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sabato 11 giugno 2011

C'è chi vota No



A me dispiace per Civati, davvero. Non è un cattivo ragazzo: è antipatico, spocchioso, permaloso, inutilmente polemico quanto volete, ma è sempre stato coerente con le sue idee.
Il suo problema è che punta sempre, SEMPRE, sul cavallo sbagliato.
Da tempo si lamentava che il PD non si impegnasse per far votare 2 Sì al Referendum del 12 e 13 Giugno, ed ora che succede? Che il PD voterà 4 sì, mentre i due fuoriclasse su cui puntava per rinnovare il PD (Renzi e Chiamparino) votano uno o forse addirittura DUE no.

Per carità, come non capirli: ogni volta che leggo/vedo/sento le assurde pubblicità a favore dei 4Sì mi viene quasi da votare 4 no per reazione. Quasi. Però andrò a votare, ovvio. E fatelo anche voi, sennò vi guardo male e vi indico come la scimmia dei Griffin.

Tornando ai Rottamatori e al loro futuro dopo la vittoria delle amministrative (e dopo la recente, inesorabile ascesa di Bersani) segnalo questo articolo e questa intervista a Enrico Rossi, presidente della regione Toscana.

Ciwati, al momento, poco può fare se non dire "l'avevo detto prima io!" e "Bersani ha finalmente cambiato idea". Dice questo riguardo la presa di posizione di Bersani sul CdA Rai, nell'ultima puntata di Annozero ("via la Rai dai partiti!"), ma a onor del vero questo Bersani lo diceva pure in tempi non sospetti.

Pigi sta diventando sempre più convincente, insomma. E questo è un bene per tutti. Rottamatori e non.
Vendola, Di Pietro e Grillo, quando il PD è forte, lo inseguono con difficoltà e spesso la fanno fuori dal vaso.
Confido che finalmente si possa recuperare l'amor proprio che, a Dicembre, temevo scarseggiasse.

Daje.

E filate a votare, blatte.

PS: sul tema del lavoro, segnalo il documento che verrà presentato alla conferenza del lavoro del PD.
Documento poco tenero con le posizioni più "alla Marchionne" presenti nel partito, come fa notare Europa ("potrebbe finire per urtare la sensibilità di Cisl e Uil"). Un altro colpaccio di Stefano Fassina. Vai così!

domenica 17 aprile 2011

Stefano Feltri, nomen-omen


Si chiama Stefano Feltri, ma non è parente di Vittorio.
Classe '84, si è laureato alla Bocconi e ha collaborato per il Foglio di Giuliano Ferrara e per il dalemianissimo Riformista (gli ex-dalemiani pentiti sono i più inviperiti nei confronti di Baffetto, basti pensare a Velardi). Attualmente è il responsabile economia del Fatto Quotidiano, e per l'occasione ha sostituito gli occhiali da sole fighetti (con cui si faceva le foto su Facebook nelle sue vacanzette da figlio di papà arricchito) con dei più sobri occhiali da vista.

Il Fatto è un giornale particolare. Il suo è un tipo di informazione ruspante e urlata, ma spesso efficace. Riesce talvolta a fiutare le notizie in anticipo rispetto a giornali ben più blasonati.
Il problema è che troppe volte i fatti sono sostituiti dalle opinioni. Punti di vista spacciati per verità assolute. L'esatto contrario del buon giornalismo, insomma.
Molti di coloro che ci scrivono, quando non hanno notizie particolari da dare, preferiscono sbattere su tastiera le loro personali antipatie e frustrazioni (un po' come sto facendo io ora in questo blog, solo che non mi faccio pagare, non ho risonanza nazionale e non sposto opinioni di zombie-fan dal livello d'attenzione di un gerbillo). Gran parte dei loro sforzi, generalmente, si concentra sul trovare sempre nuovi e avvincenti modi per sparare sul PD.
Minchia, sparare sul PD. Trovare un difetto al PD. Criticare il PD. Fare battute sarcastiche sul PD. Che faticaccia, eh? Difficilissimo, già già.
Parafrasando Bucknasty (ho solo sostituito "Fabio Fazio" con "il PD"), <<Nonostante criticare il PD richieda lo stesso coraggio intellettuale di sfilare con una bandiera arcobaleno durante un gay pride, lo status quo giornalistico non riesce a non venire nei pantaloni ogni volta che succede>>.

Ora, questo Stefano Feltri è andato al Festival del Giornalismo di Perugia e s'è sentito il discorso di Fausto Raciti, attuale capoccia dei Giovani Democratici (i giovani del PD). Le proposte su economia, lavoro e precariato di Fausto l'han fatto incazzare e pertanto ha preso la parola, dando le sue contro-ricette. Raciti gli ha risposto grossomodo che per lui "Il Fatto Quotidiano è un giornale di destra" e questo deve aver fatto particolarmente rosicare Feltri. Abbastanza da fargli scrivere questo articolo.

Il titolone, d'effetto, è esemplificativo della linea editoriale che alcuni, al Fatto, seguono pedissequamente:
"Vedi Raciti e smetti di votare Pd"
E' un altro caso di opinione spacciata per fatto: l'autore ammicca al suo pubblico di riferimento, suggerendogli già dal titolo la conclusione a cui deve arrivare. E generalmente il suddetto pubblico di riferimento la dà subito per buona: in fondo, l'ha detto xxxxxxx, quindi SARA' VERO per forza, no? Del resto, raramente costoro leggono per intero gli articoli dei loro beniamini. Casomai leggono il titolo e le prime righe, tanto per farsi un'idea. Leggere comporta tempo, attenzione, impegno e materia grigia. Tutte cose che spesso scarseggiano

Ora: io sto nei Giovani Democratici e Fausto Raciti è il mio attuale segretario nazionale. 
Lo dico per correttezza. Il fatto che ora lo difenda esula del tutto dalla mia opinione personale sul mio operato, che terrò per me: se lo lodassi, sembrerei un lecchino, mentre se lo criticassi sembrerebbe che io voglia tirare l'acqua al mulino di qualche corrente con-corrente.
Ecco, anche se io fossi un detrattore di Raciti, l'onestà intellettuale mi obbligherebbe a dire, con un sorriso a mezza bocca: "Heh. Il titolo pure pure ci può stare, sono le motivazioni con cui lo critica ad essere sbagliate".

Si potrebbe dire che più che prendere le difese di Raciti, mi abbia dato fortemente al cazzo il modo in cui abbia apostrofato la giovanile dove milito io e molti miei amici: "un’entità misconosciuta, i Giovani democratici che per chi non lo sapesse sono i giovani del Partito democratico (ebbene sì, esistono)".
Mi sembra giusto: i giovani, si sa, vanno bene solo quando sono "i propri". I giovani non controllabili diventano "giovani vecchi" e "vecchi dentro". Ti pare poi che ci sono dei giovani nel PD? Pazzesco!
E invece siamo la giovanile più grande d'Italia, gne gne gne.

Allora, quelli di Raciti sulla scuola pubblica sono "slogan" (mica come le concretissime proposte dei Grillini, ovviamente). Il pubblico in sala è "scarso". Raciti vuole "alzare le tasse" (=tassare le rendite finanziarie), "assumere tutti i precari della scuola" e tutelare il "sacro totem dell'articolo 18". Si intuisce che Feltri sia un "ichiniano": peccato per lui che non sia Ichino il responsabile economia del PD, bensì Stefano Fassina.

Insomma, Raciti diventa Il Male (e con lui tutto il PD) solo perchè le sue proposte non piacciono a Stefano Feltri. Il quale, a quanto pare, NON vuole tassare le rendite finanziarie, NON vuole assumere i precari ed è CONTRO la tutela dell’art.18.

Stefano Feltr, tra omissioni e falsità, trascura il fatto che il Parlamento Europeo abbia approvato la proposta del PSE di introdurre una tassa sulle rendite finanziarie
Ma per il bocconiano Stefano Feltri, tassare i ricchi e i furbi è "roba da Ottocento". 

Curiosità: per criticare Raciti (e il PD), anche nei commenti, Feltri cita le proprie controproposte. Che sono le stesse proposte ufficiali del PD. Allora si decida: da un lato vuole convincere la gente a non votare PD, dall'altro usa le parole dello stesso Bersani per esporre le proprie tesi anti-PD.
Una volta che glielo si fa notare, nei commenti, Stefano Feltri sbuffa "eh, Raciti dice cose che il suo partito non condivide".
 Bene. Ora ti devi decidere, Stefano Feltri. Tu critichi le idee di Raciti. Raciti, dici tu, ha idee diverse dal PD.
Pertanto, a rigor di logica, Raciti non dovrebbe farti smettere di votare PD, ma casomai dovrebbe convincerti a votarlo ancor di più, dato che PD e Raciti hanno idee diverse sull'economia (e, a quanto pare, tu condividi quelle ufficiali del PD).
Ma...aspetta un attimo. Hai anche appena confermato che il PD ha delle idee e delle proposte sull'economia? Ma non era lui il primo a scrivere articoloni sul PD che non aveva proposte?
Quindi ha mentito? Buono a sapersi.

Se Stefano Feltri critica la posizione di Raciti sull’articolo 18 ma se ne infischia di parlare delle proposte del PD, di chi sarà la colpa se il PD perderà voti? Di Raciti o di Feltri?
Ma in questo il Feltri Bis è in buona compagnia, visto il silenzio stampa del Corriere della Sera di Ferruccio De Bortoli sulle proposte di Stefano Fassina.

Tra l'altro, nel suo articolo “Pd: poche idee sull’economia e confuse”, Feltri criticava quelle stesse proposte del PD che oggi rimprovera a Raciti di non seguire (recando così un danno al suo partito). Buffo, nevvero?
Insomma, il problema di Raciti è che ricorda un dirigenti PCI, difende l’articolo 18 e critica Ichino e l’ultraliberismo. Ce ne faremo una ragione.

Ad ogni modo, quando il Pd non ha il coraggio di criticare gli assetti neoliberali dettati dall'Europa tutti a dargli addosso. Quando Raciti rende una posizione netta in favore del lavoro e della scuola pubblica, non va bene lo stesso.
Vabbè, daremo per buone le lezioni di economia ultraliberista, lavoro e precariato a cura di un tizio sufficientemente ricco da potersi permettere la Bocconi e i suoi diecimila euro di tasse annuali.
D'altronde la formazione di Feltri (la Bocconi e l'Aspen Istitute) è quella tipica di un economista della destra liberista.

Ma vabbè, lo scopo di Feltri è raggiunto: convincere altra gente che il PD è il Male e farla votare in massa il MoVimento dei Grillini. Giusto? Stefano Feltri otterrà i suoi 15 minuti di gloria? Avrà frotte di fan che lo incenseranno come un novello Travaglio?

E invece no. Feltrino fa sì il boom dei commenti (più di 120, mentre ultimamente languivano), ma per la maggior parte sono critici nei suoi confronti. A quanto pare, anche al Fatto Quotidiano, la gente preparata e competente c'è. Ed è più che capace di vedere il suo bluff.

Stefano suda freddo, tant'è che si sente in dovere di correre ai ripari e pubblicare un nuovo post, esclusivamente per rispondere ai commenti.
Ritenta, sarai più fortunato.

sabato 29 gennaio 2011

E guerra sia! (a.k.a. meno male che Silvio c'è e che Sergio ci fa)



Come sto?
Meglio, meglio, sì.
Meglio di quanto non stessi quando scrissi questo post, di sicuro.
Per cominciare, devo ringraziare due signori: Sergio Marchionne e Silvio Berlusconi. Devo ringraziarli perchè sono riusciti a farmi mettere ogni cosa nella giusta prospettiva. Il Presidente ci riesce da sempre, a onor del vero: l'Uomo col Maglione è una new entry, invece, ma è già partito col piede giusto.

Ho ancora tutti i dubbi che avevo il 17 Dicembre, sia chiaro. Anzi, ne ho anche qualcuno di più. Ma ogni volta mister Vecchio Pezzo Di Merda (©) mi rende quasi digeribili i peggiori compromessi e i patti coi peggiori diavoli. Quasi. L'alternativa è sempre peggiore, e vista la totale impermeabilità delle coscienze italiane, verrebbe quasi da appoggiare ogni squallida manovra di palazzo. Quasi.

Ma passiamo ad altro.
Veltroni torna a far parlare di sè in un nuovo Lingotto, l'ultimo della trilogia. Bersani, molto intelligentemente, si presenta, gli fa "pat pat" sulla capoccetta, gli dice "dai su, bravo lo stesso" e l'amore trionfa. Se avesse fatto la stessa cosa con Renzi e Civati ("sì, sì, bravo, Renzi, bravo, sono d'accordo...ciao!") ci sarebbero state meno chiacchiere inutili e meno fuffa tafazzista sui giornali, ma tant'è. Ma la notiziona è che Stefano Fassina smonta punto per punto le proposte veltroniane del terzo Lingotto. Argomentando pure in maniera encomiabile. Come dice Federico di EggsOfWar, "La notizia è che Veltroni ha fatto il suo movimento ed il suo evento per dire sostanzialmente le stesse cose che ha già detto il Partito Democratico, con qualche differenza residua (e dicendo cose un po’ campate in aria)."
Le controproposte economiche di Stefano FassinA pare siano molto apprezzate, anche da insospettabili sostenitori "rottamatori" o "vendoliani". Dirò di più: molti si lamentano che il documento di Fassina (ritenuto "agile e concreto") sia privato e "riservato" e non sia pubblicizzato nè discusso in pubblico.

Suggerisco chiunque sia interessato al bene del partito di stamparsi bene in testa questi commenti:

<<Drammatico come un partito che da questo documento sembra avere molte idee, spesso articolate e sensate, appaia all’elettorato come privo di idee e di proposte.>>

<<Veramente molto interessante il documento scritto da Fassina, se le posizioni economiche del Pd fossero realmente queste e venissero evidenziate pubblicamente Vendola perderebbe gran parte del suo appeal. Poi tutto il pezzo finale, con la stoccata "pensiero liberale ispirato all’individualismo metodologico è inadeguato ad affrontare le sfide drammaticamente scarnificate dalla crisi: la libera interazione tra agenti economici razionali, impegnati a massimizzare funzioni di utilità individuali, non conduce ad un equilibrio generale soddisfacente e allo sviluppo integrale della persona. La politica non può, quindi, rimanere ancillare all’economia. " E' grandioso. Se solo si riuscisse a farlo venir fuori...
Andre (ex elettore del Pd, passato a SEL)
>>

Meditate, gente, meditate...e cercate di fare in modo che Stefano Fassina abbia sempre più spazio nel partito. Ok, è praticamente il pupillo di Bersani, quindi direi che è tenuto eccome in considerazione. Però pubblicizzarlo un po' di più non sarebbe male. Leggetevi pure questo suo articolo, và, fatemelo come favore personale. Ci avete cliccato sopra? Bene, è un file pdf. Lo so, potevo dirvelo prima. Sono uno stronzetto: divertitevi ad aspettare le ore mentre il vostro pc lo carica. Però è un bell'articolo, ribadisco.
(E poi, a proposito di Fiat, Mirafiori ecc, dopo il referendum e lo straordinario numero dei "no", vogliamo chiedere a Bonanni e a tutta la CISL e UIL se hanno ancora la faccia tosta di ritenersi rappresentativi dei lavoratori, viste le proporzioni nonostante il loro endorsement a Marchionne? Chi rappresentano?)

Ora veniamo all'annosa questione delle primarie: che opinione ho a riguardo?
Vi lascio qui i pareri di alcuni blogger che ne parlano prima in generale e poi citando in particolare la querelle napoletana, come va valutata e anche cosa comporta.
Mettete questi 6 pareri insieme, con tutte le loro diversità e contraddizioni, mescolate ben bene e ottenete grosso modo il mio pensiero attuale.


E ora torniamo alla guerra fra poveri, il mio pettegolezzo preferito. Il fondatore di TheWeek ("il settimanale degli italiani nati dopo il 1 Gennaio 1970") Mario Adinolfi, giocatore fallito incallito di poker che ha cambiato più fazioni di quante mutande abbia cambiato io in un anno, ha dato del "frocetto" e "servetto gay" ad Alfonso Signorini. Cristiana Alicata ha chiesto la sua espulsione dal Partito Democratico. Per non essere da meno, Adinolfi tira fuori tutto il rancore represso e il suo antico rosicare, cercando di buttare nel mezzo lodiato (da lui) Diego "Zoro" Bianchi (breve cronistoria: ad Adinolfi sta sulle palle Zoro, Zoro lo smonta o lo ignora, fine), reo di aver usato la parola "frocio" in uno dei suoi ultimi video di Tolleranza Zoro: "una geniale amica di partito ha chiesto la mia espulsione dal Pd perché ho detto "frocetto" a Signorini in una riga di uno stato di Facebook, andrò al Processo Democratico chiamando in correità Zoro che per Signorini usa direttamente la parola frocio nel programma cult di Raitre, ma lui è tanto divertente".
Nell'attesa che i due (Alicata e Adinolfi intendo, mica il povero Zoro, che adoro) si annientino a vicenda espellendosi l'un l'altro dalla Via Lattea, vi saluto.

martedì 28 dicembre 2010

La Linea Cundari, la Guerra dei Valori, Marchionniani Mannari e altre menate



Il blog di Francesco Cundari (giornalista de Il Foglio, scrittore ed ex-direttore di Red TV molto amato dai GD-Giovani Dalemiani, intendo) lo leggo sempre con piacere. Come con Francesco Costa e con gli altri blogger che seguo, spesso e volentieri mi capita di trovarmi in feroce disaccordo con lui, ma i suoi pareri e le sue analisi sono comunque interessanti e rispettabili.

In risposta alle reazioni suscitate dalla famigerata intervista di Bersani del 17 dicembre, Cundari sostanzialmente se la prende con Veltroni e smonta il giochino ai weltronian-bipolaristi (dice, in pratica: "se siete tali allora dovreste essere i primi a cercare di creare una coalizione che annienti Berlusconi, a costo di sacrificare le primarie"). Non essendo io nè veltroniano nè affamato di bipolarismo, posso quindi esprimere le mie perplessità in pace, per fortuna.
Ma non è per questo che vi ho linkato quell'articolo lassù.

L'ho fatto perchè in tale post, il Cundari ci offre anche la sua personale definizione di centrosinistra: <<dicesi “centrosinistra” quella larga coalizione di partiti la quale, in un sistema elettorale maggioritario, impedisce che vinca sempre e matematicamente il centrodestra senza nemmeno bisogno di fare la campagna elettorale, come accaduto nel 2008>>.

Sono molto soddisfatto. Di più, sono sollevato. Questa frase è ILLUMINANTE. Mi ha rivelato varie cose e mi ha finalmente tolto molti dubbi.

Partiamo da una constatazione facilmente verificabile:  Berlusconi e Lega sono Berlusconi e Lega. Dare loro la patente di "centrodestra" è quasi un complimento. FLI e UDC sono invece, palesemente, due partiti di centrodestra. Ok, qualcuno obietterà che l'UDC è "centro centro", ma trovatemi voi la differenza tra un Totò Cuffaro, un Buttiglione (no, dico, Buttiglione!!!) e un qualunque pidiellino di cdx.

In base a questa constatazione e alla definizione di centrosinistra di Cundari, le ipotesi sono tre:
A) il PD è un partito di centrosinistra che, pertanto, deve impedire la vittoria del centrodestra. E quindi non si alleerà con FLI e UDC, in quanto partiti di centrodestra.
B) il PD non è un partito di centrosinistra, quindi può allearsi con UDC e FLI.
C) il PD è un partito di centrosinistra e si allea con UDC e FLI per portargli sfiga e far loro perdere le elezioni, compiendo quindi la sua missione storica.

Questo se prendiamo per buone le parole di Cundari, s'intende. Ma forse c'è un'altra strada.

D) Opzione da realpolitik: siccome un governo tecnico non si è riusciti ad ottenerlo il 14 Dicembre, facciamo la grosse koalition alle elezioni (sinistra, centrosinistra, centrocentro, centrodestra), battiamo Berlusconi e Bossi e de facto abbiamo insediato in Parlamento il favoleggiato Governo Tecnico. Solo che lo abbiamo ottenuto tramite elezioni (ah ah ah! v'abbiamo fregati, pidielleghisti!) e non lo chiamiamo ufficialmente "Governo Tecnico": facciamo le riforme necessarie per salvare capra e cavoli nel nostro sventurato paese, modifichiamo finalmente 'sta benedetta legge elettorale e poi facciamo una crisi pilotata per andare nuovamente ad elezioni, stavolta ognun per sè (ossia, centrosinistra da una parte, centrodestra dall'altra e centro per conto suo, o magari unito al centrodestra, se si riesce ad eliminare definitivamente il sodalizio Berlusconiani-Leghisti). E in questo caso vinca il migliore.

Ecco, vista così si potrebbe anche ingoiare il rospo. A patto che sia davvero un governo a tempo.
L'opzione "A" resta la mia preferita, certo. Vedremo come andrà.

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I guai dell'Italia dei Valori, intanto, non sono affatto finiti.
A quanto pare è finito il provolone i soliti Luigi DeMagistris e Sonia Alfano si lamentano della questione morale dell'IdV dipietrista, approfittando del recente scandalo Scilipoti-Razzi.
Massimo Donadi difende il partito e Tonino, dando sostanzialmente delle "serpi in seno" al duetto LdM-Alfano e dicendo un'altra frasetta (qui linkata) che mai avrei immaginato potesse dire uno dei "duri e puri dell'unica opposizione": evidentemente, alla scoperta della solita massima del "c'è sempre uno più puro che ti epura", Donadi e Antonio son tornati lucidi.

De Magistris ha ragionissima nelle sue accuse. Peccato che anche lui dovrebbe farsi un bell'esame di coscienza. Ha un bel coraggio a fare il puro quando lui stesso, ricordiamolo, si fa beffe del codice etico del suo partito, evitando di dimettersi quando viene rinviato a giudizio. Che ingrato: Di Pietro l'aveva pure difeso (insieme alla Alfano).
Non sono un fan di Di Pietro, Barbato e Donadi, ma se al loro posto abbiamo gente come Luigi De Magistris e soprattutto quella pericolosa invasata di Sonia Alfano non stiamo messi meglio.
Poi per carità, la colpa è comunque di Tonino che ha creato un mostro.
Un po’ come fece Grillo coi vari Barnard e Signoraggisti. Creature che ti sfuggono di mano e che si rivelano peggiori del loro creatore.

E poi sì, è vero, Scilipoti e Razzi stavano nell’Idv da oltre un lustro, come il duetto di neo-puri denuncia.
Ma non mi pare che in questo lustro la coppietta ipocrita si sia stracciata le vesti, lamentandosene.
E dire che di spazio, tempo e modo per farlo ce n'era in quantità industriale. Troppo comodo farlo ora, col senno di poi, auto-attribuendosi una patente di faro morale del tutto ingiustificata.

Sempre per lo stesso motivo, c'è maretta anche fra Di Pietro e Paolo Flores D'Arcais. Il primo elenca i peccati di Flores D'Arcais (accidia, superbia, invidia). Il secondo sputtana Di Pietro e il suo vizietto di manipolare i sondaggi online.
Ennesimo caso di ipocrisia: Flores d’Arcais si accorge SOLO ORA che se propone un sondaggio su Di Pietro, questo viene bombardato dai fans di Tonino? Cioè, fino ad ora della Casaleggio Associati e dei suoi metodi di marketing (fin dai tempi delle primarie del PD) non ne sapevano niente da quelle parti?

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Passiamo ora a un altro tema caldo: l'affaire Marchionne. Sì, proprio quello che, insieme agli altri manager Fiat, sta mettendo in atto una vera e propria disgregrazione volontaria e autoritaria dei diritti di ogni lavoratore senza che il governo dica una parola.

Sull'accordo Fiat-Mirafiori, le varie anime del PD sono divise. Ed è giusto così, è una bella cosa. E questo blogger spiega divinamente il perchè.

Piero Fassino dice che se fosse un operaio voterebbe "sì": aggiungo io, graziarcazzo che un operaio voterebbe sì...non è che gli si lasci alternative. Oltretutto l'accordo dice chiaro e tondo che chi non firma impegnandosi a non scioperare non entra. E' come dire "se mi puntassero una pistola mi farei rapinare".

Chiamparino, quello che molti vedrebbero come il nuovo guru del PD, quello che molti gggiovanirottamatori vorrebbero candidare contro Bersani alla guida della coalizione (peccato che la sua candidatura andrebbe contro lo stesso Statuto che i gggiovanirottamatori in altre occasioni difendono a spada tratta...ma si sa, le leggi si applicano per i nemici e si interpretano per gli amici e blablabla...), è ancora più drastico nel suo sostenere Marchionne, il "grande innovatore". Lo è sempre stato, da mesi, e poche ore fa ha confermato il suo invito agli operai a votare "sì". C'è da dire che non solo i vari Chiamparino, Ichino e Renzi, ma molti dei loro sostenitori (i "post-ideologici nati dopo il 1970") hanno una posizione subalterna a Marchionne.

Cristiana Alicata, per esempio, fa un discorso sulla meritocrazia degno del peggior Brunetta, ficcando insieme tante cose giuste, tante obiezioni sacrosante, tanti luoghi comuni, in un turbine indistinto: "la colpa non è di Marchionne, è dei sindacati", dice la pasionaria dal contratto metalmeccanico (proprio con Mamma Fiat), "e la colpa è anche della sinistra che difende i privilegi di chi ha un contratto a tempo inderminato, che difende l'operaio che non lavora, i malati immaginari, che va contro gli imprenditori solo perchè li considera padroni".
La paladina dei diritti civili omosessuali (e solo di quelli?) approfondisce la questione analizzando il testo completo degli accordi pomiglianmirafioriani, dando in pratica ragione a Piero Fassino.

Poi, per carità, come mi dicono dalla regia, Marchionne fa il suo mestiere: fa aumentare il valore azionario dei titoli Fiat e si impegna nei confronti del consiglio di amministrazione a ripartire più utili nell'attuale esercizio. Poco conta, per lui, che questo sia realizzato a discapito delle "maestranze".  E non penso voglia dare uno "scossone" ad alcunchè: semplicemente non vuole pagare la crisi.
Gli attuali dirigenti sindacali (a parte la Camusso, sulla quale non mi esprimo perchè finora ha fatto troppo poco per poterla inquadrare) non sono in grado di avvertire la sfida del mondo del lavoro posta da questo secolo...e in alcuni casi non hanno neanche la cultura personale del proprio ruolo. Altra grande colpa è dell'attuale burattino ministro del lavoro.
D'altro canto, però, uccidere il sindacato e la contrattazione sindacale (perchè è QUESTO che succederà, e chi è a favore dell'accordo con Marchionne lo sa benissimo) non è una soluzione adeguata, anzi.
Ce li dovremmo ricordare, eventi passati analoghi: anch'essi erano stati salutati come cambiamenti difficili da digerire, ma che avrebbero portato a un'Italia futura migliore. E poi abbiamo visto come sono peggiorate le condizioni di lavoro in Italia, con la Legge Biagi e l'abolizione dell'Articolo 18.
La Alicata non ha del tutto torto, ma vede solo parte del problema, che è ben più grande di come lo vede lei: il proposito (non dichiarato) di Marchionne è quello di aumentare la produttività a discapito dei lavoratori e concentrare gli investimenti altrove. Il problema riguarda innanzitutto la politica e il modo con cui si interpretano le relazioni industriali nel 2010/2011.


In tutto ciò Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro del PD, dice le cose giuste al momento giusto.
E mette anche a tacere le polemiche sulla posizione del PD, dettando la linea.

Fassina dice inoltre l'unica cosa sensata da dire: bisogna salvaguardare il contratto nazionale. "La questione Fiat pone un problema vero: l’esigenza da parte delle aziende di veder rispettate le regole che vengono sottoscritte nei contratti. Ma questo però non può avvenire a discapito dei diritti. Il nostro è un punto politico: l’esigenza di competizione che hanno le aziende non si gioca sul piano delle garanzie costituzionali."...che è quello che sosterrebbe chiunque abbia un minimo di cultura giuridica e memoria storica. 
Chi non si pone su questa linea è in malafede.

PS: parole di speranza dalla Toscana. No, non è Renzi, è il mio amato Enrico Rossi.

PPS: quoto un mio amico, che torna sulla lontana querelle "PD vs resto-della-sinistra":

<<Beh se la sinistra avesse avuto un pò più di sostanza politica, se si fosse modernizzata, se non avesse passato gli ultimi quindici anni a recitare la parte della spina nel culo del centro sinistra, se avesse avuto un programma e un progetto, se avesse avuto una classe dirigente presentabile e un elettorato un pò più coraggioso (che magari avrebbe votato Vendola come segretario e non Ferrero), forse sarebbe sopravvissuta. E magari, proprio con questo PD, si sarebbe anche rafforzata in un moderno, laico partito di sinistra di ispirazione socialista europea.>>