in un nuovo Lingotto, l'ultimo della trilogia. Bersani, molto intelligentemente, si presenta, gli fa "pat pat" sulla capoccetta, gli dice "dai su, bravo lo stesso" e l'amore trionfa. Se avesse fatto la stessa cosa con Renzi e Civati ("sì, sì, bravo, Renzi, bravo, sono d'accordo...ciao!") ci sarebbero state meno chiacchiere inutili e meno fuffa tafazzista sui giornali, ma tant'è. Ma la notiziona è che Stefano Fassina smonta punto per punto le proposte veltroniane del terzo Lingotto. Argomentando pure in maniera encomiabile. Come dice Federico di EggsOfWar, "La notizia è che Veltroni ha fatto il suo movimento ed il suo evento per dire sostanzialmente le stesse cose che ha già detto il Partito Democratico, con qualche differenza residua (e dicendo cose un po’ campate in aria)."
Le controproposte economiche di Stefano FassinA pare siano molto apprezzate, anche da insospettabili sostenitori "rottamatori" o "vendoliani". Dirò di più: molti si lamentano che il documento di Fassina (ritenuto "agile e concreto") sia privato e "riservato" e non sia pubblicizzato nè discusso in pubblico.
Suggerisco chiunque sia interessato al bene del partito di stamparsi bene in testa questi commenti:
<<Drammatico come un partito che da questo documento sembra avere molte idee, spesso articolate e sensate, appaia all’elettorato come privo di idee e di proposte.>>
<<Veramente molto interessante il documento scritto da Fassina, se le posizioni economiche del Pd fossero realmente queste e venissero evidenziate pubblicamente Vendola perderebbe gran parte del suo appeal. Poi tutto il pezzo finale, con la stoccata "pensiero liberale ispirato all’individualismo metodologico è inadeguato ad affrontare le sfide drammaticamente scarnificate dalla crisi: la libera interazione tra agenti economici razionali, impegnati a massimizzare funzioni di utilità individuali, non conduce ad un equilibrio generale soddisfacente e allo sviluppo integrale della persona. La politica non può, quindi, rimanere ancillare all’economia. " E' grandioso. Se solo si riuscisse a farlo venir fuori...
Andre (ex elettore del Pd, passato a SEL) >>
Meditate, gente, meditate...e cercate di fare in modo che Stefano Fassina abbia sempre più spazio nel partito. Ok, è praticamente il pupillo di Bersani, quindi direi che è tenuto eccome in considerazione. Però pubblicizzarlo un po' di più non sarebbe male. Leggetevi pure questo suo articolo, và, fatemelo come favore personale. Ci avete cliccato sopra? Bene, è un file pdf. Lo so, potevo dirvelo prima. Sono uno stronzetto: divertitevi ad aspettare le ore mentre il vostro pc lo carica. Però è un bell'articolo, ribadisco.
(E poi, a proposito di Fiat, Mirafiori ecc, dopo il referendum e lo straordinario numero dei "no", vogliamo chiedere a Bonanni e a tutta la CISL e UIL se hanno ancora la faccia tosta di ritenersi rappresentativi dei lavoratori, viste le proporzioni nonostante il loro endorsement a Marchionne? Chi rappresentano?)
Ora veniamo all'annosa questione delle primarie: che opinione ho a riguardo?
Vi lascio qui i pareri di alcuni blogger che ne parlano prima in generale e poi citando in particolare la querelle napoletana, come va valutata e anche cosa comporta.
Mettete questi 6 pareri insieme, con tutte le loro diversità e contraddizioni, mescolate ben bene e ottenete grosso modo il mio pensiero attuale.
E ora torniamo alla guerra fra poveri, il mio pettegolezzo preferito. Il fondatore di TheWeek ("il settimanale degli italiani nati dopo il 1 Gennaio 1970") Mario Adinolfi, giocatore
Nell'attesa che i due (Alicata e Adinolfi intendo, mica il povero Zoro, che adoro) si annientino a vicenda espellendosi l'un l'altro dalla Via Lattea, vi saluto.
martedì 28 dicembre 2010
La Linea Cundari, la Guerra dei Valori, Marchionniani Mannari e altre menate
In risposta alle reazioni suscitate dalla famigerata intervista di Bersani del 17 dicembre, Cundari sostanzialmente se la prende con Veltroni e smonta il giochino ai weltronian-bipolaristi (dice, in pratica: "se siete tali allora dovreste essere i primi a cercare di creare una coalizione che annienti Berlusconi, a costo di sacrificare le primarie"). Non essendo io nè veltroniano nè affamato di bipolarismo, posso quindi esprimere le mie perplessità in pace, per fortuna.
Ma non è per questo che vi ho linkato quell'articolo lassù.
L'ho fatto perchè in tale post, il Cundari ci offre anche la sua personale definizione di centrosinistra: <<dicesi “centrosinistra” quella larga coalizione di partiti la quale, in un sistema elettorale maggioritario, impedisce che vinca sempre e matematicamente il centrodestra senza nemmeno bisogno di fare la campagna elettorale, come accaduto nel 2008>>.
Sono molto soddisfatto. Di più, sono sollevato. Questa frase è ILLUMINANTE. Mi ha rivelato varie cose e mi ha finalmente tolto molti dubbi.
Partiamo da una constatazione facilmente verificabile: Berlusconi e Lega sono Berlusconi e Lega. Dare loro la patente di "centrodestra" è quasi un complimento. FLI e UDC sono invece, palesemente, due partiti di centrodestra. Ok, qualcuno obietterà che l'UDC è "centro centro", ma trovatemi voi la differenza tra un Totò Cuffaro, un Buttiglione (no, dico, Buttiglione!!!) e un qualunque pidiellino di cdx.
In base a questa constatazione e alla definizione di centrosinistra di Cundari, le ipotesi sono tre:
A) il PD è un partito di centrosinistra che, pertanto, deve impedire la vittoria del centrodestra. E quindi non si alleerà con FLI e UDC, in quanto partiti di centrodestra.
B) il PD non è un partito di centrosinistra, quindi può allearsi con UDC e FLI.
C) il PD è un partito di centrosinistra e si allea con UDC e FLI per portargli sfiga e far loro perdere le elezioni, compiendo quindi la sua missione storica.
Questo se prendiamo per buone le parole di Cundari, s'intende. Ma forse c'è un'altra strada.
D) Opzione da realpolitik: siccome un governo tecnico non si è riusciti ad ottenerlo il 14 Dicembre, facciamo la grosse koalition alle elezioni (sinistra, centrosinistra, centrocentro, centrodestra), battiamo Berlusconi e Bossi e de facto abbiamo insediato in Parlamento il favoleggiato Governo Tecnico. Solo che lo abbiamo ottenuto tramite elezioni (ah ah ah! v'abbiamo fregati, pidielleghisti!) e non lo chiamiamo ufficialmente "Governo Tecnico": facciamo le riforme necessarie per salvare capra e cavoli nel nostro sventurato paese, modifichiamo finalmente 'sta benedetta legge elettorale e poi facciamo una crisi pilotata per andare nuovamente ad elezioni, stavolta ognun per sè (ossia, centrosinistra da una parte, centrodestra dall'altra e centro per conto suo, o magari unito al centrodestra, se si riesce ad eliminare definitivamente il sodalizio Berlusconiani-Leghisti). E in questo caso vinca il migliore.
Ecco, vista così si potrebbe anche ingoiare il rospo. A patto che sia davvero un governo a tempo.
L'opzione "A" resta la mia preferita, certo. Vedremo come andrà.
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I guai dell'Italia dei Valori, intanto, non sono affatto finiti.
A quanto pare
Massimo Donadi difende il partito e Tonino, dando sostanzialmente delle "serpi in seno" al duetto LdM-Alfano e dicendo un'altra frasetta (qui linkata) che mai avrei immaginato potesse dire uno dei "duri e puri dell'unica opposizione": evidentemente, alla scoperta della solita massima del "c'è sempre uno più puro che ti epura", Donadi e Antonio son tornati lucidi.
De Magistris ha ragionissima nelle sue accuse. Peccato che anche lui dovrebbe farsi un bell'esame di coscienza. Ha un bel coraggio a fare il puro quando lui stesso, ricordiamolo, si fa beffe del codice etico del suo partito, evitando di dimettersi quando viene rinviato a giudizio. Che ingrato: Di Pietro l'aveva pure difeso (insieme alla Alfano).
Non sono un fan di Di Pietro, Barbato e Donadi, ma se al loro posto abbiamo gente come Luigi De Magistris e soprattutto quella pericolosa invasata di Sonia Alfano non stiamo messi meglio.
Poi per carità, la colpa è comunque di Tonino che ha creato un mostro.
Un po’ come fece Grillo coi vari Barnard e Signoraggisti. Creature che ti sfuggono di mano e che si rivelano peggiori del loro creatore.
E poi sì, è vero, Scilipoti e Razzi stavano nell’Idv da oltre un lustro, come il duetto di neo-puri denuncia.
Ma non mi pare che in questo lustro la coppietta ipocrita si sia stracciata le vesti, lamentandosene.
E dire che di spazio, tempo e modo per farlo ce n'era in quantità industriale. Troppo comodo farlo ora, col senno di poi, auto-attribuendosi una patente di faro morale del tutto ingiustificata.
Sempre per lo stesso motivo, c'è maretta anche fra Di Pietro e Paolo Flores D'Arcais. Il primo elenca i peccati di Flores D'Arcais (accidia, superbia, invidia). Il secondo sputtana Di Pietro e il suo vizietto di manipolare i sondaggi online.
Ennesimo caso di ipocrisia: Flores d’Arcais si accorge SOLO ORA che se propone un sondaggio su Di Pietro, questo viene bombardato dai fans di Tonino? Cioè, fino ad ora della Casaleggio Associati e dei suoi metodi di marketing (fin dai tempi delle primarie del PD) non ne sapevano niente da quelle parti?
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Passiamo ora a un altro tema caldo: l'affaire Marchionne. Sì, proprio quello che, insieme agli altri manager Fiat, sta mettendo in atto una vera e propria disgregrazione volontaria e autoritaria dei diritti di ogni lavoratore senza che il governo dica una parola.
Sull'accordo Fiat-Mirafiori, le varie anime del PD sono divise. Ed è giusto così, è una bella cosa. E questo blogger spiega divinamente il perchè.
Piero Fassino dice che se fosse un operaio voterebbe "sì": aggiungo io, graziarcazzo che un operaio voterebbe sì...non è che gli si lasci alternative. Oltretutto l'accordo dice chiaro e tondo che chi non firma impegnandosi a non scioperare non entra. E' come dire "se mi puntassero una pistola mi farei rapinare".
Chiamparino, quello che molti vedrebbero come il nuovo guru del PD, quello che molti gggiovanirottamatori vorrebbero candidare contro Bersani alla guida della coalizione (peccato che la sua candidatura andrebbe contro lo stesso Statuto che i gggiovanirottamatori in altre occasioni difendono a spada tratta...ma si sa, le leggi si applicano per i nemici e si interpretano per gli amici e blablabla...), è ancora più drastico nel suo sostenere Marchionne, il "grande innovatore". Lo è sempre stato, da mesi, e poche ore fa ha confermato il suo invito agli operai a votare "sì". C'è da dire che non solo i vari Chiamparino, Ichino e Renzi, ma molti dei loro sostenitori (i "post-ideologici nati dopo il 1970") hanno una posizione subalterna a Marchionne.
Cristiana Alicata, per esempio, fa un discorso sulla meritocrazia degno del peggior Brunetta, ficcando insieme tante cose giuste, tante obiezioni sacrosante, tanti luoghi comuni, in un turbine indistinto: "la colpa non è di Marchionne, è dei sindacati", dice la pasionaria dal contratto metalmeccanico (proprio con Mamma Fiat), "e la colpa è anche della sinistra che difende i privilegi di chi ha un contratto a tempo inderminato, che difende l'operaio che non lavora, i malati immaginari, che va contro gli imprenditori solo perchè li considera padroni".
La paladina dei diritti civili omosessuali (e solo di quelli?) approfondisce la questione analizzando il testo completo degli accordi pomiglianmirafioriani, dando in pratica ragione a Piero Fassino.
Poi, per carità, come mi dicono dalla regia, Marchionne fa il suo mestiere: fa aumentare il valore azionario dei titoli Fiat e si impegna nei confronti del consiglio di amministrazione a ripartire più utili nell'attuale esercizio. Poco conta, per lui, che questo sia realizzato a discapito delle "maestranze". E non penso voglia dare uno "scossone" ad alcunchè: semplicemente non vuole pagare la crisi.
Gli attuali dirigenti sindacali (a parte la Camusso, sulla quale non mi esprimo perchè finora ha fatto troppo poco per poterla inquadrare) non sono in grado di avvertire la sfida del mondo del lavoro posta da questo secolo...e in alcuni casi non hanno neanche la cultura personale del proprio ruolo. Altra grande colpa è dell'attuale burattino ministro del lavoro.
D'altro canto, però, uccidere il sindacato e la contrattazione sindacale (perchè è QUESTO che succederà, e chi è a favore dell'accordo con Marchionne lo sa benissimo) non è una soluzione adeguata, anzi.
Ce li dovremmo ricordare, eventi passati analoghi: anch'essi erano stati salutati come cambiamenti difficili da digerire, ma che avrebbero portato a un'Italia futura migliore. E poi abbiamo visto come sono peggiorate le condizioni di lavoro in Italia, con la Legge Biagi e l'abolizione dell'Articolo 18.
La Alicata non ha del tutto torto, ma vede solo parte del problema, che è ben più grande di come lo vede lei: il proposito (non dichiarato) di Marchionne è quello di aumentare la produttività a discapito dei lavoratori e concentrare gli investimenti altrove. Il problema riguarda innanzitutto la politica e il modo con cui si interpretano le relazioni industriali nel 2010/2011.
In tutto ciò Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro del PD, dice le cose giuste al momento giusto.
E mette anche a tacere le polemiche sulla posizione del PD, dettando la linea.
Fassina dice inoltre l'unica cosa sensata da dire: bisogna salvaguardare il contratto nazionale. "La questione Fiat pone un problema vero: l’esigenza da parte delle aziende di veder rispettate le regole che vengono sottoscritte nei contratti. Ma questo però non può avvenire a discapito dei diritti. Il nostro è un punto politico: l’esigenza di competizione che hanno le aziende non si gioca sul piano delle garanzie costituzionali."...che è quello che sosterrebbe chiunque abbia un minimo di cultura giuridica e memoria storica.
Chi non si pone su questa linea è in malafede.
PS: parole di speranza dalla Toscana. No, non è Renzi, è il mio amato Enrico Rossi.
PPS: quoto un mio amico, che torna sulla lontana querelle "PD vs resto-della-sinistra":
<<Beh se la sinistra avesse avuto un pò più di sostanza politica, se si fosse modernizzata, se non avesse passato gli ultimi quindici anni a recitare la parte della spina nel culo del centro sinistra, se avesse avuto un programma e un progetto, se avesse avuto una classe dirigente presentabile e un elettorato un pò più coraggioso (che magari avrebbe votato Vendola come segretario e non Ferrero), forse sarebbe sopravvissuta. E magari, proprio con questo PD, si sarebbe anche rafforzata in un moderno, laico partito di sinistra di ispirazione socialista europea.>>
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giovedì 9 dicembre 2010
"Con questa società civile non vinceremo mai!"
Di Matteo Renzi questi giorni si parla così tanto che sarei banale a farlo anch'io.
Ma oggi mi sento banale.
Affrontiamo la questione da un altro punto di vista: soffermiamoci sulle reazioni al recente exploit della visita ad Arcore, non soffermiamoci su di lui (MESSAGGIO SUBLIMINALE: è quello che ha posizioni reazionarie su Beppe Englaro e sulle manifestazioni anti-omofobia, quello che è favorevole alle aperture dei negozi il primo maggio e che appoggia Passiamo alle reazioni: Cristiana Alicata (spietata con la Bindi, manco fosse la Binetti, e intransigente con chiunque non condivida al 100% la sua posizione sui temi etici) "va oltre" il clericalismo bigotto e le amnesie sui temi etici dell'alleato Renzi, perdonandolo (c'è chi può e chi non può: lui può) e chiedendosi che male c'è se un sindaco incontra il premier. Si attira una pioggia di critiche, anche e soprattutto da parte dei suoi ("a Veltroni, Bersani e Bassolino li abbiamo fustigati per molto meno!"), a parte qualche giapponese che invita al non essere tafazziani, perchè "Renzi è uno di noi! Mica è Bersani!": perciò "basta criticare Renzi per ogni singolo passo falso" (già, perchè con Bersani non han mai fatto lo stesso...).
Pippo Civati, vice-rottamatore, si para le chiappe: lui ad Arcore non ci sarebbe andato, ecco.
E poi l'ha fatto per motivi seri, uffi. E poi pure Bersani ci sarebbe andato anche a piedi, GNE GNE GNE.
Siamo salvi, siamo giustificati: la frase di Bersani viene spammata dal wikileaks personale dei Rottamateurs.
Civati, la Alicata, persino Francesco Costa, blogger che normalmente apprezzo.
Tutti a replicare con l'argomentazione infantile dell'"ha cominciato lui!" citando il frammento di frase incriminato di Pigi. Ed ecco che la Caporetto dei rottamatori si trasforma nell'ennesima occasione per sparare sul Nemico Segretario.
Il Post.it, trasformatosi nel Foglio o in Renzi.it, spamma a manetta le giustificazioni di Renzi, tra blogger compiacenti e millemila rassegne stampa. Ma è comprensibile: i sofriani hanno promosso e pubblicizzato i rottamatori, tra mille link. Basti pensare a cos'era diventato il sito del Post ai tempi della Leopolda. Pareva fosse morto Kennedy o che avessero trovato la cura per il cancro, a giudicare dal battage giornalistico-pubblicitario.
Peccato che tutti abbiano citato solo la frasetta incriminata di Bersani e non la frase intera.
A parte che già leggendola a me sembrava una semplice provocazione-metafora (io Bersani che si fa la processione ad Arcore a piedi manco fosse Santiago De Compostela non ce lo vedo), ma si sa, io non ho l'obiettività e l'intelligenza (politica e non) dei lorsignori da me citati poco fa.
Ma per avere la conferma non serve manco leggersi tutto l'articolo ('sta gente avrà semplicemente cliccato sul tasto "trova", avrà digitato "arcore" e premuto "invio").
BASTEREBBE LEGGERSI IL FOTTUTO INDIRIZZO URL (dell'articolo postato sul sito di Repubblica, mica quello del Corriere, come abilmente fatto da Francesco Costa).
Cosa dice?
"bersani_le_riforme_si_fanno_in_parlamento_e_sulla_crisi_inevitabile_senza_interventi-3227537/"
No, 3227537 non c'entra una ceppa. E neanche la crisi inevitabile senza interventi.
Oh? Ma dai? Bersani che dice chiaro e tondo "le riforme si fanno in parlamento". Ops!
"Il segretario del Pd Pierluigi Bersani, a Parma per il convegno degli industriali, è intervenuto sulle riforme istituzionali, sostenendo che il luogo adatto a discuterne è il Parlamento, non i giornali o le televisioni."
Tra l'altro, cari miei, non solo Renzi è andato da Berlusconi, (contro il quale noialtri scenderemo in piazza l'11 Dicembre), legittimandolo (un po' come fece Veltroni poco prima della caduta del Governo Prodi II).
C'è andato per chiedere un trattamento speciale per Firenze tramite il decreto mille-proroghe (come minimo è ingenuo: la finanziaria/legge-di-stabilità l'hanno approvata il 7 dicembre, e...sorpresa sorpresa, non c'è nessun milleproroghe), approvato da una maggioranza dimissionaria.
INOLTRE un presunto incontro Bersani-Berlusconi annunciato pubblicamente è ben diverso da un incontro PRIVATO Berlusconi-Renzi tenuto SEGRETO.
Perchè il caro Matteo ben si è guardato dal parlare dell'incontro, salvo quando è stato pizzicato e sputtanato pubblicamente.
Ma come al solito divago: il momento clou (annunciato dal titolo di questo post) arriva ORA:
Francesco Costa (again) fa un'analisi piuttosto interessante, inceppandosi però nel finale.
Anch'io, come lui, trovo divertente vedere alcuni antidalemiani della prima ora riscoprirsi pragmatici sostenitori della realpolitik. Così come alcuni pragmatici "in nome della responsabilità, a costo dell'impopolarità" che si lamentano del gesto pragmatico-ma-irresponsabile-e-inopportuno del Renzi.
Però nel finale fa una riflessione curiosa: "Questo è il Partito Democratico. I suoi dirigenti sono quello che sono. Ma non potrebbero permettersi un sacco di cose, se il suo elettorato avesse qualche maturità e autonomia di pensiero in più."
Ed ecco che Costa cade nello stesso paradosso da lui citato, prendendo una posizione che mai nella vita avrebbe preso, in altre situazioni. Ci arrivo tra poco.
Prima però menziono un altro curioso articolo citato dal Costa, partorito da Fabio Chiusi (IlNichilista).
Costui cita le reazioni scomposte dei fan (o meglio, ex fan) di Renzi alla scoperta dell'"inciucione di Arcore".
Subito IlNichilista si gioca la carta-d'alema. L'argomentazione-d'alema (reductio-ad-alemum) è tipo il jolly, lo tiri in ballo quando sei alle strette, è come lanciare la bombetta fumogena ninja, è come gridare al nemico ("girati! guarda dietro di te! una scimmia con tre teste!"), è come rispondere a una critica argomentata con una cazzata benaltrista.
"Ohi, gli inciuci si fanno in Parlamento, mica dentro la villa di Berlusconi!" oppure "Oh, Renzi non è D'Alema! Non mi pare soffra ancora di dalemite acuta!".
E tutto riacquista un senso. Ci siamo fatti le strizzatine d'occhio, le pacche sulla schiena, i colpetti affettuosi al fianco mediante il gomito: non siamo D'Alema, il bene trionfa ancora una volta.
Renzi viene quindi elogiato: ha rottamato l'ideologismo! Ah, dannato ideologismo, che tanti danni hai fatto a questo pianeta! Sia benvenuta et esaltata la mancanza di qualsivoglia ideologia!
Non solo: Egli non ha sbagliato, Egli è nel giusto, sbaglia chi lo critica. Semmai non ha fatto abbastanza.
Ed ecco che dice Fabio Nichilista Chiusi: certi strati della popolazione hanno perso la capacità critica, con le loro condanne, i loro moralismi, i loro ditini alzati.
Quindi, caro Renzi, devi (cito testualmente) "dire ai tuoi elettori che, in parte, vanno rottamati pure loro".
I più grandi critici di D'Alema diventano dalemiani. E usano l'argomentazione più dalemiana possibile: "La gente non ci ha capito, sono loro che sbagliano. Noi siamo i migliori, sono loro che devono cambiare. Gli elettori sono stupidi, sono IMMATURI e vanno guidati dal demiurgo."
Insomma, "con questi elettori non vinceremo mai", stravolgendo Moretti.
Ora sono gli elettori che vanno rottamati.
La cosa bella è che io potrei anche essere d'accordo con Costa e Chiusi, in questo caso: è il mio lato dalemiano che parla (sì, ho anche un lato dalemiano, io...e voi no, tiè), ma in effetti il modo chiuso di ragionare di certi elettori e una loro sostanziale immaturità (quando non diventano proprio beceri talebani urlatori di slogan) a volte mi fa cascare le palle e mi fa pensare che non sia un caso se vince sempre il Berlusca.
Peccato che questi fantomatici elettori (ora tanto demonizzati dai rottamatori) sono GLI STESSI che si cerca di inseguire con le primarie, con il populismo spicciolo renziano (e non), con le varie iniziative leopoldiane che gridano “LORO sono collusi/vecchi/inciucisti, NOI SIAMO DIVERSI!”.
Renzi s’è semplicemente impiccato col filo della ragnatela che lui stesso ha sapientemente tessuto questi mesi.
Dixi.
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