Visualizzazione post con etichetta walter veltroni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta walter veltroni. Mostra tutti i post

venerdì 6 aprile 2012

E Pippo Pippo non lo sa...

Sembrava una così brava persona...

Dopo la figuraccia del CossedduGate di cui parlavo nel post precedente, Pippo "l'ho detto prima io" Civati cerca di ricostruirsi un'immagine politica credibile. Legittimo, e anche giusto.
Lo fa con un post (due, se contiamo la versione per ilPost) dove, come suo solito, elenca le cose che -a suo dire- aveva detto per primo, come una Cassandra inascoltata.
Un post autoelogiativo e pieno di strizzatine d'occhio, pieno di "noi abbiamo detto questo" (noi chi? e a chi?) e "loro ci hanno risposto picche" (loro chi? quando gli è stato detto? quando hanno risposto?).

Caro Ciwati, chi avrebbe mai detto che la Lega era un interlocutore? Bersani ha anzi sempre fatto notare le ipocrisie e le ruberie della Lega di lotta e di governo, quella che tuona contro "Roma Ladrona" e poi magna insieme al resto della cricca (un esempio, ne ho preso uno a caso, basta saper usare google). Se si parla del fatto del parlare a chi vota Lega, quella è un'idea condivisa da tutte le anime del centrosinistra: da sempre si cerca di convincere chi ha votato qualcun altro (il progetto di Veltroni nel quale Civati credette non era proprio questo? Strappare gli imprenditori brianzoli a Bossi e Berlusconi?), altrimenti ci terremmo le nostre percentuali e bòn. Che poi io, da non politico, con gli elettori medi della Lega non ci prenderei manco un caffè, ma questo è un altro paio di maniche.
Chi è che non si è preparato al voto? Bersani, Vendola e Di Pietro lo erano già, i casini con lo spread che han reso il governo di emergenza una necessità sono arrivati dopo.
Il resto, per carità, sono tante belle parole e tanti buoni propositi, molti dei quali banalmente condivisibili.

Pippo Civati & Paolo Cosseddu/Popolino/il fake del fake


Ma soprattutto, Pippo, è un mal comune, che ci vuoi fare?

C'è stato chi, inascoltato, diceva che Veltroni era un venditore di fumo, che avrebbe portato il PD a sbattere contro il guard-rail.

C'è stato chi diceva che Chiamparino era un rinunciatario, che Marino non aveva sufficientemente seguito, che l'alleanza in nome del nuovismo fine a se stesso ma senza punti fermi non avrebbe portato a risultati solidi.

C'è stato chi diceva che di Matteo Renzi non ci si poteva fidare, che era un immenso bluff, che un'alleanza basata solo sul tema della rottamazione ma con divisioni enormi su QUALSIASI altro tema non avrebbe avuto futuro.

C'è stato chi diceva che "l'archi-star della società civilissima" Stefano Boeri non era il candidato ideale per le primarie di Milano, che forse era meglio qualcun altro per affrontare Pisapia (se non sostenere da subito Pisapia). E' più o meno il periodo in cui con Boeri ci prendevi il Cynar insieme.


C'è stato chi diceva di voler semplicemente riformare le Primarie (non togliere: ri-for-ma-re) per evitare casini, come puntualmente sono avvenuti a Napoli, Genova e Palermo, si è subito gridato allo scandalo ("Primarie libere e aperte per tutti! Primarie sempre e comunque!"). E noi si voleva semplicemente renderle meno schizofreniche.


C'è stato chi diceva che gli alfieri del rinnovamento fine a se stesso non erano affidabili, come s'è visto con Davide Faraone, prima accusato di voto di scambio, poi (dicono i giuovani riformisti) sostenitore di Leoluca Orlando (di cui diceva peste e corna) quando il risultato delle primarie non gli è piaciuto (ok, almeno lì Civati non s'è esposto).

C'è stato chi diceva che accusare i GD Catania di fare spot (in realtà innocui video per cazzeggio personale) che utilizzavano linguaggi associabili al gergo mafioso era una critica ingiusta e immotivata, soprattutto se proveniva da uno che fa un'iniziativa sui giovani del sud chiamandola "Quei bravi ragazzi"., che è un riferimento alla mafia (americana, però, che a noi gggiovani 2.0 l'America piace tanto) molto più di quanto non possa esserlo la citazione di un video-meme di internet con un panda.

C'è chi diceva che Paolo Cosseddu non era un tipo affidabile, e lo dicevano anche altri civatiani (ad esempio qui, e il resto nei link citati nel mio post precedente), ben prima che facesse il cretino con la storia del fake del fake del fake e dei ricattini andreottiani. Uno che sta danneggiando te e tutto il tuo gruppetto di Prossima Italia, per giunta censurando chiunque timidamente glielo faccia notare.

C'è chi diceva che prima di mandare messaggi di solidarietà a Martina Fake De Carli, bisognava intanto verificare se questi insulti ci fossero stati. E magari verificare di non essere amico di un fake che trolleggiava e insultava a destra e a manca.

Però a che serve, ora, dire "io l'avevo detto"?
E soprattutto, noi potremmo anche pensare che tu sia credibile, a proporti come alternativa.
Basta che ci sia coerenza, però. Per mesi, mesi e mesi ci hai martellato con la storia del riunire la direzione nazionale. Cito solo gli ultimi post più recenti: bisogna "aprire un dibattito nell'assemblea nazionale", quindi "basta discutere sui giornali, bisogna farlo nelle sedi preposte, magari in direzione", (bravo), che non si riunisce da 5 mesi e all'ultima assemblea non s'è votato nulla. Tocca "fare un congresso o perlomeno una direzione, che non si riunisce da 6 mesi". Infine, la direzione nazionale viene convocata. E' il momento della verità. Ci ammonisci sull'unanimismo ipocrita che ne verrà fuori (citando il lungimirante Popolino -sì, quello che gioca a fingersi un fake- assurto a guida, faro e vate). Dai, Pippo! Siamo carichissimi, siamo tutti con te! Stupiscici!!!
Ed ecco che alla fine fai il tuo discorso: un innocuo e tranquillissimo intervento sulla Lombardia.
TUTTO QUI? Dopo tutto questo hype???
Sia chiaro: da consigliere regionale quale sei, fare un intervento legato al tuo territorio di influenza è giustissimo, ed è quello che i dirigenti locali dovrebbero fare. Ma per uno che si è ritagliato un ruolo da (presunta) guida politica e da (presunto) opinion-leader e king-maker, è piuttosto deboluccio.

 Non è che così facendo tu riesca a farti la nomea dell'affidabile, né a smentire chi ti accusa di "gonfiare l’hype, organizzare mille iniziative e poi non partecipare o sostenere poco convinto e molto scettico il primo che passa affermando di essere il suo running mate senza che se ne accorga".

E anche il tuo ex-sodale Matteo Renzi non contribuisce a toglierci quest'impressione, allorché dopo essersi spacciato come colui che avrebbe spaccato il mondo, sparigliato i giochi, sfidato mediante primarie la leadership del PD, dell'intero centrosinistra e dell'Italia stessa...ha annunciato che nel 2014 si ricandiderà sindaco a Firenze. La Mozione Gnegnè e la Politica dei Quaquaraqua non ci appassionano, siamo fatti così.

"In politica alle volte ci si prende e a volte no, l’importante è quello che si costruisce. I grilli parlanti non servono." (Marquinho)

mercoledì 4 aprile 2012

Decarlisessuali nel pallone e principesse indie-rockmantiche: quel che gli altri non dicono



DISCLAIMER (a.k.a. Excusatio Non Petita): Sono parte in causa in questa storia? Sì. Sono emotivamente coinvolto? Sì. Qualcuno potrebbe rispondere a questo post menzionando (o mostrando le prove di) una mia condotta passata ben poco degna di un uomo civile e democratico? Sì. Mi interesserà? No. Ho fatto pervenire le mie scuse, e comunque non devo giustificarmi con chi giudica da frasi decontestualizzate. Solo con chi mi è caro. Quindi, voi-sapete-chi, potete anche tentare il killeraggio mediatico sui social o il passa parola orale, ma vi assicuro che è tempo perso. Infine: sono obiettivo? Giudicate voi. Ma d'altronde, ragazzi, questa storia interessa davvero poca, pochissima gente. Quindi, chiunque ne parli -grossomodo- lo fa perché è coinvolto.
Quel che scrivo è obiettivo e privo di bava alla bocca, quindi? Non meno di ogni cosa scritta dalla De Carli. Non meno di qualsiasi cosa scritta sulla De Carli, da ammiratori (suoi) o detrattori (dei GD o della stessa De Carli, post-trauma&delusione). Quindi...

PROLOGO: LE RAGIONI DI UN MEGAPIPPONE (o anche "UN MEGAPIPPONE PER PORRE FINE A TUTTI I MEGAPIPPONI")

Che ingrati, dalle stelle alle stalle. Vatte a fidà degli amici!
Il caso Martina Alice De Carli ormai è scoppiato. Gode di una pubblicità eccessiva, che non merita? Ma senz'altro! Sarebbe bello dimenticarsene e pensare ad altro?  Certamente.
Resta il fatto che ormai se ne parla, che cani e porci la menzionano, che Il Corriere di oggi  ieri fa una ricostruzione del caso (sbagliata e disinformante, tra l'altro) a pagina 19 (sì, sul cartaceo!!!), che ogni blogger sfigato del reame tenta di dire la sua a riguardo per ottenere i suoi 15 minuti di social-celebrità.
Chiudere gli occhi, tapparsi le orecchie, urlare e circondarsi solo di persone che non sanno di questa storia (persone che restano la maggioranza, ma che si chiederanno comunque perchè tu stia urlando con gli occhi chiusi e le mani sulle orecchie) servirà a qualcosa? Cancellerà automaticamente tutti i fuffa-discorsi che si stanno facendo sul tema? No. Quindi prendiamo atto della realtà e scriviamo qualcosina pure noi.
Possibilmente qualcosa di definitivo, che metta il punto sulla vicenda.

LE ORIGINI DI MARTINA

Eh beh...








Tutto comincia con questa tizia: Martina Alice De Carli. Si autodefinisce una "principessa dal cuore indie-rockmantic" (woah! la regina dei calembour-che-neanche-sono-calembour!) oltre che "giornalista, editorial stylist", sfoggia foto di una bionda dagli occhi azzurri. Scrive prima per TrentaMag, poi per l'Avanti Online, come fashion blogger, specializzata in Dolce&Gabbana e Coco Chanel. E' attiva da anni, aveva anche un blog sul Cannocchiale (anzi, a dirla tutta ne aveva tre) e un profilo su MySpace.
Con un passato da (sedicente) simpatizzante dei Radicali, la persona nota come "Martina Alice De Carli" viene sedotta dal grande sogno veltroniano del primissimo PD. Martina, pare, crede fermamente nel Partito Democratico di Walter Veltroni, e forse ha sofferto profondamente quando il "si può fare" s'infrange sugli scogli della dura realtà: Vartere si dimette e alle primarie il Partito cambia radicalmente marcia, allorchè con circa tre milioni di voti Pierluigi Bersani viene eletto nuovo segretario.
Da allora qualcosa comincia a cambiare.
Martina si comporta in maniera sempre più bizzosa e isterica: cancella amici, li minaccia privatamente, sparla di loro con altre persone, li fa contattare da suoi presunti "cugini" e "amici" che scrivono col suo stesso stile (palesemente fake: qui al commento numero 2 c'è una testimonianza a riguardo)...

IL CERCHIO MAGICO DEI RENZISESSUALI

Sò probbblemi, in effetti.









Infine, la metamorfosi è completa: Martina De Carli trova un nuovo sogno in cui credere: il Big Bang di Matteo Renzi. Più che per gli elogi a Renzi, tuttavia, De Carli si fa notare per i continui tweet, status di facebook e commenti rancorosi nei confronti del PD, di Bersani, della Geloni (citata continuamente e ossessivamente da lei e ribattezzata "Pierchiara Geloni") e dei cosiddetti "Giuovani Democratici". Una serie di attacchi continui che vanno sul personale, eccessivi, senza pretesti, con una bava alla bocca difficile da giustificare.
Tutto questo però, basta per attirare l'attenzione e l'ammirazione di un gruppo ben preciso di persone.
Si tratta di coloro che, pur avendo abbandonato Veltroni (troppo rinunciatario, incoerente e ormai privo di credibilità) non hanno mai smesso di credere nel Veltronismo. Quelli che ora ne vedono come massimo erede Matteo Renzi, sebbene non disdegnerebbero un Passera, un Profumo o una Fornero al suo posto. Quelli che non si perdono un numero di QdR Magazine ("qualcosa di riformista"), che leggono Europa di Menichini, che seguono "Citofonare Adinolfi". Quelli che dietro ogni cosa vedono la longa manu dei cosiddetti "Dalebani". Quelli che osannano Pietro Ichino e amano sfottere e delegittimare Stefano Fassina (e non mi riferisco alla riuscita imitazione di Fassina: quella, almeno, è innocua e divertente).
Tra direttori e giornalisti di Europa, parenti di direttori di celebri TG nazionali, sondaggisti di Termometro Politico e autori della famigerata lettera dei ventenni a Mario Monti (quella che bolla come "egoismo dei protetti, ingordigia dei privilegiati" qualsiasi timida critica alla riduzione dei diritti in nome della flessibilità), Martina De Carli si crea un bel gruppetto di amici: tutti quelli che contano, per avere visibilità. Su twitter si raduna la piccola cerchia di amichetti: tra un "retweet", una citazione-promozione nel #FF (il Follow Friday), una serie di botta e risposta, un reciproco darsi pacche sulle spalle e declamare le lodi dell'altro, si crea la sua fortuna.

I GIUOVANI DALEMASESSUALI: COME E' ANDATA DAVVERO

Convergenze parallele (e baci della morte. Reciproci.)












Infine, il Congresso dei GD: i giuovani renziani, non riuscendo a trovare un candidato segretario unitario e credibile, decidono di puntare su uno dei due candidati che già sono in lizza: il prescelto è anch'egli, come il segretario uscente, più vicino a Fassina che a Ichino, e decisamente poco renziano e molto bersaniano. Ma i piccoli lib-dem decidono di entrare in massa nel suo gruppo, e di cambiarlo dall'interno, a colpi di emendamenti e ordini del giorno. Falliscono anche in questo. E il loro candidato, ad ogni modo, perde. In un'organizzazione di oltre 40mila persone che costituisce il vero futuro del Partito Democratico, la stragrande maggioranza è su posizioni diametralmente opposte a quelle di codesta minoranza libbberal-blairiana. Monta la frustrazione. Qualcosa va fatto, e subito.
Martina può così sfogare la sua acida verve in un articolo satirico: "Noi Giuovani Democratici e Dalemasessuali".
I GD, denuncia la De Carli, osano difendere Bersani dalle critiche, osano preferire "Bella Ciao" a "Mi fido di te", osano non fidarsi di Renzi e preferirgli Fassina, sono brutti, con le occhiaione e le giacche stropicciate, si riproducono solo fra loro "per non imbastardire la mozione", le giovani democratiche pensano più all’articolo 18 che al tacco 12 (un peccato mortale, me ne rendo conto) e non si depilano le ascelle, preferiscono la nuova gestione dell'Unità rispetto a quando c'era Concita De Gregorio (oh, altro peccato mortale, immagino).
Capisco che per la De Carli sia un insulto difendere l'Articolo 18 e non preferirgli il tacco 12, cantare "bella ciao" ed essere di sinistra, ma in gran parte delle cose che scrive, sinceramente, non vedo cosa ci sia di male.
L'articolo per certi versi è anche molto acuto nel citare con arguzia molti tic e cliché sulla giovanile (l'adorazione per Reichlin, la lettura quotidiana dell'articolo di Cundari, l'ossessione fideistica nei confronti di Massimo D'Alema). Il tono rancoroso che traspare dall'articolo, però, unito ad altre offese più o meno velate, lo squalificano. Poteva venir fuori una cosa divertente, e invece...
A sbellicarsi e a darsi di gomito, ovviamente, sono invece i giovani ronzini renzini: finalmente hanno la loro rivincita. Loro perderanno pure, staranno pure sugli zebedei al loro stesso elettorato di riferimento (quello a cui stanno antipatici i "vecchi novecenteschi" e i "dalebani", ma a cui stanno ancor più antipatici loro), ma almeno possono prendere per il culo chi vince.
Insomma, a naso si tratta semplicemente di una corrente di pensiero (coi suoi miti, i suoi tormentoni) che prende in giro miti e tormentoni della corrente di pensiero sua diretta concorrente. Legittimo, eh.
A spammare in ogni dove l'articolo (principalmente su Facebook), sono gli stessi "Giuovani Dalemasessuali" presi di mira dalla De Carli: da un centinaio scarso (la cerchia dei lib-dem) si arriva così a quasi duemila condivisioni. Ironicamente sono i GD stessi a diffondere così tanto l'articolo che li insulta: la maggior parte per rispondere provocatoriamente e orgogliosamente "tutto vero, siamo così, e quindi?", altri per riderci sopra con autoironia, altri ancora per esprimere il loro sdegno o il loro dissenso nei confronti della generalizzazione. Pare che alcuni -peraltro neanche dei GD- eccedano nelle critiche. Martina De Carli, prontamente, denuncia le presunte offese misogine al suo gruppo di cavalier serventi, che non se lo fanno ripetere due volte: su twitter e sui blog fervono i messaggi di solidarietà alla principessina bionda, e pensosi articoli che col ditino alzato esprimono severe parole di monito verso questi "giovani vecchi, poco democratici e poco autoironici" che non tollerano la satira e che la De Carli avrebbe fatto infuriare. Il tutto senza neanche verificare, chiaramente. Sul Fatto Quotidiano (ancora una volta...cartaceo!) gongolano, dimenticandosi del fatto che i loro lettori, nei commenti, rispondono in maniera ben più feroce e abominevole (con tanto di minacce di morte) nei confronti di chiunque osi anche solo sfiorare uno dei loro leader (Grillo e Travaglio su tutti). Sull'Avanti Online di Nencini (non quello di Lavitola, attenzione!), il direttore Giampiero Marrazzo (fratello del Piero Marrazzo presidente della regione Lazio) criticava "la censura dei finti intellettuali di sinistra radical chic" ed altre fregnacce.

"Ardite forme di spin: scrivere un pezzo del tutto irrilevante, passare la giornata a scrivere quanto sia stato criticato e insultato. Per ognuno che chiede «ma chi t'avrebbe insultato? dove?», ce ne son 5 che ci cascano, ti tuittano solidarietà, magari persino ti leggono." (Guia Soncini)

Ironia della sorte, le cose stanno nella maniera totalmente opposta: i GD c'hanno perlopiù riso su, rispondendo alla pernacchia con una contro-pernacchia, creando una pagina facebook sui Dalemasessuali che in poche ore supera i 200 fan. Un altro post su un blog GD, risponde con garbo, autoironia e sarcasmo, e spiega alla perfezione le ragioni dei cosiddetti "dalemasessuali". Allo stesso tempo, invece, sono i GD (anzi, principalmente "le" GD) ad essere offesi e pesantemente insultati: c'è chi riceve offese personali nelle mail su facebook da parte di "amiche" (al 99,9% fake: uno di essi, "Camilla Novelli", è accertato; l'altra, "Carolina Ferraris", è sparita dal web insieme a tutti gli altri account fasulli) della De Carli, c'è chi subisce atti di troll-stalking sulle bacheche pubbliche, volano anche insulti ai parenti...tutte cose per cui i simpatici bloggher d'area e i giornalisti non spenderanno nemmeno mezzo rigo di post: ormai la verità ufficiale è che la De Carli ha fatto satira e che i GD le hanno dato della troia. Fine.
Oltre al danno, insomma, la beffa.

LO SCOOP DI BETMAN, LA FINE DI MARTINA 

Mi raccomando, eh, ci conto.







 Poi, l'inaspettato. Come Caligola fu ucciso dai suoi stessi Pretoriani, così la De Carli viene "eliminata" da uno dei componenti del suo "cerchio magico": Stefano "Betman" Esposito, giornalista freelance, libbberal-adinolfiano. Anch'egli vittima del fascino di Martina, dopo aver scoperto la verità su di lei un delusissimo Betman ("sembrava così bella, così intelligente...") pubblica un articolo destinato a fare scalpore, che rivela come stanno realmente le cose: Martina Alice De Carli non esiste!
In realtà l'articolo in questione dice ben altro. Per cominciare, l'unica cosa certa è che la vera persona dietro "Martina Alice De Carli" nessuno l'ha vista effettivamente dal vivo. Forse è effettivamente donna, forse ha effettivamente quel nome, ma di sicuro non ha la faccia che ha mostrato pubblicamente: tutte le foto che pubblicava su Twitter e Facebook le aveva fregate a una ragazza (modella?) islandese.
Insomma: uomo o donna che sia, che si chiami Martina o meno, di certo non è la sventola bionda e con gli occhi azzurri che attirò tanti cavalieri bianchi salva donzelle di internet.
Dall'articolo di Esposito traspare evidente il suo disappunto: la De Carli, a quanto pare, nel privato delle chat ha fatto invaghire di sé molti maschietti (quasi tutti quelli dell'area gggiovane 2.0 ichinian-renziana ex weltroniana), abusando della buona fede di molti. Gli stessi che sfottevano Fassina per come parla strano (e per come assomiglia a un personaggio di Kiss Me Licia) e che poi speravano che la De Carli finalmente accettasse il loro invito a ballare al Borghetta Style.

Betman rivela anche lo stuolo di fake (i profili facebook fasulli, sempre controllati dalla stessa persona) che s'era creata: fake che tra l'altro comunicavano fra loro. In pratica si parlava e rispondeva da sola, si faceva i complimenti da sola e si ringraziava arrossendo. Roba da far paura. Molti di questi account, tra l'altro, servivano appositamente a mettere i "mi piace" ai suoi articoli (falsificando anche il livello di gradimento di quel che scriveva, ovvio: di fake accertati ce ne sono ALMENO 10!!!).

La frase meno offensiva che ha scritto Martina Carolina Ferraris, ci crediate o no.

Da testimone oculare (e dotato di prove) posso anche confermare una cosa: Martina ha utilizzato i suoi fake per insultare in maniera continuata, isterica e orribile alcune Giovani Democratiche (con insulti che spaziavano dal loro aspetto fisico alla loro condotta morale e sessuale, ai loro parenti), e ipocritamente poi interveniva col suo account ufficiale ("Martina Alice De Carli") per redarguire le sue amiche e invitarle a fare come lei, ossia non insultare le GD e limitarsi a compatirle. Faccia tosta, già.
La stessa faccia tosta che l'ha spinta (tramite account finto) ad insultare una ragazza su facebook accusandola di non mettere mai le foto della sua vera faccia: in pratica, accusava altri di quel che lei stessa faceva (e, cosa ancor più grave, fregando foto altrui all'insaputa della persona la cui faccia è stata rubata).
Altro COLOSSALE esempio di faccia tosta è il fatto che lei era già salita agli onori delle cronache quando un articolo del Fatto Quotidiano l'aveva menzionata per essersi lamentata di chi le fregava le foto su facebok postandole a nome loro.

E quindi anche tu mi hai rubato la foto per poi pubblicarla con il nome tuo? Complimenti! Buona vita, furbetto del quartierino. (cit.: Martina Alice De Carli, furbetta del quartierino)

L'OTTO SETTEMBRE DEI DECARLISESSUALI: CRONACHE DAL POST-DECARLISMO

Guarda, a memoria era quella a cui mandavi struggenti messaggi di solidarietà, quindi sì, conosco.
Oh, magari mi confondo, eh.



















Comincia tuttavia la gara a smarcarsi: così come dopo il '43 in Italia tutti si dichiararono "antifascisti da sempre", ora tutti i "decarlisessuali" si affannano a negare, minimizzare, dissociarsi, quando non sparire nell'anonimato.
"Sono sotto shock", singhiozzano donne che in nome del girl power da suffragette c'avevano fatto amicizia. "Sono stato un cretino a iscrivermi alla P2", risponde Maurizio Costanzo.
"Beh, in effetti è chiaro: era troppo bella per essere così esperta della sinistra dalebana", scrive un sedicente RenzianVeltronianMiglioristaMoroteoDuePuntoZero. Un tweet della Volpe replica che, tanto, l'uva era acerba.
Stefano Menichini di Europa si congratula con Betman per lo scoop. Glissando sul fatto che lui stesso, direttore di un giornale, non s'è mai minimamente insospettito (tant'è che Esposito, che è freelance e mica direttore, c'è arrivato prima) e ha sempre ricoperto Martina Alice di complimenti e botta e risposta "complici" (oltre che a suggerirla come #FF, ovvio). Menichini con la De Carli, Rutelli con Lusi...insomma, tutti ottimi giudici di carattere, in casa Margherita.

ASCESA E CADUTA DI POPOLINO: CONFESSIONE E SMENTITA

Mentre ci si affanna a ribadire estraneità ai fatti con frasi tipo "non conosco nessun Mills" "è un mariuolo" "sono sempre stato antifascista, anche quando scrivevo il Manifesto della Razza" "non sono mai stato comunista, neanche quand'ero nel PCI" "non ho mai avuto rapporti sessuali con Monica Lewinski" "non c'ho mai provato con Martina De Carli e non le ho mai espresso solidarietà", ecco che arriva l'inaspettato.

Esiste come termine, eh. Controllate su gùgol, ché qui non si dà della meretrice a nessuno/a.
Ma voi siete ggggiovani 2.0, lo saprete già. Sennò vi ritiro la patente giovanile.
Interviene a un certo punto Paolo "Popolino" Cosseddu, noto per essere l'analista e l'ingrossa-autostima di Ciwati (nell'articolo linkato un interessante aneddoto che ben spiega l'autoreferenzialità del consigliere di Monza e del suo "avvocato difensore" sardo). E' noto anche per gestire il sito civatiano "Prossima Italia" in maniera dispotica, tanto da aver scatenato una guerra tra ciwatiani (qui la parte due, qui la quentintarantiniana parte tre, anch'esse perfette per capire il tipo).
Insomma, Paolino Popolino sostiene di essere lui la vera Martina De Carli. Il tutto in un articolo zeppo d'autostima, dove l'autore si da mille pacche sulle spalle da solo: era al tempo della campagna dei post-it di Repubblica nel 2003 che non vedevo qualcuno così orgoglioso di gridare al mondo "io sono un coglione".
Cosseddu confessa candidamente di aver fregato l'identità altrui rubando le foto dell'islandese (sai, si chiama furto d'identità, è reato), e per evitare grane legali ammette ancor più candidamente un altro reato: nessuno oserà denunciarlo, dice, perché possiede "l’archivio di tutti i tentativi di tacchinaggio più o meno molesto che un’enorme quantità di uomini, molti dei quali impegnati, mi ha fatto nel corso dell’esistenza virtuale di Martina". Insomma, un ricatto bello e buono, con tanto di citazione di Andreotti e minaccetta mafiosa.
Ad esso si aggiunge un racconto fumoso e contraddittorio su come avrebbe fatto tutto lui, utilizzando la sua ragazza per "un paio di telefonate alle quali non poteva non rispondere". Tutto un palese tentativo di gonfiare l'hype in cerca di visibilità: si sa, ha visto che due testate notoriamente sfigate come L'AvantiOnline e TheWeek hanno fatto un sacco di visualizzazioni con questa storia, e anche un blog parimenti sfigato ha il diritto al suo quarto d'ora di celebrità. "Mi si nota di più se ignoro il dibattito del momento o se fingo di esserne l'artefice?" fa un po' il paio con il "Mi si nota di più se non parlo del tema del lavoro a differenza di tutte le altre anime del PD o se annuncio di andare alla manifestazione della FIOM proprio ora che Orfini e Fassina non ci vanno?" del suo sodale e leader Pippo. Il tentativo di attentionwhoring del Cosseddu, tuttavia, è stato sostanzialmente ignorato dai più: ritenta, sarai più fortunato.

Ce l'hai con me? Eh? Ce l'hai con me?







 Subito Giuseppe "Pippo" Civati viene tirato in ballo, ed è in grande imbarazzo: Popolino/DeCarli rischia di essere il suo Lusi personale. Già l'endorsement di Luca Sofri è stato un po' il suo bacio della morte per la sua futura candidatura a segretario del PD (sempre che non si tiri indietro come tutte le altre volte: io ho modelli più gggiovani e più credibili di lui -e più simpatici, e meno permalosi, ecc ecc- ma fosse la volta buona che dalle belle parole passa ai fatti?). Ora ci mancava solo questo: che credibilità può avere come futuro possibile Segretario del PD uno che come principale collaboratore ha un tizio che si spaccia per una modella islandese, raccoglie informazioni private sotto falso nome e ricatta e minaccia a destra e a manca pur di non esser denunciato? E il tutto sotto il suo naso, peraltro?
Insomma, Ciwati si sbizzarrisce nel classico "non sapevo, non potevo immaginare, è stato fatto #amiainsaputa" e cose così. Dispiaciuto per il gesto del suo amico (anzi, ex-amico, dato che usa il tempo passato: "era"), Giuseppe dice che da lui una cosa del genere non se la sarebbe mai aspettata (salvo perdonarlo, nell'update, una volta saputa la verità).

Arriva poi, dopo pochissime ore, la smentita: in quelle poche ore in cui ha indossato la maschera della De Carli, s'è beccato gli insulti di tutti i #DeCarliSessuali, i/le groupies adoranti che la vedevano o come la collega suffraggetta per l'emancipazione femminile a colpi di borsette griffate e repliche di Sex And The City, o come l'amica del cuore che stavano salvando dai problemi di anoressia, o come l'affascinante anima gemella che erano riusciti a conquistare. Troppo per poter reggere: e forse, chissà, è entrato in contatto con qualcuno che si sarebbe pulito le terga con le sue ridicole minaccette sul "grande archivio". O il cui desiderio di vederlo mangiare la polvere superava la paura di essere sputtanato dalle presunte conversazioni salvate.
In breve, Popolino Bue se la fa sotto, ritratta e confessa di essersi inventato tutto: no, non è lui Martina De Carli. Il tutto sarebbe frutto di un suo esperimento sociologico nonché un modo per "dare una lezione" a Marco Esposito di TheWeek, reo di aver detto che MADC non esiste, quando l'unica cosa certa è che ha usato foto altrui (cosa che non implica che "Martina" non sia effettivamente "Martina").




Insomma: sono Martina? No, sono una modella islandese! No, sono Popolino! No, sono una marionetta!

La scena più bella però è quando, su Twitter, arriva Luca Sofri che tira per le orecchiette Popolino e Ciwati e gli fa grossomodo: "Basta cazzate, tornate a cambiare il mondo". E Civati -che mi immagino con sguardo basso e aria mogia- che risponde "hai ragione...". C'è tutto un mondo, dietro questo scambio di tweet. Aspetto con ansia anche io che "tornino" a cambiare il mondo (quindi lo stanno già cambiando, vè? con calembour e post stizziti? fico!), e non invidio Sofri nel suo aver preso atto che un altro dei suoi cavalli vincenti si sta gettando a braccia aperte nel mondo dell'irrilevanza politica.

Guarda che papà ti sculaccia, eh.














COSA ABBIAMO IMPARATO OGGI?

Ora, tre conclusioni se ne possono trarre, da tutta questa noiosa pantomima.

La prima è che il Direttore dell'Avanti Online, Giampiero Marrazzo, deve dare delle spiegazioni. Aveva promesso di farlo ("Domani avrai le tue risposte", scriveva l'altro ieri). Ancora non l'ha fatto.
Il direttore è responsabile di aver scelto i suoi collaboratori senza prima verificare (o verificando e tacendo): non è la prima volta che alcuni articolisti utilizzano pseudonimi o celano il proprio volto, ma mai fregando il volto di un'ignara vittima, mai andando oltre il loro ruolo di giornalisti (con minacce, offese personali e inganni). Dopo una notizia del genere, in molti paesi, il direttore responsabile si dimetterebbe.
Il fatto che stia glissando e che non stia dando risposte è preoccupante, e confido di postare presto un update di smentita.

La seconda è collegata alla prima: trovo osceno e orrendo che, in tutta questa storia, tutti quanti -ma proprio TUTTI- si siano dimenticati di una delle sue principali vittime, ossia la ragazza islandese che s'è vista rubare la faccia. Tra offese, diffamazioni, insulti e furti d'identità, questa storia non è per niente da ridere, dato che ci sono di mezzo reati civili e penali.
E il fatto che molti amici di Paolo Cosseddu gli dicessero "sei un mito" mentre -quando si spacciava per Martina- non solo confermava tali reati, ma ne aggiungeva altri alla lista (ricatto, minacce), è un altro esempio della brutta aria che tira: il potere d'azione dato dai social network sta dando alla testa. E, soprattutto, si sta sdoganando un atteggiamento totalmente privo di qualsiasi morale o etica professionale. Consola solo sapere che, dopo questo fatto, "Popolino" è praticamente un uomo finito, almeno politicamente parlando: se anche il "Prossima Italia" suo e di Civati affonderà, questo dipende solo da come agirà Pippo, se riuscirà a fare qualcosa di concreto che faccia dimenticare il modo in cui il suo collaboratore principale (e animatore della piattaforma Prossima Italia) passa il suo tempo libero.

Ma no, infatti! E' che ti disegnano così!

Siamo già a due persone potenzialmente rovinate da questa storia, insomma. E ora arriviamo al punto conclusivo della vicenda: ce ne frega qualcosa di chi è davvero Martina De Carli? No.
Non deve fregare a nessuno? Beh, a qualche Giudice del Civile e del Penale fregherà eccome. Alla Polizia Postale, pure. A chi ha subito offese anonime, idem.
Io, personalmente, non ho bisogno di sapere chi sia Martina Alice De Carli, perché lo so già: è una persona capace di fregare foto altrui e accusare altri di far quello che lei fa regolarmente. E' una persona che si nasconde dietro fattezze gradevoli e attraenti. E' una persona che ha bisogno di crearsi degli ulteriori account finti per farsi i complimenti da sola, darsi ragione e mettere i "mi piace" ai suoi stessi articoli. E' una persona piena di odio, livore e rancore, al punto da scadere spesso nell'isteria scomposta. E' una persona che impiega questa isteria utilizzando gli account finti per dire quel che lei ufficialmente non può dire. E' una persona capace di usare con grande maestria paraculaggine e vittimismo, esperta nell'affermare di essere vittima del veleno che in realtà propina agli altri. E', in definitiva, una persona disprezzabile. Una persona che forse ha dei problemi, e forse ha bisogno di aiuto. Un aiuto vero, quello che groupie, yes-men, suffragette, spasimanti e cavalieri non possono darle.

I Gi(u)ovani Democratici (Dalemasessuali e non) dovrebbero sentirsi "gabbati" dal fatto che era un troll-fake? E perché mai? La sua faccia (e forse la sua identità) erano false, ma i suoi pensieri e le sue idee...oh, quelle erano verissime. Il fatto che a dire quelle cose era una persona sostanzialmente fasulla è una nota di demerito per quella persona, non certo per i GD.
I detrattori della De Carli han fatto una crociata contro i mulini a vento? Direi di no: si è risposto a delle opinioni fin troppo concrete. Casomai bisognerebbe dire qualcosina in più sui sostenitori della De Carli, che han fatto una crociata con l'aiuto dei mulini a vento.
Già, perché coloro che davvero sono usciti sconfitti da questa storia sono proprio i "decarlisessuali". Quelli che facevano gli amiconi con lei, quelli che ci provavano con lei perché finalmente avevano trovato la donna dei loro sogni: bella, antidalemiana e liberista. Quelli che, come dice Stefano Cappellini, "le hanno offerto al buio e ad minchiam vibrante solidarietà". Loro credevano in lei, loro si fidavano di lei, e quindi loro sono quelli più sconvolti da tale rivelazione, quelli che si sono sentiti più presi in giro, e in definitiva quelli più danneggiati..

La De Carli era Renziana, liberal-ichiniana, odiava Bersani e odiava i Giovani Democratici. Stesso profilo psicologico del suo stuolo di fan adoranti. Ora sappiamo che UNA renziana anti-GD era una persona che rubava identità altrui e usava profili falsi per ingannare la gente, darsi ragione da sola ed offendere sul personale (e pesantemente) il prossimo, sicura dell'anonimato, convinta di farla franca. E sappiamo che gli ALTRI renziani anti-GD erano persone che si son fidate ciecamente di una tizia del genere, applaudendola e avallando tutti i suoi comportamenti, salvo trincerarsi ora dietro il "non potevamo sapere, non potevamo immaginare". La contraddizione -e la vergogna- è tutta interna alla causa stessa dei renziani anti-GD. Perché si sa, idee e persone camminano insieme (o almeno, questo dicono sempre i renziani quando si difendono dalle accuse di leaderismo e personalismo della politica): ed ora quelle persone, i giovani pensatori, sono in grande imbarazzo, in piena crisi di credibilità. E, di conseguenza, sono in crisi le idee di cui si fanno portatori. E starà a loro, nei mesi a seguire, cercare di smontare il cliché che vedrà associato a quel tipo di pensieri una ben precisa idea di persona. Un lavoro per nulla facile.

Perché parliamoci chiaro: parlando anche solo per me, io Martinalice non la apprezzavo già prima. Avevo una pessima opinione di lei in tempi decisamente non sospetti. Questa scoperta non mi fa cambiare questa opinione più di tanto: semmai mi fa aumentare di poco il disprezzo (perché tale persona si rivela ancor più vigliacca). E allo stesso tempo lenisce quello stesso disprezzo, perché ad esso si aggiunge un briciolo di compassione (se tutto è come penso si tratta comunque di una persona che ha dei problemi).
Sono quelli che l'hanno apprezzata e idolatrata, quelli che la vedevano davvero come un punto di vista, magari anche un modello irraggiungibile a cui aspirare, una assieme alla quale fare lotta politica, una con cui avere una storia...sono queste persone qui, a doversi fare qualche domanda.
E qui, finalmente, chiudo.

PS: la faccia del manifesto "Ti presento i miei" a inizio post è quella di Ása Steinarsdóttir (©). L'immagine -comunque geniale- non l'ho creata io (bensì -così pare, salvo smentite- alcuni ex-amici della De Carli) e son disposto a toglierla qualora mi venisse fatto presente. Certo, non è il massimo che gli stessi ex-sostenitori-ora-detrattori della rubafacce commettano lo stesso errore della rockmantica, prendendo a prestito foto altrui senza chiedere il permesso.

sabato 29 gennaio 2011

E guerra sia! (a.k.a. meno male che Silvio c'è e che Sergio ci fa)



Come sto?
Meglio, meglio, sì.
Meglio di quanto non stessi quando scrissi questo post, di sicuro.
Per cominciare, devo ringraziare due signori: Sergio Marchionne e Silvio Berlusconi. Devo ringraziarli perchè sono riusciti a farmi mettere ogni cosa nella giusta prospettiva. Il Presidente ci riesce da sempre, a onor del vero: l'Uomo col Maglione è una new entry, invece, ma è già partito col piede giusto.

Ho ancora tutti i dubbi che avevo il 17 Dicembre, sia chiaro. Anzi, ne ho anche qualcuno di più. Ma ogni volta mister Vecchio Pezzo Di Merda (©) mi rende quasi digeribili i peggiori compromessi e i patti coi peggiori diavoli. Quasi. L'alternativa è sempre peggiore, e vista la totale impermeabilità delle coscienze italiane, verrebbe quasi da appoggiare ogni squallida manovra di palazzo. Quasi.

Ma passiamo ad altro.
Veltroni torna a far parlare di sè in un nuovo Lingotto, l'ultimo della trilogia. Bersani, molto intelligentemente, si presenta, gli fa "pat pat" sulla capoccetta, gli dice "dai su, bravo lo stesso" e l'amore trionfa. Se avesse fatto la stessa cosa con Renzi e Civati ("sì, sì, bravo, Renzi, bravo, sono d'accordo...ciao!") ci sarebbero state meno chiacchiere inutili e meno fuffa tafazzista sui giornali, ma tant'è. Ma la notiziona è che Stefano Fassina smonta punto per punto le proposte veltroniane del terzo Lingotto. Argomentando pure in maniera encomiabile. Come dice Federico di EggsOfWar, "La notizia è che Veltroni ha fatto il suo movimento ed il suo evento per dire sostanzialmente le stesse cose che ha già detto il Partito Democratico, con qualche differenza residua (e dicendo cose un po’ campate in aria)."
Le controproposte economiche di Stefano FassinA pare siano molto apprezzate, anche da insospettabili sostenitori "rottamatori" o "vendoliani". Dirò di più: molti si lamentano che il documento di Fassina (ritenuto "agile e concreto") sia privato e "riservato" e non sia pubblicizzato nè discusso in pubblico.

Suggerisco chiunque sia interessato al bene del partito di stamparsi bene in testa questi commenti:

<<Drammatico come un partito che da questo documento sembra avere molte idee, spesso articolate e sensate, appaia all’elettorato come privo di idee e di proposte.>>

<<Veramente molto interessante il documento scritto da Fassina, se le posizioni economiche del Pd fossero realmente queste e venissero evidenziate pubblicamente Vendola perderebbe gran parte del suo appeal. Poi tutto il pezzo finale, con la stoccata "pensiero liberale ispirato all’individualismo metodologico è inadeguato ad affrontare le sfide drammaticamente scarnificate dalla crisi: la libera interazione tra agenti economici razionali, impegnati a massimizzare funzioni di utilità individuali, non conduce ad un equilibrio generale soddisfacente e allo sviluppo integrale della persona. La politica non può, quindi, rimanere ancillare all’economia. " E' grandioso. Se solo si riuscisse a farlo venir fuori...
Andre (ex elettore del Pd, passato a SEL)
>>

Meditate, gente, meditate...e cercate di fare in modo che Stefano Fassina abbia sempre più spazio nel partito. Ok, è praticamente il pupillo di Bersani, quindi direi che è tenuto eccome in considerazione. Però pubblicizzarlo un po' di più non sarebbe male. Leggetevi pure questo suo articolo, và, fatemelo come favore personale. Ci avete cliccato sopra? Bene, è un file pdf. Lo so, potevo dirvelo prima. Sono uno stronzetto: divertitevi ad aspettare le ore mentre il vostro pc lo carica. Però è un bell'articolo, ribadisco.
(E poi, a proposito di Fiat, Mirafiori ecc, dopo il referendum e lo straordinario numero dei "no", vogliamo chiedere a Bonanni e a tutta la CISL e UIL se hanno ancora la faccia tosta di ritenersi rappresentativi dei lavoratori, viste le proporzioni nonostante il loro endorsement a Marchionne? Chi rappresentano?)

Ora veniamo all'annosa questione delle primarie: che opinione ho a riguardo?
Vi lascio qui i pareri di alcuni blogger che ne parlano prima in generale e poi citando in particolare la querelle napoletana, come va valutata e anche cosa comporta.
Mettete questi 6 pareri insieme, con tutte le loro diversità e contraddizioni, mescolate ben bene e ottenete grosso modo il mio pensiero attuale.


E ora torniamo alla guerra fra poveri, il mio pettegolezzo preferito. Il fondatore di TheWeek ("il settimanale degli italiani nati dopo il 1 Gennaio 1970") Mario Adinolfi, giocatore fallito incallito di poker che ha cambiato più fazioni di quante mutande abbia cambiato io in un anno, ha dato del "frocetto" e "servetto gay" ad Alfonso Signorini. Cristiana Alicata ha chiesto la sua espulsione dal Partito Democratico. Per non essere da meno, Adinolfi tira fuori tutto il rancore represso e il suo antico rosicare, cercando di buttare nel mezzo lodiato (da lui) Diego "Zoro" Bianchi (breve cronistoria: ad Adinolfi sta sulle palle Zoro, Zoro lo smonta o lo ignora, fine), reo di aver usato la parola "frocio" in uno dei suoi ultimi video di Tolleranza Zoro: "una geniale amica di partito ha chiesto la mia espulsione dal Pd perché ho detto "frocetto" a Signorini in una riga di uno stato di Facebook, andrò al Processo Democratico chiamando in correità Zoro che per Signorini usa direttamente la parola frocio nel programma cult di Raitre, ma lui è tanto divertente".
Nell'attesa che i due (Alicata e Adinolfi intendo, mica il povero Zoro, che adoro) si annientino a vicenda espellendosi l'un l'altro dalla Via Lattea, vi saluto.

mercoledì 15 dicembre 2010

Poi dici che te la prendi sempre coi soliti

Ricapitoliamo: l'IdV, quella che da sempre si vanta d'essere "l'unica vera opposizione", ha regalato ben due salvagenti a Berlusconi.

FLI, la "vera destra che fa più opposizione del PD, anzi, quasi quasi voto loro e non il PD, se Silvio cade sarà grazie a loro e non grazie all'imbelle PD", si è mostrato un partito totalmente inadeguato, tra le mille smentite di Bocchino (sputtanatosi inoltre per aver colloquiato in privato con Berlusconi e per averlo negato) e un Fini che non riesce a tenere in riga i suoi descamisados (che subito tornano all'ovile di Papi).

Veltroni, l'ex segretario che ha recentemente rialzato la testa, l'ha riabbassata (o almeno dovrebbe farlo, per coerenza) dopo che il modello veltroniano ha preso l'ennesima batosta (Calearo ha votato con la maggioranza).

Renzi, il gran rottamatore, (nonchè alfiere de IlPost di Luca "miopadreèunassassinoemiamogliepresentavailgrandefratelloberlusconiano" Sofri e Pippo Ciwati) è stato rottamato da stampa, e-lettori e opinione pubblica dopo l'exploit della visitina ad Arcore a piangere miseria da Silviuccio e chiedergli prebende per la sua città.

Il governo è diventato protagonista del film "Being Romano Prodi": auguri ai tre dell'ave maria, unici ostacoli alla sfiducia. Non ammalatevi, mi raccomando.

Il PD, invece, ha portato 206 voti di sfiducia su 206: la Mogherini è addirittura venuta col pancione, a momenti quasi partoriva in Parlamento.

Ma per il sagace Luca Sofri, il PD è da biasimare. La colpa, la responsabilità della mancata sfiducia, è tutta del PD e di Bersani, e per dimostrarlo cita pure il "per niente berlusconiano" Paolo Mieli.
Wow! A quando le citazioni di Roberto Gervasio, Mario Sechi, Vittorio Feltri?

Ricordiamoci che Luca Sofri (il cui intervento da me sopracitato è velatamente fatto suo anche da Ciwati, tanto per cambiare -sì, sono ironico-) gestisce anche "Il Post.it", sito di news e blog generalmente MOLTO interessante, ma che spesso viene gestito in maniera ultrafaziosa. Basti pensare che han pubblicato MILLE post su "Prossima Fermata Italia", han pubblicato ogni starnuto twitteriano di Renzi, ma han TOTALMENTE IGNORATO (i maligni -ok, io- direbbero "censurato") la grande manifestazione in piazza dell'11 Dicembre del PD bersaniano.

Non mi pagano nè per tessere le lodi di Bersani nè per attaccare Renzi, Sofri, Civati e compagnia cantante.
Non provo neanche particolare gusto nel farlo. E' spesso noioso e stancante.
Ma di ristabilire la verità (in mezzo a un mare di puttanate) no, non mi stanco mai.

PS: vi ricordate del grillino Antonino Monteleone di Exit, promosso da Telese come "grande e vero giornalista" (ve lo citavo in un altro post)? Le guardie del corpo di La Russa l'hanno vergognosamente menato davanti ai miei occhi, paradossalmente proprio quando, per una volta nella vita, faceva domande sensate e davvero giornalistiche. Vorrei dire che è il karma, ma temo, più semplicemente, di avergli portato sfiga. Scusa, Antonì.

PPS: Vi presento le due facce del Fatto Quotidiano. Un articolo elogiativo della piazza piddina-bersaniana dell'11 dicembre (neanche il Fatto è arrivato ai livelli di Sofri e de IlPost, pazzesco) e un altro articolo che utilizza la solita carta della Reductio-Ad-Alemum per attribuire anche la colpa del voto di fiducia di Cesario a D'Alema. Non capisco le argomentazioni a riguardo, mi pare più una supercazzola, il cui senso è "D'Alema si è candidato in Puglia (grazie al cazzo, è la sua circoscrizione) e non in Campania, togliendo un posto a Cesario, la cui brama di potere l'ha spinto a lasciare il PD". Oh, io ho capito così, ma premetto che ho dormito pochissimo ieri, per cui non connetto granchè. Cioè, se è colpa di D'Alema te lo infamo quanto vuoi, ma le giustificazioni esposte mi sembrano a dir poco pretestuose.

Non faccio neanche lo sforzo di argomentare, mi limito a pubblicare alcuni commenti all'articolo (fortuna che c'è chi ha gli anticorpi adeguati): "vabbè ma questa è una forzatura mostruosa, sicuri che non ci sia stato qualche PD a Dallas in quel triste giorno?" e ancora "Egregio Iurillo, lavorando nel suo territorio, ha saputo destreggiarsi nella selva politica della provincia campana. Ma per arrivare dove? La sua conclusione non è solo ridicola, ma è anche gratuitamente volgare. Lei è liberissimo di non apprezzare D’Alema, ma per continuare a far bene la sua professione ci risparmi volgarità di questo tipo. Non guardi ai Belpietro & C. e sicuramente la qualità del suo lavoro potrà migliorare." oppure "Adesso è chiaro: è tutta colpa di D’Alema! Invece Tonino, l’amicone di Travaglio con il quale partecipava alla kermesse di partito a Bologna, è una vittima innocente. Parola del Falso Quotidiano, l’organo di partito di IDV. Sì, siete molto credibili." e anche "Caro Demmini, nulla di nuovo. Mentre l’IDV perde i pezzi questo giornale si affanna a tirare in ballo gli ex PD (ex nel vero senso della parola perchè Calearo e Cesario già da molti mesi erano andati altrove) per fare pari e patta.
Ma stavolta sono meno credibili del solito, visto che si mettono a citare oscuri maneggi del due Scilipoti-Razzi che finchè gli onerovoli erano nell’IDV erano stati pietosamente taciuti. Il buonsenso, però, ci dice che se D’Alema o Veltroni sono responsabili per Cesario e Calearo, Di Pietro lo è per Razzi e Scilipoti."

"No, assolutamente, che dici?Scilipoti, Razzi, Misiti, Porfidia (4 eletti nell’iDV che voteranno per Berlusconi) sono stati imposti a Tonino Di Pietro da D’Alema e Violante nel 1996, dopo la Bicamerale. Ovviamente queste notizie sono state tenute nascoste da Di Pietro e dal Falso Quotidiano perché D’Alema li ha minacciati. E le hanno tirate fuori solo adesso per colpa di Veltroni. Che schifo il PD! Franceschini e LaRussa sono uguali, come dice Il Falso Quotidiano, quotidiano di partito di IDV!"

"Leggendo il titolo pensavo a chissà quali altre colpe dovessero venire ascritte a D’Alema, che di colpe ne ha, ma questa proprio ve la potevate risparmiare."

"quando, per avvalorare una tesi si usano forzature ed ellissi in modo tale da rendere, de facto, falsa la proposizione, non si fa altro che togliere credibilità alle ricostruzioni che invece poggiano su solide basi.
Contar frottole è il modo migliore perchè tutto appaia una balla, anche le cose vere.
A me d’alema non piace ma questo articolo e le basi su cui poggia, non stanno nè in cielo nè in terra, solo nella testa dei malfidenti."


"eheheheh il Fatto continua con la sua campagna elettorale.
Gli eletti del Pd che voteranno la fiducia al governo sono scelte sciagurate dei vari Veltroni, D’Alema ecc.
Quelli dell’IDV che lo faranno sono delinquenti che hanno tradito il nobile Di Pietro."

"dare addosso a d'alema anche per questo motivo è ridicolo.Publicando tali fandonie delegittima anche gli altri interventi.Suvvia un pò di serieta"

"Ma basta con sta storia che D’Alema ha tutte le più gravi colpe e responsabilità perfino dell’attuale malgoverno costituito da disgustosi lestofanti! Si sta esagerando! Qualè la responsabilità di D’alema per aver preferito la Puglia del conseguente abbandono di Cesario dal PD passato all’Api di Rutelli finendo all’attuale sostegno a Berlusconi? Non vedo alcun nesso, la verità è che va di moda ritenere responsabile D’Alema di ogni male italiano, mentre i mafiosi restano tranquillamente al governo. Cerchiamo per una volta di essere corretti!"

"L’autore è così ingenuo – nel senso di ignaro, inconsapevole, ecc… – da (fingere di) non sapere nulla del rapporto tra politica e territorio.
Non sa (per giovanile cecità o per cecità voluta) che il “deputato di gallipoli” è, appunto, il “deputato di gallipoli”. Ma almeno il direttore poteva spiegarglielo. Ricorda, Padellaro, il deputato di gallipoli?
Ahimé nell’epoca berlusconiana ormai ognuno può dire quello che vuole. E un giornale può far copie eccitando deliri di questa fattura. Tanto nessuno protesterà contro sciocchezze come questa. Mala tempora currunt. E’ l’epoca di Fede e di Minzolini."


"Egregio Iurillo
Il suo pezzo è degno di Sallusti.
Con la differenza che forse Sallusti avrebbe messo più sostanza (magari inventando) tra il titolo e la conclusione.
Complimenti al Fatto per l’evidenza riservataLe.
Poi sarebbe il PD a tenere in vita Berlusconi, eh…."


E ora il commento migliore:

"Pare che D’Alema sia il responsabile del terremoto del 1980. Inoltre si dice che sia stato anche l’untore del colera a Napoli. Sembra che sia stato un suo avo e non Gavrilo Princip a far scoppiare la prima guerra mondiale.
Ma non vi sembra di esagerare? Dare la colpa a D’Alema di tutto? Era il capolista del PD in Campania ed in Puglia. Doveva optare per la sua regione, era giusto ed è stato un atto di correttezza nei confronti dei campani. Non è venuto a rubare i voti in altra regione."

E questo è quanto.

martedì 2 novembre 2010

DECALOGO: di bungabunga, di Obami originali e di gemelli buoni



Quali nuove? Svariate, ma non particolarmente buone. E ve le racconto in dieci punti:



1)Silvio Berlusconi Il Presidente degli Italiani sostiene di aver risolto il problema di Terzigno, vi consiglia di non leggere più i giornali (perchè imbrogliano) e ci rilascia una perla: "Meglio amare le belle ragazze che essere gay".
E sì, condanniamo tutti questa frase. Ma se l'aveste sentita pronunciata da un'altra persona, magari amica, in un contesto più conviviale e goliardico, per una mezza frazione di secondo non vi sarebbe forse venuta voglia di annuire e sghignazzare divertiti? Se la risposta è "sì", non vergognatevi: siamo pur sempre cresciuti tutti nella società italiana, con un certo tipo di modelli socioculturali e con la spada di Damocle dei pretacci di secoli di influssi del Zaticano.
Del resto, si sa, Berlusconi è l'effetto dell'Italia attuale, non la causa. Non solo, almeno (certo, col suo esempio e le sue tv contribuisce, per carità, chi lo nega).
Un mio amico sostiene che questa carineria omofoba non sia un segnale della futura caduta del Silvio Svalvolato. Tutt'altro: è iniziata la campagna elettorale (e ogni paese ha la campagna elettorale che merita). Come dice sempre il mio amico, Berlusconi in realtà si diverte, e ci costringe a vedere il vero volto di questo paese.
Ah, finezza berlusconiana. Dice una frase simile proprio il giorno dell'anniversario della morte di Pasolini.

2)I Finiani, coerentemente con la loro incoerenza, assicurano che non faranno cadere il governo: si limitano a scrivere articoli pseudo-polemici ("Ruby fa forse parte del programma?" e cose così) sui loro giornali, lasciano libero Granata di minacciare appoggi esterni per poi farlo smentire da Bocchino...le solite cose, insomma. Yawn.

3)Bossi finge di essere scandalizzato dal gesto "inopportuno" di B. ("doveva chiamare me o Maroni, ci pensavamo noi"...ah beh, perchè così invece va bene, eh?), ma conferma il suo appoggio al governo.

4)Santoro vuole avere Ruby in studio ad Annozero. Sigh.

5)"So di parlare a titolo personale, ma dire che sono stufo non rende neppure l’idea. Non si può campare pensando sempre che gli altri sono peggio, che i giudici sono comunisti e che Fini è un traditore. Non si può passar la vita a difendere il privato di Berlusconi se poi Berlusconi non fa niente per difendere dal suo privato noi, cittadini o giornalisti che perdiamo intere stagioni a discutere delle sue mutande solo perché lui ha sottovalutato dei rischi o perché deve affermare qualche principio. Berlusconi sarà anche un genio, ma i suoi casini impediscono di dimostrarlo e fanno perdere un sacco di tempo al Paese: e parlo di casini autoprocurati, non di complotti dei poteri forti. Se di notte il Premier non telefona a Obama ma a Nicole Minetti, e se la liberazione di una cubista marocchina è divenuta la missione più rilevante della nostra politica estera, la colpa non è mia. Se il Lodo Alfano serve a guadagnare tempo e a non farlo perdere al Paese, e però per farlo ci vogliono tre anni, la colpa non è mia. Se dietro Berlusconi non c’è un partito ma c’è solo lui, oltre a una serie di soldatini imbarazzanti, la colpa forse è addirittura sua. Non ho capito se alle famiglie italiane arriverà davvero un opuscolo su quanto realizzato dal governo negli ultimi due anni, ma credo che i prossimi due anni alle famiglie italiane interessino addirittura di più. Ci facciano, anzi, ci faccia sapere."

Lo scrive Filippo Facci su Libero, mica un giornalista di Repubblica.
Ma tanto alle contraddizioni di Facci siamo abituati.

6)Su Ruby (ora maggiorenne, per la gioia dei giornalisti che posson togliere gli spixellamenti dalle foto) continuo a segnalare questo interessante post, e frego le parole (sì, nel senso che copincollo proprio, sperando che mi perdoni) del mio amico-di-forum FelipeCayetano per mettere i puntini sulle i:

"Filtriamo tutta la merda, presumibilmente frutto della mente di una poveraccia abituata a mille artifizi per sbarcare il lunario. Restano dati sconcertanti:

*una mignotta ha il numero del presidente del consiglio.

*una mignotta ha il potere di smuovere il presidente del consiglio ad intervenire in favore di una minorenne, adusa a piccoli reati.

*il presidente del consiglio esercita indebite pressioni nei confronti della polizia, mentendo in modo spudorato e maldestro. Quindi il premier compie un abuso di potere, ed è un bugiardo.

*la polizia si fa condizionare, contravvenendo all'ordine del magistrato (cui deve rispondere, mica al premier), mentendo allo stesso e fabbricando verbali e relazioni fasulle. inoltre, affida una minorenne evidentemente nei guai nonchè disturbata nelle mani di una sconosciuta, le cui uniche credenziali sono...boh. Quindi la polizia mente, produce falsi e viola una serie impressionante di norme.

*una tizia che ha come "curriculum" l'essere esperta in faccende orali pro premier (in quanto igienista orale, eh) e che al pari della Carfagna e di altre tizie consimili fa carriera col placet del premier puttaniere e bugiardo, riceve in consegna la minore e la lascia dopo 5 minuti nelle mani di una puttana.

Questi sono fatti. Innegabili. Al netto del gossip più becero che a me non interessa.
Fatti che dovrebbero far VERGOGNARE il premier, la polizia coinvolta, i sodali dei suddetti e chi li vota.
E che dovrebbero avere come conseguenza le DIMISSIONI di TUTTI i coinvolti."


Inutile dire che concordo.

7)Ho scoperto che il filmino con preti e nazisti che ho spizzato per qualche secondo ieri sera era il famigerato sceneggiato che fa da panegirico a Pio XII, che non è piaciuto granchè al rabbino di Roma (in pratica la fiction "riabilita" Pio XII e i suoi troppi silenzi su fascismo e nazismo, sostenendo che in realtà il papa abbia salvato molte famiglie di ebrei in segreto).

8)Morassut sostiene che dare la colpa a Veltroni della sconfitta del PD a Roma è "semplicistico e sbagliato, perchè nel 2008 il PD a Roma ha preso il 41%!" Ah beh, allora avvertite Alemanno: nel 2008 ha perso e non lo sa. Tsk.

Passiamo da Atene a Sparta, và, e andiamo al punto 9 del decalogo di oggi:



9)Mentre in Italia si cerca l'Obama bianco, l'Obama nero/americano/originale non se la passa mica bene. Anzi, probabilmente i Democratici perderanno le elezioni di mid-term.

Il Venerdì di Repubblica si chiede: "Com'è possibile che la nazione che nel 2008 fece accomodare alla Casa Bianca il figlio di uno studente immigrato [Obama], oggi è pronta a mandare al Congresso una signorina [Christine O’ Donnell dei Tea Party] che nega l’evoluzione della specie, giudica il sesso innaturale e confessa di aver praticato la stregoneria?”. Temo purtroppo che l'elezione di Obama non abbia coinciso con il risveglio della società americana e la definitiva trasformazione dell'America in una nazione moderna. Probabilmente si trattò di un misto di speranze, adorazione fideistica dell'Uomo Nuovo, sfiducia nell'amministrazione precedente causa crisi economica, e così via. Mai una volta che si riesca ad essere ottimisti, insomma.

10)




Questo è Massimo Sestili. Ma non sono io. Mi lusingherebbe molto, per carità, ma io non sono nato nel 1958, non vivo a Perugia, non scrivo interessanti saggi/libri/articoli sull'antisemitismo, su Sciascia, Sartre, L'Affaire Dreyfus di Zola, l'erotismo di Barthes, Gian Carlo Caselli e così via.
Casomai è il mio gemello buono (io sono chiaramente quello malvagio).
Ha pure un blog: massimosestili.blogspot.com
Ecco, non vorrei che qualche mio amico, cercando il mio blog su google, trovasse il suo e lo leggesse pensando sia il mio. No, perchè mi crederebbe più intelligente di quel che sono, e detesterei deluderlo.