mercoledì 22 febbraio 2012

Le Alicatilinarie (sulle Primarie PD Lazio e il "voto di opinione")



E insomma alla fine si son fatte, le primarie per scegliere il Segretario del PD Lazio. 
Primarie che hanno seguito un copione ormai collaudato: gli addetti ai livori si sono subito attivati, spacciandole come la lotta tra Bene e Male. Proprio il modo migliore per trovare l'unità e la concordia, insomma: se perdi, con che faccia puoi sostenere lealmente le forze dell'oscurità? Se vinci, come speri che l'Oscuro Sire ti segua senza rancore? Dettagli.
Al grido di "salviamo il Lazio", i presunti rappresentanti della società civile hanno imbracciato le armi contro i presunti rappresentanti dell'apparato.
Chiunque viva nel Lazio sa benissimo a cosa mi sto riferendo: alla lista di Bachelet.

Ora, io non ho niente contro Giovanni Bachelet. Seriamente, prima che si ufficializzassero le candidature al Congresso c'è stato anche un momento in cui flirtai con l'idea di votarlo. Questo, certo, prima che scendessero in campo le Forze del Bene a dirmi quanto sarei stato stronzo qualora non l'avessi scelto (a prescindere se avessi votato Gasbarra, Leonori o Pacciotti), rendendomelo così invotabile.
Conosco però diverse amiche e amici che stimo e apprezzo, che l'hanno votato e che erano anche in lista con lui. E poi diciamolo, lui ha anche preso la sconfitta con un briciolo di dignità e signorilità.
Ok, forse un difetto ce l'ha: non è riuscito o non ha voluto mettere un freno ad alcuni suoi luogotenenti "più realisti del re", che hanno totalmente plasmato candidato e campagna a loro immagine e somiglianza.

Mi riferisco ovviamente a Cristiana Alicata, che decisamente non ha preso bene la sconfitta: la lista di Bachelet da lei sponsorizzata è infatti arrivata terza, confermando i risultati del congresso.

-Uno dei suoi primi commenti a caldo: "Vince chi perde le elezioni dal 2008. Bene cosi'. Clap clap".
Ora, se pure le cose stessero così, io fossi nell'Alicata mi farei qualche domanda: non riuscite a sconfiggere gente che -si dice- perde costantemente da quattro anni. Quindi questo cosa dice di voi? Che non riuscite a vincere neanche contro degli eterni perdenti? Rifletterei anche sull'eventualità che la presenza dell'Alicata abbia fatto perdere più voti a Bachelet di quanti gliene abbia portati, ma non voglio essere troppo cattivo.

-Altra argomentazione: hanno votato in pochi, hanno votato di meno! Perbacco, ha votato "un terzo dei votanti del 2009"! Insomma, se avessero votato di più, allora sì che la società civile avrebbe abbattutto i Dinosauri dell'Apparato. Ovviamente all'Alicata non passa per l'anticamera del cervello il sospetto che forse, FORSE eh, la gente semplicemente...non fosse interessata?
Diciamocelo, fare paragoni col 2009 è ridicolo: lì si sceglieva il Segretario Nazionale del PD, quello che dava (o dovrebbe dare, si spera) la linea al più grande partito progressista italiano, all'unico sfidante serio e credibile al centrodestra dei fascioleghisti berlusconiani. Era una cosa un tantinello più importante.
Voglio dire, all'uomo della strada che non fa parte del PD e magari neanche è sicuro di votarlo, cosa gliene importa di votare il segretario che si occuperà di gestire il partito democratico regionale, dovendo spenderci pure due euro per farlo?
Ma, ad ogni modo,hanno votato più di centomila persone. Per una cosa come la scelta del segretario del PD Lazio, non mi sembra affatto male, anzi. Io direi che si tratta di un successone.
Lei ribatte "200mila votanti in meno che non avete avvisato". O magari, 200mila votanti a cui stavolta non gliene fregava nulla, a differenza di quando s'è votato per Bersani.

Ah, tra l'altro, cara Alicata, se volevate più votanti potevate fare votare gli iscritti al PD Laziale non residenti nel Lazio, invece di impedirgli di votare alle primarie (col caso curioso che svariati iscritti al PD Lazio -se non residenti nella regione- non han potuto votare per quello che sarebbe dovuto diventare il loro segretario regionale, a differenza degli iscritti di Casa Pound, magari).

-Altra risposta: "Non hanno informato che c'erano le primarie". A me pare che manifesti ce ne fossero in giro, che articoli sul giornale ne abbiano scritti a riguardo. Sai com'è, forse (ma solo FORSE, eh) erano tutti un po' occupati a spalare la neve, problemino di sicuro più immediato della scelta del segretario regionale.
Ma soprattutto c'eravate VOI, il popolo della rete! Non siete sempre fra quelli che dicono che internet è il futuro? Non siete per l'Italia 2.0, la banda larga per tutti, addirittura per il voto solo su internet? Prendetevela con la Rete, allora: evidentemente non funziona per spostare voti. O forse, ciò che è un successo nel Web non lo è altrettanto nel mondo reale (pensate al film di Boris, e qui rosico perchè m'è piaciuto pure un sacco). O magari prendetevela con voi stessi, che non sapete sfruttare le potenzialità di Internet, se è vero quel che dite da tempo.

-Altra risposta: "Eeeeh, ma Gasbarra era sostenuto da tutte le correnti, dalemiani e veltroniani!".
Certo, Bachelet (peraltro celebre deputato della Camera) non era sostenuto da nessuna corrente. Se escludiamo i Bindiani. I Ciwatiani. I Renziani leopoldini. I Veltroniani-senza-Veltroni. I Lucasofriani de IlPost. Pure Gad Lerner e Concita De Gregorio si sono prodigati in appelli pubblici a suo favore. Poi, che questo sia stato controproducente è un altro paio di maniche. (Personalmente so per certo anche di Dalemiani e Bersaniani che han votato Leonori e Bachelet, tra l'altro).

-Altra grossa denuncia: "Ad Anzio ha votato anche gente di cento destra". Ma và? Ma dai? Chi l'avrebbe mai detto? Alle Primarie del PD, così come sono fatte (cioè male), può votare anche gente di centrodestra. Che sorpresa, eh? E invece non possono votare manco gli iscritti PD/GD del Lazio (se non residenti). Bravi, eh.
Ma soprattutto, cosa vorrebbe dire questa frase? Che sicuramente i primaristi di destra hanno votato per Gasbarra, vè? O per la Leonori, o chessò, per i Pacciottiani. Di certo non per Bachelet, immagino sia il tuo suggerimento. A voler seguire il tuo ragionamento, farei notare come Latina e Rieti (storiche e fascistissime roccaforti del centrodestra) siano i luoghi dove la tua lista è andata meglio. Ma fortunatamente c'è chi non ragiona in questo modo.

-E ancora: "In alcuni seggi/zone siamo prima lista". Questo mi ha fatto sorridere: m'ha un po' ricordato le primarie nazionali, con Scalfarotto che si bullava, ammettendo che sì, avevano preso delle sveglie un po' ovunque, ma che non era da sottovalutare il risultato di Cambridge e Riace, dove la Mozione Marino era arrivata prima.

-Infine la Alicata separa il grano dal loglio: la sua lista ha vinto in "zone dove il voto clientelare non attecchisce" . Lei prende il "voto d'opinione", gli altri (tutti gli altri) prendono il voto clientelare. E ovviamente per lei il voto vero è quello al centro (dove il peraltro parlamentare Bachelet è radicato). Nelle zone popolari, nelle periferie o nelle zone ad alta disoccupazione invece, il voto non può che essere dopato, corrotto, gonfiato dalle truppe cammellate. Facciamo così: impediamo il voto ai disoccupati o a chi viene dalla periferia, così risolviamo il problema, che ne pensi?

Per Cristiana Alicata, a quanto pare, la democrazia è tale solo se vince chi piace a lei. Solo lei può conoscere la società civile e quel che essa pensa. Anche la società civile è tale solo se premia chi vuole lei. Sennò qualcuno ha per forza barato e il risultato non è da rispettare.

Ma soprattutto, cara Alicata, non dici (non dite) sempre che i Dinosauri dell'Apparato sono ormai finiti, degli eterni sconfitti che nessuno vuole più votare, delle reliquie da rottamare? Come mai voi GggiovaniRottamatori2.0 non riuscite a batterli, allora? Non siete forse i migliori?

Forse anche per l'Alicata, insomma, vale la frase di Brecht: "se il popolo ha dato torto al Comitato Centrale, sciogliamo il popolo".
Non posso non citare questo splendido post, perchè pur riferendosi a un'altra persona (Ivan Scalfarotto) e a un'altra situazione (il Congresso per eleggere il segretario), la forma mentis è tristemente la stessa:

"Il risultato dei congressi di circolo, scrive Scalfarotto, “scava un fossato tra iscritti e «società civile»”. Chiaro? Tu casalinga, tu operaio, tu insegnante elementare, tu pensionata, che vi siete presentati al congresso del vostro circolo a votare Pd. Voi non siete “società civile”. Voi siete “iscritti”. Siete apparato. Non dovete votare chi preferite. Dovete votare Marino. Altrimenti vuol dire che scavate un fossato nei confronti della società civile (e a questo punto, se neanche un semplice iscritto di base è società civile, vorrei capire che cazzo è questa società civile).
Il capolavoro è il paragrafo finale:
Non si spiegherebbe sennò come un candidato innovativo come Ignazio Marino possa arrivare facilmente al 34% dei voti nel centro di Milano, mentre a Torremaggiore, in provincia di Foggia, su 312 votanti 305 abbiano scelto Bersani, conuna percentuale che avrebbe fatto invidia all’Honecker dei tempi migliori.
Ma come?! Casalinga, operaio, insegnante, pensionata?! Non solo siete “iscritti” e non “società civile”. Siete pure terroni. Siete dei terroni di merda, lì a Torremaggiore, incapaci di capire, come avviene invece “nel centro di Milano” (nel centro, eh, perché da San Siro in poi si inizia già a puzzare), qual è il candidato più “innovativo”. Ma come, non avete ancora capito, iscritti terroni apparato che non siete altro? Non dovete votare chi preferite. Dovete votare chi interpreta meglio i bisogni della società civile, cioè di Scalfarotto. Non dovete votare il candidato migliore, quello che vi rappresenta di più. Dovete votare il più innovativo. Altrimenti non siete democratici. Siete il politburo della DDR."


Alla fine, la risposta migliore è sempre la stessa: questo video di Diego "Zoro" Bianchi, soprattutto dal minuto 2:54 (o anche 4:02) fino a 4:19. Frase emblematica: "Oh, ma quanto je state sur cazzo ar Popolo delle Primarie? E tutti i simpatizzanti...simpatizzavano per noi!".

giovedì 15 dicembre 2011

Casualità.



Massì, i soliti lucasofrini del Post mi hanno convinto: se un tizio di un centro sociale lancia un pomodoro a Oscar Giannino, allora la sinistra italiana ha un problema con la violenza. Se invece un iscritto di Casa Pound fa una semi-strage, si tratta di un caso isolato.

Caro Stefano Nazzi (nomen omen), mi hai convinto.


-E’ un caso che Francesco Polacchi, capoccia di Blocco Studentesco (Casa Pound) abbia accoltellato un tizio, anni fa
-E’ un caso che lo stesso Polacchi abbia partecipato con Palladino agli scontri di Piazza Navona con spranghe tricolori, tranquillamente ignorato e scortato dalla polizia (che lo conosce e lo chiama per nome qui al minuto 7)
-E’ un caso che numerosi affiliati di CasaPound siano stati avvistati nell’atto di esercitare la violenza, più e più volte (Cinghiamattanza, come predicano nelle loro canzoni travestiti da Zetazeroalfa). Casuali anche i ritrovamenti di coltelli a serramanico, catene e cinte metalliche e svastiche nei sopralluoghi delle loro case.
-E’ un caso che membri di Casa Pound siano palesemente visibili mentre prendono A CINGHIATE degli studenti minorenni  per poi minacciare con aria mafiosa e squadrista la Rai e Chi L’Ha Visto? (rea di averli sgamati).
-E’ un caso che Alberto “Zippo” Palladino insieme ad altri 15 (di Casa Pound anche loro, presumo) abbia mandato all’ospedale quattro ragazzi (che peraltro stavano attacchinando manifesti sull’antimafia).
-E’ anche un caso che l’attuale stragista omicida-suicida scrivesse regolarmente nell’Ideodromo di CPI, e che abbiano dato chiare indicazioni di non parlarne e negare tutto.
-Ed è un caso, infine, che Alemanno abbia comprato lo stabile occupato abusivamente da Casa Pound per poi regalarglielo aggratis.
Sono tutti dei casi, capisco.
Casi Pound.

domenica 11 dicembre 2011

"Atteggiamenti complottardi e golpistici."



"Il PD ha un leader, regolarmente eletto alle primarie: gli unici intitolati a confrontarlo formalmente sono i suoi avversari di quelle primarie, votati da molte persone. Altre legittimazioni non ne vedo.Siamo in grado di guardare ancora il PD come un partito normale e chiederci quale legittimazione abbia questa sfinente e imbarazzante contesa tra il suo segretario democraticamente eletto e un suo militante, per quanto stimato? Mi impressiona il dirottamento del Partito Democratico e del suo funzionamento. Giovane com’è, il PD ha ancora per fortuna poche cariche e poche istituzioni. La più concreta è quella del suo leader, eletto a grande maggioranza nelle primarie dell’anno scorso. Quindi solidamente legittimata – la carica – e inattaccabile fino a nuove primarie.Nel frattempo XXXXXX, che non ha ritenuto di sollevare un’obiezione o un dubbio quando ha partecipato alla recente riunione della Direzione Nazionale – il contesto adatto, no? – chiede chiarimenti in diretta al Tg1.Che il PD sia alla deriva e in cerca di una spina dorsale è chiaro a tutti, ma questo non giustifica la condiscendenza generale nei confronti di atteggiamenti complottardi e golpistici. Se XXXXXX voleva guidare il partito, poteva candidarsi alle primarie: in molti allora chiedemmo che opposizioni vere a YYYYYY si manifestassero."

(Luca Sofri, tra novembre e dicembre 2008, quando non aveva ancora cambiato idea).

All'epoca, ovviamente, YYYYYY era Walter Veltroni e XXXXXX era Massimo D'Alema (ma poteva riferirsi anche ad Arturo Parisi, che all'epoca aveva semi-chiesto le dimissioni dell'allora segretario Vartere *è evidentemente un suo hobby*).
Ora potreste tranquillamente mettere "Pierluigi Bersani" al posto di YYYYYY e il ragionamento di Sofri filerebbe ancora, per lui, nevvero? E invece no. Confidiamo che in futuro ci spieghi perchè.

venerdì 11 novembre 2011

Dopo la caduta di Silvio, il veltronismo "dalemiano" di ritorno



Yippee ki-yay, figlio di puttana.

Non credevo avrei mai visto questo giorno.
Non riesco a parlarne, non riesco a gioirne. Devo aspettare Sabato o Domenica, probabilmente: per allora riuscirò a capacitarmene.

Non so, forse sono un disfattista, forse "non ci sto dentro" e non riesco ad apprezzare come si deve il divo Monti, il nuovo eroe del popolo di twitter.
O forse sono stufo del fatto che anche in questa occasione, i Lib-Dem del PD debbano seminare il caos.

Su questo blog ne ho parlato fino allo sfinimento: gente che si riempie la bocca di "primarie" e "democrazia" per poi lamentarsi quando "il popolo" non sceglie loro.
Il veltronismo-senza-Veltroni nel tempo si è evoluto, ha cambiato più volte nomi, bandiere e campioni da mandare alla pugna. I suoi rappresentanti, però, sono sempre gli stessi. E vengono sempre, regolarmente, sconfitti.

La nuova, imprevista situazione politica ha cambiato però le carte in tavola, distogliendoli per qualche minuto dal loro ultimo passatempo: lodare Matteo Renzi e chiedere le dimissioni di Stefano Fassina a giorni alterni.

Sarò brutale: stavolta hanno vinto loro. E, paradossalmente, utilizzando la stessa strategia "antidemocratica" per la quale tanto criticano Massimo D'Alema.

-Il congresso li ha visti sconfitti, ma vabbè, sarà colpa dei sindacati comunisti e dei voti dei mafiosi e camorristi del sud.
-Le primarie hanno incoronato Bersani, ma si sa, le primarie vanno bene solo quando l'attuale dirigenza del PD le perde: sarà stata colpa delle orde di cinesi napoletani, chissà.
-Le amministrative hanno reso il PD bersaniano primo partito, premiando peraltro candidati radicalmente "di sinistra" come Pisapia, Zedda e De Magistris: molto lontani, insomma, dai vari "sì a Marchionne" e dalle politiche liBBBeral di Ichino.
-La vittoria dei 4 Sì al Referendum è stata un'ulteriore batosta alla linea "liberista e privatizzatrice" di Renzi e Chiamparino.

Ed è qui che si vede l'ipocrisia di questa gente: il "popolo delle primarie", la "società civilissima" (come la chiamano loro), l'elettorato, la democrazia...vanno bene solo quando possono agitarle contro Bersani.
Se invece "laggggente" decide democraticamente e inequivocabilmente una linea politica del tutto OPPOSTA alla loro, ecco che scelgono di IGNORARLA.

Vendola stesso funziona solo quando possono agitarlo come spauracchio contro Bersani: lo si elogia, si fa notare come, alle primarie, molti del PD voterebbero Nichi al posto di Pigi (facendo intuire che loro stessi opterebbero per questa scelta)...e poi?
E poi criticano Stefano Fassina perchè le sue ricette economiche su lavoro e welfare sono "troppo di sinistra", "troppo Vendoliane", quando non "neobertinottiane". Sono gli stessi che, in questo momento delicato, sfottono a spron battuto Vendola e la "foto di Vasto".

Insomma, si tratta di gente che da un lato vuole i voti di Vendola, dall'altra vuole attuare politiche del tutto opposte a quelle di Vendola. Più che opposte: in conflitto totale. Ce la vedo solo io, l'ipocrisia?

Ora, ad ogni modo, la situazione è per loro propizia.
Non sono riusciti a ottenere il favore dell'elettorato. Però possono dribblare il loro volere, in barba alla democrazia di cui si ritengono paladini.

Come? E' presto detto. Il PD, purtroppo, si è messo in un cul de sac dal quale sarà difficile uscire: la disponibilità a "fare un passo in avanti", ad "assumersi le proprie responsabilità" ha messo il partito di Bersani in un vicolo cieco.
Di Pietro ha già detto di no al governo tecnico e alle ricette del liberista Monti (definite "macelleria sociale"), Vendola non è entusiasta. Il PD non può permettersi, in questa occasione, di andare all'opposizione con l'IdV (e la Lega!!!): si giocherebbe la sua credibilità, dopo mesi e mesi passati a parlare di responsabilità.
Ma se diventa maggioranza, sarà probabilmente costretto a dire addio all'alleanza con SeL e IdV.
Con che faccia si presenterebbe agli ex alleati e agli elettori ri-mettendo in piedi quell'alleanza, dopo che per mesi (o un anno) ha attuato politiche sgradite a Vendola e Di Pietro? Quanto potrebbe essere credibile, quest'alleanza?

Allo stesso tempo, sempre per senso di responsabilità, il PD sarà costretto a votare provvedimenti impopolari e totalmente diversi da quelle espresse dal partito nel suo programma economico. Certo, il momento è grave, c'è da salvare il paese e lo spread non perdona. Ma proprio per questo, il PD come può mantenere fermi i suoi punti? Come può tenere la "barra dritta" su questi temi? Aggiungiamo che è probabile la nomina di Pietro Ichino a ministro del Welfare, e la sconfitta è totale.

Insomma, Bersani in un sol colpo è costretto a rinnegare tutti i temi su cui ha basato la sua mozione congressuale: addio alle alleanze, addio a una politica economica di sinistra vicina al socialismo europeo (ossia: Fassina sì, Ichino no).
Che si dimetta o meno, è una sconfitta.
E quindi? Se non ci sono le alleanze, c'è la vocazione maggioritaria. Se non c'è il socialismo, c'è il liberismo.
Vocazione maggioritaria e blairismo liberista stile Ichino.
Veltronismo di ritorno, insomma. Walter Veltroni è tornato, con un altro nome.

Ed ecco la grande vittoria degli ex-veltroniani, dei marchionniani, sofriani, renziani, degli ichiniani, dei reaganiani, dei thatcheriani, dei blairiani, dei libdem, chiamiamoli come vogliamo. Hanno vinto, ironia della sorte, diventando l'uomo che dicevano di odiare: SONO DIVENTATI D'ALEMA.


Sotterfugi, manovrine di palazzo, realpolitik, giochi di potere nell'ombra, sfiducia e diffidenza nei confronti dell'elettorato, mancata consultazione col popolo nel prendere le decisioni, dribbling della democrazia...sono queste le accuse che hanno sempre fatto a D'Alema. Vere o false che sia non sta a me dirlo. Ma è quantomeno curioso che abbiano fatto tutte, ma proprio tutte, le cose che dicevano di disprezzare: l'attacco alla segreteria nonostante fosse legittimata dalle primarie, le correntine, le fondazioni, le interviste ai giornali, le iniziative di opposizione, e ora infine un vecchio trucchetto politico che fa tornare tutto come prima ignorando il volere del popolo delle primarie, delle amministrative e dei referendum (dato che almeno il risultato di uno dei quattro quesiti sarà probabilmente stracciato: bentornate, privatizzazioni).


L'ironia della sorte: il "cattivo" viene sconfitto definitivamente, ma anche nella sua caduta riesce a portare con sè il "buono". La sua più grande vittoria è il sapere di aver reso il suo nemico tale e quale a lui.
E' un vecchio tormentone dei fumetti, lo scontro finale tra l'eroe e il criminale. Il momento classico è quando il cattivo sfida l'eroe: "Avanti, fallo! Uccidimi!". E in quel caso l'eroe, in genere, si ferma: se andasse avanti diventerebbe un assassino, come il suo nemico. E lui avrebbe vinto davvero.



E sta succedendo proprio questo: Berlusconi è stato sconfitto, ma ha portato la situazione italiana a un simile punto di non ritorno che Bersani non potrà (mai?) attuare le politiche sociali che vorrebbe. Dovrà, piuttosto, ingoiare il rospo e attuare politiche liberiste, se non proprio di destra. Dovrà accettare che si annienti l'Articolo 18, che si allunghi l'età pensionabile, e così via.

Allo stesso tempo i simil-Veltroni sono riusciti a battere i simil-D'Alema con le loro stesse armi, ma così facendo sono diventati come colui che detestavano, in nessun modo migliori di loro.

Che devo dire? Voglio elencarvi tutti.
Walter Veltroni, Matteo Renzi, Sergio Chiamparino, Sergio Marchionne, Pietro Ichino, Luca Sofri, Francesco Costa, Marco Campione, Christian Rocca, Stefano Menichini, Pippo Civati, Marta Meo, Ivan Scalfarotto, Cristiana Alicata, Enrico Letta, Arturo Parisi.

Avete vinto, contenti? Il futuro è vostro.
Buon pro vi faccia.
Anzi no, strozzatevici.

giovedì 8 settembre 2011

Luca, soffri



Come scrivevo nel post precedente, Il Renzi Il Post aveva deciso di non dedicare neanche un misero trafiletto al divorzio Renzi-Civati.

Ha invece deciso di "scendere in campo" Luca Sofri in persona, stavolta, commentando il fatto sul suo blog personale.

Gli ultimi avvenimenti, oltre ad aver scombinato i piani del Sofri, l'hanno evidentemente scosso.
Luca perde infatti il suo tipico aplòmb, arrivando a dare praticamente degli "stupidi" (anzi, "stolidi") ai bersaniani.
Per un uomo che aveva fatto del rispetto e dell'educazione il suo marchio di fabbrica, perdere le staffe così è decisamente un evento. [Sofri ha poi corretto il post: ora è "solidi", non "stolidi". Adesso però mi sento stolido io, sigh.]

Ma andiamo con ordine.

Sofri Junior, in versione "Litfiba tornate insieme", dice sostanzialmente che non gliene frega niente delle motivazioni per cui i due "si sono lasciati". Questo perchè "la casa brucia" e non ci sono motivi validi per "buttare un idrante" - buffo, Renzi mi è sempre sembrato più piromane che pompiere...
Sofrino è anche convinto che "se si votasse tra un mese Renzi prenderebbe più voti di qualunque candidato, di destra o di sinistra". Su quali basi ne sia convinto non si sa: devono averglielo giurato gli stessi imprenditori brianzoli ex-forzisti dei quali si fida tanto la Alicata.

Senonaltro, il direttore de IlPost si dimostra (inizialmente) critico verso le convergenze tra Renzi e Montezemolo. A meno che -dice- Montezemolo non "si limiti" a sostenere Renzi economicamente nella campagna elettorale -dove gli aiuti, dice, son sempre ben accetti-.

Ma certo, facciamoci finanziare da Montezemolo, da Profumo, magari pure da Satana.
Un politico che si fa pagare la campagna elettorale da un potente imprenditore rappresentante di un'ancor più potente lobby. Fantastico. Di certo la suddetta lobby non gli chiederà nulla in cambio. Di sicuro il politico in questione non cederà ad alcun ricatto della lobby, eviterà di avvantaggiarla ed anzi, se necessario, scalfirà anche qualche sua rendita di posizione. Come no. E poi parliamo di conflitti di interessi altrui.

Ma torniamo al post di Sofri...

Tra i meriti (attuali o potenziali futuri) di Civati, per Sofri, c'è invece il suo rappresentare "la voglia di cambiamento", che alle amministrative di maggio ha prevalso "sull’establishment bersaniano".
Ok, capisco che Luca non sia nuovo a riscritture della storia -politica e non- così come sia solito montare su "cavalli fortunati" solo per poi perdere e cercare di convincere tutti che ad essere sconfitti siano stati gli altri. Ma a tutto c'è un limite.

Cioè, Ciwati era quello che prendeva i Cynar con Boeri per sostenerne la candidatura!!!
Vi ricordate Boeri? E' quello che è stato sconfitto da mister "voglia di cambiamento" Pisapia. E ora invece Sofri vuole presentarlo come "l'establishment bersaniano" che Civati potrebbe sconfiggere.
Un po' come a Milano, dove il "renzian-rottamatore" Gariglio viene battuto da Fassino (= l'establishment bersaniano) e Luca Sofri si limita a dire che non avrebbe mai vinto senza l'appoggio del "frondista vecchio-ma-rottamatore" Chiamparino.

Insomma, per Sofri l'alleanza Renzi-Civati deve risorgere, altrimenti i due saranno "imperdonabili". Next step? Farsi aiutare da Profumo. E infine candidarsi alle primarie, smettendo di divergere sui contenuti.
Insomma, stanno chiedendo a mio nonno di risorgere e quindi di avere tre palle.

Fine.

L'intero ragionamento di Sofri, in realtà, contiene un errore grosso come una casa già dall'inizio del suo post, a prescindere dalle considerazioni di merito.
Uno dei più grandi difetti della sinistra, infatti, è proprio l'unanimismo di facciata e la conseguente accozzaglia di numerose idee diversissime fra di loro. Accozzaglia che porta poi a mal di pancia e litigi nel momento meno opportuno. E che si sarebbero potuti evitare se lo scontro di idee ci fosse stato prima, e fosse stato sincero.
Maggioranza e minoranza del PD hanno entrambe colpe, in tal senso: la prima, quando teme il dissenso della minoranza al punto da cercare un finto unanimismo che, alla prova del tempo, mostra la corda. La seconda quando non riesce ad accettare che ci sia una maggioranza eletta democraticamente che ha tutto il diritto di dettare la linea. Ma qui si torna al problema base: se ci fossero scontri veri e aperti PRIMA, il risultato di tali scontri sarebbe accettato in maniera meno traumatica.

E' giusto che se Renzi e Civati hanno idee politiche diverse, due diversissime idee di società, si debbano separare. Ed è sciocco sperare che si uniscano insieme "a prescindere" dai contenuti, che sono la cosa che più dovrebbe interessare a un PD serio.
Contenuti e idee che non si limitino alla retorica del "nuovo vs vecchio": tema che evidentemente non basta come collante per unire nè per costruire, se il sodalizio Renzi-Ciwati è durato così poco.
 Non basta la forma nè i buoni propositi, se poi la sostanza -la "ciccia"- non c'è.
 C'è da chiedersi poi quanto sia "di sinistra" sperare nell'arrivo di Profumo (che poi, perchè lui sì e Montezemolo no? A 'sto punto...).

In un post successivo, Luca Sofri si lamenta che, secondo il perfido statuto del PD, il candidato del PD alle primarie di coalizione sia il segretario (cioè Bersani).
Caro Sofri, ti rivelerò una cosa: io alle primarie votai Bersani, ma come segretario, non necessariamente come candidato premier. Ero d'accordissimo sul fatto che candidato premier e segretario potessero/dovessero essere due cose diverse (ora ho cambiato idea e Bersani, non foss'altro che per esclusione, mi sembra il candidato migliore al momento, ma poco importa).
E difatti ritenevo e ritengo che lo statuto del PD sia da riformare, da modificare. Anche perchè al momento è leggermente schizofrenico (basti pensare alla doppia elezione del segretario, tramite congresso e primarie...cosa sono le primarie, la RIVINCITA? Allora facciamo pure la bella? Al meglio di tre?). Questo, ovviamente, perchè la norma del "segretario = candidato premier" era stata cucita addosso a Walter Veltroni, con la sua idea di "Sindaco d'Italia".

Ma questo lo sai già: lo sappiamo tutti che lo statuto è così. Potevi lamentartene, allora. Tu e tanti altri avete avuto tante occasioni per chiedere a gran voce la modifica -parziale o totale- dello statuto.
Non l'avete fatto. Avete scelto di non farlo. E ora vi lamentate?
Così come le primarie per il candidato del PD ci sono già state. Ha vinto Bersani.
Profumo, Renzi, Chiamparino o chi per loro hanno avuto le loro chances di battere Bersani in un confronto onesto. Hanno deciso di non farlo. Peggio per loro.
Ma poi, gli stessi "sofrini" sono gli stessi che in altre occasioni hanno difeso strenuamente lo Statuto (lamentandone le violazioni) in quanto "unica 'Costituzione' del PD": basti pensare a Cristiana Alicata, che ora invece vuole la modifica dello statuto perchè Bersani non le piace.
Come al solito, il rispetto delle regole vale solo per le regole che ci piacciono.
Sempre la Alicata è convinta che si potrebbe evitare di far volare molti voti PD verso Vendola candidando un Renzi...qui la blogger è leggermente confusa (che novità!): i programmi, le idee e i contenuti di Vendola e Renzi sono radicalmente diversi. Tant'è che le attuali critiche a Bersani sono proprio per il suo spostarsi su posizioni troppo "veterocomuniste" e "vendoliane"...
Quindi chi sarebbe mai il democratico che non potendo votare Renzi, vota Vendola? Uno che non conosce Renzi (o non conosce Vendola)? O forse uno che voterebbe chiunque, a prescindere dal programma, pur di non votare Bersani? Quindi si tratta di democratici assai confusi, o uniti solo dall'essere "Anti-Bersani".
O, come mi piace chiamarli, "quelli che hanno perso le primarie contro Bersani".

So che non è mai bello ricominciare da capo, Sofri. Ma dovrai farlo. Accettalo.

PS: a tutti quelli che dicono "Ah, ma stanno già violando lo statuto, nel Art. 22 par. 3 ("Non è ricandidabile da parte del Partito Democratico per la carica di componente del Parlamento nazionale ed europeo chi ha ricoperto detta carica per la durata di tre mandati."), faccio notare che si iniziano a contare i mandati a partire dalla nascita di PD e statuto (2007). Anche perchè sennò non sarebbe stato candidabile NESSUNO dei big del partito, ma proprio nessuno, neanche i popolar-centristi e i veltroniani.
Fino a prova contraria, la legge vale dal momento in cui è approvata, e non è retroattiva.

Inoltre, esistono anche i paragrafi/commi 8 e 9 ("Eventuali deroghe alle disposizioni di cui ai commi precedenti, ad esclusione dei comma 2 e 4, devono essere deliberate dalla Direzione nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti, su proposta motivata dell’Assemblea del livello territoriale corrispondente all’organo istituzionale per il quale la deroga viene richiesta. Per le cariche istituzionali europee, la proposta viene formulata dalla medesima Direzione nazionale."/"La deroga può essere concessa soltanto sulla base di una relazione che evidenzi in maniera analitica il contributo fondamentale che, in virtù dall’esperienza politico-istituzionale, delle competenze e della capacità di lavoro, il soggetto per il quale viene richiesta la deroga potrà dare nel successivo mandato all’attività del Partito Democratico attraverso l’esercizio della specifica carica in questione. La deroga può essere concessa, su richiesta esclusiva degli interessati, per un numero di casi non superiore, nella stessa elezione, al 10% degli eletti del Partito Democratico nella corrispondente tornata elettorale precedente.").

mercoledì 31 agosto 2011

Grillo, Renzi e Bocca



Bentornati. Avete passato buone vacanze? No? Pazienza, io sì. Oggi abbiamo tre argomenti di cui parlare, quindi sbrighiamoci.

1) Vi ricordate dello scazzo tra Beppe Grillo e Tony Troja? No? Rileggetevi questo mio post.

In breve, Troja ha scritto un articolo dove prendeva in giro i grillini (e dove era linkata la "short version" del suo vecchio video satirico anti-grillo). Nel giro di quattro-ore-quattro,"Staffgrillo" (l'account ufficiale di Grillo su YT) ha fatto rimuovere il video. Per Troja è il primo caso di censura in assoluto: nè i piddini nè i pidiellini (entrambi bersagliati nei suoi video) s'erano mai permessi di censurarlo.
 La motivazione ufficiale per la rimozione, poi, è la "violazione del copyright".
Eppure proprio Grillo era il primo a lamentarsi del copyright, quando veniva usato come scusa per censurare i SUOI video: “La conoscenza deve andare libera. L’umanità va avanti quando la conoscenza è libera. I copyright, i diritti d’autore bloccano la ricerca, bloccano il progresso dell’umanità".
Due pesi e due misure, insomma. Ma ci siamo abituati.


2) Quando la Storia mi da ragione il mio ego si ingrossa sempre.
In questo caso mi riferisco alla corrispondenza d'amorosi (e politici) sensi tra Pippo Civati e Matteo Renzi.
Che, a quanto pare, è finita.
Basta dare una rapida occhiata a questo blog per notare come io abbia sempre detto che Civati sceglieva sempre pessimi cavalli su cui salire. E i fatti mi han dato ragione. Alla nuova Leopolda Renzi non ha neanche invitato Civati, che ha poi dichiarato: "Lo scorso anno, uno degli slogan della convention alla stazione Leopolda era ‘prima il popolo, poi il leader’: ecco, mi pare che adesso Matteo si stia occupando più del leader che del popolo. Ha nuovi compagni."
E anche: "Poche delle cose che Renzi ha detto in quest’ultimo anno: non ho capito la sua freddezza verso l’esito del referendum, nè la sua uscita sui cosiddetti Fantozzi della pubblica amministrazione, così come i suoi attacchi al sindacato ed il suo stare senza sè e senza ma con Marchionne. L’impressione è che Renzi si stia ricollocando da dove era partito, cioè in campo moderato."
 Che dire, musica per le mie orecchie. Meglio tardi che mai.
So che dire "io te l'avevo detto" è fastidioso, Pippo, ma...
Ah, piccola postilla: inutile che cerchiate, su Renzi.it ilPost.it non troverete traccia del "divorzio" tra Renzi e Civati. E dire che un tempo Luca Sofri pubblicava ogni starnuto del sindaco di Firenze...


3) L'affaire Penati. Il PD si è comportato più che bene, lasciando lavorare la magistratura. Anche Penati, che ha appena rinunciato alla prescrizione, si sta comportando benino. Aspettiamo i risultati delle indagini e vediamo. Ciò non toglie che ci sia un'offensiva pesante, da più fronti, nei confronti del PD. Si cerca di farla passare per una "Nuova Tangentopoli", per demolire il PD (attualmente al 28%) e soprattutto per colpire Bersani.
Anche Diego "Zoro" Bianchi ha notato gli eccessi di certa carta stampata. Scrive infatti su facebook: "Il livello di pag. 6 di oggi del Fatto, con il confronto Unità vs Fatto della foto di Penati che esce dalla sede Pd (sull'Unità la foto si ferma prima del simbolo, sul Fatto arriva fino al simbolo), è veramente bassissimo".

Ma non finisce qui: sullo stesso numero del Fatto c'è infatti un'intervista a Giorgio Bocca.
In risposta alle domande di Silvia Truzzi, equilibrate e per niente inquinate dalle opinioni personali della giornalista ("perchè la dirigenza PD è così miope secondo lei?"), il Bocca declama le sue verità: il PD è come il PSI di Craxi. E' un partito di ladri, rubano tutti e Bersani non solo deve fare un passo indietro, deve proprio buttarsi a mare. Non sto esagerando: dice proprio questo. Tra un insegnamento evangelico e l'altro ("Sono sempre più cattolico."), Bocca dice anche di aver taciuto finora "per paura delle querele di Bersani" (evidentemente pensa che scrivendo sul Fatto sia scudato dalle stesse).


 Giorgio Bocca.
Quello che nel 1940 aveva aderito al Manifesto della Razza (quello delle leggi razziali fasciste, sì, esatto). Quello che nel 1942 (a ben 22 anni) scriveva articoli razzistissimi e antisemiti sul giornale "La Provincia Granda", denunciando il complotto dei "Protocolli dei Savi di Sion" (i piani con cui "il popolo ebreo vuole giungere al dominio del mondo" -in realtà un falso storico) dicendo queste parole
: "L’odio di chi vede svelati i suoi piani è enorme, l’odio di chi vede rovinati i propri piani è tremendo. Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli anglosassoni e della Russia; in realtà sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere in un tempo non lontano essere lo schiavo degli ebrei? È certo una buona arma di propaganda presentare gli ebrei come un popolo di esseri ripugnanti o di avari strozzini, ma alle persone intelligenti è sufficiente presentarli come un popolo intelligente, astuto, tenace, deciso a giungere, con qualunque mezzo, al dominio del mondo.
Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù”. Insomma: la causa della guerra era la "congiura ebraica".

Giorgio Bocca, sì.
Quello che si spaccia per (e viene presentato spesso come) l'esemplare principe del Partigiano, e che invece è uno dei famosi (o famigerati) "Partigiani dell'8 settembre". Ossia quelli che solo dopo l'armistizio "passano dall'altra parte" (per convenienza). Facile essere partigiani quando il fascismo sta finendo e tutti gli si rivoltano, nevvero? Più difficile era farlo quando si era un gruppo clandestino sulle montagne.


Quello che ai tempi delle Brigate Rosse li definiva "compagni che sbagliano".[Edit: questa è da verificare.]


Quello che evocava "l'eruzione del Vesuvio" come soluzione ai problemi di Napoli.

Quello che -come anche Zoro ricorda- votò e scrisse a favore di Formentini (Leghista) come sindaco di Milano.

Quello che i primi tempi dell'ascesa della Lega la esaltava costantemente.

Quello che criticava (giustamente) Pansa per il suo revisionismo sui partigiani, ritenendolo "cerchiobottista": lo accusava infatti di accomunare Fascismo e Resistenza, omettendo di ricordare le correità del fascismo con il nazismo, descrivendo mali e beni di entrambi i fronti per arrivare a una assoluzione generale.
Eppure oggi fa lo stesso con PD e PdL: li accomuna entrambi, descrivendo mali e beni di entrambi per arrivare a un'assoluzione generale.


Quello che ora sputa in faccia a centinaia di migliaia di persone oneste.

Questo è Giorgio Bocca.

lunedì 1 agosto 2011

Di sinistra, no. Giornalista, neanche.



Vi ricordate di Ferruccio Sansa? Ne scrissi proprio l'altro giorno su questo blog.

Alle critiche rivoltegli dopo il suo articolo non ha risposto direttamente: ha preferito farsi difendere dell'avvocato d'ufficio, ligure anch'esso: tal Pierfranco Pellizzetti.
Biografia essenziale: ex membro del Partito Liberale Italiano, ex membro del Partito Repubblicano Italiano, ex piccolo imprenditore. Articolista per Micromega, entrò in polemica con l'UAAR per il suo articolo "Ateobus, la sagra delle sciocchezze".

L'imprenditore prestato al giornalismo scrive pertanto quest'articolo: "Sansa non è di sinistra, è giornalista".

Cominciamo proprio dal titolo: "non è di sinistra", e ok, c'ero arrivato da solo. Infatti è grillino (video).
Ma dato il suo clamoroso scivolone sulla panzana dei gattini bonsai in bottiglia, se permettete, avrei dei dubbi anche sul fatto che sia "giornalista".

Anche Pierfranco, come l'amico Ferruccio, decide di "fare outing" solo ora, rivelando anch'egli "intimidazioni" non meglio precisate. Un altro cuordileone che non cita nulla di concreto.
Ci rivela inoltre che Ferruccio Sansa, a volerlo definire politicamente, è al più un “cattolico democratico”. Brrrrr.

Segue poi una sua sapida classificazione dei giornalisti:

"D’altronde nell’informazione circolano tre tipi umani: “i giornalisti/giornalisti” (quelli al servizio della notizia e del lettore), “i giornalisti impiegati” (che timbrano il cartellino quotidiano come tante mezze maniche) e infine “i politicanti sotto mentite spoglie” (referenti privilegiati di una parte o di tutte le parti politiche. Riconoscibili per le interviste a comando, tipo quel vice di Repubblica che a Massimo D’Alema ne ha fatto svariate centinaia)."

 A quanto pare, per il Pellizzetti anche Massimo Giannini de La Repubblica è un dalemiano infiltrato.
Anzi, magari tutta Repubblica è dalemiana, pare di intuire. Pensa se non lo era.
Così facendo, però, Pellizzetti si rovina con le sue stesse mani e si rivela un ben misero avvocato difensore: a ben vedere, Sansa appartiene anch'egli all'ultima categoria dei "politicanti sotto mentite spoglie".
La descrizione coincide: "referenti privilegiati di una parte politica".
Beppe Grillo del resto disse di lui: "Finalmente abbiamo qualche giornalista che è con noi, un giornale che è con noi, e forse avremo qualche trasmissione, qualche radio...noi stiamo agendo come virus, e loro sono i primi ad essere stati contaminati!" (da 5:30 a 6:30, nel video).

Non manca, nell'articolo di Pellizzetti, anche l'ennesima citazione della parola feticcio, "Casta": temevo non l'avrebbe più utilizzata, ma non mi ha deluso.

Ed ecco infine la tesi di fondo finale:

"Restando in Liguria, sfido a trovare differenze rilevanti tra Claudio Burlando e il suo ipotetico antagonista, Claudio Scajola."


Sì, proprio Scajola, il ministro dell'interno ai tempi di Genova 2001 (do you know, Bolzaneto, Scuola Diaz, Carlo Giuliani?), quello che dava del "rompicoglioni" al defunto Marco Biagi, quello della "casa comprata a sua insaputa". Minchia, 'sto Burlando lo conosco poco (quando andavo alle medie la battuta più gettonata sull'allora ministro dei trasporti era "Qual è il gerundio di viaggiare? Burlando!"...sì, ho avuto numerosi traumi), ma a giudicare da quest'articolo dev'essere proprio un fetentone.

Insomma, torniamo al "son tutti uguali"? Pellizzetti taccia i critici del suo articolo di far parte -cito- della "canea burlandiana".

Ma forse, per capire meglio cosa c'è dietro a tutto ciò, bisognerebbe guardare il quadro generale.
Ferruccio Sansa è figlio di Adriano Sansa. Pretore e magistrato, Sansa Senior divenne Sindaco di Genova nel 1993.
A quanto pare, Burlando e i suoi "fecero fuori" Adriano Sansa, evitando di ricandidarlo e proponendo al suo posto un certo Pericu. Il figlio, evidentemente, è ancora un po' incavolato per la cosa.
Che la lotta tra i Sansa e i Burlando sia in realtà una lotta di famiglia?

Chissà. Resta il fatto che più voci insistenti, in rete e non, sostengono che Ferruccio Sansa sarà il candidato sindaco di Genova del MoVimento 5 Stelle nel 2012.
Che dietro queste "denunce" indignate si celi in realtà una campagna elettorale?
Sarebbe un'altra prova che è proprio Sansa ad appartenere alla categoria dei "finti giornalisti - politicanti sotto mentite spoglie" che Pellizzetti tanto stigmatizza...

So che penserete: "che articolo pieno di basse insinuazioni". Concordo con voi: proprio per questo dovrei farmi assumere al Fatto, lì mi troverei a casa.
Burlando s'impara.